FEDERAZIONE DEI VERDI

 

Gruppo Verdi - L'Ulivo

Senato della Repubblica

 

LA POSIZIONE DEI VERDI

SUL CASO DOPING

 

Dossier del febbraio 1997

e nota del Sen. Fiorello Cortiana

(responsabile per lo Sport della Federazione dei Verdi)

 

Roma, settembre 1998

 

 

NOTA DEL SEN. FIORELLO CORTIANA, RESPONSABILE SPORT DEI VERDI E MEMBRO DELLA COMMISSIONE SPORT DEL SENATO.

Quando due anni fa distribuimmo il dossier su "Doping di Stato", organizzammo l'audizione del presidente del C.O.N.I. Pescante al Senato e presentammo la proposta di legge sul doping fummo presi anche a male parole, come coloro che cercavano del facile scandalismo, al pari dei Donati, Scarpa e pochi altri "matti". Ora che la questione è acclarata occorre la volontà e la capacità di capirne la natura e di pensare a soluzioni fuori dalle miopie egoistiche, perché lo sport e i suoi giochi continuino ad essere uno dei piaceri della nostra vita sociale.

 

LE DIMISSIONI DI PESCANTE COSTITUIREBBERO UN PALLIATIVO DEMAGOGICO, OCCORRE UNA RIFORMA DELLO SPORT E DEL CONI, NOI VERDI CHIEDIAMO UNA SESSIONE PARLAMENTARE PER LO SPORT.

 

Dopo un'estate durante la quale le denunce e i confronti relativi ai doping sembravano una variante delle polemiche precampionato, con le conseguenti reazioni istituzionali, gli avvenimenti degli ultimi giorni hanno prodotto una accelerazione ed una chiarezza che non consentiranno ritorni alla retorica di maniera.

Il sequestro della macchina per le analisi della Federazione Ciclistica e la franchezza delle dichiarazioni di Pantani dicono due cose chiare a noi legislatori e quindi è il momento di iniziare a discutere il merito della proposta di testo unificato, la cui discussione ed approvazione è stata sollecitata dal Presidente Mancino.

La prima è che il controllato non può essere allo stesso tempo il controllore e questo nonostante gli indubbi sforzi operati dal CONI nell'ultimo anno. Siamo convinti che il Comitato nazionale di tutela sanitaria delle attività sportive e per la lotta al doping debba avere natura di terzietà rispetto ad organi operanti nell'ambito sportivo in tale settore.

La previsione di forme collaborative fra questi organi sono senz'altro necessarie ma crediamo che alcuni organi quali il Presidente del CONI, il Presidente della Commissione scientifica antidoping, il Presidente della Federazione medico sportiva non debbano far parte del comitato.

Riteniamo inoltre necessario definire lo strumento normativo che istituisce il comitato, la durata, le incompatibilità ecc.

I controlli previsti se vengono limitati agli "impegni agonistici di carattere dilettantistico" lasciano fuori tutte le altre manifestazioni sportive.

Occorre preoccuparsi della somministrazione di sostanze all'atleta professionista, dilettante o amatoriale, crediamo che tutti debbano essere assoggettati a controlli, per un ineludibile principio, ossia che la tutela sanitaria dei cittadini, uno dei compiti attribuiti allo Stato dalla nostra Costituzione, indistintamente coinvolge tutte le persone e quindi anche chi pratica attività sportiva. La legge si deve preoccupare innanzitutto della salute dei cittadini indipendentemente dal fatto che assumano steroidi senza controlli per costruire muscoli da mostrare in spiaggia o che lo facciano sotto la programmazione dei vari "dott. Mengele delle squadre".

La franchezza di Pantani ci ricorda che il doping non è un accidente ma un additivo scontato in un sistema orientato alla prestazione esclusivamente funzionale al business, ciò non ci consente di pensare che una legge sui controlli sia sufficiente.

Sul piano della lotta al doping sono interessati a nostro avviso tre ambiti distinti ma correlati tra loro allo stesso tempo.

Il settore sportivo rappresentato a livello internazionale dal CIO ed in Italia dal CONI con una propria autonomia.

autonomia.

Il settore sanitario che ha quale compito la tutela dei cittadini ed anche quindi di chi pratica sport.

Il settore giudiziario in quanto competente, qualora il doping fosse definito un reato, a prevenire il fenomeno con il rispetto e l'applicazione della legge.

 

Si tratta per ciascuno di questi poteri di definire il proprio ambito di competenze, stabilirne i punti in comune attraverso forme di collaborazione, ma soprattutto, per qualcuno, avere il coraggio per contrastare con forza il fenomeno, di rinunciare alle proprie pretese autonomistiche per lasciare che altri possano svolgere efficacemente i propri compiti istituzionali.

E' la cultura sportiva ad essere in discussione, non può più interessarci la ricerca del campioncino a partire dalle scuole elementari, bensì l'educazione motoria a tutt'oggi assente o accessoria nei programmi.

Parlare della necessità di un'azione della politica pubblica sullo sport non significa tornare ai conflitti del ventennio fascista, significa riconoscerne l'importanza sociale, tanto sotto il profilo economico che culturale. Non di solo doping si tratta, ma del rapporto tra esclusive televisive e accessibilità pubblica delle varie manifestazioni ad esempio, della "legge Bosman" e dei vivai, di superleghe e asfissia dei campionati minori. Dobbiamo tempestivamente approvare una buona legge sul doping, ma alla Camera. é impantanata la legge sullo sport e sulle società dilettantistiche, la quale allargherebbe e democratizzerebbe la partecipazione e la sussidiarietà.

Il Vicepresidente Walter Veltroni ha, giustamente, proposto una sessione del Parlamento sulla giustizia, non mi sembra fuori luogo né esagerato proporne una sullo sport.

Sen. Fiorello Cortiana

(Verdi - l'Ulivo)

 

IL PROBLEMA DEL DOPING NELLO SPORT ITALIANO

OVVERO

COME L'ITALIA E' DIVENTATA UN PAESE DELL' EST

 

Dossier a cura del Gruppo Parlamentare Verdi - L'Ulivo

Febbraio 1997

1. Premessa

2. Il ruolo del C.O.N.I. e delle Federazioni Sportive Nazionali

3. Lo scandalo Faraggiana

4. Interviene il Ministero della Sanità

5. La situazione attuale

CONCLUSIONI

 

IL PROBLEMA DEL DOPING NELLO SPORT ITALIANO OVVERO

COME L'ITALIA E' DIVENTATA UN PAESE DELL'EST

 

l. Premessa

 

Il problema del doping sportivo non è, in tutta evidenza, solamente un problema italiano: la diffusione di questo fenomeno è elevata ed è simile in moltissimi Paesi. Anche in Italia, così come all'estero, fino a pochi anni fa, la portata, le prospettive di sviluppo e i rischi delle pratiche dopanti sono stati sottovalutati dalle Istituzioni Parlamentari, dal mondo della Scuola, dai mezzi di informazione e dallo stesso mondo dello sport. Si è pensato che fosse, tutto al più, un fenomeno circoscrivibile agli atleti di vertice di alcune discipline sportive e non si è compreso, invece, che lo sport di elevato livello è, quasi sempre, strettamente collegato con quello dei livelli inferiori e anche con la pratica sportiva giovanile.

Questo errore di valutazione è stato compiuto, indubbiamente, anche dalle massime autorità dello sport italiano: dai Dirigenti del C.O.N.I. e dai Dirigenti delle Federazioni Sportive Nazionali.

 

2. Il ruolo del C.O.N.I. e delle Federazioni Sportive Nazionali

 

Fino al 1979 la pratica del doping ha riguardato singoli atleti che assumevano sostanze vietate, su consiglio di un medico, o del proprio allenatore. Ma, successivamente a questo periodo, i tipi di farmaci doping e le manipolazioni fisiologiche sono diventate di uso talmente complicato e talmente rischioso da richiedere l'intervento di strutture mediche, di specifici Laboratori di Analisi e di ingenti risorse. Giunti a questo punto, la disponibilità e l'organizzazione di staff medici specializzati e di laboratori adeguati era divenuta impossibile per il singolo atleta. Solo strutture organizzate e ricche di risorse come le Federazioni Sportive Nazionali, avrebbero potuto attivare un sistema di gestione del doping in grado di sfruttarne tutte le "potenzialità".

I Dirigenti di alcune Federazioni Sportive Nazionali (in primis la Federazione di Atletica Leggera e la Federazione Sport Invernali) e i Dirigenti del C.O.N.I., si assunsero la grave responsabilità di mettere in piedi staff e strutture specializzate per 1a pratica del doping. Il tutto avvenne con un "artificio" : quello di creare una organizzazione esterna al C.O.N.I. ed alle F.S.N. che venne identificata nell'istituto di Biochimica dell'Università di Ferrara, diretto dal professor Francesco Conconi. A questo Istituto vennero assegnati i primi fondi di finanziamento, sia da parte del C.O.N.I. che da parte delle F.S.N. Il professor Conconi poté così allestire un laboratorio, le strumentazioni e uno staff specializzati a tale scopo.

La prima occasione di "lavoro" si presentò con la pratica dell'emotrasfusione che era stata ideata qualche anno prima dagli scandinavi e che aveva consentito agli atleti finlandesi di cogliere numerosi successi. Il professor Conconi applicò il metodo indiscriminatamente agli atleti degli sport di resistenza e agli atleti degli sport di potenza. I primi ne ricavarono dei vantaggi: vinsero medaglie ai Giochi Olimpici di Mosca e di Sarajevo ed ottennero notevoli piazzamenti; i secondi andarono incontro ad una serie di problemi fisici. E' significativa, a tale riguardo, la testimonianza della campionessa di sci Maria Rosa Quario che racconta dell'arrivo, presso la sede di allenamento, del professore ferrarese che, con dovizia di particolari, spiegò alle atlete i vantaggi che avrebbero tratto dalla pratica dell'emotrasfusione.

Il C.O.N.I. e le Federazioni Sportive Nazionali non si preoccuparono minimamente delle conseguenze che l'emotrasfusione aveva provocato in numerosi atleti e pensarono solo ai vantaggi, alla possibilità di conquistare medaglie. In pochi anni la voce, su questa allettante strada per il successo, passò da una Federazione Sportiva all'altra, fino a che molte Federazioni fecero la fila presso 1'istituto di Biochimica di Ferrara per poter godere dell'assistenza del professor Conconi.

L'Olimpiade di Los Angeles venne preparata basando, quasi esclusivamente, sulla pratica dell'emotrasfusione le possibilità di piazzamento degli atleti italiani. Il trattamento fu proposto ad un gran numero di atleti di numerose specialità sportive; molti di loro accettarono, altri rifiutarono e vennero messi fuori dalla squadra olimpica. Fu il caso di alcuni ciclisti, di diversi nuotatori, di corridori di mezzofondo dell'atletica leggera, degli sciatori di fondo. In tutte le Federazioni vigeva la regola: o accetti di essere trattato oppure vuol dire che non sei adatto per lo sport di vertice, quindi ti mettiamo fuori dalla squadra e ti sospendiamo o ti diminuiamo gli aiuti di carattere economico.

Quindi, da una parte il Comitato Olimpico Nazionale Italiano firmava una Convenzione con l'università di Ferrara ed elargiva annualmente consistenti finanziamenti all'istituto di Biochimica diretto dal professor Conconi affinché procedesse nell'assistenza agli atleti e, dall'altra, le Federazioni Sportive Nazionali, in stretto rapporto con lo stesso professor Conconi, chiudevano gli atleti in un vicolo cieco, e non si trattava solo di autoemotrasfusione. Dalla relazione scientifica della spedizione in Messico (agosto-settembre 1979) organizzata dal Centro studi e ricerche della Fidal, dalla scuola centrale dello sport e dall'ufficio di preparazione olimpica del C.O.N.I. "nove giorni dopo il rientro dalla montagna i tre atleti (n.d.r. Magnani, Barbaro, Ambrosioni) stabilirono il loro record personale sui 10.000 mt. Non si riscontrarono aumenti, né della concentrazione ematica di emoglobina, né soprattutto dell'escrezione urinaria di eritropoietina (n.d.r. la c.d. EPO), dosata nelle fasi iniziali del soggiorno (nel periodo cioè in cui i livelli urinari dell'ormone avrebbero dovuto essere elevati)". Si cominciarono così a delineare, sempre più chiari, i nuovi contorni che aveva assunto lo sport italiano di vertice: era stata creata, da parte dei Dirigenti del C.O.N.I. e delle Federazioni Sportive Nazionali, una organizzazione simile a quella che ha caratterizzato, per tanti anni, lo sport nel Paesi dell'Europa Orientale.

A partire dalla Olimpiade di Los Angeles la stessa struttura dell'Istituto di Biochimica di Ferrara diverrà via via più articolata e si predisporrà per studiare ed applicare, negli anni successivi, altre forme di doping: dall'uso degli steroidi anabolizzanti e del testosterone fino alla somministrazione dell'eritropoietina.

 

CITTA' - ANNO - MEDAGLIE (Oro, Argento, Bronzo)

Montreal 1976: 2 (O), 7 (A), 4 (B)

Mosca 1980: 8 (O), 3(A), 4 (B)

Los Angeles 1984: 14 (O), 6 (A), 12 (B)

Atlanta 1996: 13(O), 10 (A), 12 (B)

 

Lo schema dimostra come I'Italia nell'arco di poco tempo abbia raggiunto traguardi di vertice in alcune discipline sportive di resistenza e di potenza.

Ne1 1976 la nazionale italiana non conquista nessuna medaglia, ne1 1980 Maurizio Damilano conquista un'unica medaglia, mentre ne1 1984 raggiungiamo i seguenti obiettivi:

- medaglia d'oro nei 10.000 metri (Alberto Cova);

- medaglia d'oro nei I.500 metri femm. (Gabriella Dorio) - medaglia d'oro ne1 cronometro a squadre di ciclismo;

- medaglia d'oro ne1 penthatlon (Daniele Masala); - medaglia d'oro ne1 penthatlon a squadre;

- medaglia d'oro ne1 Iancio de1 peso (Andrej)

- medaglia di bronzo nel penthatlon individuale

 

3 . Lo scandalo Faraggiana

 

In quello stesso periodo, parallelamente alla pratica dell'emotrasfusione su un numero sempre maggiore di atleti, alcune Federazioni, con la piena complicità delle strutture del C.O.N.I., mettono su una organizzazione altrettanto efficace per la somministrazione agli atleti degli steroidi anabolizzanti e del testosterone. Se ne ha la chiara certezza allorché vengono alla luce i documenti del dottor Daniele Faraggiana. Si tratta di dettagliate e meticolose annotazioni relative al trattamento di decine di atleti dell'atletica leggera e del sollevamento pesi, come documentato nel filmato di "Rai due" trasmesso alle ore 22,40 di martedì 25 febbraio 199'7 dal titolo "Muscoli, fiale e tricolore". Il dottor Faraggiana da tali documenti, emerge come il somministratore, per conto delle Federazioni, dei farmaci doping ma, nel quadro di assieme, compaiono figure e strutture impensabili che contribuiscono alla migliore riuscita dei programmi di somministrazione del doping.

Emerge anzitutto, in modo evidente, che molti degli atleti trattati appartengono alle squadre militari i cui Dirigenti, considerata la complessità e le problematiche del sistema organizzativo dei trattamenti, non possono non esserne a conoscenza.

Come secondo aspetto, il dottor Faraggiana ha un rapporto ufficiale di collaborazione con la Federazione di Atletica Leggera e con la Federazione Lotta, Pesi e Judo. Da entrambe le Federazioni viene ufficialmente retribuito.

Come terzo aspetto, il Laboratorio Antidoping del C.O.N.I. viene utilizzato per svolgere periodici controlli sulle urine degli atleti trattati con gli ormoni per studiarne le curve di scomparsa. In altre parole il Laboratorio Antidoping, violando in modo gravissimo i propri compiti istituzionali ed i propri obblighi verso il CIO, si rende addirittura strumento dell'aggiramento dei controlli antidoping.

Come quarto aspetto, il dottor Faraggiana, per controllare la situazione endocrinologica degli atleti trattati con gli ormoni, perennemente esposti al rischio di danni gravi alla salute, si rivolge al Laboratorio di Pisa dei Consiglio Nazionale delle Ricerche. Accade, perfino, che il Responsabile di tale Laboratorio cerchi, con la complicità della Federazione Italiana di Atletica Leggera, di fare dei passi a livello internazionale per farlo accreditare come Laboratorio Antidoping del CIO!

Come quinto aspetto, nell'intero sistema organizzativo della somministrazione agli atleti azzurri degli ormoni, compare nuovamente la figura del professor Francesco Conconi, come destinatario di grossi quantitativi di steroidi anabolizzanti consegnatigli dal dottor Faraggiana in più occasioni e come somministratore degli stessi e di testosterone ad alcuni atleti.

In sintesi, già nel 1986, epoca cui si riferiscono i documenti del dottor Faraggiana, 1'organizzazione italiana del doping è divenuta così articolata da fare invidia agli altri Paesi, perfino a quelli dell'Europa Orientale.

 

4. Interviene il Ministero della Sanità

 

Nel marzo del 1985, rispondendo ad una interpellanza dell'onorevole Adriana Ceci, il Ministro della Sanità onorevole Degan dichiara inammissibile la pratica dell'emotrasfusione nello sport allo scopo di incrementare le prestazioni.

L'emotrasfusione è una pratica medica che va realizzata solo nei casi gravi (interventi chirurgici, incidenti, malattie) che lo richiedano. L'utilizzazione nello sport va, dunque, considerata inaccettabile e svolta in condizioni di clandestinità.

E' incredibile ma questa chiara e definitiva presa di posizione del Ministero della Sanità non comporta nessuna conseguenza per l'Istituto di Biochimica e per l'Arcispedale S. Anna di Ferrara che hanno praticato l'emotrasfusione con un gran numero di atleti, conservando spesso le emazie per molti mesi e perfino per alcuni anni, provocando epatiti virali ed altre gravi malattie che gli atleti hanno denunciato in più occasioni. .

Nel C.O.N.I., nelle Federazioni Sportive Nazionali e nell'Università di Ferrara scatta semplicemente la parola d'ordine: "ci adegueremo, le emotrasfusioni non verranno più fatte".

Ed invece accadrà che il professor Conconi, in stretto accordo con il C.O.N.I. e con le Federazioni Sportive Nazionali, proseguirà impunemente in tale pratica, così come riveleranno diversi atleti, successivamente, con sommo disprezzo delle disposizioni del Ministero della Sanità e delle proibizioni del CIO, testimonianze rilasciate da Silvano Barco (sci nordico) "La reinfusione 1'ho fatta dopo tre anni (1988), loro garantivano la perfetta conservazione del sangue a Ferrara presso il centro. La reinfusione la fece il Dr. Casoni", Alberto Walder (sci nordico), Giovanni Franceschi (nuoto) nel verbale di assunzioni di informazioni dell'ufficio di procura antidoping del C.O.N.I.

La pratica proseguirà fino all'avvento dell'ormone eritropoietico che il professor Francesco Conconi sarà tra i primi a studiare.

Ben pochi obietteranno che le "ricerche" del professor Conconi sono a senso unico, essendo sempre rivolte verso le pratiche doping. Ben pochi si renderanno subito conto che il professore ferrarese (...OMISSIS PER SCELTA DELLA C.A.P.D.I.). Al contrario, egli si comporta in modo spregiudicato, (... OMISSIS PER SCELTA DELLA C.A.P.D.I.), entra pesantemente nei criteri di selezione degli atleti azzurri per i Giochi Olimpici e per i Campionati Mondiali e Continentali, è (... OMISSIS PER SCELTA DELLA C.A.P.D.I.) nelle sue dichiarazioni, accorre accanto agli atleti vincitori di medaglie e sfugge quando gli atleti da lui trattati perdono o accusano danni alla salute.

Invece, per il Comitato Olimpico Nazionale Italiano e per le Federazioni Sportive Nazionali, egli è un personaggio di grande valore. Viene eletto Presidente dei Comitato Provinciale C.O.N.I. di Ferrara, poi la sua escalation diviene inarrestabile: membro della Commissione Medica del CIO, membro della Commissione Medica dell'Unione Ciclistica Internazionale, membro della Commissione Antidoping del C.O.N.I..

 

5. La situazione attuale

 

E' caratterizzata da un Comitato Olimpico teso ad arginare la pressione del Parlamento e dei mezzi di informazione affinché si indaghi sulle responsabilità. Il C.O.N.I. ha creato tutta una serie di commissioni ed organismi che danno l'idea esterna di un grande impegno contro il doping ma che, di fatto, non costituiscono alcun passo nell'accertamento delle responsabilità, inteso non solo e non tanto come atto di giustizia a posteriori, ma come uno strumento di pulizia e di prevenzione per il futuro. E', infatti, evidente come tutti i personaggi del C.O.N.I. e delle Federazioni coinvolti in questi anni nell'organizzazione del doping siano rimasti al loro posto e addirittura abbiamo acquisito posizioni di maggior rilievo.

Attualmente il C.O.N.I. ha creato un fatiscente Ufficio di Coordinamento Antidoping affidato ad un Dirigente e a due impiegati. Il Dirigente, per giunta, è stato ora trasferito ad altro incarico e colui che lo sostituirà dovrà rincominciare daccapo a capire i fatti.

E' stato poi creato un Ufficio di Procura Antidoping ed il Presidente del C.O.N.I. ha fatto nominare l'avvocato penalista Ugo Longo, difensore dello stesso dottor Pescante in alcuni processi in corso, come Presidente dell'Ufficio. All'interno della Procura Antidoping agiscono, con impegno e serietà, un tossicologo e tre avvocati che vengano sistematicamente fatti oggetto di pressioni di ogni genere.

Al tempo stesso è stato mantenuto in vita il residuo ormai inutile della precedente Commissione d'indagine, della quale facevano parte anche alcuni avvocati che sono poi entrati a far parte del nuovo Ufficio di Procura Antidoping. Questo residuo di Commissione d'indagine è presieduto dall'ex prefetto Porpora.

Esiste poi una Commissione Scientifica Antidoping che, fino a qualche giorno fa, comprendeva niente di meno il professor Conconi. Ora, di fronte al procedere delle rivelazioni, il C.O.N.I. si è visto costretto a costituire una nuova e più credibile Commissione di cui non sono, però, noti gli obiettivi né, tantomeno gli strumenti a disposizione.

Tutta questa ridda di Organismi serve, come detto, a manifestare un grande attivismo contro il doping ma non certo a combatterlo realmente. Tant'è che negli anni la quota percentuale destinata alla Scuola dello sport che comprende la divisione di ricerca e sperimentazione (l'unica struttura scientificamente in grado di combattere il doping) diminuisce.

 

ANNO - BILANCIO C.O.N.I. - FONDI SCUOLA SPORT - VAR. %

1984: 494.419.000.000; 9 miliardi; 1,83%

1988: 765.290.000.000; 9.190.000.000; 1,20%

1992: 958.687.000.000; 9.230.000.000; 0,96%

1996: 971.753.000.000; 10.710.000.000; 1,10%

 

I1 grafico dimostra come al1'aumento di bilancio del C.O.N.I. corrisponda una diminuzione dei fondi riservati alla scuola dello sport, la quale deve gestire le proprie risorse tra tutta una serie di divisioni e dipartimenti:

- Coordinamento centrale della scuola dello sport

- dipartimento di medicina

- dipartimento di fisiologia

- dipartimento di psicologia

- divisione di ricerca e sperimentazione*

- divisione di attività didattica

 

* solo questa divisione ha come compito d'ufficio quello di prevenire scientificamente le pratiche doping.

 

Invece continuano i rapporti ed i finanziamenti con 1'Università degli studi di Ferrara e di conseguenza con il Prof. Conconi (come da deliberazione della Giunta esecutiva del C.O.N.I. del 31 maggio 1995 n.614 in merito alla convenzione per il III° piano biennale 1995/1996) mentre il Presidente del C.O.N.I. Pescante nel corso dell'audizione del 26 febbraio I997 presso la VII° commissione del Senato come da verbale ha detto "...che da molti anni il C.O.N.I. non ha più rapporti di collaborazione con il Centro dell'Università di Ferrara..."

 

CONCLUSIONI

 

I Verdi, che per primi hanno presentato un disegno di legge per la lotta al doping, che hanno già effettuato alcune campagne promozionali con campioni sportivi del passato e del presente perché tutti, ma soprattutto i giovani, siano informati sulle gravissime conseguenze e sugli effetti prodotti all'organismo dall'assunzione di sostanze dopanti, si impegnano per una ulteriore campagna per la gratuita distribuzione presso ogni scuola, ogni società sportiva e ogni palestra di manuali dove verranno specificate le diverse sostanze vietate nonchè i terribili effetti che in pochissimo tempo le stesse possono produrre all'organismo.

I Verdi sono consapevoli che ormai il Parlamento non può più sottovalutare le reali condizioni in cui versa lo sport in Italia e che è necessario istituire una Commissione d'inchiesta parlamentare che possa fare piena luce su quanto è finora accaduto e su quanto finora è stato realmente fatto per combattere il doping. Attraverso i poteri della commissione d'inchiesta parlamentare si potranno svolgere indagini ed accertare eventuali responsabilità da parte di chi, violando la propria etica professionale, ha fatto esperimenti sugli esseri umani e soprattutto da parte di chi aveva il compito istituzionale di denunciare le pratiche dopanti e non ha fatto nulla.

 

 

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