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Stagione 1999 / 2000


New York Knicks
Se il cuore non basta...
di Davide Torelli


Madison Square Garden, New York. Gli Indiana Pacers hanno appena conquistato la loro prima finale NBA della storia a danno dei padroni di casa, i Knickerbockers.

Kurt Thomas contro Dale DavisNegli occhi del coach newyorkese Jeff Van Gundy restano ancora le immagini di una stagione sfortunata, delle entusiasmanti vittorie nelle serie precedenti contro Raptors e soprattutto contro Miami, dell'ennesimo riacutizzarsi dell'infortunio al piede per Patrick Ewing che lo ha tolto dal campo per metà gara 2 e per gara 3 e 4 proprio contro Indiana e della immensa prova di Reggie Miller in gara 6, conclusa dal cecchino con 34 punti e 5 su 7 da tre.

L'ultimo flash negli occhi pieni di delusione di Jeff Van Gundy è quello del punteggio: New York seppellita in casa 80 a 93 con un parziale nel quarto periodo di 31 a 18 a favore degli ospiti.

Adesso cosa succede? Che ne sarà di New York, squadra da anni attesa per la vittoria finale, che troppe volte ha deluso? Probabilmente queste domande saranno ricorrenti anche nella mente del signor Scott Layden oltre che in quella del solito Jeff Van Gundy.

La verità è che questo nucleo di giocatori, probabilmente, non è in grado di vincere il titolo NBA.

I motivi sono tanti:
1) New York non ha un vero playmaker da titolo;
2) Non esiste un leader vero e proprio;
3) Patrick ewing ha ancora un anno di contratto e non offre sicurezze per il futuro;
4) L'età media della squadra si sta alzando pericolosamente ogni anno che passa;
5) Il gioco spesso considerato troppo aggressivo non porta i risultati sperati.

Vediamo di esaminare i vari punti.

PUNTO 1): Qual'è il playmaker titolare dei Knicks, Chris Childs o Charlie Ward? Oppure possono, unendo le proprie forze, raggiungere livelli migliori, formando una specie di playmaker a due teste? La risposta è no.

Chris Childs, discusso play di NYProbabilmente negli occhi dei Knicks è ancora vivo il ricordo della finale contro Houston, quando i Rockets, pur non avendo apparentemente un play di grande valore, ma unendo le forze delle due point guard (Kenny Smith e il giovanissimo Sam Cassell), riuscirono a sconfiggerli nella corsa all'anello in 7 gare (con i canestri decisivi proprio del pivello Cassell e del veterano Smith).

Ma, a New York serve un play con una certa personalità, capace di prendersi i tiri che contano e di passare bene la palla. In poche parole un nome ci sarebbe: Stephon Marbury. Peccato che abbia firmato un lungo e pesante contratto con i vicini New Jersey Nets. Altri nomi di possibili playmaker a spasso? Timmy Hardaway è troppo vecchio, un ritorno di Mark Jackson sarebbe improbabile e un possibile approdo nella grande mela di Allen Iverson sarebbe puro fantabasket. Ideale potrebbe essere Eisley di Utah, una specie di Stockton nero. Ricordiamoci che la finale del 1994 i Knicks la raggiunsero con l'approdo del veterano Derek Harper dopo l'infortunio dell'allora play titolare Doc Rivers.

PUNTO 2) Il leader spirituale, nel senso di punto di riferimento nella squadra, sarebbe Patrick Ewing, anche se spesso si è dubitato di lui in passato. Il leader in campo a volte si chiama Allan Houston , a volte si chiama Latrell Sprewell.

Latrell Sprewell, un grandissimo atletaIl problema è che tra questi tre giocatori non esiste una vera e propria prima opzione offensiva. Ciò può essere sia un bene che un male, dipende dai punti di vista. Comunque per tenere in campo sia Houston che Spree, New York è costretta a schierare un quintetto un po' troppo basso, con Latrell da ala piccola.

Uno dei due dovrebbe andarsene. La scelta sarà dolorosa ma purtroppo si deve passare anche da momenti del genere per raggiungere certi traguardi. Probabilmente New York dovrebbe puntare su Houston come perno della ricostruzione e affiancarlo a una buona contropartita ottenibile con la cessione di Spree.

Miami, per Spree, potrebbe essere disposta a cedere il buon Jamal Mashburn, ma non sembra avere molto altro da offrire, purtroppo. Sicuramente, se i Knicks decideranno di ricostruire, il trio delle meraviglie visto in questi ultimi anni, non lo rivedremo di sicuro.

PUNTO 3) Patrick Ewing è vecchio e vuole vincere un titolo Nba. Recentemente ha fatto capire di poter proseguire ancora per qualche anno la sua carriera, ma il contratto scade nel 2001, cioè l'anno prossimo. Che garanzie offre "Big Pat"? Nessuna.

Patrick Ewing, il grande vecchioNew York rischia, al momento del suo ritiro, di avere un autentico buco in mezzo, nel ruolo di centro (considerando che anche Dudley non è giovanissimo). Ma è anche altrettanto vero che ci sono ben poche squadre in grado di scambiare un buon centro per prendersi il vecchio e dolorante Ewing. Quindi l'enigma di Pat sembra avere una unica risposta: resterà in maglia Knicks fino al giorno del suo ritiro e lotterà al suo meglio per la conquista dell'anello.

Ma New York potrebbe accaparrarsi un buon pivot magari con la cessione di Sprewell oppure di Larry Johnson (il quale ha però un contratto troppo pesante per le sue capacità odierne). Il destino di Ewing sarà leggere il suo numero ritirato sul soffitto del garden, ma se non vince il titolo, tutto ciò conterà ben poco, e lui ne è consapevole.

PUNTO 4) Il tempo passa per tutti e nessuno torna indietro. Così Dudley, Larry Johnson e Patrick Ewing, cioè tre quarti della front line sono abbastanza avanti con l'età. Anche Sprewell non è più giovanissimo, inoltre.

Marcus Camby, uno dei migliori lunghi giovani della LegaSappiamo che i perni della ricostruzione sono Camby e Houston. Questo è sicuro. Ma se New York volesse vincere il titolo già il prossimo anno potrebbe riuscire ad acquistare il buon Karl Malone, che già anni fa aveva detto di voler giocare nella grande mela, perché amico del proprietario della franchigia.

Con Malone, i Knicks sarebbero la squadra più forte della lega (sempre ipotizzando la partenza di uno dei Big Three e l'arrivo di un buon playmaker). Ma voci di corridoio, dicono che Karl sarebbe vicino a Portland. Acquistando giovani, però, la ricostruzione potrebbe avvenire in modo indolore, cercando di non imitare gli errori fatti dai Bulls.

PUNTO 5) Il loro gioco aggressivo, si dice sia visto come fumo negli occhi dalle sedi della Nba. Ma questo avviene ormai da anni (ricordiamoci della serie Knicks - Bulls del 1993 che si trasformò in un vero incontro di wrestling in 7 round), ovvero da quando Riley si trovò per le mani una squadra di picchiatori come Oakley, Starks e il mitico Xavier McDaniel.

La difesa di NY si chiude su MourningNegli anni, lo stile di gioco è rimasto lo stesso, anche perché il pubblico del Madison ama le squadre dure, che non si tirano indietro e intimidiscono gli avversari: sono arrivati cosí Latrell Spreewel (noto strangolatore!), Dudley, K. Thomas e Ward (vi ricordate della rissa con PJ Brown?).

Con questo gioco New York non vince, però. Nonostante le loro ricerche e i loro tentativi, questi Knicks non raggiungeranno mai i risultati dei mitici Bad Boys di Detroit che, oltretutto, un vero playmaker ce l'avevano eccome.

Insomma, la grinta a volte non basta, specialmente quando bisogna battere squadre come i Pacers e i Lakers… Per questo in molti, nella grande mela, si aspettano un'estate pirotecnica con diversi colpi di mercato, anche se non è affatto certo che la dirigenza andrà in questa direzione…


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