TRANSFERT D'APPRENDIMENTO NELL'AZIONE MOTORIA
Introduzione
Quando una persona pratica una determinata attività sportiva o ginnica per un periodo continuativo, migliora indubbiamente alcune capacità ad essa connesse: si possono riversare questi miglioramenti in altre situazioni motorie? E in che modo? In altre parole: esiste o no il "transfert motorio"?
Il presente articolo riprende sinteticamente, alcune ricerche condotte a Parigi dai Proff. P.Parlebas e E.Dugas concernenti il problema del "transfert motorio".
E' indubbio infatti che ogni attività motoria solleciti capacità particolari e ne lasci altre in ombra: oggigiorno, stiamo scoprendo che, con la crescente raffinatezza e diversificazione delle proposte effettuate dagli "operatori della motricità", i meccanismi di transfert motorio sono sempre più delicati e spesso difficilmente adattabili a più situazioni.
Cos'è il transfert d'apprendimento
Per transfert d'apprendimento si intende quel processo per cui la partecipazione di una persona ad un'attività influenza in modo favorevole o sfavorevole la pratica di un'altra attività. Possiamo definire ulteriormente questo fenomeno:
- secondo i risultati ottenuti:
Facilitazione = transfert +
Inibizione = transfert -
- secondo il campo di applicazione:
Intraspecifico: nell'ambito della stessa attività
Interspecifico: rispetto ad altre attività (trasversalità).
Gli autori succitati hanno condotto l'esperimento, che descriveremo in maniera sintetica, con estrema meticolosità e cura dei particolari, al fine di non essere fuorviati nelle conclusioni, dalla molteplicità delle variabili presenti durante il lavoro.
Organizzazione dell'esperimento
Partecipanti e metodi:
Divisione in 4 gruppi, ciascuno di 25 allievi, di età 10-11 anni (2 classi maschi e femmine in n° uguale, 2 classi con più maschi).Si è tenuto conto delle potenzialità degli allievi, dividendo in fasce di capacità.
Attività praticate:
Gruppo A: 7 giochi collettivi con palla e uno senza palla
Gruppo B: Pallamano, basket e calcio
Gruppi C e D: salti, corse, velocità e resistenza.
I tests: (d'ingresso e finali):
Gruppi A e C: pratica di pallamano, calcio, basket
Gruppi B e D: pratica di tre giochi tradizionali.
Valutazione
Ogni allievo è stato valutato con punteggi compresi fra 0 e 40. I dati aritmetici in tabella sono relativi alle medie dei gruppi: m2 - m1 (ris. in test finale)-(ris. in test iniziale).
Difficoltà nelle valutazioni
Nei giochi sportivi, considerata l'impossibilità nel valutare il comportamento di tutti i partecipanti in tempi reali, si sono adottate le segg. tecniche d'osservazione:
Il problema delle variabili:
Ovviamente occorreva neutralizzare il più possibile le variabili "parassite" che avrebbero potuto facilmente travisare il valore scientifico del lavoro, prestando attenzione in particolar modo a: età, metodologia pedagogica, fascia socioeconomica, quoziente intellettivo, riuscita scolastica, potenzialità individuali.
Dopo alcuni "pre-tests", si sono disposti gruppi equivalenti con stesse potenzialità.Nessun tipo di correzione tecnica è stata effettuata, ed è stato sempre presente un buon clima relazionale.
Ipotesi
Si potevano supporre quindi le segg. ipotesi, in base ai tests effettuati e alle attività praticate.
Gr. A: La pratica dei giochi tradizionali, facilita o meno l'apprendimento dei giochi sportivi?
Gr. B: La pratica dei giochi sportivi, facilita o meno l'apprendimento dei giochi tradizionali?
Gr. C: La pratica dell'atletica, facilita o meno l'apprendimento dei giochi sportivi?
Gr. D: La pratica dell'atletica, facilita o meno l'apprendimento dei giochi tradizionali?
I Risultati
Tab.1
|
Gruppi |
Test d'ingresso |
Attività praticata |
Test finale |
Transfert |
Direzione transfert |
|
A |
Giochi sportivi |
Giochi tradizionali |
Giochi sportivi |
Si (+5,94) |
+ |
|
C |
Giochi sportivi |
Atletica |
Giochi sportivi |
No (+0,62) |
______ |
|
B |
Giochi tradizionali |
Giochi sportivi |
Giochi tradizionali |
Si (+3,68) |
+ |
|
D |
Giochi tradizionali |
Atletica |
Giochi tradizionali |
Si (-2,01) |
_ |
In base all'esperimento condotto, leggendo la tab. 1, si sono potute trarre le segg. conclusioni, relative alla tematica principale della ricerca:
La pratica dei giochi tradizionali e sportivi migliora la performance di entrambi in maniera reciproca.
Ambedue infatti stimolano la trasposizione comportamentale, avendo in comune: comunicazione, percezione dell'altro, empatia, coordinazione delle azioni inter-individuali, decodificazione del comportamento altrui, presa di decisione strategica, anticipazione dell'azione altrui e pre-azione.
La pratica dell'atletica non migliora le competenze dei giochi sportivi e addirittura peggiora la performance nei giochi tradizionali.
Conclusioni
Elenchiamo quindi le osservazioni degli autori.
Il transfert d'apprendimento motorio sembra basato, almeno in parte, sulle
analogie riguardanti i principi d'azione delle varie attività.
I primi si sono dimostrati superiori alle seconde nei giochi, a causa di fattori culturali, più che
biologici. Le femmine hanno evidenziato i maggior progressi.
Il trattamento della palla, nell'interazione motoria, richiede forti esigenze tecniche e tattiche.
si effettua essenzialmente con: piazzamenti, spostamenti, ripiazzamenti, pre-azioni e richiede condotte selettive di alta qualità (decodificazione, comportamento altrui, anticipazione,
intercettamento, smarcamento, richiamo della palla). Esso richiede maggior intelligenza motoria
rispetto al virtuosismo tecnico. Inoltre, i processi cognitivi che sottintendono l'intelligenza
sociomotoria si sviluppano più rapidamente dei processi di abilità indispensabili al trattamento
della palla nel piazzamento.
L'atletica, i giochi e gli sports, non sono intercambiabili: ogni settore di intervento ha le
proprie caratteristiche di logica interna che pre-organizzano la messa in gioco corporale,
l'apprendimento e quindi anche il transfert.
Alla luce di quanto esposto, quale strategia dovrà adottare l'educatore? Quali nuovi elementi da portare all'insegnamento?
E' importante che l'educatore identifichi la "logica interna e le caratteristiche proprie" di ogni
attività, al fine di essere capace di scegliere le pratiche più adatte agli obiettivi perseguiti nella
seduta. La stessa attività infatti, può essere proposta e condivisa dagli allievi in infinite forme, ma...
quale scopo stiamo veramente perseguendo? Data la risposta, la proposta operativa viene da sè.
Facciamo un breve esempio.
Situazione 1:
partita di pallamano con regolamento tradizionale. Sto allenando le capacità tipiche degli allievi rispetto al gioco, rispettando la sua logica interna.
Situazione 2:
c.s. ma disponendo nel campo ostacoli bassi, cerchi, tappeti. Sempre di pallamano si tratta, viene meno la logica interna del gioco, sto lavorando invece su: cambi di direzione, dissociazione segmentaria, coordinazione dinamica generale, propriocettività.
Due settori d'intervento
Possiamo sicuramente ammettere che esistano, in base all'esperimento condotto, due "settori di attività", ognuno dei quali caratterizzato da un processo di apprendimento specifico.
- basate su elementi psicologici e biomeccanici (ritmi di slanci, ripartizione energetica, rispetto delle andature, ecc...), che sollecitano la performance dell'individuo isolato e senza interazione con gli altri (p.e.: atletica).
Giochi sportivi e giochi tradizionali
Si potrà obiettare...
Da sempre, gli insegnanti di ed. fisica propongono giochi tradizionali in preparazione ai giochi sportivi e atletica leggera come preparazione generale alle discipline: questo è vero, ma "gli sports" sono sempre stati considerati "superiori" e i giochi tradizionali restano solo preparatori al gesto sportivo.
La presente ricerca dimostra invece che il transfert procede anche dai giochi sportivi ai giochi tradizionali: essi permettono una reversibilità interspecifica, ma i secondi non sono subalterni ai primi, visto che il potere di trasversalità è maggiore in questi ultimi. Gli apprendimenti effettuati nei giochi tradizionali possono essere reinvestiti in altre attività, mentre tale processo, attuato partendo dai giochi sportivi, risulta maggiormente delicato e potrà essere compiuto solo con le dovute semplificazioni.
Questa infatti potrebbe essere la spiegazione, nel chiarire il risultato di un gioco-esperimento da me condotto.
Un gruppo di ragazze di 12 anni frequentanti da tempo una squadra di basket, si è confrontato in una partita di pallacanestro con alcuni maschi (calciatori) compagni di classe. Ebbene, l'evidente superiorità femminile "a canestro" è svanita quando, pur mantenendo identiche regole di gioco, due porte hanno sostituito i canestri e la palla da pallamano ha preso il posto del pallone da basket. Colpa della palla che ha favorito il tiro di forza? No; anche con la palla da basket, i maschi hanno vinto la partita del "tiro in porta".
Cambiando poche cose quindi, i meccanismi sono stati rivoluzionati.
L'atletica leggera
E la regina degli sports?
Oggigiorno, considerati i precoci livelli di specializzazione presenti anche tra gli adolescenti, non si può più definire questa disciplina come " fondamento di altre attività", bensì una specialità da sviluppare secondo le proprie coerenti logiche interne. Chiunque di noi continuerà a sentirsi in dovere ovviamente di proporre corsa, balzi e andature, ecc...: ma allora parleremo di preparazione fisica e non di atletica leggera.
A Scuola
Considerati i risultati dell'esperimento, si potrebbe ipotizzare quindi, in ambiente scolastico, la priorità dei processi sociomotori generali, per quanto concerne i giochi sportivi e il parziale ridimensionamento degli aspetti specifici delle discipline, approfonditi magari nella specializzazione svolta in altro ambito dalla società sportiva.
Un apprendimento motorio di qualità può essere acquisito anche senza concatenazioni didattiche particolari: ciò che più conta, invece è la presenza di un buon clima relazionale e ludico, ravvivato dalla continua motivazione e curiosità dei partecipanti.
Il gioco "va da sè" e il miglioramento ci sarà senza particolari approfondimenti didattici: giocare insegna a giocare, agire insegna ad agire.
E' lecito quindi pensare che ci si debba orientare verso una "maggior varietà di situazioni di apprendimento", con gruppi di attività più discriminate (es.: gruppi lavoro sull'attività fisica; gruppi di apprendimento su giochi sportivi, ecc...) senza dimenticare, lo ripetiamo ancora:
Stefano Manente,
insegnante di educazione fisica di Mestre (VE),
associato all'Avief di Venezia.
Indirizzo: Via Gallia 12
30030 Chirignago (ve)
tel.041-912156
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