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Stagione 1999 / 2000


The Finals
Gara 2

Indiana Pacers 104 - Los Angeles Lakers 111

Piú forti. Piú forti degli imprevisti, delle avversità, degli infortuni e anche delle tattiche ostruzionistiche dei rivali.

I Lakers si sono dimostrati una volta ancora piú forti dei rivali, anche in assenza del Kobe a terra infortunatoproprio uomo di punta fra i piccoli, quel Kobe Bryant che ha meravigliato il mondo con le sue giocate in questi playoff, e che si è infortunato dopo pochi minuti, ricadendo col piede sinistro su quello di Jalen Rose dopo un tiro.

Trascinati da uno Shaquille O'Neal piú che mai concentrato e responsabilizzato, Los Angeles ha sempre controllato la partita, grazie anche (finalmente) al contributo di un Rice ritrovato, e promosso sul campo al ruolo di seconda opzione offensiva: per lui, alla fine, si contano 21 punti, 4 rimbalzi e 3 assist, ma soprattutto la sensazione di essere sempre in controllo, e sempre in grado, in ogni momento, di battere l'avversario diretto.

Ma il dominatore della partita, e ormai si puó dire anche della serie, è lui, "The Big Aristotele": 40 punti, 24 rimbalzi, 4 assist e 3 stoppate, oltre ad un impatto sulla gara, in ogni singolo momento, alla Wilt Chamberlain, anzi di piú.

Shaq, il dominatore delle areeIn difesa, ogni rimbalzo è suo, e ogni penetrazione avversaria assolutamente sconsigliabile. Nei pochi minuti in cui Phil Jackson lo fa riposare in panchina, la situazione cambia radicalmente: l'area dei Lakers diventa improvvisamente "terra di nessuno", in cui i mezzi lunghi di Indiana Davis e Croshere scorrazzano liberamente.

Ma col suo ritorno in campo, istantaneamente cala il sole per i Pacers, che non vedono piú un rimbalzo che è uno. In attacco, poi, è una forza della natura: una montagna di 140 kg. che si muove con la potenza e la velocità di un tir lanciato in autostrada: e finora nessun lungo dei Pacers è riuscito neanche a prendergli la targa…

Negli ultimi minuti, poi, Larry Bird, sotto di 6, ordina il piú squallido degli "Hack-a-Shaq": assistiamo cosí a falli intenzionali a metà campo, o addirittura dietro la linea di fondo, su uno Shaq forse troppo stanco e allibito per accennare anche solo a una reazione, o a un cenno di frustrazione.

Il fallo sistematico, comunque, non dà frutti: O'Neal chiuderà con 18 su 39 dalla linea, nuovo record delle finali per liberi tentati, e comunque si attesta intorno ad un 50% negli ultimi minuti, vanificando cosí il tentativo di rimonta dei Pacers.

Reggie Miller, discreto in gara 2In casa Indiana ottimo ancora Croshere, un 3-4 molto atletico, troppo alto da marcare per Fox e troppo veloce per Horry. Reggie Miller è andato meglio rispetto a gara 1, ma ci voleva poco, e ancora le sue percentuali al tiro sono state deficitarie: in tutta la serie non è ancora riuscito ad entrare in trance agonistica… Jalen Rose ha fatto vedere che quando vuole non è marcabile, ma non ha avuto molti palloni nelle mani nei momenti decisivi…

Male invece Jackson e Best: il primo, in particolare, è stato impalpabile in difesa, ed estremamente impreciso al tiro in attacco. Fra l'altro, con Shaq nei paraggi, le sue scorribande sotto canestro sono molto piú limitate del solito… Best invece sta trovando pane per i suoi denti contro Derek Fisher, che ha nella sua specialità proprio la difesa contro giocatori rapidi e sguscianti come il play di riserva di Indiana.

Ora si va ad Indianapolis, campo molto ostico per chiunque, e dove generalmente i Pacers si presentano gasati come non mai.

Kobe Bryant, fuori per quasi tutta gara 2 causa una distorsione alla caviglia, è in forse: i raggio X hanno escluso la frattura, ma non si è trattato comunque di un infortunio di poco conto.

Ma, come ha ricordato Brian Shaw nel dopo gara, i Lakers a inizio stagione hanno già giocato 15 partite senza Kobe, vincendole quasi tutte, ed ora che sono arrivati in finale non si daranno di sicuro per vinti, guidati dal loro apparentemente invincibile condottiero, "The Big Aristotele", che sta riscrivendo la storia ed il ruolo di centro dei playoff.

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L'MVP della partita
Ancora una volta, non poteva che essere lui: "The Man of Steel", Shaquille O'Neal. Il centro dei Lakers ha giocato una prestazione ancora migliore di quella di gara1, perché è riuscito a mantenere la calma nonostante i 39 tiri liberi a cui è stato sottoposto, e se avesse saputo tirarli un po' meglio avrebbe stabilito un nuovo record di punti nelle finali. I Pacers saranno per tutta la serie senza contromisure per Shaq, che stasera ha totalizzato 40 punti e 29 rimbalzi.
I giocatori chiave
Con Kobe Bryant fuori per infortunio, ecco spuntare ancora una volta la panchina di Phil Jackson. Shaw, Horry e Fox hanno avuto molte responsabilità in più e hanno risposto alla grande. Ma i veri giocatori chiave sono stati Glen Rice e Ron Harper, autori di 21 punti a testa. Rice è passato da terza a seconda opzione offensiva della squadra ed ha segnato tiri importantissimi, mentre Ron ha fatto valere la sua grande esperienza. Da citare anche le ottime prestazioni di Croshere e Rose, unici a tenere a galla i Pacers, ancora alla ricerca di un Miller migliore.
La delusione
E' stato uno delle persone più amate della storia NBA, ma Larry Bird ha abbandonato il suo purismo e ha ordinato una cosa scandalosa: quell' Hack-a-Shaq che era stato categoricamente bocciato dallo staff di Indiana, e che ha regalato minuti di noia totale a tutti i fans NBA. Qui Stern dovrebbe fare qualcosa perché non si può pensare di vincere o di rimontare una partita in questo modo. Ma non solo: lo staff dei Pacers non è riuscito ad approfittare del fatto che Bryant fosse fuori per tutta la partita, e non ha creato delle situazioni che potessero far prevalere i Pacers in una situazione a loro favorevole.
Il tema tattico
Come già detto, Indiana non può non approfittare dell'assenza di Kobe Bryant, che comunque non sarà al 100%, e dovrà aver moltissimo contributo da un attacco che non avrà di fronte il miglior difensore giallo-viola. Su questo dovrà molto riflettere Larry Bird, cosi come dovrà farlo Phil Jackson che farà di nuovo affidamento in Brian Shaw, che sarà la chiave della partita in assenza del numero 8. Indiana, se vule vincere, ha bisogno di un Reggie Miller più incisivo contro una difesa che può battere. Ci aspetta una gara 3 bellissima.

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