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Stagione 1999 / 2000


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Utah Jazz: l'ultima spiaggia
fra le montagne!

di Andrea Gandino


Annoverarli come la squadra più forte dell'ultimo lustro escludendo i Chicago Bulls non potrebbe essere cosa più ovvia. Negli ultimi cinque anni sono arrivati a ben due finali NBA, cosa non da poco, e hanno continuato un ciclo che dura da più di quindici stagioni, ovvero da quando Malone, Stockton e, più tardi, Hornaceck sono compagni di squadra.

Gli Utah Jazz hanno tenuto accesa la loro fiamma della speranza di vincere un titolo NBA nonostante abbiano perso due clamorose occasioni e l'anno passato siano stati eliminati alla Finale di Conference, dopo aver sconfitto quelli che sulla carta erano dati per campioni, i Los Angeles Lakers, superando le barriere dell'età che sembravano condannare la squadra di Jerry Sloan.

 
E se è vero quanto appena citato non è sicuramente negabile che, al momento, sono Malone, Hornaceck e Stockton i giocatori NBA a meritare maggiormente quel tanto agognato anello. Come dice lo stesso proprietario dei Jazz, Larry Miller : "Se ci fosse giustizia nel mondo dello sport, Karl, Jeff e John dovrebbero vincere un titolo prima di ritirarsi". Anche quest'anno il team di Salt Lake City è in prima fila a lottare per l'ultimo biglietto per il treno chiamato "Titolo NBA" che porta dritto alla Hall of Fame del basket mondiale.

L'asse della squadra è sempre fondato sui tre giocatori sopra elencati : se Stockton e Hornaceck sentono il peso degli anni che portano accusando problemi fisici di varia natura, la cosa opposta sta accadendo al numero 32 che ha migliorato il suo rendimento rispetto alla passata stagione. John e Jeff hanno sempre più bisogno di cambi soventi per poter rifiatare e si vedono costretti a giocare circa 29' a gara per poi lasciare spazio ai più giovani Howard Eisley e Quincy Lewis. Nonostante gli acciacchi l'apporto che i due danno sui due lati del campo è comunque determinante: Stockton e Hornaceck segnano rispettivamente 12.0 e 13.1 punti di media e il loro contributo in materia di servizi ai compagni è notevole ma ciò che li differenzia dalle altre guardie della NBA è la loro perfetta intercambiabilità nell'esecuzione dei pick 'n' roll con il lungo, in questo caso Malone, e il fatto che rappresentano una duplice minaccia, sia in penetrazione sfruttando i blocchi che dalla lunga distanza.


Cambi naturali dei due sono i già menzionati Eisley e Lewis : il primo è un playmaker classico, che ben si adatta al ruolo di gregario alle spalle di Stockton, capace di entrareHoward Eisley in partita e di organizzare il gioco ordinatamente senza che la qualità delle azioni ne risenta (4.2 assist, 0.8 recuperi e 1.6 palle perse in 25' di impiego) come pure di mettere punti sul tabellone se il punteggio lo richiede. Il secondo al contrario è un giocatore molto più atletico (sebbene Eisley sia tutt'altro che lento) che può alzare il ritmo della partita mantenendosi anche abbastanza affidabile dall'arco. E' cosa certa che nel giro di due anni saranno loro a guidare la squadra dopo i ritiri dei due "white men" di Utah.

Altro giocatore completamente rivolto al futuro è Bryon Russell. Il ragazzo uscito da Long Beach State è diventato il secondo marcatore dei Jazz (13.6 punti a sera) ed accando al sempre micidiale tiro da tre punti (40% in stagione) ha inserito un paio di movimenti in avvicinamento a canestro che ne fanno in attacco un'alternativa ai tre senatori del team molto temibile.

Karl Malone intanto continua a sorprendere tutti incrementando notevolmente le cifre dell'anno passato (ora il "postino" viaggia sui 25.8 punti e 9.6 rimbalzi) e non accusando nessun malanno fisico, dimostrando di poter tranquillamente reggere lo scontro con i più giovani pariruolo. Inoltre è l'uomo col minutaggio più elevato (ben 37' che non sono cifra da poco a 36 anni) e si è già offerto per essere l'uomo su cui conteranno i Jazz anche nelle prossime due stagioni.

Il capitolo futuro è abbastanza problematico per Sloan e compagni : alla fine di quest'anno Jeff Hornaceck appenderà le scarpe al chiodo per via del ginocchio sinistro senza più cartilagine e nel giro di due, massimo tre, anni anche Karl e John avranno detto addio al basket giocato ed è perciò difficile dire allora su chi punteranno i Jazz in quanto presumibilmente anche i vari Polynice e Gilliam avranno salutato definitivamente la palla a spicchi.

Ma non è tempo di pensare al futuro : nel presente, il trio delle meraviglie è ancora impegnato a giungere a quella vetta insormontabile sulla quale non è mai riuscito a mettere piede. Potrebbe essere l'ultima volta che John, Karl e Jeff tenteranno la scalata insieme. E allora non possiamo non dirgli "Buona fortuna, ragazzi!".


NotaDelWebamster: tutta la nostra ammirazione alla franchigia dello Utah, che riesce a restare su livelli di eccellenza da una decina d'anni ormai, grazie a grandi giocatori, capaci allenatori e ad un management che è sempre stato a sentire i pareri dei giocatori chiave, e si è inoltre impegnato a scegliere di volta in volta giocatori in grado di dare precise garanzie anche (o soprattutto) dal punto di vista morale. Lo sapete, fra l'altro, in testa a quale specialissima classifica si trovano i Jazz? A quella del maggior numero di figli dei giocatori...


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