|
Cleveland, Ohio, per la strana mania degli
americani di dare il soprannome praticamente a tutto, è chiamata "the mistake on the
lake", ovvero "l'errore sul lago". Questo è dovuto al fatto che la città
è decisamente brutta, architettonicamente parlando; ma se vogliamo andare a vedere,
brutto era anche il modo di giocare dei Cavs di coach Fratello, italo americano dal credo
cestistico molto semplice: grande difesa, poco spettacolo e molta concretezza.
Risultato? Pubblico freddino, come il clima invernale sui grandi
laghi, e squadra mediocre, con un paio di viaggi ai play-offs, scendendo sempre peraltro
alla prima fermata. Eppure due anni fa i Cavs erano decisamente "on fire", con
cinque rookie, più Kemp nel più classico ruolo di
chiocciola, che ricordavano, molto alla lontana, quello che erano i Fab Five del college
basketball e sembrava che il processo di ricostruzione di Cleveland procedesse per il
meglio. Lo scorso anno però i Cavs hanno conosciuto una pessima annata, e il processo di
ricostruzione di cui sopra ha subito una decisa accelerata. A pagare sono stati infatti
Mike Fratello, e il GM di sempre, Embry, sostituiti da Wittman, che si è accomodato sulla
panchina, e da Paxson che ha occupato la comoda sedia da dirigente: tutto ciò nella
speranza di segnare più, fare più spettacolo e divenire una franchigia vincente.
Speranza vana, almeno per quest'anno, visto che i Cavs vedranno i play-off al massimo alla
TV
Inutile nascondere la delusione a Cleveland, che si aspettava sicuramente la post
season. Infatti su un'intelaiatura già piuttosto solida, basata su Kemp, Ilgauskas,
Knight, Sura e Person, erano stati aggiunti un paio di ottimi giocatori. Il primo, Mark
Bryant, ala-centro forte, solido lottatore e rimbalzista, il secondo Lamond Murray ala
piccola, attaccante puro ma un po' discontinuo. Per Murray si e' scelto di sacrificare
Anderson, mentre Henderson era stato trattenuto dopo una lotta con San Antonio. Le scelte
avevano portato in riva al lago Andre Miller, play a Utah sotto coach Majerus, che nei
piani di Paxson avrebbe dovuto sostituire in quintetto Knight. Con queste premesse
sembravano legittime le aspirazioni dei Cavs, ma è evidente che qualcosa è andato
storto.
Come prima cosa non si può non parlare di infortuni, in quanto
Murray, Person, Knight, Miller, Sura ne sono stati vittime, senza parlare della mancanza
di Ilgauskas, che per colpa di un grave problema ai piedi, ha saltato la
stagione. Questo ha promosso centro titolare DeClercq, con Bryant riserva, e nonostante
l'accettabile stagione dei due, insieme non valgono la metà del lituano. La mancanza di
un pericolo come Zydrunas in mezzo all'area, ha fatto si che in fase offensiva Kemp
sopportasse tutto il lavoro dei lunghi in termini di punti; mentre in difesa è venuto
meno un sette piedi che poteva tornare molto utile. Se si aggiunge che "The
Rain Man" non ha avuto una stagione propriamente brillante si capisce come sotto le
plance Cleveland abbia denotato problemi di una certa rilevanza. I piccoli hanno fatto la
loro parte: Murray ha giocato una ottimo campionato, con 15.6 punti ad
uscita e percentuali accettabili (45.8%), più 5 rimbalzi. Anche Miller è andato bene,
facendo capire che il play titolare l'anno prossimo sarà sicuramente lui. Partito dalla
panchina non ci ha messo molto a mettersi in evidenza, crescendo costantemente durante
l'arco della stagione. Le sue cifre globali dicono 10 punti con 5.5 assist e 3 rimbalzi,
ma dopo la pausa dell'All Star Game, il suo rendimento è migliorato, sfiorando anche la
tripla doppia in un paio di occasioni. Knight di contro è andato decisamente male, non
confermando la bella impressione di due anni fa, ma confermando piuttosto l'idea del GM, e
cioè che il ruolo di riserva sembra più adatto al play da Stanford. Dove però i Cavs
hanno latitato maggiormente è stato nello spot di shooting guard. Sura ha conosciuto una
grande annata, almeno all'inizio, ma è stato troppo incostante e ora è in deciso calo,
mantenendosi a fatica sui 15 per sera con il 44%, inoltre è ottimo come back up, ma non
certamente da starting five in una squadra con ambizioni da play-off. Peggio di lui
Person, autore di una stagione opaca con soli 8 punti e un magro 40% dal campo. Langdon è
un investimento futuro, ed è ingiudicabile per il momento. Wittman non ha l'esperienza
necessaria per essere coach, anche se al primo anno pochi allenatori sono vincenti.
Tutto sommato i Cavs sono una buona squadra, e se Ilgauskas
avesse giocato saremmo qui a pensare quanta strada potevano fare nei play-off. Certo il
calo di Kemp e la mancanza di una guardia da 20 a sera fanno pensare, ma le note positive
suonate da Miller e Murray fanno sperare una squadra che ha l'arduo compito di
"abbellire" la città.
NotaDelWebamster: nonostante
tutto il talento giovane a disposizione della squadra, e nonostante un veterano della
classe e dell'esperienza di Kemp, i Cavs non potevano fare molto di più, senza il loro
faro, il loro uomo di centro area, uno dei pochi uomini nella NBA in grado di fare la
differenza fra una squadra da lotteria e una da finale di conference: Zydrunas Ilgauskas.
Il lituano sembra avere un grave problema ad un osso del piede, uno di quegli ossicini
tanto piccoli quanto delicati, che hanno già costretto al ritiro fior di campioni, uno su
tutti Bill Walton. Speriamo bene, visto che Zydrunas merita per talento, tecnica e mezzi
fisici la carriera NBA che Sabonis non ha avuto...
|