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Stagione 1999 / 2000


Stack is back !
di
Gabe Giannini


Stackhouse va a schiacciare...Jerry Stackhouse arrivò a Detroit un po' in sordina, soprattutto se si considerano i clamori che avevano accompagnato il suo ingresso in NBA. Uscito da North Carolina dopo soli due anni, peraltro giocati ad alto livello, fu scelto col numero 3 da Philadelphia, portandosi dietro la scomoda etichetta, troppo facilmente affibiata a chiunque abbia un minimo di talento e venga dalle parti di Chapel Hill, di nuovo Michael Jordan. Ai Sixers, dopo un paio di anni discreti, Jerry ha fallito senza mezzi termini, oscurato dal talento e dall'egoismo di Allen I.

Fu spedito a Motor City senza troppi patemi, dove fino all'inizio di questa stagione ha avuto un rendimento al di sotto delle aspettative. In particolare l'anno scorso ha avuto le cifre peggiori della sua carriera, con 14 punti a gara e il 37% dal campo. Ma più delle cifre il suo comportamento era deleterio per i Pistons: non rare le risse con Laettner, altro bel caratterino, un sentimento di gelosia nei confronti di Dumars reo di giocare bene e relegarlo in panchina e infine la presenza di Dele, che come seconda opzione offensiva rubava la scena in attacco a Jerry e limitava il numero di palloni che poteva giocare.

Ma i problemi di Stackhouse erano ben più gravi di quelli che affrontava in campo. Louise, sua sorella, morì a febbraio di diabete, sei anni dopo la morte dell'altra sorella Jean; in più la sua seconda figlia sarebbe dovuta nascere affetta da una rara malformazione. A questo aggiungiamo che Stack doveva mantenere la promessa fatta alla madre, e cioè di laurearsi, e se consideriamo il rapporto che lega madri e figli afro, si può intuire quanto Jerry tenesse a quella maledetta laurea. In tre mesi, peró la vita di Stack è completamente cambiata.

Innanzitutto il 2 settembre sua figlia è nata sana come le merendine del Mulino Bianco, mentre a dicembre si è poi laureato in studi afro-americani; intanto sia Dumars che Dele si erano ritirati e Jerry è diventato parte fondamentale del quintetto e seconda opzione offensiva. In più ha imparato a recitare come attore non protagonista, che a fianco di Grant Hill non è affatto un disonore.

"The Stack" in penetrazioneRisultato: la miglior stagione della sua carriera coronata con un soggiorno di un week-end a San Francisco spesato dalla lega, in occasione dell'All Star Game! Oggi Stackhouse viaggia a 24 per sera, frutto di un 43% dal campo, con 4 carambole e altrettanti assist. Tutte queste cifre il sono massimo in carriera per "The Stack". Ha allargato di molto il suo raggio di tiro, anche se non si puó ancora definire uno specialista delle triple, ed ha imparato ha sfruttare i continui raddoppi di cui è oggetto Grant Hill. Il suo primo passo è immarcabile e quando è in campo aperto i due punti per i Pistons sono pressoché automatici. Inoltre è migliorato molto come passatore, e questo gli ha permesso di punire con efficacia le morbose attenzioni che le difese avversarie gli dedicano sempre più.

Ovviamente la Lega ha gradito il ritorno ad alto livello di Stack, e non manca di sottolineare l'importanza del fatto che il giocatore si sia laureato, divenendo un testimonial credibile per la campagna che la NBA conduce nelle scuole, relativa alla permanenza sui banchi il più possibile. I latini, fonte inesauribile di saggezza, erano soliti dire: "Mente sana in corpo sano", e mai detto fu più vero come nel caso di Jerry Stackhouse!


NotaDelWebamster: dopo anni di dubbi, finalmente "The Stack" è giunto alla definitiva consacrazione, dimostrando di poter essere, ad alto livello, quello che tanti avevano visto in lui: magari non il nuovo Jordan, ma un grande realizzatore, addirittura devastante in campo aperto...


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