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Jerry Stackhouse arrivò a Detroit un po' in sordina,
soprattutto se si considerano i clamori che avevano accompagnato il suo ingresso in NBA.
Uscito da North Carolina dopo soli due anni, peraltro giocati ad alto livello, fu scelto
col numero 3 da Philadelphia, portandosi dietro la scomoda etichetta, troppo facilmente
affibiata a chiunque abbia un minimo di talento e venga dalle parti di Chapel Hill, di
nuovo Michael Jordan. Ai Sixers, dopo un paio di anni discreti, Jerry ha fallito senza
mezzi termini, oscurato dal talento e dall'egoismo di Allen I.
Fu spedito a Motor City senza troppi patemi, dove fino all'inizio di questa stagione ha
avuto un rendimento al di sotto delle aspettative. In particolare l'anno scorso ha avuto
le cifre peggiori della sua carriera, con 14 punti a gara e il 37% dal campo. Ma più
delle cifre il suo comportamento era deleterio per i Pistons: non rare le risse con
Laettner, altro bel caratterino, un sentimento di gelosia nei confronti di Dumars reo di
giocare bene e relegarlo in panchina e infine la presenza di Dele, che come seconda
opzione offensiva rubava la scena in attacco a Jerry e limitava il numero di palloni che
poteva giocare.
Ma i problemi di Stackhouse erano ben più gravi di quelli che affrontava in campo.
Louise, sua sorella, morì a febbraio di diabete, sei anni dopo la morte dell'altra
sorella Jean; in più la sua seconda figlia sarebbe dovuta nascere affetta da una rara
malformazione. A questo aggiungiamo che Stack doveva mantenere la promessa fatta alla
madre, e cioè di laurearsi, e se consideriamo il rapporto che lega madri e figli afro, si
può intuire quanto Jerry tenesse a quella maledetta laurea. In tre mesi, peró la vita di
Stack è completamente cambiata.
Innanzitutto il 2 settembre sua figlia è nata sana come le merendine del Mulino
Bianco, mentre a dicembre si è poi laureato in studi afro-americani; intanto sia Dumars
che Dele si erano ritirati e Jerry è diventato parte fondamentale del quintetto e seconda
opzione offensiva. In più ha imparato a recitare come attore non protagonista, che a
fianco di Grant Hill non è affatto un disonore.
Risultato: la miglior stagione della sua carriera
coronata con un soggiorno di un week-end a San Francisco spesato dalla lega, in occasione
dell'All Star Game! Oggi Stackhouse viaggia a 24 per sera, frutto di un 43% dal campo, con
4 carambole e altrettanti assist. Tutte queste cifre il sono massimo in carriera per
"The Stack". Ha allargato di molto il suo raggio di tiro, anche se non si puó
ancora definire uno specialista delle triple, ed ha imparato ha sfruttare i continui
raddoppi di cui è oggetto Grant Hill. Il suo primo passo è immarcabile e quando è in
campo aperto i due punti per i Pistons sono pressoché automatici. Inoltre è migliorato
molto come passatore, e questo gli ha permesso di punire con efficacia le morbose
attenzioni che le difese avversarie gli dedicano sempre più.
Ovviamente la Lega ha gradito il ritorno ad alto livello di Stack, e non manca di
sottolineare l'importanza del fatto che il giocatore si sia laureato, divenendo un
testimonial credibile per la campagna che la NBA conduce nelle scuole, relativa alla
permanenza sui banchi il più possibile. I latini, fonte inesauribile di saggezza, erano
soliti dire: "Mente sana in corpo sano", e mai detto fu più vero come nel caso
di Jerry Stackhouse!
NotaDelWebamster: dopo anni
di dubbi, finalmente "The Stack" è giunto alla definitiva consacrazione,
dimostrando di poter essere, ad alto livello, quello che tanti avevano visto in lui:
magari non il nuovo Jordan, ma un grande realizzatore, addirittura devastante in campo
aperto...
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