Premessa:

Il panorama della formazione sportiva in Italia appare molto frammentato, contraddittorio e sostanzialmente inadeguato al mutamento dei contesti e delle esigenze operative delle organizzazioni sportive. Certamente nel passato - anche recente - le FSN e il CONI hanno conseguito notevoli successi sia agonistici che di partecipazione sportiva. Ciò è avvenuto grazie all’azione efficace di quadri tecnici e dirigenziali generalmente volontari, la cui abilità dipendeva primariamente dall’esperienza pratica sul campo e solo talvolta dalla partecipazione ad attività di formazione organizzata dalle FSN e dal CONI.

In numerosi casi, gli operatori sportivi erano dei veri e propri autodidatti, motivati soprattutto dall’entusiasmo e dallo spirito associativo. Una frazione consistente (ma comunque minoritaria) dei quadri tecnici ha usufruito di una preparazione generale di carattere scientifico-pedagogico (ISEE o raramente Università), mentre la quasi totalità dei quadri dirigenziali non ha avuto alcun genere di formazione e preparazione al compito.

Nel complesso l‘elemento che caratterizza questa situazione è la disomogeneità, l’instabilità del quadro di riferimento e la mancanza di un percorso di crescita professionale che sia capace di integrare esperienza sul campo e partecipazione a processi formazione coerenti e capaci di impatto. Dinanzi al cambiamento epocale del mondo sportivo, oggi estremamente complesso e pervaso da competitività, pressioni commerciali e politiche spesso enormi, appare evidente l’inadeguatezza della riposta istituzionale del movimento sportivo, soprattutto se si considera al tempo stesso l’esplosione (per ora quantitativa e non ancora qualitativa) dell’offerta di formazione accademica.

Un progetto di formazione quadri dovrà contenere delle soluzioni idonee a sopperire a tali carenze, tenendo conto però in modo realistico della situazione attuale delle organizzazioni sportive (e della loro nuova caratterizzazione giuridica), dei loro operatori e delle risorse finanziarie disponibili. In particolare il piano nazionale di formazione dovrà prendere adeguatamente in considerazione le possibili sinergie con altre organizzazioni insieme all’esigenza del mantenimento di una leadership e di un controllo sostanziale da parte del CONI.

 

 

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