Metodi di valutazione biomeccanica funzionale nel ciclismo
M. Sacchi, R. Rodano
Centro di Bioingegneria, fond. Don C. Gnocchi, ONLUS; Politecnico di Milano.
Tempo fa, qualcuno ha descritto il ciclismo come "un matrimonio tra il corpo umano, identificabile come qualcosa di adattabile, e una macchina che è in qualche modo regolabile".
Per raggiungere il massimo delle prestazioni, è naturale pensare che adattamento e taratura devono essere ottimali per ogni atleta e il triangolo critico, composto dai punti di contatto tra corpo e bicicletta (pedali, sella e manubrio), deve essere attentamente valutato in modo soggettivo.
Se un corridore non potesse assumere la "propria" posizione corretta, il lavoro prodotto può decrescere: per fare un esempio l’inclinazione del tronco ha effetti sul sistema circolatorio e di conseguenza sulla potenza espressa durante la pedalata (Kyle e Caiozzo, 1986).
La posizione efficiente è quella che permette al ciclista di pedalare senza perdita di energia e che impedisce meccanismi di pedalata non vantaggiosi.
Quest’ultimo punto è imperativo non solo per la potenza espressa ed il confort durante la pedalata, ma soprattutto per minimizzare le potenziali cause di patologie. Una posizione errata può essere infatti responsabile di patologie da sovraccarico e di affaticamento precoce durante la pedalata.
Nella pratica, la geometria del telaio e il posizionamento di pedali-sella-manubrio sono determinati dalle misure antropometriche e dalla valutazione, più o meno quantitativa, della postura in sella in alcune condizioni statiche.
Quando si considera il movimento, va detto che fino a poco tempo fa le analisi erano confinate agli arti inferiori, considerando il movimento nel solo piano sagittale e, in alcuni casi, valutando le asimmetrie considerando un arto alla volta, comparando cioè i dati ottenuti da due differenti prove.
Per migliorare queste procedure, si è creato un protocollo per esaminare simultaneamente gli eventi cinematici bilaterali di "tutto" il ciclista (total body) sulla propria bicicletta, correlandoli inoltre con le informazioni cliniche del soggetto, con le analisi della postura, delle pressioni plantari e di tutte quelle informazioni utili per la valutazione dell’atleta impegnato nel gesto il più simile possibile al reale.
L’impegno è quindi di ottimizzare la bicicletta tarandola nel modo più accurato possibile per ogni ciclista, considerando le caratteristiche antropometriche, ma soprattutto il suo comportamento dinamico durante la pedalata, la specialità, le sue potenzialità, e di dare modo al ciclista di adattarsi nel miglior dei modi al suo mezzo meccanico.