PRINCIPI FONDANTI E PUNTI CRITICI DEL PIANO NAZIONALE DI FORMAZIONE
Di seguito vengono evidenziati i principi ritenuti fondanti rispetto all’elaborazione del Piano Nazionale di formazione, affinché si possa verificarne il livello di consenso nel corso della discussione preliminare all’inizio del programma attuativo vero e proprio
.1) RUOLO ISTITUZIONALE DEL CONI-SDS NELLA FORMAZIONE DEI QUADRI
La riforma del CONI e la definizione dei nuovi statuti federali richiede che venga chiarificato preliminarmente il ruolo del CONI per ciò che riguarda la formazione. In via di principio sono possibili numerose alternative che possono includere (a) l’uscita del CONI dalla formazione, (b) l’affidamento della maggior parte della formazione ad agenzie esterne (es. Università), (c) la creazione di un sistema articolato di partnership e di terminali territoriali a seconda dei livello di formazione, (d) il mantenimento in esclusiva o quasi del controllo della formazione sportiva nelle mani del CONI e delle FSN. In ogni caso l’articolazione del rapporto tra CONI e federazioni e la natura della riserva di competenza a loro favore nel futuro sono elementi assolutamente critici.
Per l’elaborazione del piano di formazione nazionale, il ruolo del CONI è prefigurato come segue:
Il CONI mantiene o assume su di sè il controllo e la certificazione di tutte le fasi dei processi formativi dei quadri sportivi, di garanzia della loro qualità, nonchè di compatibilità con il quadro di riferimento europeo. La gestione diretta della formazione impegna il CONI solo in fasi e livelli parziali, attraverso la propria unica Agenzia formativa (Scuola dello Sport) con gli eventuali terminali territoriali.
Il ruolo del CONI sarà quindi quello di porre dei criteri di riferimento per conseguire livelli specifici di formazione; le federazioni mantengono la loro autonomia nell’assegnazione delle qualifiche ai loro operatori, e nella maggior parte dei momenti della prima fase della formazione. A questi livelli l’intervento del
CONI- SDS si esprimerà essenzialmente attraverso la formazione e l’aggiornamento sistematico dei formatori abilitati (anche quelli delle federazioni) e il supporto di materiali e attrezzature didattiche sul territorio.2) COMPATIBILITA’ CON IL MODELLO EUROPEO DELLA FORMA ZIONE SPORTIVA.
Dinanzi alle possibili "chiusure" o reazioni conservatrici da parte di alcune Federazioni Sportive e eventuali "interferenze" o legittimi dubbi da parte del Governo Nazionale, il mantenimento di una forte connessione con il Quadro di Riferimento Europeo in tema di formazione sportiva assume un’importanza cruciale. Attraverso questa relazione con il Quadro Europeo è infatti possibile accreditare e legittimare maggiormente la proposta
CONI-SDS, ottenere un supporto e un credito governativo maggiore, identificare modalità non competitive ma sinergiche di cooperazione con le organizzazioni universitarie.Questo intento può essere realizzato dal momento che negli ultimi anni si è manifestata una
forte attesa (ma da parte di alcuni anche un timore) circa le conseguenze dell’integrazione europea sul sistema spartivo, con riferimento ai processi di formazione.E’ evidente che il piano valorizzerà la partecipazione pluriennale e il ruolo trainante della SDS ai lavori della rete tematica sulla formazione sportiva riconosciuta dall’Unione Europea e ne seguirà le metodologie e gli orientamenti. La partecipazione intensa e in alcuni casi trainanti (ad es. con la leadership CONI-SDS in alcuni progetti Europei) può essere infatti molto utile a sospingere il quadro europeo in direzioni particolarmente coerenti con il nostro contesto nazionale, evitando che siano gli altri paesi a determinare i futuri indirizzi nel settore.
In questo quadro, sarà possibile ad esempio evidenziare che l’autonomia delle federazioni per ciò che riguarda la formazione viene comunque preservata ma all’interno di un contesto generale di conformità ad una cornice accettata a livello europeo.
Per evitare però la creazione di false aspettative o la diffusione di idee errate a proposito della forza e della natura del quadro di riferimento europeo e quindi dell’interesse del CONI di sostenerlo e influenzarlo è bene sempre tenere presente quanto segue ai fini dell’elaborazione del Quadro di riferimento Nazionale. Lo scopo del quadro di riferimento europeo è essenzialmente quello (e per ora soltanto quello) di
rendere possibile ad un operatore sportivo formato in un paese (ad es. da una data federazione) di veder riconosciuto il proprio percorso/curriculum ed esperienza in qualsiasi altro paese dell’UE per potervi esercitare un’attività congrua. Va infatti evidenziato, per evitare equivoci, che le attività professionali relative allo sport, tranne pochissime eccezioni, non fanno parte delle professioni regolamentate in modo stretto a livello europeo e che quindi l’UE non ha definito (nè intende farlo per il momento) un quadro obbligatorio e vincolante per la formazione di questi operatori, ma solo di individuare una cornice che consenta il riconoscimento reciproco, la "traduzione" delle esperienze realizzate in vari paesi e quindi la libera circolazione degli operatori. Per fare ciò l’UE si limita a favorire processi di armonizzazione (ma non di omologazione) delle qualifiche professionali o comunque tali da avere impatto sul mercato del lavoro (quindi anche quelle di tipo sportivo, come nel caso dell’allenatore, dell’istruttore di fltness, ecc). Al dilà di questo quadro di riferimento europeo, abbastanza esigente l’adesione ed il sostegno ad esso costituisce indubbiamente un fattore di vantaggio per il CONI, dato che in Italia non esiste un provvedimento legislativo (come ad es. in Spagna o in Francia) che determina precisamente il percorso professionalizzante obbligatorio quanto meno per i quadri tecnici.
3) TRADUZIONE DEL MODELLO EUROPEO
IN UN MODELLO NAZIONALEAttualmente esiste ed è largamente diffuso un modello Europeo di formazione, ovvero il cosiddetto Modello a 5 livelli, omogeneo a quanto previsto per la formazione professionale (CEDEFOP) 1.
1 Si veda a questo proposito la documentazione prodotta dalla SDS- DAD negli ultimi anni.
Un primo quadro di riferimento generalissimo utile per adattare il modello alle caratteristiche e al funzionamento della formazione sportiva in Italia potrebbe configurarsi carne segue:
PRIMO E SECONDO LIVELLO
: sono condotti dalle federazioni e certificati dal CONI, in quanto rispondenti a criteri definiti da CONI e FSN nell’ambito del curriculum formativo complessivo e in rapporto al quadro europeo.TERZO LIVELLO: condotto dalle Federazioni in collaborazione con il CONI, certificato dal CONI e gestito in alcuni casi con altri enti in convenzione.
QUARTO LIVELLO: condotto direttamente dal CONI, in collaborazione con le FSN e/o altre istituzioni. Accesso possibile solo a coloro che hanno tassativamente conseguito gli standard previsti al terzo livello.
QUINTO LIVELLO: gestito dalle università, nell’ambito di protocolli sviluppati con il CONI e le FSN. Accesso possibile anche indipendentemente dal passaggio dai livelli precedenti. Convenzioni CONI -
UNIVERSITA’ potranno rendere possibile il conseguimento di un titolo accademico anche a coloro che hanno seguito l’iter professionalizzante dal primo al quarto livello.
4) FORMAZIONE COME VEICOLO DI IMMAGINE ISTITUZIONALE
Il Piano di Formazione che il CONI presenterà attraverso la SDS dovrà essere un forte
veicolo d’immagine e di rinforzo dell’immagine del CONI, coerente con gli obiettivi della sua modernizzazione e dell’intervento su alcuni fattori chiave, spesso segnalati criticamente dai mass media. In questo momento della sua storia, il CONI e le Federazioni hanno certamente bisogno di un modello forte di formazione dei propri operatori, soprattutto considerando che il loro prestigio pubblico è talvolta incrinato e altre agenzie di formazione sono in grande espansione. Rispetto a quest’esigenza, il CONI e le Federazioni devono mostrare all’esterno la propria capacità di formare in modo efficace e moderno i propri operatori.Per costituire un veicolo efficace di immagine il piano di formazione nazionale dei quadri deve essere infatti -
al tempo stesso - "forte" e moderno, all’altezza dei bisogni e quindi dell’attuale evoluzione dei sistemi formativi. Dovrà essere chiaro però che il piano proposto non è un escamotage, quindi non è affatto modello improvvisato in un momento critico, e sull’ondata dell’emotività, ma deriva da una tradizione, da un solido percorso di studio e di approfondimento e di formazione dei formatori che, sia pur con evidenti limiti, è stato iniziato nel passato e ha prodotto anche risultati validi e "puliti". L’esistenza di questo percorso pregresso d’altra parte è ben documentata in documenti ufficiali e con iniziative di formazione e aggiornamento dei docenti realizzate negli ultimi vent’anni.Per potere conseguire gli obiettivi di immagine e di comunicazione che sono importanti anche per l’accettazione generalizzata del piano, è importante prevedere un piano di comunicazione (eventi, materiali, uscite sulla stampa, brochure) che dovrà iniziare già durante il 2000 e raggiungerà il culmine negli
ultimi mesi dell’anno e ancora di più nel 2001 quando si auspica che il piano venga lanciato.
5) CONVENIENZA PER IL NUMERO MASSIMO POSSIBILE DI ATTORI COINVOLTI
Anche se è ipotizzabile, e forse indispensabile, un intervento "normativo" che richieda alle Federazioni di conformarsi ai piano di formazione elaborato, esso dovrà avere le caratteristiche di modello di riferimento completo, omogeneo ma anche conveniente e possibilmente non "oppressivo", nel senso che le Federazioni dovranno accettare il piano soprattutto perché conveniente, in primo luogo perché caratterizzato da elevata qualità e rispondenza ai bisogni reali e -
in seconda battuta - perché consente loro una serie di vantaggi ulteriori, tra cui anche quelli di carattere economico.
6) CONTINUITA’ E FLESSIBILITA’ DELLA FORMAZIONE
Il piano di formazione dovrà valorizzare e facilitare una reale formazione permanente dei quadri tecnici e dirigenziali, finora pressoché inesistente. Ciò è possibile in quanto il piano sarà basato su un sistema di registrazione delle esperienze certificate degli operatori e sul loro collegamento e su una maggiore operatività (capillare) sul territorio (da realizzarsi possibilmente anche grazie a un nuovo ruolo e operatività delle Scuole Regionali).
Il piano inoltre dovrà consentire di integrare e attribuire un peso a qualsiasi percorso formativo che le FSN ritengano opportuno di organizzare o di convalidare. Spetterà comunque al CONI, in linea generale, certificare il valore e l’ammissibilità di queste opportunità di formazione. Tale flessibilità è consentita dalla possibilità di capitalizzare differenti esperienze formative attraverso il sistema dei crediti, che risulterà un elemento caratterizzante del sistema di formazione. Andrà rilevato che anche questo aspetto non risulta da un’improvvisazione, ma da una progettazione avviata già alcuni anni fa. Il sistema dei crediti e la flessibilità del sistema di formazione non costituiscono come molti possono pensare un elemento di debolezza o di anarchia a patto che il CONI -SDS riesca effettivamente a svolgere il proprio ruolo di certificazione, riconoscimento e garanzia. D’altra parte a fronte dei numerosi operatori sportivi che hanno pochissime esperienze formative, ve ne sono alcuni che hanno assommato, spesso inutilmente, partecipazioni a eventi formativi diversi, che però spesso hanno avuto contenuti e docenti uguali. Talvolta ciò è avvenuto a seguito della pluralità dei soggetti certificatori perfino all’interno dello stesso CONI (es. i corsi della Divisione Centri Giovanili).
lì sistema dei crediti acquista particolare importanza non solo nell’ambito della formazione curriculare (ovvero del percorso tra i livelli) ma soprattutto nel quadro dell’aggiornamento (vedi fig. 1). Molte federazioni infatti già prevedono aggiornamenti periodici obbligatori, che spesso però sono molto difficili da realizzare e non sempre hanno contenuti adeguati. Il piano nazionale di formazione dovrà prevedere anche nei dettagli il funzionamento di un sistema di formazione continuo.
Il sistema così previsto dovrà consentire di integrare nel sistema formativo CONI-FSN - che rimane comunque l’asse centrale
- anche percorsi di formazione compiuti in altre agenzie formative (Università, Regioni etc.) senza perdere il controllo, dato che la certificazione e l’attribuzione di valore formativo a questa o quella iniziativa resta saldamente in mano al CONI e tramite esso alle FSN. In altre parole, ogni eventuale partecipazione ad altre iniziative potrà avere valore per il tecnico sportivo solo se essa viene riconosciuta nel sistema formativo CONI e quindi "trascritta" sul percorso individuale di formazione. La piena attuazione di questa iniziativa potrà quindi consentire di avere operatori avvantaggiati dalla partecipazione ad altre iniziative senza che ciò si traduca in disordine o perdita di ruolo o potere. Anzi ciò renderebbe particolarmente appetibile ai soggetti esterni la partnership con il CONI-SDS, che avrebbe l’opportunità di non "svendere" il proprio marchio ma piuttosto di rinforzarlo.
7) POSSIBILITA’ DI INTEGRARE L’ESPERIENZA PRATICA NELLA FORMAZIONE
.Un aspetto che potrebbe risultare innovativo del piano potrebbe essere dato soprattutto dal superamento reale dell’annosa contrapposizione tra teoria e pratica, che spesso ha di fatto privilegiata la seconda rispetto alla prima (si vedano ad es. le carriere dei tecnici nelle federazioni). Ciò è stato certamente dipendente in parte dal basso livello di numerose iniziative formative che hanno depotenziato de
facto l’importanza della teoria e dell’acquisizione delle metodologie operative in un contesto formativo e strutturato.Secondo quest’idea di fondo, la formazione non si svolgerà soltanto nelle aule o nelle simulazioni, ma sarà condotta per una parte significativa proprio nel corso dell’attività reale di allenamento (o nel corso di raduni collegiali, stage ecc.) e consentirà di recuperare almeno in parte queste esperienze, purché siano certificabili e rispondenti a dei criteri generali, fissati e controllati dal CONI. Ciò dà la possibilità di integrare la formazione nei percorsi di carriera dei tecnici e quindi di non rendere la formazione competitiva con la pratica, ma al contrario di renderla appetibile anche ai più restii a uscire dal campo per entrare in un’aula. In sostanza proprio grazie al successo sportivo, il tecnico (ma questo può valere benissimo anche per i dirigenti) possono acquisire livelli di certificazione più elevata e godere di eventuali incentivazioni e percorsi premianti nelle FSN. Quest’aspetto, certamente innovativo e sicuramente ben visto dai quadri destinatari e dalle federazioni (molte delle quali d’altra parte prevedono forme embrionali di riconoscimento di questo tipo come passaggi automatici di livello o esenzione da parti del percorso formativo) è al tempo stesso uno degli aspetti più delicati, dal momento che oltre alla definizione delle procedure, richiederà anche:
a) formazione ad hoc del corpo docente
b) sviluppo di strumenti idonei di integrazione teoria e pratica
c) database delle esperienze pratiche certificate e capitalizzabili
d) sistemi capaci di oggettivare il valore formativo dei risultati conseguiti nell’alto livello
8) INCREMENTO DELLA QUALITA’ E CRESCITA DI COMPETENZA A TUTTI I LIVELLI
Il piano di formazione dovrà consentire l'incremento effettivo della competenza degli operatori e della loro qualità media a tutti i livelli, con particolare impatto su quelli più elevati. Ciò sarà realizzato attraverso:
a) una migliore qualità dei programmi di formazione e dei sussidi didattici utilizzati
b) una migliore qualità dei processi di valutazione, finora deboli e in molti casi approssimativi oppure eccessivamente legati al possesso di abilità tecniche più che didattiche e/o progettuali
c) la richiesta di un monte-ore più ampio, sia pure capace di integrare la pratica sul campo
d) un uso massiccio delle nuove opportunità tecnologiche (es. Internet, multimedialità, ecc.) con particolare riferimento alla formazione a distanza
e) una più decisa sensibilità della formazione rispetto alla realtà dei profili professionali esistenti sul campo (ciò che effettivamente viene o deve essere fatto "in campo").
I sistemi di formazione a distanza o altre innovazioni metodologiche (basate ad es. sulla tecnologia) consentono di rimuovere numerose barriere alla partecipazione e possono alimentare un’offerta più a misura d’uomo nonché una maggiore elasticità e libertà dei partecipanti. Ciò non costituisce affatto fattore di confusione e di anarchia ma, grazie al sistema di capitalizzazione delle esperienze formative, accelera sicuramente le richieste di formazione, riducendo i costi e favorendo le motivazioni individuali. Questi sistemi di formazione a distanza sono già stati oggetto di verifica e sperimentazione in passato (ad es. con la federazione italiana pallacanestro), pur con un uso limitato delle tecnologie telematiche.
L’utilizzo massiccio della formazione a distanza ha due implicazioni che però vanno tenute in conto:
a) l’investimento tecnologico iniziale
b) la necessità di una supervisione pedagogica forte e costante che non e certamente compatibile con l’impiego di risorse didattiche part time.