Annoverarli come la squadra più forte dell'ultimo lustro
escludendo i Chicago Bulls non potrebbe essere cosa più ovvia. Negli ultimi cinque anni
sono arrivati a ben due finali NBA, cosa non da poco, e hanno continuato un ciclo che dura
da più di quindici stagioni, ovvero da quando Malone, Stockton e, più
tardi, Hornaceck sono compagni di squadra.
Gli Utah Jazz hanno tenuto accesa la loro fiamma della speranza
di vincere un titolo NBA nonostante abbiano perso due clamorose occasioni e l'anno passato
siano stati eliminati alla Finale di Conference, dopo aver sconfitto quelli che sulla
carta erano dati per campioni, i Los Angeles Lakers, superando le barriere dell'età che
sembravano condannare la squadra di Jerry Sloan.
E se è vero quanto appena citato non è sicuramente negabile che, al momento, sono
Malone, Hornaceck e Stockton i giocatori NBA a meritare maggiormente quel tanto agognato
anello. Come dice lo stesso proprietario dei Jazz, Larry Miller : "Se ci fosse
giustizia nel mondo dello sport, Karl, Jeff e John dovrebbero vincere un titolo prima di
ritirarsi". Anche quest'anno il team di Salt Lake City è in prima fila a lottare per
l'ultimo biglietto per il treno chiamato "Titolo NBA" che porta dritto alla Hall
of Fame del basket mondiale.
L'asse della squadra è sempre fondato sui tre giocatori sopra
elencati : se Stockton e Hornaceck sentono il peso degli anni che portano
accusando problemi fisici di varia natura, la cosa opposta sta accadendo al numero 32 che
ha migliorato il suo rendimento rispetto alla passata stagione. John e Jeff hanno sempre
più bisogno di cambi soventi per poter rifiatare e si vedono costretti a giocare circa
29' a gara per poi lasciare spazio ai più giovani Howard Eisley e Quincy Lewis.
Nonostante gli acciacchi l'apporto che i due danno sui due lati del campo è comunque
determinante: Stockton e Hornaceck segnano rispettivamente 12.0 e 13.1 punti di media e il
loro contributo in materia di servizi ai compagni è notevole ma ciò che li differenzia
dalle altre guardie della NBA è la loro perfetta intercambiabilità nell'esecuzione dei
pick 'n' roll con il lungo, in questo caso Malone, e il fatto che rappresentano una
duplice minaccia, sia in penetrazione sfruttando i blocchi che dalla lunga distanza.
Cambi naturali dei due sono i già menzionati Eisley e Lewis : il primo
è un playmaker classico, che ben si adatta al ruolo di gregario alle spalle di Stockton,
capace di entrare in partita e di organizzare il gioco ordinatamente
senza che la qualità delle azioni ne risenta (4.2 assist, 0.8 recuperi e 1.6 palle perse
in 25' di impiego) come pure di mettere punti sul tabellone se il punteggio lo richiede.
Il secondo al contrario è un giocatore molto più atletico (sebbene Eisley sia tutt'altro
che lento) che può alzare il ritmo della partita mantenendosi anche abbastanza affidabile
dall'arco. E' cosa certa che nel giro di due anni saranno loro a guidare la squadra dopo i
ritiri dei due "white men" di Utah.
Altro giocatore completamente rivolto al futuro è Bryon Russell.
Il ragazzo uscito da Long Beach State è diventato il secondo marcatore dei Jazz (13.6
punti a sera) ed accando al sempre micidiale tiro da tre punti (40% in stagione) ha
inserito un paio di movimenti in avvicinamento a canestro che ne fanno in attacco
un'alternativa ai tre senatori del team molto temibile.
Karl
Malone intanto continua a sorprendere tutti incrementando notevolmente le cifre dell'anno
passato (ora il "postino" viaggia sui 25.8 punti e 9.6 rimbalzi) e non accusando
nessun malanno fisico, dimostrando di poter tranquillamente reggere lo scontro con i più
giovani pariruolo. Inoltre è l'uomo col minutaggio più elevato (ben 37' che non sono
cifra da poco a 36 anni) e si è già offerto per essere l'uomo su cui conteranno i Jazz
anche nelle prossime due stagioni.
Il capitolo futuro è abbastanza problematico per Sloan e
compagni : alla fine di quest'anno Jeff Hornaceck appenderà le scarpe al chiodo per via
del ginocchio sinistro senza più cartilagine e nel giro di due, massimo tre, anni anche
Karl e John avranno detto addio al basket giocato ed è perciò difficile dire allora su
chi punteranno i Jazz in quanto presumibilmente anche i vari Polynice e Gilliam avranno
salutato definitivamente la palla a spicchi.
Ma non è tempo di pensare al futuro : nel presente, il trio
delle meraviglie è ancora impegnato a giungere a quella vetta insormontabile sulla quale
non è mai riuscito a mettere piede. Potrebbe essere l'ultima volta che John, Karl e Jeff
tenteranno la scalata insieme. E allora non possiamo non dirgli "Buona fortuna,
ragazzi!".
NotaDelWebamster: tutta la
nostra ammirazione alla franchigia dello Utah, che riesce a restare su livelli di
eccellenza da una decina d'anni ormai, grazie a grandi giocatori, capaci allenatori e ad
un management che è sempre stato a sentire i pareri dei giocatori chiave, e si è inoltre
impegnato a scegliere di volta in volta giocatori in grado di dare precise garanzie anche
(o soprattutto) dal punto di vista morale. Lo sapete, fra l'altro, in testa a quale
specialissima classifica si trovano i Jazz? A quella del maggior numero di figli dei
giocatori...
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