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Stagione 1999 / 2000


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Austin Power
di Enrico Rango


Quando gli addetti ai lavori e i tifosi NBA hanno visto di cosa era capace questo ragazzo, l'accostamento tra il suo nome e il film di cui è protagonista Mike Myers è diventato inscindibile, così come è impossibile parlando di Croshere, non parlare del suo pluridecorato coach, al secolo Larry Bird: ma facciamo un salto al 1997

E' il giorno del draft NBA e David Stern con la sua solita formula cadenzata annuncia: "Indiana Pacers pick Austin Croshere from Providence University" , per la precisione scelto con il numero 12 assoluto.

Seguono le interviste di rito e un ex compagno di Bird, diventato intervistatore chiede all'ex Celtics: "Hai scelto un giocatore bianco e che tira bene: in che cosa vi somigliate, secondo te?". Bird con la sua solita glacialità risponde: "Siamo solo tutti e due bianchi"… Queste, dunque, furono le non esaltanti premesse dell'ingresso nella NBA di quest'ala di 206 cm. e 106 kg nato il 05/01/1975.

Croshere e' una grande presenza a rimbalzoL'impatto nella Lega non è dei più eclatanti, come succede a molti rookie: le medie dei primi due anni (stagione 97/98 e successiva) parlano di poco più di 9 minuti, circa 3 punti di media e meno di due rimbalzi per un totale di 53 partite giocate nel biennio.

Ma l'estate scorsa Austin adotta un particolare e personalissimo modo di allenarsi: la mattina va "a lezione" da Kiki Wandeweghe, uno dei piú grandi tiratori puri di tutti i tempi, inventore (a sua insaputa) della "Kiki move", ossia di un movimento che è diventato un classico per i grandi tiratori di oggi, e il pomeriggio con un maestro coreano pratica l'haikido, oltre a non disdegnare il vecchio amore del volley.

Con questa ricetta Croshere comincia la stagione NBA che lo consacra al top fisico e mentale, le cifre parlano di 23 minuti di media a partita, i rimbalzi triplicano così come i punti e le percentuali ai liberi (realizzando una serie consecutiva di 28). Tutto questo grazie anche alla fiducia datagli da Bird, che addirittura si è permesso il lusso di privarsi, ad inizio stagione di un lungo come Antonio Davis, forse già sapendo di avere un Croshere in queste condizioni, oppure decidendo di dare un nuovo volto ai propri schemi: il nostro infatti, essendo un'ala forte dotato di un tiro da tre micidiale, costringe le difese ad allargarsi permettendo a gente come Miller, Jackson o Rose di penetrare più agevolmente, in piú punisce implacabilmente dalla distanza ogni difesa che ruoti in maniera non sufficientemente veloce.

Da tutto ciò si capisce come mai sia arrivato al 4° posto della classifica 1999 - 2000 per il giocatore più migliorato vinta dal compagno di squadra Jalen Rose (escluso scandalosamente dai primi 3 quintetti NBA e consolato con detto premio).

Croshere esulta: ne ha tutti i motivi...Nei playoffs di quest'anno Croshere ha dato il suo apporto partendo dalla panchina, tenendo una media di 7-8 punti per 20 e più minuti di gioco, sia contro Milwaukee sia con Philadelphia (in gara 2 con i sixers: 20 punti con 4/4 da tre).

Prima di gara 1 nella finale di conference con i Knicks ha sentito la necessità di farsi fare un paio di scarpe nuove, risultato: 22 punti con 4/5 da tre punti (career high), New York smantellata e titoli di coda tutti per lui… anche se coach Bird lo ha rimproverato a lungo per un tagliafuori non eseguito (!!!) e in conferenza stampa alla domanda (forse dovrebbero fargliele più sensate): "Oggi Croshere ha giocato alla Bird?" ha risposto direi in maniera ovvia: "No, io ero un po' meglio".

Il resto della serie con N.Y. non è stata esaltante per l'uomo da Providence che ha sofferto la fisicità di Johnson e Camby, infatti la media punti è vistosamente calata, ma non di certo l'impegno per il traguardo più importante: la prima finale di Indiana dopo 4 finali di conference perse nell'ultima decade.

Contro i Lakers la sua atipicità invece ritrova motivo d'essere, ne mette 16 (6/7 dal campo) in gara 1, addirittura 24 nella seconda sempre allo Staples, con 12/12 ai liberi, anche se questo non serve ai Pacers per affermarsi; in gara 3 il suo apporto è di 12 punti, mentre nella quarta partita sono 10, ma quello che sorprende è la media di punti raddoppiata nella finale rispetto ai tre precedenti turni, segno che il ragazzo ha la stoffa, e questo è un buon segnale per chi come lui deve spesso far fronte ad ali forti che lo surclassano fisicamente.

Il futuro di Croshere sembra essere gialloblu: lui insieme a Best, Rose e Harrington dovrebbero essere i pilastri su cui rifondare una franchigia che ha gli uomini chiave prossimi al capolinea, anche se Austin al termine della stagione sarà free agent e i Pacers per tenerselo dovranno aprire ben bene i cordoni della borsa…


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