La Finale Nba è finita, e i Lakers sono diventati Campioni del Mondo.Titolo meritato?
Io propendo per il si, considerando una stagione che con infortuni giusti al posto giusto
(Duncan, Kidd) ha tolto di mezzo alcune squadre, visto l'equilibrio regnante all'Ovest.
Le differenze sostanziali a favore dei Lakers rispetto all'anno
scorso è venuta essenzialmente da Phil Jackson e lo Zen, visto che in
qualche capitolo dell'omonimo libro c'è come motivare alla difesa un centro All Star e
come far difendere la miglior guardia post-Jordaniana, tanto da far centrare l'obiettivo
(non sicuramente sperato ad inizio stagione) dell'inserimento nel miglior quintetto
difensivo a Kobe Bryant.
E' questa la vera rivoluzione di Jackson, non tanto l'applicazione
dell'ormai famosisssimo "triangolo laterale", ma convincere O'Neal a stare più
di 40 minuti in campo (col conseguente elevarsi delle cifre, l'acquisizione di un ritmo
sia offensivo che difensivo che prima non aveva).
Detto dei magnifici 2 (non 3, poi vedremo il perché), si può aggiungere che per una
vittoria quasi sicura basta che un altro azzecchi una partita da almeno 15 punti e il
gioco è quasi fatto, vista la buonissima difesa d'insieme della squadra, sia pur
migliorabile in qualche elemento della panca.
Il non-magnifico è apparso Glen Rice, troppo fuori da ogni situazione
in questa permanenza ai Lakers (con ogni probabilità ormai conclusa). Difatti l'ex
Michigan ha avuto un rendimento sempre inferiore al suo talento: per lui è estremamente
difficile prendere un tiro se non ogni 4-5 possessi e contemporaneamente difendere dalla
parte opposta, in un sistema dove bene o male l'anello debole è lui
Comunque
a queste carenze difensive di Rice hanno sopperito Horry (grandi playoff
i suoi), Harper (età e giunture permettendo), Fisher (calato nel tiro da fuori), Shaw
(l'ennesimo ripescaggio azzeccato di Jackson).
Note negative per Fox, troppo nervoso per entrare in clima di playoff, Knight
(costretto al garbage time più infimo), A.C. Green (a sprazzi buono, ma non può giocare
molto), Salley (è lì per spendere dei falli).
Ingiudicabile George, non è il suo momento e si vede
A questo punto sorge un
dubbio: non è che Ruben Patterson poteva essere utile? Immaginatevi un
Patterson a difendere per qualche minuto su Rose, in un momento d'abulia collettivo.I
Lakers hanno rinunciato al buon Ruben troppo presto, quando il trend (lanciato da Pat
Riley) è quello di far entrare uno specialista in difesa dalla panchina (vedi Bowen,
Pollard), per smorzare momenti "allegri" della partita.
Passiamo ad Indiana, che comunque finirà la serie ha fatto tutto
quanto era possibile ed umano per opporsi allo strapotere di L.A. La mancanza di un
secondo lungo decente per difendere su O'Neal era il leit motiv della serie, Perkins
(ottimo perimetralmente, ma in difesa non ce la fa) e Smits (già bollito da un paio
d'anni, ogni tanto si sveglia e ci fa vedere cos'era capace di fare) non ce la potevano
fare in quanto rendono non tanto i centimetri ma troppi chili a Shaq.
Qui si rimpiange Antonio Davis, non eccelso attaccante ma in grado di
dare manforte al suo omonimo Dale Davis (ottimo rimbalzista, e buon difensore su O'Neal)
in difesa. Visto comunque il buco nella rotazione di Indiana nello spot di
lungo-che-difende, Antonio sarebbe di sicuro venuto utile.
Ma
l'anima dei Pacers è da sempre Reggie Miller, e dopo aver bucato gara 1
ha fatto gli straordinari nelle altre partite, dimostrando che se c'era un numero 23 in
meno a Chicago un'anello lo avrebbe meritato pure lui. Grandissimo Reggie, in difesa, a
marcare un'immarcabile Bryant, a cercare contatti (puntualmente rilevati alla Conseco
Field House
) con gli avversari.
Ma da quest'anno Jalen Rose ha fatto un salto di
qualità enorme, raggiungendo il livello di All Star (vediamo se il prossimo anno non fa
l'All Star Game
) e dimostrandosi letteralmente immarcabile per Rice, costringendo
Phil Jackson a dirottare Harper sovente su di lui. Penetrazione, tiro da fuori, difesa,
rimbalzi, ha fatto praticamente di tutto, bucando solo la gara che ha deciso la serie,
gara 4.
Note positive pure per Austin Croshere, sorpresa per i più ma non per
chi lo aveva visto in Regular Season. Buon rimbalzista, è stato pure costretto
saltuariamente a difendere su O'Neal, e col suo tiro anni 50 (precisissimo) ha messo
canestri importanti, soprattutto in gara 1.
Mark Jackson ha fatto girare bene la squadra, ma qualche anno di meno
avrebbe fatto comodo, mentre Travis Best si è confermato come il play di
riserva con più impatto di tutta la lega: è pronto ormai per il quintetto. Entrava e
usciva in contemporanea a Fisher, l'unico col suo passo dei Lakers.
Dalla panchina arrivava ancora il buon Derrick McKie, ma anche per lui
vale il discorso fatto per Jackson, troppe primavere per dare il contributo che solo 3
anni fa prima dell'infortunio era in grado di dare. Meno spazio ha il fondo della panchina
dei Pacers, visto che Mullin, Bender (dal grandissimo futuro) e Tabak non hanno fatto
null'altro che comparsate in questa serie.
Non mi sono dilungato sulla grandezza di O'Neal,
sull'immarcabilità di Bryant, perché queste cose sono note a tutti, ma la vera crescita
dei Lakers consiste nel coinvolgimento del Dinamico Duo nel team, col miglioramento nei
rimbalzi e assist conseguente.
Comunque questa serie ci ha regalato uno Shaq per la prima volta decisivo nella sua
carriera, un Bryant con un futuro radioso e uno Jalen Rose pronto per tutti gli usi, visto
che probabilmente sarà uno tra i free-agent più contesi del mercato prossimo. |