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L'arco dell'Indio brasiliano è sempre fatto con un legno molto duro e difficile da lavorare con strumenti rudimentali. La fatica che costa la sua
fabbricazione spiega perchè l'Indio è tanto attaccato al suo arco e perchè solo di rado lo usa come merce di scambio. Il legno impiegato può essere quello di un albero che si chiama braùna e che viene scelto per la sua flessibilità, oppure quello di un tipo di palma che si chiama airi e che è duro, compatto, pesante, o ancora quello di una pianta che si chiama begònia, anch'esso duro e compatto. L'arco dei pescatori , a differenza degli altri, è invece fatto con il gambo legnoso delle foglie di palma; c'è poi un particolare arco, detto bodoque che serve per lanciare pietre o palle di terracotta. La grandezza degli archi è in genere di circa due metri di lunghezza, mentre gli archi per la pesca superano di poco il metro. Le corde degli archi sono fatte con tre fili di cotone attorcigliati e che vengono strofinati con foglie per farli diventare forti e lucidi. un tipo di corda più sottile è fatto con una pianta che si chiama gravata e in questo caso la corda viene strofinata con frutti freschi dell'aroeira contenenti un succo nero protettivo contro l'umidità. Le frecce sono di tre tipi: le frecce da guerra, con punta di bambù concava, le frecce per la caccia ai grandi animali, con punta concava ma fatta di legno e seghettata in modo che i serpenti non la espellano dopo la ferita e le frecce per la caccia agli animali più pericolosi, con punta schiaciata che termina con la forma di un tondino simile ad un bottone e che produce una forte contusione. un quarto tipo di freccia, migliore delle altre termina con una punta liscia e si usa per la pesca. |
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Il legno delle frecce è imbevuto di cera e passato varie volte nel fuoco al fine di farlo indurire. Una volta attuato questo procedimento l'Indio inizia
a intagliarlo e modellarlo. La lunghezza delle frecce è in genere di due metri, ma varia ovviamente secondo l'ampiezza dell'arco. Le frecce sono sempre ornate con piume di animali tra le quali si preferiscono quelle dell' arara vermelha, della jacutinga, dello jacupemba o quelle della coda del mutum. |
| Gli uomini tagliano e legano in fasci le liane del timbò, poi le pestano con le pietre o pali e infine le immergono
nell'acqua al fine di impregnarla di succo vegetale. In un secondo momento, ponendosi a semicerchio , i pescatori smuovono con dei rami la superficie dell'acqua spaventando i pesci e facendoli fuggire in direzione dello sbarramento costruito in precedenza nel lago o nel braccio del fiume. Quando arrivano nella zona dove si trova il liquido del timbò, i pesci storditi seguono la corrente sino al punto dove li aspettano i pescatori. Questi ultimi difficilmente possono afferrarli a mani nude in quanto i pesci, benchè storditi, una volta toccati guizzano via con violenza. Si usa perciò trafiggerli con frecce che hanno la punta d'osso o una punta di legno speciale (pau | ![]() |
| roxo) appositamente lavorato e tale da non lasciare la presa. Quando le acque sono calme e trasparenti è possibile prendere il pesce con le frecce senza ricorrere a tossici speciali. In questo caso il pescatore aspetta pazientemente la preda dall'alto della canoa o su alberi i cui rami arrivano a toccare l'acqua e i cui frutti sono esche per i pesci. La pesca avviene di giorno, ma può avvenire anche nelle ore del tramonto o in quelle notturne. Di notte gli uomini pescano illuminando la superficie dell'acqua con una fiaccola che sostengono con la mano destra, mentre con la sinistra stringono l'arco tendendone la corda con la bocca. Sempre con la bocca trattengono poi la freccia, lunga un metro e pronta a scoccare. |