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Martedì 14 marzo, Sean Elliott,
ala piccola dei San Antonio Spurs, ha fatto il suo rientro sui parquet della lega, sette
mesi dopo il trapianto di rene cui si è sottoposto lo scorso 16 agosto, primo
atleta professionistico della storia a riuscire in un'impresa del genere. "E' meraviglioso", ha detto Sean
prima di scendere in campo per affrontare gli Atlanta Hawks, "Ho creduto di poter
tornare a giocare dal giorno dell'operazione e ora sono qua. E' fantastico. Devo comunque
ringraziare con tutto il cuore mio fratello Noel, senza di lui non ce l'avrei mai fatta a
essere qui stasera". Nonostante le dichiarazioni rilasciate nei giorni precedenti
l'incontro con Mutombo e soci, nelle quali coach Popovich ha lasciato
trapelare, neanche troppo fra le righe a dir la verità, che di Elliott avrebbe anche
potuto fare a meno perché la squadra aveva ormai trovato i suoi meccanismi, il coach ha
fatto partire in quintetto l'ex stella di Arizona University, uscito nel 1989 con la terza
scelta assoluta, "per evitare che ci fossero distrazioni durante il suo ingresso in
campo", ha detto poi. Sean ha ripagato la fiducia, anche se ben mascherata, di Pop e,
in dodici minuti di utilizzo, ha giocato una partita di buona sostanza, considerati i
sette mesi di assenza dal parquet, nella quale ha messo a segno due punti con una
splendida schiacciata in testa a Mutombo, dopo aver battuto il suo avversario diretto,
Roshown McLeod.
"A tratti mi è sembrato di dover difendere sul vecchio
Elliott, sono davvero contento che sia tornato, per lui come giocatore ma soprattutto come
uomo", ha detto lo stesso McLeod. C'erano 26.708 spettatori all'Alamodome per
applaudire il ritorno in campo del figliol prodigo della franchigia texana (al decimo anno
con gli Spurs, con l'intervallo della sola stagione 93/94 nella quale ha indossato la
casacca dei Detroit Pistons), ma soprattutto erano lì presenti per cercare di capire, con
le debite precauzioni ovviamente, visto che Sean era alla prima partita dopo tanto tempo,
se il grande problema di questa stagione degli Spurs, quello dell'ala piccola, potesse
essere giunto alla soluzione definitiva.
Dopo la splendida cavalcata della passata stagione, nella quale
Elliott ha avuto un ruolo fondamentale (tutti ricorderete il canestro da tre punti contro
i TrailBlazers in gara 2 che ha dato il via al cappotto, per citare l'episodio più
eclatante), coach Pop ha dovuto, fin dal McDonald's di Milano di metà ottobre, fare i
conti con l'incolmabile buco che si era creato nel suo quintetto base. In ottobre gli
Spurs, forse ancora un po' spaesati per ciò che era successo a Elliott, hanno deciso di
non operare in modo deciso ma di scegliere di firmare il solo Chucky Brown (poi tagliato a
febbraio), già visto in Italia, sul mercato dei free agent e lanciare in quintetto base
Malik Rose che aveva fatto molto bene lo scorso anno nei playoff, anche se nel ruolo di
cambio dei due lunghi. L'esperimento è fallito dopo un solo quarto della partita con i
Roosters Varese. A quel punto Popovich ha deciso di provare con Mario Elie in campo nei
primi cinque ma, anche in questo caso, i risultati non sono stati particolarmente
esaltanti e gli Spurs, anora oggi, si trovano in una posizione di classifica non
propriamente edificante per una squadra che aveva dominato la passata stagione e si
presentava ai blocchi di partenza come una delle possibili dominatrici.
E' proprio in questo contesto che il rientro di Elliott potrebbe
cambiare la stagione di San Antonio e, chissà, anche l'intero scenario della Western
Conference, nella quale la posizione di ala piccola ha un ruolo fondamentale, visto chi
possono schierare col numero tre le altre superpotenze: Glen Rice o, nel caso anche Kobe
Bryant, i Los Angles Lakers, Scottie Pippen, Detlef Schrempf , Rasheed Wallace (in un
quintetto alto con Sabonis e Jermaine O'Neal) o Steve Smith (nel quintetto basso con
Stoudamire e Anthony) i Portland Trail Blazers, e Bryon Russell gli Utah Jazz. Risulta
ormai ovvio, a questo punto, che le dichiarazioni rilasciate da Popovich prima del rientro
della sua stella fossero delle affermazioni di pura facciata per non far trapelare troppe
debolezze e, soprattutto, per cercare di stimolare al punto giusto Elliott e tutti gli
altri.
"Il coach mi sta facendo lavorare come non ho mai fatto
nella mia carriera", ha detto Sean, "Sono molto felice di questo. Sia Pop che i
ragazzi mi stanno trattando normalmente, come se non fosse successo nulla. Prima della
partita con gli Hawks non mi hanno assillato negli spogliatoi con discorsi di
incoraggiamento o cose del genere. Era proprio questo che speravo accadesse al momento del
mio ritorno in squadra. Voglio solo tornare a far parte di questo gruppo. Sono sicuro che
potrò essere utile alla squadra sia in regular season che, in particolare, nei playoff.
L'altra sera sul campo ho visto una buona chimica di gioco tra i miei compagni e sono
certo di potermi inserire al più presto in questo contesto. Dopo la partita ci siamo
guardati negli occhi e ci siamo detti che possiamo davvero vincere il titolo anche
quest'anno". "E' importante per una squadra cercare di creare una continuità.
Ora, finalmente, anche noi abbiamo la possibilità di giocare con lo stesso quintetto
della scorsa stagione con, in più, l'aggiunta di alcuni elementi, come me, con una gran
voglia di battersi fino alla fine per vincere un anello", ha detto Terry Porter, uno
dei nuovi arrivati in casa Spurs durante il mercato estivo. Ora come ora, ovviamente Sean
non è ancora pronto a far fare il salto di qualità necessario ai suoi compagni. Lo si è
visto benissimo nelle due partite successive a quella con Atlanta che ha giocato settimana
scorsa, nelle quali ha messo a segno, rispettivamente 2 e 5 punti, dimostrando comunque
già una buona reattività, soprattutto nella terza partita, quella vinta con i derelitti
Vancouver Grizzlies, in cui è stato in campo 14 minuti e ha tirato ben sei volte dal
campo (segnando però una sola volta). Da qui all'inizio dei playoff, perciò, Sean dovrà
cercare di sfruttare ogni minuto in campo e in palestra per cercare di tornare quel
giocatore di cui i suoi Spurs hanno così tanto bisogno. Il talento non manca e certamente
neanche la voglia.
Bentornato dunque, e un grazie particolare a Noel, per averci
dato l'opportunità di rivedere in campo Sean e la sua immensa classe.
NotaDelWebamster: il mondo
del basket tutto è naturalmente felice di vedere il ritorno di un campione silenzioso
come Elliott, capace di vincere un titolo da protagonista senza far sapere a nessuno del
suo male, senza voler trovare scuse a prestazioni a volte altalenanti. Anche ora che è
rientrato l'ha fatto a modo suo, in punta di piedi, senza voler togliere spazio a nessuno,
ma solo per dare il suo contributo alla squadra, che ne ha tanto bisogno; e l'ha fatto per
passione, per l'enorme amore che lo lega a questo sport, e che accomuna tutti noi.
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