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Stagione 1999 / 2000


The mistake on the lake
di Gabe Giannini

Cleveland, Ohio, per la strana mania degli americani di dare il soprannome praticamente a tutto, è chiamata "the mistake on the lake", ovvero "l'errore sul lago". Questo è dovuto al fatto che la città è decisamente brutta, architettonicamente parlando; ma se vogliamo andare a vedere, brutto era anche il modo di giocare dei Cavs di coach Fratello, italo americano dal credo cestistico molto semplice: grande difesa, poco spettacolo e molta concretezza.

Risultato? Pubblico freddino, come il clima invernale sui grandi laghi, e squadra mediocre, con un paio di viaggi ai play-offs, scendendo sempre peraltro alla prima fermata. Eppure due anni fa i Cavs erano decisamente "on fire", con cinque rookie, più Shawn KempKemp nel più classico ruolo di chiocciola, che ricordavano, molto alla lontana, quello che erano i Fab Five del college basketball e sembrava che il processo di ricostruzione di Cleveland procedesse per il meglio. Lo scorso anno però i Cavs hanno conosciuto una pessima annata, e il processo di ricostruzione di cui sopra ha subito una decisa accelerata. A pagare sono stati infatti Mike Fratello, e il GM di sempre, Embry, sostituiti da Wittman, che si è accomodato sulla panchina, e da Paxson che ha occupato la comoda sedia da dirigente: tutto ciò nella speranza di segnare più, fare più spettacolo e divenire una franchigia vincente. Speranza vana, almeno per quest'anno, visto che i Cavs vedranno i play-off al massimo alla TV… Inutile nascondere la delusione a Cleveland, che si aspettava sicuramente la post season. Infatti su un'intelaiatura già piuttosto solida, basata su Kemp, Ilgauskas, Knight, Sura e Person, erano stati aggiunti un paio di ottimi giocatori. Il primo, Mark Bryant, ala-centro forte, solido lottatore e rimbalzista, il secondo Lamond Murray ala piccola, attaccante puro ma un po' discontinuo. Per Murray si e' scelto di sacrificare Anderson, mentre Henderson era stato trattenuto dopo una lotta con San Antonio. Le scelte avevano portato in riva al lago Andre Miller, play a Utah sotto coach Majerus, che nei piani di Paxson avrebbe dovuto sostituire in quintetto Knight. Con queste premesse sembravano legittime le aspirazioni dei Cavs, ma è evidente che qualcosa è andato storto.

Come prima cosa non si può non parlare di infortuni, in quanto Murray, Person, Knight, Miller, Sura ne sono stati vittime, senza parlare della mancanza di Ilgauskas, che per colpa di un grave problema ai piedi, ha saltato la stagione. Questo ha promosso centro titolare DeClercq, con Bryant riserva, e nonostante l'accettabile stagione dei due, insieme non valgono la metà del lituano. La mancanza di un pericolo come Zydrunas in mezzo all'area, ha fatto si che in fase offensiva Kemp sopportasse tutto il lavoro dei lunghi in termini di punti; mentre in difesa è venuto meno un sette piedi che poteva tornare molto utile. Se si aggiunge che "The Rain Man" non ha avuto una stagione propriamente brillante si capisce come sotto le plance Cleveland abbia denotato problemi di una certa rilevanza. I piccoli hanno fatto la loro parte: Murray ha giocato una ottimo campionato, con 15.6 punti ad uscita e percentuali accettabili (45.8%), più 5 rimbalzi. Anche Miller è andato bene, facendo capire che il play titolare l'anno prossimo sarà sicuramente lui. Partito dalla panchina non ci ha messo molto a mettersi in evidenza, crescendo costantemente durante l'arco della stagione. Le sue cifre globali dicono 10 punti con 5.5 assist e 3 rimbalzi, ma dopo la pausa dell'All Star Game, il suo rendimento è migliorato, sfiorando anche la tripla doppia in un paio di occasioni. Knight di contro è andato decisamente male, non confermando la bella impressione di due anni fa, ma confermando piuttosto l'idea del GM, e cioè che il ruolo di riserva sembra più adatto al play da Stanford. Dove però i Cavs hanno latitato maggiormente è stato nello spot di shooting guard. Sura ha conosciuto una grande annata, almeno all'inizio, ma è stato troppo incostante e ora è in deciso calo, mantenendosi a fatica sui 15 per sera con il 44%, inoltre è ottimo come back up, ma non certamente da starting five in una squadra con ambizioni da play-off. Peggio di lui Person, autore di una stagione opaca con soli 8 punti e un magro 40% dal campo. Langdon è un investimento futuro, ed è ingiudicabile per il momento. Wittman non ha l'esperienza necessaria per essere coach, anche se al primo anno pochi allenatori sono vincenti.

Tutto sommato i Cavs sono una buona squadra, e se Ilgauskas avesse giocato saremmo qui a pensare quanta strada potevano fare nei play-off. Certo il calo di Kemp e la mancanza di una guardia da 20 a sera fanno pensare, ma le note positive suonate da Miller e Murray fanno sperare una squadra che ha l'arduo compito di "abbellire" la città.


NotaDelWebamster: nonostante tutto il talento giovane a disposizione della squadra, e nonostante un veterano della classe e dell'esperienza di Kemp, i Cavs non potevano fare molto di più, senza il loro faro, il loro uomo di centro area, uno dei pochi uomini nella NBA in grado di fare la differenza fra una squadra da lotteria e una da finale di conference: Zydrunas Ilgauskas. Il lituano sembra avere un grave problema ad un osso del piede, uno di quegli ossicini tanto piccoli quanto delicati, che hanno già costretto al ritiro fior di campioni, uno su tutti Bill Walton. Speriamo bene, visto che Zydrunas merita per talento, tecnica e mezzi fisici la carriera NBA che Sabonis non ha avuto...


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