Madison Square Garden, New York. Gli Indiana Pacers hanno appena
conquistato la loro prima finale NBA della storia a danno dei padroni di casa, i
Knickerbockers.
Negli
occhi del coach newyorkese Jeff Van Gundy restano ancora le immagini di
una stagione sfortunata, delle entusiasmanti vittorie nelle serie precedenti contro
Raptors e soprattutto contro Miami, dell'ennesimo riacutizzarsi dell'infortunio al piede
per Patrick Ewing che lo ha tolto dal campo per metà gara 2 e per gara 3 e 4 proprio
contro Indiana e della immensa prova di Reggie Miller in gara 6, conclusa dal cecchino con
34 punti e 5 su 7 da tre.
L'ultimo flash negli occhi pieni di delusione di Jeff Van Gundy è quello del
punteggio: New York seppellita in casa 80 a 93 con un parziale nel quarto periodo di 31 a
18 a favore degli ospiti.
Adesso cosa succede? Che ne sarà di New York, squadra da anni attesa
per la vittoria finale, che troppe volte ha deluso? Probabilmente queste domande saranno
ricorrenti anche nella mente del signor Scott Layden oltre che in quella del solito Jeff
Van Gundy.
La verità è che questo nucleo di giocatori, probabilmente, non è in grado di
vincere il titolo NBA.
I motivi sono tanti:
1) New York non ha un vero playmaker da titolo;
2) Non esiste un leader vero e proprio;
3) Patrick ewing ha ancora un anno di contratto e non offre sicurezze
per il futuro;
4) L'età media della squadra si sta alzando pericolosamente ogni anno
che passa;
5) Il gioco spesso considerato troppo aggressivo non porta i risultati
sperati.
Vediamo di esaminare i vari punti.
PUNTO 1): Qual'è il playmaker titolare dei
Knicks, Chris Childs o Charlie Ward? Oppure possono, unendo le proprie
forze, raggiungere livelli migliori, formando una specie di playmaker a due teste? La
risposta è no.
Probabilmente negli occhi dei Knicks è ancora vivo il ricordo della finale
contro Houston, quando i Rockets, pur non avendo apparentemente un play di grande valore,
ma unendo le forze delle due point guard (Kenny Smith e il giovanissimo Sam Cassell),
riuscirono a sconfiggerli nella corsa all'anello in 7 gare (con i canestri decisivi
proprio del pivello Cassell e del veterano Smith).
Ma, a New York serve un play con una certa personalità, capace di prendersi i tiri che
contano e di passare bene la palla. In poche parole un nome ci sarebbe: Stephon
Marbury. Peccato che abbia firmato un lungo e pesante contratto con i vicini New
Jersey Nets. Altri nomi di possibili playmaker a spasso? Timmy Hardaway è troppo vecchio,
un ritorno di Mark Jackson sarebbe improbabile e un possibile approdo nella grande mela di
Allen Iverson sarebbe puro fantabasket. Ideale potrebbe essere Eisley di Utah, una specie
di Stockton nero. Ricordiamoci che la finale del 1994 i Knicks la raggiunsero con
l'approdo del veterano Derek Harper dopo l'infortunio dell'allora play titolare Doc
Rivers.
PUNTO 2) Il leader spirituale,
nel senso di punto di riferimento nella squadra, sarebbe Patrick Ewing, anche se spesso si
è dubitato di lui in passato. Il leader in campo a volte si chiama Allan Houston , a
volte si chiama Latrell Sprewell.
Il problema è che tra questi tre giocatori non esiste una vera e propria
prima opzione offensiva. Ciò può essere sia un bene che un male, dipende dai punti di
vista. Comunque per tenere in campo sia Houston che Spree, New York è costretta a
schierare un quintetto un po' troppo basso, con Latrell da ala piccola.
Uno dei due dovrebbe andarsene. La scelta sarà dolorosa ma purtroppo si deve passare
anche da momenti del genere per raggiungere certi traguardi. Probabilmente New York
dovrebbe puntare su Houston come perno della ricostruzione e affiancarlo a una buona
contropartita ottenibile con la cessione di Spree.
Miami, per Spree, potrebbe essere disposta a cedere il buon Jamal Mashburn, ma non
sembra avere molto altro da offrire, purtroppo. Sicuramente, se i Knicks decideranno di
ricostruire, il trio delle meraviglie visto in questi ultimi anni, non lo rivedremo di
sicuro.
PUNTO 3) Patrick Ewing è
vecchio e vuole vincere un titolo Nba. Recentemente ha fatto capire di poter proseguire
ancora per qualche anno la sua carriera, ma il contratto scade nel 2001, cioè l'anno
prossimo. Che garanzie offre "Big Pat"? Nessuna.
New
York rischia, al momento del suo ritiro, di avere un autentico buco in mezzo, nel ruolo di
centro (considerando che anche Dudley non è giovanissimo). Ma è anche altrettanto vero
che ci sono ben poche squadre in grado di scambiare un buon centro per prendersi il
vecchio e dolorante Ewing. Quindi l'enigma di Pat sembra avere una unica risposta:
resterà in maglia Knicks fino al giorno del suo ritiro e lotterà al suo meglio per la
conquista dell'anello.
Ma New York potrebbe accaparrarsi un buon pivot magari con la cessione di Sprewell
oppure di Larry Johnson (il quale ha però un contratto troppo pesante per le sue
capacità odierne). Il destino di Ewing sarà leggere il suo numero ritirato sul soffitto
del garden, ma se non vince il titolo, tutto ciò conterà ben poco, e lui ne è
consapevole.
PUNTO 4) Il tempo passa per
tutti e nessuno torna indietro. Così Dudley, Larry Johnson e Patrick Ewing, cioè tre
quarti della front line sono abbastanza avanti con l'età. Anche Sprewell non è più
giovanissimo, inoltre.
Sappiamo che i perni della ricostruzione sono Camby e Houston.
Questo è sicuro. Ma se New York volesse vincere il titolo già il prossimo anno potrebbe
riuscire ad acquistare il buon Karl Malone, che già anni fa aveva detto di voler giocare
nella grande mela, perché amico del proprietario della franchigia.
Con Malone, i Knicks sarebbero la squadra più forte della lega (sempre ipotizzando la
partenza di uno dei Big Three e l'arrivo di un buon playmaker). Ma voci di corridoio,
dicono che Karl sarebbe vicino a Portland. Acquistando giovani, però, la ricostruzione
potrebbe avvenire in modo indolore, cercando di non imitare gli errori fatti dai Bulls.
PUNTO 5) Il loro gioco aggressivo,
si dice sia visto come fumo negli occhi dalle sedi della Nba. Ma questo avviene ormai da
anni (ricordiamoci della serie Knicks - Bulls del 1993 che si trasformò in un vero
incontro di wrestling in 7 round), ovvero da quando Riley si trovò per le mani una
squadra di picchiatori come Oakley, Starks e il mitico Xavier McDaniel.
Negli anni, lo stile di gioco è rimasto lo stesso, anche perché il pubblico
del Madison ama le squadre dure, che non si tirano indietro e intimidiscono gli avversari:
sono arrivati cosí Latrell Spreewel (noto strangolatore!), Dudley, K. Thomas e Ward (vi
ricordate della rissa con PJ Brown?).
Con questo gioco New York non vince, però. Nonostante le loro ricerche e i loro
tentativi, questi Knicks non raggiungeranno mai i risultati dei mitici Bad Boys di Detroit
che, oltretutto, un vero playmaker ce l'avevano eccome.
Insomma, la grinta a volte non basta, specialmente quando bisogna battere squadre come
i Pacers e i Lakers
Per questo in molti, nella grande mela, si aspettano un'estate
pirotecnica con diversi colpi di mercato, anche se non è affatto certo che la dirigenza
andrà in questa direzione
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