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Da Kidd
& The Glove
Jason Kidd e Gary Payton, lungo le strade di Oakland,
dove sono cresciuti, sono considerati 2 leggende viventi, esempi da imitare e perfetti
rappresentanti di quello stile di pallacanestro che da sempre contraddistingue la costa
Ovest, così spettacolare e coinvolgente, ma anche così efficace
- Domanda - Deve essere stata una grande sensazione giocare insieme
lAll Star Game nella propria città
- J.Kidd - Certo, è stata una grande sensazione poter portare lo
show dellAll Star Game a casa nostra, e il fatto di averlo fatto insieme a Gary ha
reso tutto più bello. Abbiamo dimostrato alla gente della nostra città che i 2 ragazzi
del posto ce lhanno fatta
Dom. - Gary, tu sei,
per questa generazione di giovani giocatori di Oakland, sicuramente il capostipite, il
giocatore più anziano del gruppo, l'esempio da seguire. Cosa ci puoi dire di quei primi
anni della tua carriera?
- G.Payton - Beh, prima che arrivasse
Jason, io ero sempre il giocatore più giovane che voleva giocare coi più vecchi. Poi,
quando lui e J.R. (Rider) cominciarono a voler giocare con me, ed ad ammirarmi visto che
io già giocavo al college, capii subito che erano speciali, anche se all'epoca erano solo
giocatori di High School. Certo, grandi giocatori di High School. Uscivamo sempre assieme,
erano sempre a casa mia
E quando io non c'ero, erano i miei parenti che li
seguivano, li portavano alle partite, cercavano di farli rigare dritto. E io per loro
volevo essere una specie di fratello maggiore, perché io non avevo mai avuto nessuno che
mi aiutasse.
- J.K. - E' vero, e poi Gary aveva
sempre le chiavi della Skyline (il palazzetto della High School in cui giocò The Glove),
per cui un sacco di partite improvvisate andavamo a giocarle lì...
- Dom. - Jason, ricordi un
movimento in particolare di Gary che ti impressionava particolarmente?

- J.K. - No, ma mi ricordo quella volta
in cui mi marcava e non mi ha mai nemmeno lasciato tirare in tutta la partita
- G.P. - Ti ricordi ancora?
- J.K. - Si, e mi ricordo anche perché
l'hai fatto. L'hai fatto per dimostrarmi che dovevo migliorare ancora molto, e che non
dovevo accontentarmi di essere più forte della maggior parte dei ragazzi contro cui
giocavamo allora. E l'hai fatto anche per dimostrarmi che eri uno dei migliori difensori
in circolazione, ed eri già al college allora
- Dom. - Questo cosa ti ha
insegnato?
- J.K. - Quella sera, uscendo dalla
palestra, stavo male; ad un certo punto arrivò Gary e mi disse "Voglio rivederti qui
domani, stessa ora, per vedere se riesci a prendere almeno un tiro"
- Dom. - E, Gary, ci è
riuscito?
- G.P. - Macchè !
- J.K. - In più, in quel periodo Gary
era estremamente aggressivo, anche a parole. Col passare degli anni è diventato più
tranquillo, anche se, se ha qualcosa da dirti in campo, te lo dice, stanne certo.
- G.P. - Il mio tipo di gioco, e il mio
modo di comportarmi, frustravano molto Jason. Ogni sera andava a casa e diceva a sua mamma
cosa gli avevo fatto. Ma la cosa buona di Jason era che ogni giorno tornava e provava a
fare qualcosa di diverso per riuscire a battermi. E' quando ho visto che tornava a
giocare, giorno dopo giorno, che ho capito che sarebbe diventato un giocatore speciale.
- Dom. - Cosa mi dici di
J.R.Rider?
- G.P. - Una volta stavamo
giocando alla St. Joe's e Jason portò J.R. per giocare in alcune partitelle. Era appena
uscito dalla High School, ma io non lo conoscevo ancora. Aveva un'aria così pigra, non mi
sembrava assolutamente in grado di giocare al nostro livello. Invece ad un certo punto mi
ha battuto in palleggio, è saltato e mi ha schiacciato in testa; e poi ha cominciato a
mettere tiri da fuori, penetrazioni, schiacciate rovesciate
Altrochè se poteva
giocare al nostro livello! E' da allora che ho cominciato a conoscerlo meglio, perché era
chiaro il tipo di talento che aveva
- Dom. - Chi è il miglior
giocatore che avete mai visto giocare dalle vostre parti?
- G.P. - Demitrius "Hook"
Mitchell senza alcun dubbio. Penso che fosse il migliore di tutti noi. Era un ragazzo di 1
metro e 80 scarsi che schiacciava in testa a tutti, tirava da fuori, penetrava, faceva
tutto quello che voleva.
- J.K. - Tutti parlavano di lui e delle
sue schiacciate saltando bici e motorini: era una vera e propria leggenda! Aveva un
talento assolutamente inconsueto
- G.P. - Però non è mai riuscito ad
allontanarsi dalla vita della strada, ed è stata la sua rovina. Se avesse rigato dritto,
oggi sarebbe nella Lega, dominando.
- Dom. - Non credete che
Oakland sia sottovalutata quando si parla di città produttrici di giocatori NBA?

- J.K.- Sicuramente. Penso che i
ragazzi di Oakland attualmente nella NBA possano competere senz'altro con quelli di New
York o Los Angeles, tanto per fare un esempio
- G.P. - Certamente! E non
dimentichiamoci di Antonio Davis, Greg Foster, Brian Shaw, tutti di Oakland
- Dom. - Secondo voi si può
parlare di un "Oakland style" per quanto riguarda i giocatori NBA?
- J.K.- E' strano da descrivere perché
siamo tutti giocatori così diversi fra loro
Da Oakland sono usciti atleti dai
talenti completamente differenti. Pensa ad Antonio Davis e Greg Foster che sono entrambi 2
metri e 10 di statura ma giocano in modo completamente diverso: Greg è molto tecnico ed
ha un ottimo tiro da fuori, Antonio invece salta come un canguro, ed ha un gioco basato
sul contatto fisico
Io stesso ho un tipo di gioco molto diverso da quello di Gary,
eppure siamo cresciuti assieme, abbiamo giocato negli stessi posti e imparato le stesse
cose
E poi c'è J.R. , un giocatore da 30 o 40 punti a partita, quando vuole
- G.P. - Però c'è una cosa che
accomuna tutti i giocatori di Oakland: siamo competitivi. Quando giochiamo, non guardiamo
in faccia a nessuno, anche quando giochiamo gli uni contro gli altri. E' il nostro lavoro:
siamo di Oakland, siamo competitivi. Però, alla fine della partita, torniamo amici!
Competitivi: è questo il termine più
giusto per descrivere due supercampioni come Jason Kidd e Gary Payton, i 2 migliori
playmaker attualmente in tutta la NBA. E non è un caso che siano amici per la pelle, e
che si conoscano da una vita: solo Jason sa quanto gli è servito giocare ogni giorno
contro un difensore del calibro di Gary, che dei 2 è di sicuro il più aggressivo, sia
mentalmente che come stile di gioco. Completissimi entrambi sotto ogni aspetto, sono fra i
pochi giocatori della Lega in grado di dominare da soli una partita: Jason è il re
incontrastato delle triple doppie, particolare inconsueto per un giocatore che supera di
poco il metro e 90, Gary nel corso degli anni ha unito alla sua proverbiale efficacia
difensiva (non a caso è chiamato il guanto, per come aderisce all'attaccante) una sempre
maggiore incisività in attacco, tanto che oggi è il miglior realizzatore dei suoi
Sonics
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