The Finals
Gara 6
Indiana Pacers 111 - Los Angeles Lakers 118
L'immagine più bella che ci ha consegnato questa stupenda finale NBA, è
stata quella di uno Shaquille O'Neal piangente, teneramente abbracciato alla madre, subito
dopo il suono della sirena che lo ha incoronato Campione del Mondo.
Al termine di una gara molto
tirata, decisasi solo negli ultimi 5 minuti di gioco, i Lakers hanno trionfato ed hanno
inaugurato il millennio con un titolo che sa molto di inizio di un'era.
E' forse prematuro parlare di dinastia, ma i presupposti ci sono tutti e di sicuro con
queste basi si può andare lontano.
"Ho cercato questo titolo per tutte le 8 stagioni di NBA che ho alle
spalle - ha detto O'Neal - è normale che mi sia messo a piangere come un
bambino. E' favoloso quello che sto provando".
O'Neal è stato nominato MVP delle Finali, coronando
così una stagione che non ha eguali dai tempi gloriosi di Michael Jordan: Shaq ha vinto
tutto il possibile ed è riuscito a scrollarsi di dosso quella pesante nonchè fastidiosa
etichetta di perdente che lo accompagnava dai tempi della finale con Orlando.
Le sue prestazioni sono state assolutamente fuori del comune, ha spazzato
via tutto e tutti, ha dimostrato di essere immarcabile in attacco ed una vera montagna in
difesa.
Accanto a Shaq troviamo Bryant:
a 21 anni vincere un titolo NBA non è cosa semplice per chiunque, ma lo è a maggior
ragione se consideriamo il modo con cui l'ha fatto.
Le statistiche (ottime) non rendono bene quanto il ragazzo cresciuto in
Italia abbia inciso su questa serie: è stato un vero leader, ha segnato canestri di
cruciale importanza in momenti dove la tensione attanagliava i giocatori. Tutti eccetto
lui, con la sua sconvolgente maturità ed un futuro davanti da far
rabbrividire al solo pensiero.
Ma questo non è stato solo il titolo del "Combo".
"Il nostro duro lavoro è stato ripagato - afferma Kobe - e certamente il prossimo
anno saremo ancora qui a difendere il nostro trono".
E' stato il titolo di Ron
Harper, al quarto anello personale, un esempio per correttezza e per durezza
mentale, che ha saputo motivare la squadra e trascinarla lui stesso.
E' stato il titolo di Robert Horry, un vincente in tutti
i sensi, che ha saputo sacrificare le sue attitudini offensive per votarsi ad una difesa a
tratti monumentale.
E' stato il titolo di Rick Fox, che ha pienamente
azzeccato la scelta di rinunciare alle ghiotte offerte cariche di dollari per giocare
piuttosto in una squadra da titolo. Ovvero quando i sentimenti superano i soldi.
Come dimenticarsi poi di Brian Shaw (che come Shaq un
titolo se l'era visto sfuggire ad Orlando) e di Derek Fisher,
determinante con la sua difesa ed i suoi tiri da lontano.
Anche Glen Rice, pur non essendo stato un fattore, ha
vinto il suo titolo : il prossimo anno sicuramente non vestirà in gialloviola, ma sul
biglietto da visita da consegnare ai GM NBA, la scritta "Campione del Mondo
2000" attirerà e non poco l'attenzione.
Infine una doverosa menzione per A.C. Green, veterano di
tante battaglie ed unico anello di congiunzione tra i Lakers campioni nel 1988 e quelli di
quest'anno.
Onore
però agli Indiana Pacers, usciti più che mai a testa alta da una finale che li
ha visti grandi protagonisti: Miller non ha trovato l'anello che cercava,
ma ha ottenuto la definitiva consacrazione quale una delle prime tre guardie tiratrici
dell'ultima decade, Jalen Rose ha avuto in questa serie un favoloso
trampolino di lancio, proprio quello che gli serviva dopo anni di anonimato, a dispetto
del suo enorme potenziale.
Anche Phil Jackson riconosce i meriti di Indiana :
"Devo ringraziare i Pacers per la splendida partita alla quale hanno dato luogo.
Hanno tenuto duro per tutta la serie e sono stati avversari durissimi da battere. Rivolgo
alla squadra e a Bird i miei complimenti più sentiti".
La serie ha promosso ad un livello superiore soprattutto Austin
Croshere, che il prossimo anno sarà un importante elemento sul quale
ristrutturare la franchigia.
Phil Jackson vince il suo settimo titolo NBA
da allenatore e diventa il secondo coach nella storia a compiere l'impresa con due squadre
diverse.
Larry Bird lascia la panchina dei Pacers forse con
l'amaro in bocca, ma di certo sono molti gli elogi che possono essere mossi verso di lui:
l'ultimo saluto a lui rivolto da Magic Johnson è un'altra immagine che ricorderemo da
quella che può essere considerata la più bella finale NBA dell'ultimo lustro.
La partita è stata molto combattuta, Los Angeles è stata capace di
rimontare svantaggi anche molto consistenti (9 e 12 punti), ed alla fine ha prevalso
soprattutto grazie ad i secondi tiri concessi dalla difesa di Indiana: Shaquille O'Neal è
stato il miglior marcatore della partita con 41 punti e 12 rimbalzi, Bryant ne ha messi 24
e per la prima volta nella serie anche Rice ha giocato ad un livello accettabile.
Dall'altra parte, ottima prestazione di Jalen Rose (29 punti), di Reggie
Miller (25) ed anche di Dale Davis, autore di 20 punti e 14 rimbalzi. |