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Stagione 1999 / 2000


 

The Best in the West
di Gabe Giannini

Dire che la corsa per il titolo della Western Conference sia affare a due è sicuramente riduttivo. Dire che due squadre siano un gradino sopra le altre, e dunque favorite, è assolutamente lecito e condivisibile.
Capire che le due squadre in questione siano Los Angeles e Portland, non richiede certo l'arguzia e la sagacia di Sherlock Holmes, tant'è che è perfettamente inutile specificare di quale dei due team della metropoli californiana si tratti.

Al momento infatti i Lakers hanno il miglior record ad Ovest (che poi è il migliore della lega), Portland è sotto di due partite, Utah, Phoenix e San Antonio arrancano come i primi treni a vapore che solcavano le praterie americane, e di partite di distacco ne hanno circa una decina.
Isiah Rider, un ex di PortlandLa lotta per il vantaggio del campo nel corso dei playoffs sembra, e di fatti lo è, affare tra i Blazers e i Lakers, la qual cosa non stupisce per nulla, soprattutto alla luce dei pronostici di inizio stagione.

Portland era infatti stata la regina dell'estate: ad una squadra che aveva raggiunto la finale di Conference, togli un piantagrane, con talento smisurato, ma pur sempre un piantagrane, come Rider, aggiungi una guardia già membro del Dream Team versione Mondiali di Toronto, come Steve Smith, un free agent del calibro di Schrempf, e se ancora non vi basta mettete Pippen, così
tanto per gradire.

La ricetta che avete appena cucinato si chiama "titolo" o "anello", a seconda dei gusti. In effetti il roster della squadra dell'Oregon è da titolo, e oltre che ad un quintetto di quelli da 60/65 partite vinte, ciò che sorprende è la profondità e la robustezza della panchina, piena di talento come il frigo di un americano è pieno di birra la sera del Superbowl. Stoudmire, Smith, Pippen, Wallace e Sabonis, questo il quintetto, poi coach Dunleavy può pescare tra Schrempf, Wells, Anthony, O'Neal, Grant e Augmon.
Chi capisce, anche poco, di basket si è già reso conto della varietà di quintetti che possono essere schierati in una singola serata.

Infatti la parola che meglio riassume i Blazers è versatilità. Ogni giocatore può ricoprire più di un ruolo e questo permette a Dunlevy di gestire la squadra come meglio crede. Quintetto potente, con Grant, Wallace e Sabonis o O'Neal in front line e Pippen guardia oppure quintetto veloce con Stoudmire, Smith nel back court, Pippen e Schrempf ali e Wallace centro. Inoltre Anthony e Wells sarebbero titolari ovunque nella Lega, ma qui sono un back up di lusso per le guardie, così come Grant e O'Neal nella rotazione
dei lunghi.

Gli impressionanti bicipiti di ShaqLos Angeles è una squadra molto più tradizionale. Attorno al centro più dominante della lega, partono in quintetto A.C. Green come ala forte, Rice come ala piccola, oltre che Harper point guard e Bryant shooting guard. La panchina è di minor qualità rispetto a quella di Portland, e offre Shaw (si, quello che giocò a Roma) e Fisher come cambi delle guardie e il duo Fox/Horry come ali. Un cambio vero per Shaq non c'è, poiché Knight o Salley il campo lo vedono pochino.

Dopo lo scambio che ha portato Rice a Hollywood, in estate si è puntato alla solidità di Green, ma soprattutto è arrivato Phil Jackson, che in materia di vittoria potrebbe essere professore ad Harvard. Ben inteso che il talento non manca, ma la squadra è molto dipendente dalle prestazioni di Shaq, Kobe e Rice.

Non ci sogniamo certo di stabilire chi tra LA e Portland sia più forte, ma vogliamo semplicemente provare a capire chi tra i due team è più attrezzato per prevalere a Ovest. Fin a questo punto Lakers e Portland sono state impressionanti, seppur per ragioni diverse.

Los Angeles ha dimostrato una continuità mai conosciuta se non hai tempi di Magic e Kareem, inanellando una serie di 16 vittorie consecutive tra dicembre e febbraio, e un'altra serie di vittorie, ancora aperta, al momento a quota 16. Jackson ha gestito la squadra benissimo, dando quella fiducia e motivazione che Harris non era stato in grado di assicurare. Poi ha convinto O'Neal, che sta giocando a livelli da titolo MVP della stagione, ad andare a rimbalzo con continuità, e a difendere con intensità mai vista in quel di Los Angeles.
Kobe BryantMolto bene anche Kobe, che sembra essersi scrollato di dosso i timori degli anni passati e stia concludendo la sua metamorfosi verso leader quale deve essere.

Non che non ci siano stati dei problemi: la partenza dei Lakers è stata un po' stentata, o comunque meno brillante delle attese, con un 8-4 iniziale imputabile sia alla assenza di Kobe che alle difficoltà di apprendimento del triangolo laterale, nell'insegnamento del quale è stato fondamentale il contributo di Harper. Più preoccupante il vistoso calo di fine gennaio, con un 3 vinte 6 perse, che ha visto anche Jackson impotente.
Sembrava di vedere i vecchi Lakers, quelli di Van Exel per intenderci, incostanti e ingenui all'inverosimile.
Inoltre Rice nella seconda parte della stagione ha faticato non poco, diminuendo la media punti dai 18.7 dopo tredici gare, a 17.2 di metà stagione per arrivare agli odierni 16.6, e avendo fortune alterne e prestazioni incostanti da oltre l'arco dei tre punti.
Si tratta comunque di una stella, ma se Los Angeles vuole arrivare fino in fondo forse Rice deve dare qualcosina in più. Di squadra L.A. tira con il 45% abbondante, lasciando agli avversari un misero 40%, e dato ancor più significativo è il computo del saldo tra perse e recuperate, +2 netto, che unito alle 7 stoppate che Shaq e co. distribuiscono è sinonimo di ottima difesa.

Pippen può condure il contropiede...La poliedricità di Portland è dimostrata dal fatto che ben 5 giocatori vanno in doppia cifra ogni sera, e Wells ci va molto vicino. Al capitolo assists sono 5 i giocatori che ne smazzano più di due ad uscita, per un totale di 24 a partita, mentre i 44 rimbalzi sono equamente divisi tra la batteria dei lunghi, in cui capeggiano Sabonis, Wallace e Pippen.
Dopo un inizio fulminante, 14-3, il giocattolo si è inceppato verso dicembre/gennaio, dove il record è stato 15-7. La squadra ha dimostrato un po' di discontinuità, anche all'interno della stessa partita. Un esempio viene da Boston, dopo i Celtics sono stati in vantaggio gran parte della partita più che per meriti propri per demeriti dei Blazers. Sono però bastati 5 minuti di basket alla
Portland per mettersi in tasca la vittoria.

Già, basket alla Portland, dove in 5 possono condurre il contropiede e correre come matti, o giocare molto più tranquillamente a metà campo ("thinking, not running" è il credo di Dunleavy), essere mortiferi nell'area colorata o ucciderti con il tiro da fuori.

Nelle 4 partite fino ad ora disputate tra LA e Portland, il computo è in perfetta parità: due vittorie a testa, una in casa e una in trasferta. La prima sfida non fa molto testo, dovute alle numerose assenze da ambo le parti, anche se i Lakers hanno sofferto la mancanza di Bryant, valida alternativa a O'Neal in attacco, più di quanto Portland abbia patito l'assenza di Wallace e Grant. Sabonis ha infatti retto benissimo lo scontro con Shaq, e il quintetto più piccolo e agile dei Blazers ha schiantato LA.
Le altre tre sfide sono state molto equilibrate, dove a fare la differenza sono state piccole cose.

La prima è la percentuale di tiro di Portland. Nelle due partite vinte i Blazers hanno tirato con il 55.1% e col 46%, mentre nelle due sconfitte i Lakers hanno concesso il 40.4% e il 34.2%. Questo indica come la difesa di LA soprattutto nei pressi del canestro sia vitale per i gialloviola.
Nella partita del 3 dicembre, Wallace, Sabonis e Grant sono stati tenuti complessivamente a 10 su 29, oltre ad uno strapotere dei Lakers a rimbalzo (57 a 42), mentre il 29 febbraio, i Wallace e Sabonis hanno avuto solo il 13 su 31. Secondariamente sembra importante la percentuale di tiro libero dei Lakers, e dunque di Shaq. Sempre nel match del 29 febbraio, partita punto a punto, Shaq ha messo 9 dei 13 liberi avuti, con un ottimo 81.5% di squadra. Nella sconfitta del 6 novembre Shaq ha messo solo 3 degli 11 liberi, e LA aveva il 50% dalla linea della carità. Ma come insegna il basket, le statistiche non dicono tutto.
Shaq non ha entusiasmato negli scontri diretti, ma ha comunque dimostrato una superiorità tutto sommato indiscussa. A parte la partita di novembre Sabonis non ha mai impensierito il centro da LSU, e Grant e O'Neal (Jermaine) sembrano più attrezzati a scontrarsi contro Shaq nei playoffs.
Kobe ha decisamente risposto bene alle sfide con Smith e Stoudmire, con 24 punti a partita ma soprattutto percentuali di tiro attorno al 55% e con 8 viaggi alla lunetta. Di contro Pippen e Wallace sono due rebus irrisolvibili per la difesa dei californiani, perché Rice non ha di certo nella difesa il suo punto di forza, e Wallace è troppo atletico per Green e altrettanto veloce per O'Neal. Domande e dubbi sorgono su Stoudamire, ma come play possono giocare sia Pippen che Smith, che dovrebbero supplire le lacune del play di Arizona.

Ai Blazers sembra mancare un "go to guy", o forse ce ne sono troppi, fatto sta che quando servono due punti sicuri i Lakers danno la palla a Shaq, o Kobe va uno contro uno, mentre Portland fa più fatica ad individuare un giocatore da ultimo tiro. Questo nei play-off può costare molto caro.

Il calendario sembra non favorire nessuno, con LA che deve andare a casa di New York e a Miami prima di affrontare in casa e in fila San Antonio, Seattle, Sacramento e Minnesota. Portland invece ha una doppia sfida in casa con Sacramento, e deve viaggiare a Utah, Seattle e San Antonio. Certo avere il vantaggio del campo a Ovest farà comodo e al momento i Lakers sembrano avere una marcia in più, anche se verosimilmente tutto di deciderà in una serie di 7 partite verso la fine di maggio. Solo allora sapremo se prevarrà la duttilità di Portland o la solidità di L.A.


[NotaDelWebamster: solo una brevissima aggiunta al lungo articolo di Gabe Giannini che inizia oggi la collaborazione su NBA TODAY.  Quando 2 squadre sono così vicine nel rendimento (pur essendo molto diverse dal punto di vista tecnico e del gioco) un'aspetto fondamentale lo giocano, e lo giocheranno, le panchine: ed è qui che forse il "Grande Capo Triangolo" proverà a far pesare tutto il suo carisma e la sua esperienza...  ]

 

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