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Delusione Spurs |
Il re è nudo. Improvvisamente, dopo una stagione certo non esaltante, ma durante la
quale comunque la squadra aveva dimostrato, a sprazzi, di essere ancora quella dello
scorso anno, gli Spurs si sono ritrovati fuori dai playoff quasi senza sapere perché.
Ma, in realtà, il perché si sa benissimo: Tim Duncan,
la superstar della squadra, si è infortunato ad un ginocchio poco prima dell'inizio dei
playoff, e San Antonio senza di lui è capitolata sotto i colpi dei tremendi realizzatori
di Phoenix.
Tuttavia, se vogliamo, il perché di questa fino ad un certo punto inaspettata debacles
arriva da più lontanto, addirittura dalla scorsa estate. In effetti, dopo aver appreso
dei gravi problemi di salute di Sean Elliott, tutti si aspettavano lo scorso agosto un
massiccio intervento della franchigia sul mercato, per cercare di trovare un valido
sostituto nella posizione di ala piccola.
Invece, niente: lo spot numero 3 è rimasto praticamente vacante tutto
l'anno, in bilico fra Malik Rose, troppo poco tecnico per giocare da esterno, Samaki
Walker, che è un lungo fatto e finito, e Mario Elie, che alla sua età avrebbe preferito
spendere più minuti da guardia, invece di scontrarsi quotidianamente con giocatori di due
metri e cinque.
La stagione delle torri gemelle è stata buona, con Duncan
attestato sui 23 punti di media con 12 rimbalzi e 2 stoppate a partita, e Robinson
sempre pronto a dare il suo consueto contributo di esperienza a difesa e a rimbalzo.
Qualcuno, a San Antonio, si è dichiarato insoddisfatto dell'annata del caraibico,
giudizio forse ingeneroso per Tim, che tuttavia non è riuscito a dominare le partite come
l'anno scorso, forse anche perché il livello di molti suoi avversari si è alzato, da
Kevin Garnett a Shaquille O'Neal.
Il reparto indietro, invece, ha deluso decisamente, specialmente in fase
realizzativa: senza il fondamentale contributo di Elliott in attacco, Johnson e Elie hanno
faticato non poco, non essendo giocatori molto creativi. Inoltre, la promessa Antonio
Daniels non è ancora esplosa, e qualcuno si chiede se esploderà mai; in questo contesto,
a poco è servito il pur utilissimo contributo del sempreverde Terry Porter, veterano in
grande spolvero.
In sostanza, vuoi per gli infortuni, vuoi per la cattiva programmazione, gli Spurs sono
diventati la prima squadra campione ad essere eliminata al primo turno di
playoff negli ultimi 16 anni (in realtà, peggio hanno fatto i Bulls dello scorso anno
che, senza Michael Jordan, sono passati dal titolo alla lotteria
), e non possono
neppure recriminare più di tanto, soprattutto pensando che anche i Suns che gli hanno
eliminati erano privi del proprio miglior giocatore, Jason Kidd, rientrato solo in gara 4.
Ora, per San Antonio, viene il difficile: Tim Duncan è
free agent, e non sembra neanche troppo intenzionato a restare. D'altra parte, la
squadra è anziana e in prospettiva futura non da' molte garanzie di competitività; in
più ci sono alcune franchigie giovani e emergenti che hanno grosso spazio sotto il cap
per offrire al caraibico un sontuoso contratto: Orlando in primis, ma anche Chicago e
Detroit ci stanno facendo un pensierino
Inutile dire, che, senza il proprio giocatore di punta, gli Spurs diventano quasi
immediatamente una squadra da lotteria, e la ricostruzione, in tal caso, non sarà affato
agevole. Tutto lo staff degli "speroni" naturalmente sta facendo il possibile
per convincere Tim a rimanere in Texas: gira voce addirittura che l'infortunio al
ginocchio non fosse cosi' grave, ma nessuno si è sognato di far pressioni sul giocatore
per accelerarne il rientro, per paura di urtarne la suscettibilità. D'altra parte, meglio
perdere una serie di playoff quest'anno che perdere per sempre un giocatore come lui
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