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Stagione 1999 / 2000



Gli anticonformisti

di Gabe Giannini

Non più tardi di dieci anni fa, se eri a Dallas e volevi incontrare le tipiche bionde americane, tutte hamburger e silicone…beh c'era un posto in cui andavi sul sicuro. Reunion Arena, casa dei Mavericks!! I tempi sono un po' cambiati da allora, perché la squadra non attira più grande pubblico come una volta, e le tette rifatte ora si trovano al Texas Stadium a seguire i Cowboys di football. Si, un po' di entusiasmo era tornato, ma lo scambio Kidd-Finley aveva ritardato la ricostruzione della franchigia e costretto i Mavs al purgatorio della lotteria.

Personalmente credo che i mali della franchigia non dipendano da quella operazione di mercato, ma che anzi i Mavs avevano fatto bene i loro calcoli. Infatti oltre a Finley arrivarono Cassell e Horry, protagonisti dei titoli di Houston. Il vero problema fu che Cassell, play vincente, fu spedito a New Jersey per Shawn Bradley, il mormone dall'altezza imbarazzante quanto le sue prestazioni (grazie Nelson!!). Ma non lasciamoci travolgere dalla storia, anche se ha la sua importanza per capire l'ennesimo naufragio di questa stagione, e analizziamo i Mavs per quello che sono e non per quello che avrebbero potuto essere. Il talento, almeno offensivo, certo non manca, perché gente come Finley, Ceballos, Nowitzky sono stati dotati dagli dei del basket di una discreta propensione per la palla della Spalding. Il primo dei tre sta avendo la miglior stagione da quando è nel Texas, con 22 punti, 6.5 rimbalzi, quasi 6 assist e 1 recupero e mezzo, e nonostante i dubbi (interessati) sollevati da Pippen in occasione dell'All Star Game, Micheal è un grande, un giocatore attorno al quale si può costruire una squadra da titolo. E' vero che è soggetto a qualche calo, ma questo è normale, visto che gioca 42 minuti a partita, record NBA.

Chi si concede qualche pausa di troppo ed è a dir poco altalenante è Ceballos. In singola serata fa spavento, ma la costanza non rientra nel bagaglio dell'ala che fu di LA. Attaccante sopraffino, rimbalzista più che accettabile, ma non certo difensore da primo quintetto NBA…mettiamola così! Poi c'è Dirk, il tedesco, del quale Nelson aveva pronosticato un grande futuro, andandolo a pescare addirittura nella serie A2 tedesca! Nowitzky sta avendo un ottima stagione, dove il dato più interessante è il 39% "from downtown", che per un ala forte è una manna dal cielo. Inoltre mette bene la palla per terra e anche in penetrazione può far male. Ma qui finiscono le buone notizie per Dallas. La regia della squadra è affidata a tre giocatori, Nash, Pack e Stricktland. Il canadese, che si è costruito un solido tiro da tre sfidando la neve e il freddo di Vancouver, è stata una mezza delusione e tra infortuni e minutaggio attorno ai 22' per gara ha raccimolato 6,8 punti e solo 3,5 assists, essendo ben lungi dalle prestazioni che ne avevano giustificato la chiamata da Phoenix, manco a farlo apposta. Pack, fermo anche lui tra dicembre e gennaio, ha alternato grandi prestazioni a serate deludenti, ma rimane a mio avviso una buona pedina. Strickland è il titolare, 51 gare su 52 disputate, e si è adattato a fare il play, compito eseguito senza infamia e senza lode. Poi il mormone. Arrivato da New Jersey con cifre accettabili, 15 punti e 9 rimbalzi, a parte una buona prima stagione (97/98) a Dallas, Bradley è andato in pauroso calando, e le sue cifre, così come il suo contributo, sembravano l'indice Dow Jones in un giovedì nero qualsiasi. Ma al di là dei numeri il centro da BYU non è una presenza, ne' in difesa (quest'anno minimo in carriera per le stoppate) ne' in attacco, ne' soprattutto a rimbalzo, tant'è che i Mavs hanno provato l'esperimento Rodman, naufragato tra le bizze del giocatore più discusso di sempre. I minuti e i tiri a partita di Shawn sono diminuiti costantemente nelle ultime 3 stagioni, segno che la fiducia di Dallas in lui si è esaurita.

Proprio a rimbalzo i Mavericks sono disastrosi. In media prendono 8 rimbalzi in meno degli avversari, concedendo ben 15 rimbalzi offensivi a partita. Inutile dire che l'assenza cronica di Trent ha influito come le cattive compagnie influenzano i bravi ragazzi, e Dallas è costretta rimpiangere un giocatore come A.C. Green, tutto sacrificio e lavoro sporco. Già perché a Dallas manca quella cattiveria che ti permette di difendere alla morte, manca la voglia di sacrificio, ingredienti essenziali per prolungare la stagione oltre la regular season. Il futuro per Dallas è indecifrabile, ma nella speranza personale che Don e Donn, che sembrano tanto Cip e Ciop, si ritirino, c'e' forse uno spiraglio di luce all'orizzonte nel cielo del Texas.


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