NBA4.jpg (14609 bytes)NBA5.jpg (21398 bytes)

Stagione 1999 / 2000


Elton BrandSteve FrancisWally SzczerbiakLamar Odom

Matricole d'assalto
di Andrea Gandino

In queste ore è tempo di premi di fine stagione e allora come dimenticare il titolo di Rookie dell'Anno? L'anno scorso l'award se lo aggiudicò senza troppi clamori Vince Carter che precedette i deludenti Mike Bibby di Vancouver e Antawn Jamison di Golden State. Quest'anno invece la lotta è molto più aperta e vede partecipare matricole di grandissimo talento che nonostante la loro giovane età, si sono subito imposte come leader delle rispettive franchigie. Ma vediamoli nel dettaglio :

Elton Brand

Elton Brand, Chicago Bulls : prima scelta assoluta allo scorso draft, l'ala proveniente da Duke è stata l'unica nota positiva insieme a Ron Artest (altro rookie della Windy City) nell'imbarazzante stagione di Chicago. C'è chi lo vede come un Webber più basso e massiccio e chi come un Barkley con qualche centimetro in più, ma la sostanza non cambia : con i suoi 10 rimbalzi e i 19.8 punti a partita è il rookie che ha prodotto di più quanto a cifre. Ma se poi guardiamo i risultati della squadra...

 

Steve Francis

Steve Francis, Houston Rockets : riuscire a tenere a galla una squadra che sembrava in caduta libera non era facile, ma se Houston non ha perso la faccia in questa stagione, lo deve soprattutto al suo strepitoso rookie Steve Francis. Veloce, molto atletico e dinamico, ha concluso la regular season con 18.0 punti e 6.5 assist. Sicuramente il rookie di maggior impatto nella lega (anche in virtù di una sua tripla doppia da 25 punti, 17 rimbalzi e 14 assist...).

 

Lamar Odom

Lamar Odom, Los Angeles Clippers : talento cristallino, giocatore che più polivalente non si può. Di 2.06 che trattano la palla come lui se ne vedono pochi in giro (anche se a Los Angeles di play oltre i due metri se ne intendono...), è in grado di spaziare dall'ala piccola fino al playmaker ma in alcune occasioni ha dovuto anche fronteggiare gente come Kevin Garnett. La sua giovane età (è uscito da Rhode Island dopo un solo anno) e le sue ottime doti tecniche ne fanno il giocatore più futuribile di quest'anno. Ha chiuso la stagione con 16.4 punti e 7.8 rimbalzi, ma nonostante ciò i Clippers sono ancora immersi nel buio più profondo.

 

Wally Szczerbiak

Wally Szczerbiak, Minnesota T'Wolves : Scelto in alto allo scorso draft e subito messo in dubbio dagli addetti ai lavori. E' dotato di un buon fisico che lo rende capace di tollerare molti contatti (anche in fase di tiro) ma non ha doti atletiche strepitose. E' stato però molto importante per Minnesota soprattutto in attacco (11.0 punti) vista la sua capacità di mettere punti sia in area pitturata che da oltre l'arco.

 

ron_artest.jpg (1974 bytes)

Ron Artest, Chicago Bulls : difensore ineccepibile anche se in attacco deve trovare più continuità. Ha punti nelle mani (11.9 in stagione con 1.7 palle recuperate) visto il suo straordinario atletismo e un discreto jumper dalla media distanza. Può essere una buona spalla per Brand, ma i due riusciranno a riportare in alto Chicago?

 

andre_miller.jpg (2085 bytes)

Andre Miller, Cleveland Cavs : play uscito da Utah che si è dimostrato subito all'altezza della situazione. Lo dimostrano i 13.2 punti, 8.0 assist e 4.4 rimbalzi che ha messo a referto a partire dalla sua inclusione nel quintetto di partenza di Cleveland a partire da Febbraio. E' un buon atleta, un ottimo passatore e, aspetto non da sottovalutare, ragiona e difende.

 

Infine, vogliamo spendere due parole per Shawn Marion dei Phoenix Suns : benchè abbia saltato 31 partite a causa di un infortunio, ha dato un consistente apporto ai Suns che ora lo schiereranno titolare visto l'assenza di Kidd e il conseguente spostamento di Hardaway al ruolo di play. I suoi 10.2 punti sono frutto di eccelse doti atletiche e i 6.5 rimbalzi sono stati di grande importanza per Phoenix, dopo l'incidente che ha fermato Tom Gugliotta.

I sottovalutati

Chi possiamo citare tra i rookie sottovalutati al draft scorso ed invece emersi nelle rispettive squadre ? Beh, innanzi tutto possiamo cominciare da quelli che al draft non ci sono neanche andati e dunque Adrian Griffin, Chucky Atkins, Anthony Carter ed Eddie Robinson.

Adrian Griffin è stato protagonista di una grande partenza (titolare ai Celtics), ma in seguito a guai fisici ha perso il posto in quintetto. Comunque è un grande difensore (1.8 recuperi) ed uno propenso al lavoro e che non si arrende.

Che dire poi di Chucky Atkins che pur non avendo un talento eccezionale, è esperto, sa come gestire il gioco e dà quell'esplosività che è servita ai Magic nei momenti quando Armstrong era in panchina.

Anthony Carter ha dovuto affrontare una situazione più grossa di lui, dovendo partire nel quintetto titolare degli Heat per tappare il buco derivante dall'assenza di Tim Hardaway. Lo ha fatto discretamente sfruttando le sue buone doti di penetratore e le sue mediocri risorse dai 5-6 metri. Ancora però ingenuo e preda di impeti che lo vedono protagonista di giocate sconsiderate.

Chiudiamo con la rivelazione più clamorosa di tutte : Eddie Robinson, prodotto di Central Oklahoma, ha conquistato tutti con il suo atletismo fuori del comune. Salta e schiaccia come pochissimi ed in più porta una gran quantità di energia quando viene utilizzato da Silas nel quintetto "High Voltage" di Charlotte.

Altre sorprese ? Promette parecchio il play di Golden State Vonteego Cummings, che ha giocato molti minuti visti i problemi di Mookie Blaylock. E' un buon atleta ma deve migliorare la sua visione di gioco. Non bisogna poi dimenticare neanche Corey Maggette, Jason Terry e James Posey, tutti buoni atleti (in particolare il primo ed il terzo) e prospetti che usciranno tra un paio d'anni.

Le delusioni

Richard HamiltonDue le delusioni di quest'annata anche se il termine "delusione" andrebbe preso un pò con le molle, visto che nell'anno da rookie sono molte le variabili con cui bisogna fare i conti. Per dovere di cronaca bisogna citare Baron Davis di Charlotte e Richard Hamilton di Washington.

Il playmaker ex UCLA è discontinuo al tiro ma è da considerare il fatto che ha davanti a sé David Wesley, titolare inamovibile. Il "Barone" gioca probabilmente un terzo di quello che dovrebbe ma ha dimostrato di avere strepitose doti di dinamismo e tra un anno sarà lui a dirigere gli Hornets.

Hamilton al contrario era reduce dal titolo NCAA con U.Conn e da una nomina di MVP delle Final Four. Con queste premesse era facile che da lui ci si attendesse molto, forse troppo. Ed allora ecco che passa in secondo piano un contributo da 7.8 punti, tutti ottenuti quando il titolare Richmond si prendeva il riposo in panchina. Stesso discorso quindi di Baron Davis : solo quando Mitch gli lascerà più spazio potremo realmente vedere tutto il suo potenziale.


Torna alla Home Page di NBA Today

Hosted by www.Geocities.ws

1