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Stagione 1999 / 2000


Le "Fantastiche 4"
di Franco Centelleghe


Ci siamo ormai dimenticati delle spesso acrobatiche previsioni pre-season, ci siamo già dimenticati dei campioni in carica, i San Antonio Spurs, fuori al primo turno.
Quello che conta ora sono le due finali ad est e ovest che designeranno i due team finalisti per il titolo.

Siamo insomma alle final four, se mi consentite l'espressione tipica usata a conclusione della march madness di marchio NCAA.

Play Offs belli, bellissimi, più equilibrati nel primo turno che nel secondo turno, dove l'equilibrio si è visto soprattutto ad est con la serie, al solito drammatica, fra gli Heat e i Knicks e i Sixers ad imbarazzare oltremisura i Pacers che si trovavano dopo tre partite sul 3-0 ed hanno finito 4-2 con Iverson in lacrime. Tutte le quattro finaliste sono state citate a vario titolo come delle possibili pretendenti al titolo, quindi non possiamo parlare di sorprese.

Duncan in panchina, infortunatoC'è il rammarico per l'esclusione dei Campioni in carica, gli Spurs, a causa del ben noto infortunio a Tim Duncan. Gli Spurs, spesso balbettanti in regular e con qualche problema interno alla squadra, erano a mio giudizio dotatissimi per rivincere l'anello e la loro perdita è una perdita grave.

Ad Ovest strada spianata per i dominatori Lakers e Trail Blazers.

I primi hanno beneficiato fondamentalmente di due cose rispetto l'anno scorso: l'arrivo del plurianellato Phil Jackson, il cui solo carisma, ha dato alla squadra una dimensione vincente che non aveva, la seconda cosa è anche una conseguenza della prima e vale a dire la crescita ulteriore di Shaq e Kobe Bryant, la cui giovane età e ambizione peraltro escludeva altre possibilità. Gli arrivi di A.C. Green, Ron Harper, l'utilizzo del triangolo in attacco sono al confronto dei dettagli. A volte val più far vedere alla propria stella (Shaq) la stanza dei trofei (di Phil Jackson) che ogni alchimia tecnico tattica. Sono i campioni che fanno la differenza decisiva e i Lakers vinceranno solo se le due star dimostreranno di essere pronte a diventarlo.

Kobe BryantI problemi ci sono, eccome. La panchina non e fornitissima, ci sono dei dubbi sulla freschezza e atleticità di A.C. Green, la difesa per 48 minuti tirati è da verificare. Ma la questione fondamentale sono sempre loro due: Kobe e Shaq. Il problema è capire se i due ragazzi hanno la capacità di prendersi sulle spalle la squadra nei momenti difficili, ad essere dei "go to guy" nei momenti che contano ad essere insomma dei veri leader. L'immagine di Michael Jordan e delle sue dimostrazioni pratiche di come si vincono i titoli, è ancora troppo forte per non indurci a queste riflessioni.

E' un possibile problema che ha anche Portland. Squadra talentuosa e lunghissima, ma chi vestirà i panni di SuperMan quando mancheranno 2 minuti e la partita è punto a Rasheed Wallacepunto? Si stanno facendo ancora degli studi in proposito.

Il fatto che entrambe possono avere questi problemi di leadership e almeno reciprocamente consolatorio. I Trail Blazers mi ricordano i grandissimi Detroit Pistons vincitori del titolo 1989 e 1990. Stessa quantità di talento, stessa profondità di panchina, stesso centro che esce a tirare da tre (allora era Bill Laimbeer). Quello che non vedo nei Blazer è la stessa durezza difensiva e mentale dei Pistons di allora e, per gradire, la presenza di un certo Isiah Thomas (vedi alla voce leadership).

Ci avviamo quindi ad assistere ad una bella finale di conference, probabilmente equilibrata, fra due squadre ottime ma non invulnerabili.

Jeff Van Gundy, ex assistente di certo Pat Riley è ancora li che si gioca un posto per la finale dopo una drammatica serie contro gli Heat conclusa alla settima. Giù il cappello per questo ometto, vicinissino al taglio l'anno scorso e ora ad un passo da una nuova finale.

Patrick Ewing, il vecchio leone ruggisce ancora...I Knicks hanno sorpreso, per non dire preso in giro, i critici due volte. L'anno scorso quando raggiunsero la finale senza Patrik Ewing e in formato "siamo piccoli ma veloci." I critici spiegarono quanto successo (a posteriori), proprio in virtù dell'assenza del totem, colpevole di rallentare e accentrare negativamente su di sé il gioco. Peccato che quest'anno se la stanno proprio giocando con Patrick in mezzo all'area. Come mai?

Beh, il merito è anche di Jeff Van Gundy, che in cambio di trenta e passa minuti a partita, ha chiesto a Patrick di prendere atto dei nuovi equilibri della squadra e di adeguarsi. Quindi meno tiri, più lavoro oscuro, più utilità, come si conviene ad un giocatore di 38 anni. Al resto pensano soprattutto il dinamic duo Latrell Sprewell - Allan Houston. Pazienza se la point guard è ancora Charlie Ward, che poverino tanto male non è, se è ancora li a menare le danze malgrado tutte le voci di cessione.

Chiudiamo con gli Indiana Pacers. Anche qui ci troviamo di fronte ad un team, diciamo così, perfettibile. Innanzitutto i rimbalzi, questi sconosciuti, il grosso problema dei Jalen RosePacers. Smits, centro titolare, pur se limitato da infortuni assortiti, è irritante nei suoi 5 rimbalzi a partita per 2.20 di altezza!! Quanto farebbe comodo nell'area pitturata Antonio Davis, ceduto per avere un giocatore di talento ma che sarà utile alla causa chissà quando. Il resto è di qualità indubbia, più tecnica che atletica per dirla tutta. Jalen Rose finalmente fisso nello starting five, ha rotto gli argini, ed è uno dei giocatori più migliorati della stagione, Reggie Miller è il giocatore con il maggior killer instinct di tutti quelli ancora in corsa, in panchina un allenatore che vorrebbe ritirarsi anche da allenatore con un anello marchiato NBA al dito. Insomma ci sarà da divertirsi, come sempre.


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