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In queste ore è tempo di premi di fine stagione e
allora come dimenticare il titolo di Rookie dell'Anno? L'anno scorso l'award se lo
aggiudicò senza troppi clamori Vince Carter che precedette i deludenti Mike Bibby di
Vancouver e Antawn Jamison di Golden State. Quest'anno invece la lotta è molto più
aperta e vede partecipare matricole di grandissimo talento che nonostante la loro giovane
età, si sono subito imposte come leader delle rispettive franchigie. Ma vediamoli nel
dettaglio :

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Elton Brand, Chicago Bulls :
prima scelta assoluta allo scorso draft, l'ala proveniente da Duke è stata l'unica nota
positiva insieme a Ron Artest (altro rookie della Windy City) nell'imbarazzante stagione
di Chicago. C'è chi lo vede come un Webber più basso e massiccio e chi come un Barkley
con qualche centimetro in più, ma la sostanza non cambia : con i suoi 10 rimbalzi e i
19.8 punti a partita è il rookie che ha prodotto di più quanto a cifre. Ma se poi
guardiamo i risultati della squadra... |

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Steve Francis, Houston Rockets :
riuscire a tenere a galla una squadra che sembrava in caduta libera non era facile, ma se
Houston non ha perso la faccia in questa stagione, lo deve soprattutto al suo strepitoso
rookie Steve Francis. Veloce, molto atletico e dinamico, ha concluso la regular season con
18.0 punti e 6.5 assist. Sicuramente il rookie di maggior impatto nella lega (anche in
virtù di una sua tripla doppia da 25 punti, 17 rimbalzi e 14 assist...). |

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Lamar Odom, Los Angeles Clippers :
talento cristallino, giocatore che più polivalente non si può. Di 2.06 che trattano la
palla come lui se ne vedono pochi in giro (anche se a Los Angeles di play oltre i due
metri se ne intendono...), è in grado di spaziare dall'ala piccola fino al playmaker ma
in alcune occasioni ha dovuto anche fronteggiare gente come Kevin Garnett. La sua giovane
età (è uscito da Rhode Island dopo un solo anno) e le sue ottime doti tecniche ne fanno
il giocatore più futuribile di quest'anno. Ha chiuso la stagione con 16.4 punti e 7.8
rimbalzi, ma nonostante ciò i Clippers sono ancora immersi nel buio più profondo. |

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Wally Szczerbiak, Minnesota T'Wolves
: Scelto in alto allo scorso draft e subito messo in dubbio dagli addetti ai lavori.
E' dotato di un buon fisico che lo rende capace di tollerare molti contatti (anche in fase
di tiro) ma non ha doti atletiche strepitose. E' stato però molto importante per
Minnesota soprattutto in attacco (11.0 punti) vista la sua capacità di mettere punti sia
in area pitturata che da oltre l'arco. |

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Ron Artest, Chicago Bulls :
difensore ineccepibile anche se in attacco deve trovare più continuità. Ha punti nelle
mani (11.9 in stagione con 1.7 palle recuperate) visto il suo straordinario atletismo e un
discreto jumper dalla media distanza. Può essere una buona spalla per Brand, ma i due
riusciranno a riportare in alto Chicago? |

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Andre Miller, Cleveland Cavs :
play uscito da Utah che si è dimostrato subito all'altezza della situazione. Lo
dimostrano i 13.2 punti, 8.0 assist e 4.4 rimbalzi che ha messo a referto a partire dalla
sua inclusione nel quintetto di partenza di Cleveland a partire da Febbraio. E' un buon
atleta, un ottimo passatore e, aspetto non da sottovalutare, ragiona e difende. |
Infine, vogliamo spendere due parole per Shawn Marion dei
Phoenix Suns : benchè abbia saltato 31 partite a causa di un infortunio, ha dato
un consistente apporto ai Suns che ora lo schiereranno titolare visto l'assenza di Kidd e
il conseguente spostamento di Hardaway al ruolo di play. I suoi 10.2 punti sono frutto di
eccelse doti atletiche e i 6.5 rimbalzi sono stati di grande importanza per Phoenix, dopo
l'incidente che ha fermato Tom Gugliotta.
I
sottovalutati
Chi possiamo citare tra i rookie sottovalutati al draft scorso ed invece emersi nelle
rispettive squadre ? Beh, innanzi tutto possiamo cominciare da quelli che al draft non ci
sono neanche andati e dunque Adrian Griffin, Chucky Atkins, Anthony Carter ed Eddie
Robinson.
Adrian Griffin è stato protagonista di una grande partenza (titolare
ai Celtics), ma in seguito a guai fisici ha perso il posto in quintetto. Comunque è un
grande difensore (1.8 recuperi) ed uno propenso al lavoro e che non si arrende.
Che dire poi di Chucky Atkins che pur non avendo un talento eccezionale, è
esperto, sa come gestire il gioco e dà quell'esplosività che è servita ai Magic nei
momenti quando Armstrong era in panchina.
Anthony Carter ha dovuto affrontare una situazione più grossa di lui,
dovendo partire nel quintetto titolare degli Heat per tappare il buco derivante
dall'assenza di Tim Hardaway. Lo ha fatto discretamente sfruttando le sue buone doti di
penetratore e le sue mediocri risorse dai 5-6 metri. Ancora però ingenuo e preda di
impeti che lo vedono protagonista di giocate sconsiderate.
Chiudiamo con la rivelazione più clamorosa di tutte : Eddie Robinson, prodotto
di Central Oklahoma, ha conquistato tutti con il suo atletismo fuori del comune. Salta e
schiaccia come pochissimi ed in più porta una gran quantità di energia quando viene
utilizzato da Silas nel quintetto "High Voltage" di Charlotte.
Altre sorprese ? Promette parecchio il play di Golden State Vonteego Cummings,
che ha giocato molti minuti visti i problemi di Mookie Blaylock. E' un buon atleta ma deve
migliorare la sua visione di gioco. Non bisogna poi dimenticare neanche Corey Maggette,
Jason Terry e James Posey, tutti buoni atleti (in particolare il primo ed il
terzo) e prospetti che usciranno tra un paio d'anni.
Le delusioni
Due
le delusioni di quest'annata anche se il termine "delusione" andrebbe preso un
pò con le molle, visto che nell'anno da rookie sono molte le variabili con cui bisogna
fare i conti. Per dovere di cronaca bisogna citare Baron Davis di Charlotte e Richard
Hamilton di Washington.
Il playmaker ex UCLA è discontinuo al tiro ma è da considerare
il fatto che ha davanti a sé David Wesley, titolare inamovibile. Il
"Barone" gioca probabilmente un terzo di quello che dovrebbe ma ha
dimostrato di avere strepitose doti di dinamismo e tra un anno sarà lui a dirigere gli
Hornets.
Hamilton al contrario era reduce dal titolo NCAA con U.Conn e da una
nomina di MVP delle Final Four. Con queste premesse era facile che da lui ci si attendesse
molto, forse troppo. Ed allora ecco che passa in secondo piano un contributo da 7.8 punti,
tutti ottenuti quando il titolare Richmond si prendeva il riposo in panchina. Stesso
discorso quindi di Baron Davis : solo quando Mitch gli lascerà più spazio potremo
realmente vedere tutto il suo potenziale. |
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