I Lakers hanno vinto il loro dodicesimo titolo della storia; lo hanno fatto grazie a
Phil Jackson, che ha cambiato la vita losangelina, ed a Shaquille O'Neal, letteralmente
trasformatosi grazie allo zen.
Ma c'è un ragazzo cresciuto in Italia, senza il quale non sarebbe arrivato il
titolo: si tratta ovviamente di Kobe Bryant, che più volte durante i
playoff di quest'anno ha fatto venire in mente le gesta del signore con il 23.
Anche se il paragone non piace, è doveroso farlo perché Kobe è il giocatore che più
si avvicina all'alieno in tutte le sue forme, con in piú il vantaggio di avere solo 21
anni.
Kobe Bryant, come detto, trascorre la sua infanzia in Italia, dove il padre Joe giocava
ad altissimi livelli. E' nel nostro paese, quindi, che ha imparato a giocare a basket e
gli insegnamenti del padre sono stati fondamentali nel suo miglioramento: così quando
torna in America, subito dopo la High School a Philadelphia, nella Lower Marion HS, passa
direttamente tra i Pro, con l'etichetta di fenomeno.
Nei primi anni della sua carriera è un sesto uomo di lusso, e nell'anno da rookie,
riesce a vincere addirittura la gara delle schiacciate, cosa che non passa certamente
inosservata per quanto riguarda le doti del ragazzo.
Con l'arrivo di Rice e la cessione di Jones, Kobe diventa titolare, ma è ancora ben
lungi dalla piena maturità. Maturità che arriva con Phil Jackson, che
lo responsabilizza molto di più degli allenatori precedenti, che sotto questo punto di
vista spesso sono risultati impreparati a gestire un ragazzo cosí giovane ma con cosí
tanto talento.
Grazie agli insegnamenti del Grande Capo Triangolo, Kobe trova il suo equilibrio, e i
risultati si vedono soprattutto in campo. Le sue medie subiscono un impennata vertiginosa:
dai 10 punti a partita dei primi 4 anni ai 23 degli ultimi playoff.
Nelle finali appena finite Kobe è stato a dir poco eroico: in
gara 2 si infortuna ad una caviglia ed é costretto a non giocare gara 3, anche se lui si
dice pronto a scendere in campo. In gara 4 torna con una caviglia in fiamme, e tutto
lascia presagire una serata no, finché nel terzo quarto comincia a giocare come solo lui
sa fare.
Shaq esce per falli nell'overtime e il numero 8 gialloviola si prende sulle spalle
l'intero attacco dei Lakers: segna 8 punti in 5 minuti incluso il tap in della vittoria.
Una cosa incredibile, che succedeva solo con MJ.
Ci aveva appena dimostrato che sarà dura sconfiggerlo e che è intenzionato a dominare
l'NBA per una decade insieme ai suoi Lakers. |