Il Tempo 23 febbraio 2003 pag 4

 

Fini sottolinea la necessità che a operare siano persone preparate

 

PROFESSIONI SPORTIVE SENZA REGOLE

 

Si istituirebbero elenchi regionali per tutte le figure qualificate come i laureati in scienze motorie, i diplomati Isef, i tecnici

riconosciuti dal Coni. Necessaria una disciplina

 

Una norma che regoli ade­guatamente le professioni sportive. Alleanza Naziona­le ieri ha presentato in un convegno a Roma

una pro­posta di legge, d’iniziativa dell’on. Andrea Ronchi, per cercare di portare ordi­ne e chiarezza in un mon­do finora

poco disciplina­to.

   «Lo sport è praticato in Italia da circa il 43% della popo­lazione», ha ricordato Ronchi. «E’ necessario che ai citta­dini

che svolgono qualunque attività venga­no date le giuste garanzie. Non è possibile che chiun­que si svegli la mattina, co­me

avviene adesso, si riten­ga in grado di poter inse­gnare ogni tipo di discipli­na. Fare sport significa mi­gliorare la qualità della

sa­lute. Se ciò venisse fatto sempre nella maniera più corretta possibile, con per­sonale altamente qualifica­to, Io Stato

avrebbe una notevole riduzione della spesa Sociale».

La proposta prevede, in­nanzitutto, l’istituzione di un albo professionale re­gionale in cui vengano in­seriti tutti gli operatori

del settore regolarmente certi­ficati (laureati in scienze motorie, diplomati. Isef, tecnici riconosciuti dal Coni ecc.) in due

diversi elen­chi, a distinzione del grado di preparazione e della spe­cificità della competenze.

   «E’ un’iniziativa che nasce pèr colmare una grave lacuna», ha sottolineato il vicepresidente del Consi­glio Gianfranco

Fini. «Lo sport ha un grande valore etico: insegna, a cominciare dai bambini, a rispetta­re le regole e introduce al­la vita

sociale. È giusto che chi queste regole le deve trasmettere sia una perso­na adeguatamente prepara­ta».

Mario Pescante, sottose­gretario ai beni culturali, ha applaudito la proposta («ci sono troppe occupazio­ni abusive, è ora di

finirla con palestre e corsi vari affidati ad improvvisatori») ma ha an­che invitato gli ideatori dell’iniziati­va a non creare false

aspettative nei giovani Laureati: “Se si fa una legge del genere è giusto che poi si offrano anche le doverose garanzie di

occupa­zione. Altrimenti è tutto inutile». -

Gianni Petrucci, presi­dente del Coni, ha infine confermato la piena dispo­nibilità a collaborare da parte del massimo ente

sportivo nazionale: «Queste iniziative non possono che farci piacere. Vengono in nostro aiuto e non tolgo­no nulla alla nostra

autono­mia».

   

   

   

Corriere della sera 23 febbraio 2003 pag.14

 

ISTITUIRE ALBI PROFESSIONALI PER GLI ISTRUTTORI IN

PALESTRA

Il settore coinvolge 23 milioni di italiani per una spesa di 28 miliardi. Pescante: troppa deregulation

 

  ROMA — Albi professionali regionali per dare garanzie a 23 milioni di italiani. Cioè quel 43% della popolazione che —

secondo i dati Istat — pratica attività fisica una o più volte la settimana. Palestre, centri sportivi, società professionistiche

ma anche e soprat­tutto dilettantistiche (Sono 100.000, i volon­tari in Italia sono addirittura 800.000): l’atti­vità sportiva in

Italia si è sviluppata sempre di più. E’ diventata un grande business: la spesa sportiva crea valore economico per 28 miliardi

di euro, cioè il 2,4% del Prodotto in­terno lordo, impegna 500.000 unità di lavoro e distribuisce retribuzioni per 12 miliardi di

euro (fonte: Coni). Ma è anche un’importan­te attività sociale: basti pensare al fitness, alla riabilitazione e — purtroppo —

anche al fenomeno del doping nelle palestre (soprat­tutto anabolizzanti).

  Per tutti questi motivi è particolarmente importante la «formazione» di chi si deve oc­cupare professionalmente di sport e

attivi­tà motorie. L’Italia, però, vive in quella che il sottosegretario ai Beni culturali con dele­ga allo Sport Mario Pescante ha

definito «una deregulation che sconfina nell’abusivismo»

Accanto alla relativamente nuova laurea in Scienze Motorie e ai vecchi diplomi        Isef convivono infatti brevetti che

vengono rilasciati dopo 10-15 giorni di corso da enti di promozione sportiva compiacenti.  

Per regolamentare il settore ora c’è una proposta di legge di Andrea Ronchi, componente del direttivo di Alleanza Nazio­nale

alla Camera, presentata ieri a Roma, al­la presenza del vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini e del presidente del

Coni Gianni Petrucci.

L’albo regionale dovrebbe garantire la competenza degli operatori sportivi e un livello di qualificazione per tutelare la salute

non solo degli atleti professionisti ma anche di quelli di tutti i giorni. Il criterio base pre­vede una formazione superiore

almeno triennale, con un albo per laureati, diplomati Isef e forse maestri dello sport del Coni con 400 ore di formazione. Per

gli operatori meno qualificati sono previsti corsi di forma­zione professionale, provinciali o regionali.

L’attività fisica, come ha ricordato Vilber­to Stocchi, presidente della Conferenza nazionale dei responsabili di facoltà e dei

corsi di laurea in Scienze Motorie «è una forma fondamentale di prevenzione che in futuro sarà sempre più importante.

Altrimenti, au­mentando la durata media della vita, spese sociali e mediche non saranno più alla porta­ta nemmeno delle

società più ricche».

                          L.V.

 

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