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Stagione 1999 / 2000


The Finals
Gara 6

Indiana Pacers 111 - Los Angeles Lakers 118

L'immagine più bella che ci ha consegnato questa stupenda finale NBA, è stata quella di uno Shaquille O'Neal piangente, teneramente abbracciato alla madre, subito dopo il suono della sirena che lo ha incoronato Campione del Mondo.

O'Neal festeggiato dal pubblico dello Staples CenterAl termine di una gara molto tirata, decisasi solo negli ultimi 5 minuti di gioco, i Lakers hanno trionfato ed hanno inaugurato il millennio con un titolo che sa molto di inizio di un'era. E' forse prematuro parlare di dinastia, ma i presupposti ci sono tutti e di sicuro con queste basi si può andare lontano.

"Ho cercato questo titolo per tutte le 8 stagioni di NBA che ho alle spalle - ha detto O'Neal - è normale che mi sia messo a piangere come un bambino. E' favoloso quello che sto provando".

O'Neal è stato nominato MVP delle Finali, coronando così una stagione che non ha eguali dai tempi gloriosi di Michael Jordan: Shaq ha vinto tutto il possibile ed è riuscito a scrollarsi di dosso quella pesante nonchè fastidiosa etichetta di perdente che lo accompagnava dai tempi della finale con Orlando.

Le sue prestazioni sono state assolutamente fuori del comune, ha spazzato via tutto e tutti, ha dimostrato di essere immarcabile in attacco ed una vera montagna in difesa.

Accanto a Shaq troviamo Bryant: a 21 anni vincere un titolo NBA non è cosa semplice per chiunque, ma lo è a maggior ragione se consideriamo il modo con cui l'ha fatto.

Le statistiche (ottime) non rendono bene quanto il ragazzo cresciuto in Italia abbia inciso su questa serie: è stato un vero leader, ha segnato canestri di cruciale importanza in momenti dove la tensione attanagliava i giocatori. Tutti eccetto lui, con la sua sconvolgente maturità ed un futuro davanti da far rabbrividire al solo pensiero.

Ma questo non è stato solo il titolo del "Combo".
"Il nostro duro lavoro è stato ripagato - afferma Kobe - e certamente il prossimo anno saremo ancora qui a difendere il nostro trono".

E' stato il titolo di Ron Harper, al quarto anello personale, un esempio per correttezza e per durezza mentale, che ha saputo motivare la squadra e trascinarla lui stesso.

E' stato il titolo di Robert Horry, un vincente in tutti i sensi, che ha saputo sacrificare le sue attitudini offensive per votarsi ad una difesa a tratti monumentale.

E' stato il titolo di Rick Fox, che ha pienamente azzeccato la scelta di rinunciare alle ghiotte offerte cariche di dollari per giocare piuttosto in una squadra da titolo. Ovvero quando i sentimenti superano i soldi.

Come dimenticarsi poi di Brian Shaw (che come Shaq un titolo se l'era visto sfuggire ad Orlando) e di Derek Fisher, determinante con la sua difesa ed i suoi tiri da lontano.

Anche Glen Rice, pur non essendo stato un fattore, ha vinto il suo titolo : il prossimo anno sicuramente non vestirà in gialloviola, ma sul biglietto da visita da consegnare ai GM NBA, la scritta "Campione del Mondo 2000" attirerà e non poco l'attenzione.

Infine una doverosa menzione per A.C. Green, veterano di tante battaglie ed unico anello di congiunzione tra i Lakers campioni nel 1988 e quelli di quest'anno.

Reggie Miller ha speso tantissimo in queste finali...Onore però agli Indiana Pacers, usciti più che mai a testa alta da una finale che li ha visti grandi protagonisti: Miller non ha trovato l'anello che cercava, ma ha ottenuto la definitiva consacrazione quale una delle prime tre guardie tiratrici dell'ultima decade, Jalen Rose ha avuto in questa serie un favoloso trampolino di lancio, proprio quello che gli serviva dopo anni di anonimato, a dispetto del suo enorme potenziale.

Anche Phil Jackson riconosce i meriti di Indiana : "Devo ringraziare i Pacers per la splendida partita alla quale hanno dato luogo. Hanno tenuto duro per tutta la serie e sono stati avversari durissimi da battere. Rivolgo alla squadra e a Bird i miei complimenti più sentiti".

La serie ha promosso ad un livello superiore soprattutto Austin Croshere, che il prossimo anno sarà un importante elemento sul quale ristrutturare la franchigia.

Phil Jackson vince il suo settimo titolo NBA da allenatore e diventa il secondo coach nella storia a compiere l'impresa con due squadre diverse.

Larry Bird lascia la panchina dei Pacers forse con l'amaro in bocca, ma di certo sono molti gli elogi che possono essere mossi verso di lui: l'ultimo saluto a lui rivolto da Magic Johnson è un'altra immagine che ricorderemo da quella che può essere considerata la più bella finale NBA dell'ultimo lustro.

La partita è stata molto combattuta, Los Angeles è stata capace di rimontare svantaggi anche molto consistenti (9 e 12 punti), ed alla fine ha prevalso soprattutto grazie ad i secondi tiri concessi dalla difesa di Indiana: Shaquille O'Neal è stato il miglior marcatore della partita con 41 punti e 12 rimbalzi, Bryant ne ha messi 24 e per la prima volta nella serie anche Rice ha giocato ad un livello accettabile.

Dall'altra parte, ottima prestazione di Jalen Rose (29 punti), di Reggie Miller (25) ed anche di Dale Davis, autore di 20 punti e 14 rimbalzi.

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L'MVP della partita
41 punti e 12 rimbalzi, tutto preventivato. Shaquille O'Neal ha stradominato la serie dall'inizio alla fine, è stato eletto MVP delle finali più che meritatamente. Nelle partite perse dai Lakers è stato ugualmente il miglior giocatore della partita. Finalmente è riuscito a vincere un titolo dopo 12 anni di carriera fra college e NBA. Solo pochi sono riusciti a fare quello che lui ha fatto in questa stagione.
I giocatori chiave
La partita è stata decisa dai rimbalzi che i Lakers hanno conquistato in più rispetto a Indiana. Sono state molto importanti le possibilità di secondi tiri da parte di L.A. derivati proprio da rimbalzi offensivi. Per il resto Indiana ha giocato meglio ed ha espresso la propria egemonia per 3 quarti, per poi crollare, non avendo saputo amministrare il vantaggio.
La delusione
2 punti e 6 falli. Questo lo score di Rik Smits, il peggior giocatore della serata. Era lui quello che poteva cambiare la serie, ma non lo ha fatto poiché i suoi piedi non lo hanno ben confortato in difesa. In gara 6 è arrivata pure la debacle offensiva che lo candida ad essere uno dei peggiori giocatori della serie.
Il tema tattico
La partita si è decisa nei minuti finali, quando il fluido e spettacolare attacco dei Pacers si è imballato, un po' per via della cresciuta pressione difensiva dei Lakers, un po' per via della tensione, dell'emozione del momento e del caldissimo tifo dello Staples Center, che ha deconcentrato i giocatori di Indiana, quasi tutti esordienti in una Finale. In più, in questa gara 6, è tornato il contributo delle seconde linee dei Lakers: Fox, Fisher e soprattutto Robert Horry, un vincente nato.

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