Quando gli addetti ai lavori e i tifosi NBA hanno visto di cosa era capace questo
ragazzo, l'accostamento tra il suo nome e il film di cui è protagonista Mike Myers è
diventato inscindibile, così come è impossibile parlando di Croshere, non parlare del
suo pluridecorato coach, al secolo Larry Bird: ma facciamo un salto al 1997
E' il giorno del draft NBA e David Stern con la sua solita formula cadenzata annuncia:
"Indiana Pacers pick Austin Croshere from Providence University" , per la
precisione scelto con il numero 12 assoluto.
Seguono le interviste di rito e un ex compagno di Bird, diventato intervistatore chiede
all'ex Celtics: "Hai scelto un giocatore bianco e che tira bene: in che cosa vi
somigliate, secondo te?". Bird con la sua solita glacialità
risponde: "Siamo solo tutti e due bianchi"
Queste, dunque, furono le non
esaltanti premesse dell'ingresso nella NBA di quest'ala di 206 cm. e 106 kg nato il
05/01/1975.
L'impatto nella Lega non è dei più eclatanti, come succede a molti rookie:
le medie dei primi due anni (stagione 97/98 e successiva) parlano di poco più di 9
minuti, circa 3 punti di media e meno di due rimbalzi per un totale di 53 partite giocate
nel biennio.
Ma l'estate scorsa Austin adotta un particolare e personalissimo modo
di allenarsi: la mattina va "a lezione" da Kiki Wandeweghe, uno dei piú grandi
tiratori puri di tutti i tempi, inventore (a sua insaputa) della "Kiki move",
ossia di un movimento che è diventato un classico per i grandi tiratori di oggi, e il
pomeriggio con un maestro coreano pratica l'haikido, oltre a non disdegnare il vecchio
amore del volley.
Con questa ricetta Croshere comincia la stagione NBA che lo consacra al top fisico e
mentale, le cifre parlano di 23 minuti di media a partita, i rimbalzi triplicano così
come i punti e le percentuali ai liberi (realizzando una serie consecutiva di 28). Tutto
questo grazie anche alla fiducia datagli da Bird, che addirittura si è permesso il lusso
di privarsi, ad inizio stagione di un lungo come Antonio Davis, forse già sapendo di
avere un Croshere in queste condizioni, oppure decidendo di dare un nuovo volto ai propri
schemi: il nostro infatti, essendo un'ala forte dotato di un tiro da tre micidiale,
costringe le difese ad allargarsi permettendo a gente come Miller, Jackson o Rose di
penetrare più agevolmente, in piú punisce implacabilmente dalla distanza ogni difesa che
ruoti in maniera non sufficientemente veloce.
Da tutto ciò si capisce come mai sia arrivato al 4° posto della classifica 1999 -
2000 per il giocatore più migliorato vinta dal compagno di squadra Jalen Rose (escluso
scandalosamente dai primi 3 quintetti NBA e consolato con detto premio).
Nei playoffs di quest'anno Croshere ha dato il suo apporto partendo dalla
panchina, tenendo una media di 7-8 punti per 20 e più minuti di gioco, sia contro
Milwaukee sia con Philadelphia (in gara 2 con i sixers: 20 punti con 4/4 da tre).
Prima di gara 1 nella finale di conference con i Knicks ha sentito la necessità di
farsi fare un paio di scarpe nuove, risultato: 22 punti con 4/5 da tre punti (career
high), New York smantellata e titoli di coda tutti per lui
anche se coach Bird lo ha
rimproverato a lungo per un tagliafuori non eseguito (!!!) e in conferenza stampa alla
domanda (forse dovrebbero fargliele più sensate): "Oggi Croshere ha giocato alla
Bird?" ha risposto direi in maniera ovvia: "No, io ero un po' meglio".
Il resto della serie con N.Y. non è stata esaltante per l'uomo da Providence che ha
sofferto la fisicità di Johnson e Camby, infatti la media punti è vistosamente calata,
ma non di certo l'impegno per il traguardo più importante: la prima finale di Indiana
dopo 4 finali di conference perse nell'ultima decade.
Contro i Lakers la sua atipicità invece ritrova motivo d'essere, ne mette 16 (6/7 dal
campo) in gara 1, addirittura 24 nella seconda sempre allo Staples, con 12/12 ai liberi,
anche se questo non serve ai Pacers per affermarsi; in gara 3 il suo apporto è di 12
punti, mentre nella quarta partita sono 10, ma quello che sorprende è la media di punti
raddoppiata nella finale rispetto ai tre precedenti turni, segno che il ragazzo ha la
stoffa, e questo è un buon segnale per chi come lui deve spesso far fronte ad ali forti
che lo surclassano fisicamente.
Il futuro di Croshere sembra essere gialloblu: lui insieme a Best, Rose e Harrington
dovrebbero essere i pilastri su cui rifondare una franchigia che ha gli uomini chiave
prossimi al capolinea, anche se Austin al termine della stagione sarà free agent e i
Pacers per tenerselo dovranno aprire ben bene i cordoni della borsa
|