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Non più tardi di dieci anni fa, se eri a Dallas e
volevi incontrare le tipiche bionde americane, tutte hamburger e silicone
beh c'era
un posto in cui andavi sul sicuro. Reunion Arena, casa dei Mavericks!! I tempi sono un po'
cambiati da allora, perché la squadra non attira più grande pubblico come una volta, e
le tette rifatte ora si trovano al Texas Stadium a seguire i Cowboys di football. Si, un
po' di entusiasmo era tornato, ma lo scambio Kidd-Finley aveva ritardato la ricostruzione
della franchigia e costretto i Mavs al purgatorio della lotteria.
Personalmente credo che i mali della franchigia non dipendano da
quella operazione di mercato, ma che anzi i Mavs avevano fatto bene i loro calcoli.
Infatti oltre a Finley arrivarono Cassell e Horry, protagonisti dei
titoli di Houston. Il vero problema fu che Cassell, play vincente, fu spedito a New Jersey
per Shawn Bradley, il mormone dall'altezza imbarazzante quanto le sue prestazioni (grazie
Nelson!!). Ma non lasciamoci travolgere dalla storia, anche se ha la sua importanza per
capire l'ennesimo naufragio di questa stagione, e analizziamo i Mavs per quello che sono e
non per quello che avrebbero potuto essere. Il talento, almeno offensivo, certo non manca,
perché gente come Finley, Ceballos, Nowitzky sono stati dotati dagli dei del basket di
una discreta propensione per la palla della Spalding. Il primo dei tre sta avendo la
miglior stagione da quando è nel Texas, con 22 punti, 6.5 rimbalzi, quasi 6 assist e 1
recupero e mezzo, e nonostante i dubbi (interessati) sollevati da Pippen in occasione
dell'All Star Game, Micheal è un grande, un giocatore attorno al quale si può costruire
una squadra da titolo. E' vero che è soggetto a qualche calo, ma questo è normale, visto
che gioca 42 minuti a partita, record NBA.
Chi si concede qualche pausa di troppo ed è a dir poco
altalenante è Ceballos. In singola serata fa spavento, ma la costanza non rientra nel
bagaglio dell'ala che fu di LA. Attaccante sopraffino, rimbalzista più che accettabile,
ma non certo difensore da primo quintetto NBA
mettiamola così! Poi c'è Dirk,
il tedesco, del quale Nelson aveva pronosticato un grande futuro, andandolo a pescare
addirittura nella serie A2 tedesca! Nowitzky sta avendo un ottima
stagione, dove il dato più interessante è il 39% "from downtown", che per un
ala forte è una manna dal cielo. Inoltre mette bene la palla per terra e anche in
penetrazione può far male. Ma qui finiscono le buone notizie per Dallas. La regia della
squadra è affidata a tre giocatori, Nash, Pack e Stricktland. Il canadese, che si è
costruito un solido tiro da tre sfidando la neve e il freddo di Vancouver, è stata una
mezza delusione e tra infortuni e minutaggio attorno ai 22' per gara ha raccimolato 6,8
punti e solo 3,5 assists, essendo ben lungi dalle prestazioni che ne avevano giustificato
la chiamata da Phoenix, manco a farlo apposta. Pack, fermo anche lui tra dicembre e
gennaio, ha alternato grandi prestazioni a serate deludenti, ma rimane a mio avviso una
buona pedina. Strickland è il titolare, 51 gare su 52 disputate, e si è adattato a fare
il play, compito eseguito senza infamia e senza lode. Poi il mormone. Arrivato da New Jersey
con cifre accettabili, 15 punti e 9 rimbalzi, a parte una buona prima stagione (97/98) a
Dallas, Bradley è andato in pauroso calando, e le sue cifre, così come il suo
contributo, sembravano l'indice Dow Jones in un giovedì nero qualsiasi. Ma al di là dei
numeri il centro da BYU non è una presenza, ne' in difesa (quest'anno minimo in carriera
per le stoppate) ne' in attacco, ne' soprattutto a rimbalzo, tant'è che i Mavs hanno
provato l'esperimento Rodman, naufragato tra le bizze del giocatore più discusso di
sempre. I minuti e i tiri a partita di Shawn sono diminuiti costantemente nelle ultime 3
stagioni, segno che la fiducia di Dallas in lui si è esaurita.
Proprio a rimbalzo i Mavericks sono disastrosi. In media prendono
8 rimbalzi in meno degli avversari, concedendo ben 15 rimbalzi offensivi a partita.
Inutile dire che l'assenza cronica di Trent ha influito come le cattive compagnie
influenzano i bravi ragazzi, e Dallas è costretta rimpiangere un giocatore come A.C.
Green, tutto sacrificio e lavoro sporco. Già perché a Dallas manca quella cattiveria che
ti permette di difendere alla morte, manca la voglia di sacrificio, ingredienti essenziali
per prolungare la stagione oltre la regular season. Il futuro per Dallas è indecifrabile,
ma nella speranza personale che Don e Donn, che sembrano tanto Cip e Ciop, si ritirino,
c'e' forse uno spiraglio di luce all'orizzonte nel cielo del Texas. |