Quando alla fine di gara 7 della finale della Western Conference i Lakers hanno vinto
rimontando nell'ultimo quarto ben 15 punti di svantaggio, a molti è tornata in mente
l'ultima finale NBA persa dai Trail Blazers contro i Bulls nel 1992.
Allora, nella decisiva gara 6
(Chicago era avanti 3-2) dilapidarono nel quarto periodo un vantaggio di 15 punti contro i
Bulls ormai arresi, con tutti i panchinari in campo e M.J. in panca ad incitare i compagni
con tanto di sventolio di salvietta.
Fu un tiro da tre di Bobby Hansen a dare il via ad una delle più memorabili rimonte
che il basket ricordi, con i Blazers a forzare tiri impossibili ed i vari B.J Armstrong,
Scott Williams, Stacey King, ad infilare canestri facilissimi; poi, nel finale, ci pensó
l'alieno, con 4 canestri in fila e due tiri liberi a 15 secondi dalla fine
Anche quest'anno la rimonta è partita da un tiro da tre di Brian Shaw, ma i Blazers
non si sono sciolti come nell' 92, hanno sbagliato molti tiri, ma molti di questi tiri
erano soluzioni giuste in quel momento, mentre ai Lakers andavano tutti dentro; insomma,
hanno dovuto fare anche i conti con una sfortuna un po' eccessiva, ma a differenza di
allora sono usciti dalla sfida a testa alta, anche se sinceramente viene da pensare, visto
il precedente, che la storia non insegna nulla.
Partiti all'inizio dell'anno con i favori del pronostico, hanno pian piano perso di
vista i Lakers a cui molti davano fiducia, ma non si aspettavano di sicuro i progressi
incredibili di Bryant. La svolta è stata proprio una partita di regular season persa in
casa con i losangelini poco dopo l'All Star Game: da allora i Blazers hanno smesso di
credere nel miglior record ed hanno (forse) risparmiato energie per le sfide di maggio.
Il roster di Portland è in assoluto il migliore della lega: in estate
sono arrivati Pippen, e Steve Smith a completare un organico già ricchissimo di talento.
Il playmaker titolare è Damon Stoudamire, ex "Rookie of the
Year" ai tempi di Toronto, oggi non più uomo da venti punti a partita, bensí un
playmaker che valorizza al massimo le armi offensive della squadra, smistando palloni e
difendendo con grinta notevole anche se il suo metro e ottanta diventa un problema quando
deve marcare guardie di 15 centimetri più alte di lui. Damon divide il suo minutaggio con
Greg Anthony, ex scavezzacollo a New York ed ora rigenerato ai Blazers:
spesso è proprio Greg a gestire il pallone nei momenti che scottano.
La
guardia titolare è Steve Smith, arrivato questa estate da Atlanta, a cui
i Blazers hanno rifilato il caso umano J.R. Rider insieme a Jimmy Jackson. Durante la
regular season Smith è stato il miglior realizzatore, sa giocare anche da play (ruolo che
ricopriva a Miami durante i primi anni da Pro) ed è lui inseme a Pippen l'uomo a cui
vanno i tiri decisivi.
Scottie Pippen arrivato da Houston ha subito fatto vedere che la
cattiva annata in Texas non era dovuta a lui, ma a tutto il resto che lo circondava; nei
playoff è stato determinante prima con Minnesota dove si è inventato realizzatore e poi
contro i Lakers aiutando moltissimo nella marcatura di Shaq, in piú ha portato avanti la
palla per lunghi tratti, facendo in pratica il playmaker aggiunto.
Ala grande titolare è Rasheed Wallace, giocatore di una
sfacciataggine incredibile, praticamente immarcabile uno contro uno, che quest'anno ha
prodotto miglioramenti incredibili. La sua serie contro Los Angeles rimane da incorniciare
anche se uno 0/6 al tiro nell'ultimo decisivo quarto è probabilmente costato a Portland
il titolo.
Il "Principe del Baltico" Sabonis è il centro titolare,
ottimo passatore e tiratore dal perimetro anche se non è il massimo atleticamente visti
gli anni, ma rimane sicuramente un signor giocatore.
Dalla panchina escono, oltre a Anthony:
- l'incredibile Bonzi Wells, che lo scorso anno durante i playoff era fuori squadra, ed
invece quest'anno era a combattere sotto i tabelloni, andando in entrata contro tutti e
avendo sfuriate realizzative degne di un MVP;
- Stacey Augmun ex prodigio di UNLV ricopre un ruolo di difensore ma spesso non tocca il
campo;
- Detlef Schrempf invece da' minuti di qualità, sostanza in attacco e grinta da vendere;
- Brian Grant invece è il cambio dei lunghi, rimbalzista eccellente (lo scorso anno
chiuse abbondantemente sopra i dieci di media) e difensore incredibile, ma anche capace di
segnare se non si allontana troppo dal canestro;
- Jermaine O'Neal del suo omonimo ha solo il nome, ma è giovane ad avrà tempo di
crescere.
Criticare Portland per quello che ha fatto quest'anno non è facile e soprattutto
sarebbe ingiusto. Tutto sommato, anche a mente fredda, non è facile capire dove ha
sbagliato la squadra dell'Oregon.
Portland è riuscita a contenere Shaq con i raddoppi di Pippen, ricorrendo al
fallo sistematico solo in gara 1 (e comunque commettendo falli su azione e non quello
scempio che abbiamo visto fare ad Indiana recentemente dove Shaq veniva addirittura
assalito sulle rimesse), e questa è una gran cosa. Probabilmente decisive sono state le 2
sconfitte consecutive in casa, che hanno costretto i Blazers ad una rincorsa affannosa e
difficilissima, facendosi trovare scarichi mentalmente negli ultimi 5 minuti di gara 7.
Per il prossimo anno Portland non deve far altro che mantenere la stessa squadra: con
un anno in più di esperienza non può che migliorare e se Rasheed mostrerà progressi
specialmente sotto il punto di vista della mentalità e della concentrazione farà fare
sicuramente un ulteriore salto di qualità alla franchigia.
Due sono i dubbi che tormentano Dunleavy in questi giorni: il primo riguarda il futuro
di Sabonis, che a inizio stagione dichiarò che questo sarebbe stato l'ultimo anno per lui
in America, anche se tutto lascia pensare che il lituano continuerà ancora
In caso
di partenza del centro da Kaunas, Portland ha già in mente il nome del sostituto: Dikembe
Mutombo (che Atlanta pare disposta a cedere) giocatore prettamente difensivo, che in
attacco non pretende molto e questa è un gran cosa in una squadra come Portland gli
attaccanti non mancano.
Il secondo dubbio riguarda Brian Grant che è stato l'unico a lamentarsi durante
l'anno; potrebbe andarsene (sarebbe il giocatore perfetto per i rivali Lakers) ma la
prospettiva di lottare concretamente per il titolo potrebbe scacciare cattivi pensieri.
In definitiva, rimangono alcune perplessità ma una certezza: Portland vuole la
rivincita, e se continua per questa strada, probabilmente avrà una seconda chance, l'anno
prossimo
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