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Stagione 1999 / 2000


A.C. Green
L'indistruttibile

di Gabe Giannini


Per quel gioco che tutti nella loro vita almeno una volta hanno fatto, e che si chiama "associazione d'idee", se dico Showtime molti diranno Los Angeles, altrettanti Magic, Kareem e Worthy, qualcuno Nixon (non il presidente…) e altri Jamal Wilkes. Nessuno, sono pronto a scommetterci, direbbe A.C. Green.

Eppure A.C. , arrivato a L.A. nel 1985…"to put some muscles in the paint", partecipò allo Showtime e vinse anche due titoli, prima di firmare come free agent per Phoenix nel 1993, di essere scambiato a Dallas, per poi tornare a L.A. all'inizio di quest'anno.

Fu scelto dai Lakers per sostituire Rambis, dando vita a celebri duelli con The Black Hole, Kevin McHale, lasciando il segno per la sua serietà ed umiltà.

Dopo il ritiro di Magic, A.C. scelse il deserto dell'Arizona, dove forse nel 1993-94 conobbe la sua miglior stagione NBA. A Phoenix si trovava bene, ma tre anni dopo fu spedito senza troppi complimenti a Dallas, nella famosa trade Finley-Kidd.

Lui era il contorno di quello scambio, ma già da un po' i palcoscenici illuminati delle Finals avevano abbandonato Green. A Dallas era già nettamente in parabola discendente, ma non è venuto meno ai suoi doveri anche se a fine carriera, anche se in una squadra senza molto futuro…almeno per lui.

E proprio mentre tutto sembrava volgere ad un quieto panorama di vacanze, è arrivata la chiamata da Hollywood. A.C. ci ha messo una frazione di secondo a decidere, ed in effetti è il complemento adatto di un grande centro: difende, non vuole a tutti i costi la palla in attacco, e ha un raggio di tiro sufficiente da girare alla larga dalla zona colorata.

Questa in estrema sintesi l'avventura NBA. Già perché giudicare A.C. solo da questa stagione non solo è riduttivo e grossolano, ma non rende giustizia ad un giocatore le cui caratteristiche migliori sono state la concretezza e la continuità ad alto livello.

Non vi annoierò con il suo record di partite giocate consecutivamente, ma sottolineo solo il fatto che grazie alla solidità del suo gioco Green si è costruito una carriera NBA eccezionalmente longeva, che lo ha portato nella stagione 1989-90 a disputare un All Star Game [N.D.R. Partendo in quintetto al posto di un certo Karl Malone…]

A.C. per natura non è mai stato un attacante devastante, 10 di media in carriera con il 49%, rimbalzista discreto, 7.7 in carriera, e difensore onesto: ha sempre fatto il lavoro sporco, lottando su ogni pallone, piegando le ginocchia, sacrificandosi in allenamento e in partita.

Grazie a questo spirito, e a doti di leadership innate, A.C. si è sempre guadagnato il rispetto di tutti, godendo di una certo peso in ogni spogliatoio in cui è stato presente.

A dire il vero Green è sempre stato una vera e propria guida spirituale per compagni e non, illuminato dalla sua intramontabile fede in Dio. Ed anche su questo qualcuno a avuto da dire.

In un talkshow Barkley, tagliente come il ghiaccio, gli chiese come mai, se Dio era tanto buono non gli avesse donato un tiro in sospensione decente.

Green sorrise, e per rispetto non disse nulla ma dentro di se pensó: "Ehi… Chuck. Dio non mi ha regalato un tiro in sospensione, ma mi ha ornato di due anelli".

Facciamo tre A.C. , facciamo tre…


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