Maggioranza e opposizione
contrarie alla proposta di dimezzare l'educazione fisica
Unito il
fronte politico: decreto da correggere
ROMA La ministro Letizia Moratti |invita a «inviare proposte e suggerimenti per migliorare la bozza del decreto», ma un vasto fronte critico si è levato contro le scelte riguardanti il taglio dell'educazione fisica nell'orario obbligatorio. A partire dagli esponenti della maggioranza, come il senatore Paolo Barelli di Forza Italia, presidente della Federnuoto , già scatenato: «Passare a un'ora soltanto equivale ad annullare del tutto l'educazione motoria nelle scuole superiori: tra un'assenza per malattia, uno sciopero, una festività, ecco che lo studente on si muove più. E poi, intendiamoci bene, porre la seconda ora nell'area opzionale obbligatoria regge fino a un certo punto perché vale solo per il primo biennio, scomparendo di fatto nel secondo. Come uomo e dirigente di sport non potrò mai accettare una cosa del genere. Ne ho già parlato con la sottosegretario Valentina Aprea, con Franco Asciutti della Commissione del Senato, con altri deputati e tutti mi hanno detto di stare tranquillo perché la correzione arriverà senza ombra di dubbio. Sono ottimista. In caso contrario, chiederò con un urgenza un'audizione della Ministro».
Sconcertato anche il deputato Paolo Santulli, sempre di Forza Italia: «Mi sono adoperato su vari fronti per aumentare la possibilità di praticare l'attività sportiva, in linea con quanto sostenuto proprio dalla Ministro agli Stati generali della scuola quando assicurò che sarebbe stata l'unica disciplina intoccabile. Questo provvedimento mi lascia interdetto. Chiaro che la bozza ha bisogno di correttivi, ne discuteremo l'8 febbraio quando convocheremo a Roma gli Stati generali della scuola di Forza Italia». «L'educazione fisica e sportiva nella scuola è uno strumento irrinunciabile per combattere la marginalità sociale dei giovani. La risposta non deve essere la diminuzione e la marginalizzazione della materia, ma l'incremento delle ore, a partire dalla scuola dell'infanzia», tuona l'opposizione in un comunicato sottoscritto dalla responsabile nazionale dello sport dei Ds Paola Concia e Giovanni Lolli della commissione Cultura della Camera.
Un'altra voce critica viene dal liceo scientifico-sportiyo De Coubertin Don Bosco di Genova, una specie di battistrada, seppur privata, di una maggiore presenza delle scienze motorie nella scuola: «Nell'ambito del 15 per cento opzionale abbiamo preferito rosicchiare un'ora di latino, di chimica e matematica sostituendole con quelle di storia dello sport e scienze motorie — spiega il direttore Don Sergio Nuccitelli — i ragazzi d'oggi hanno un bisogno vitale di sport, tagliarlo è grave. Faremo sentire anche la nostra voce contraria». Decisi a sfoderare le unghie sono soprattutto gli insegnanti. I rappresentanti dei duemila professori riuniti nella Capdi e Lsm decideranno sabato prossimo, in un'assemblea e Venezia, le più efficaci azioni di lotta: «Chiederemo il sostegno di tutte le forze politiche, sociali e sindacali per creare le condizioni perché la riforma sia uno strumento di sviluppo e di crescita e non il contrario», afferma il presidente Flavio Cucco che ipotizza: «Potremmo ad esempio boicottare i campionati Studenteschi che non hanno più senso se non ci permettono di lavorare».
Molto arrabbiato anche Antonio Isaia, membro del sindacato autonomo Confsal: «La riduzione di un'ora rappresenta un passo indietro rispetto all'articolo 1 della legge 153 e non è nello spirito della riforma della scuola. In questi momento in cui lo sport è macchiato dal doping e da fenomeni degenerativi, l'educazione fisica riveste un ruolo peculiare. Alle due ore obbligatorie bisognerebbe aggiungerne una terza facoltativa».