Esperienze personali
di Franco Petrucci
| Certo, raccontare cose
di pesca ai più potrebbe sembrare monotono, senza
fascino nè imprevedibilità, a parte alcune catture
abbastanza consistenti. Invece, niente è più falso di
questo: nelle lunghe nottate monotone ,a ben guardare,
accadono cose talmente imprevedibili ed affascinanti da
sfiorare il mistero, da fondersi quasi con la fantasia
più pura. Una di queste cose è toccata a me e a due
miei amici, in una nottata di pesca sulla spiaggia di
Capalbio; talmente strana ed affascinante che ve la
voglio raccontare. Eravamo in autunno inoltrato, ed insieme a Pino e Raffaele ci recammo sulla spiaggia di Capalbio, nota per la sua pescosità e bellezza; appena la notte fu calata disponemmo le nostre canne da Surf Casting in bella fila davanti a noi, pronti a correre al minimo movimento dei cimini. La pesca a Surf è, diciamo così, abbastanza statica, i pescatori lo sanno. Una volta innescate le canne e lanciate, si deve solo attendere pazientemente che un movimento non ripetitivo, uno scatto al vettino sia il preludio di un combattimento acceso con, possibilmente, l'epilogo del recupero in secca della preda, magari di taglia notevole. Ma normalmente l'attesa è lunga, e viene abitualmente riempita da mille stupidaggini che sono sempre accolte da grandi risate; altre volte la notte , le stelle e il silenzio ammorbidiscono il nostro animo e ci troviamo a filosofeggiare permeando quell'alone di poesia che inevitabilmente si crea. Quella sera era preponderante la prima tesi e le cacchiate volavano a ripetizione. La notte era chiara, con una luna a metà che rischiarava fiocamente la spiaggia. Ad un tratto dai cespugli alle nostre spalle uscì nella sabbia, un animale che al momento, non riuscimmo a definire, ma che appena illuminato dalle nostre torce, si rivelò essere un gigantesco istrice, lungo quasi un metro, dal naso alla fine dei suoi aculei. Noi non siamo cacciatori, e quell'animale lo avevamo visto solo nell'enciclopedia con tutte le leggende popolari del caso: è pericoloso, lancia a distanza gli aculei, ecc. per cui mai ci saremmo sognati di avvicinarci. Però l'istrice era rimasto lì, a distanza, ma immobile. Anzi, pareva curioso. Intravvedevamo i suoi occhietti vispi su quello strano muso , e quella selva di aculei che senza dubbio ci uncuotevano un pò di paura. Facemmo finta di niente e ci occupammo della pesca; ma dato che non vi erano movimenti nelle nostre canne, incominciammo a scherzarci su:- Quale sarà il verso dell'istrice?- e cominciammo a chiamarlo come un gattino:- Vieni, istrice...ìstric...ìstric..- E l'istrice venne. Incurante di noi, della nostra paura, delle nostre tute termiche che ci facevano apparire quasi astronauti, si avvicinò. Sembrava un cagnolino, un gattino; ci venne vicino senza la minima paura, nonostante i flash delle nostre macchine fotografiche, e anche noi pian piano prendemmo fiducia e lo lasciammo avvicinare sempre più d'appresso fin quasi a toccarlo. Non ci ricordavamo più delle nostre canne, delle esche,delle probabili prede: stavamo vivendo un momento per noi unico. Pian piano la paura sparì e provammo ad accarezzarlo. Lui lasciava fare, anzi, sembrava contento e passava dall'uno all'altro a farsi grattare la testa, addirittura saliva sulle nostre gambe come un gattino, o ci seguiva mentre controllavamo le nostre canne. Osservandolo da vicino era un animale veramente bello, con un muso simpatico e contrariamente alle dicerie,in quel caso, docile e giocherellone. Persino i suoi temuti aculei , veri e propri dardi nella parte posteriore, scorrendo verso la testa diventavano setole e poi peluria morbida così da conferirgli un'aria sorniona. Insomma, un bonaccione, che ci dimostrò in quella notte, una grande fiducia, colorando quelle ore di un alone magico. Passò con noi tutta la notte e fu una notte per noi indimenticabile. Alle prime luci dell'alba era proprio come se fossimo diventati amici fraterni: l'istrice ci accompagnò letteralmente alla nostra macchina, attese che riponessimo le attrezzature da pesca, che salissimo sull'auto; e quando mettemmo in moto, e cominciammo a spostarci, lentamente si girò verso la macchia e vi scomparve. |
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