SEMINARIO DI STUDI
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Regione Veneto : L’Educazione Motoria, Fisica e Sportiva nel decentramento della Pubblica Istruzione"VICENZA 8 GIUGNO 2001
Docenti di Educazione Fisica - Quali Aspettative ?
Prof. Flavio Cucco
Presidente CAPDI (Confederazione Associazione Provinciali Diplomati ISEF)
Se da una parte , con la riforma dell’Amministrazione Scolastica (Legge 300/99 DPR 347/2000) lo Stato dispone di una struttura organizzativa che avrà essenzialmente funzioni di indirizzo, coordinamento e programmazione del sistema dell’Istruzione e che per L’Educazione Fisica Motoria e Sportiva sarà seguita dal Dipartimento per i Servizi del territorio e nello specifico dell’area d) - STATUTO DELLO STUDENTE, POLITICHE GIOVANILI E RAPPORTI PER LE ATTIVITA’ MOTORIE- , con il Regolamento dell’autonomia didattica e organizzativa - DPR 275/99 - la scuola acquista personalità giuridica e definisce gli spazi decisionali in materia di curriculi, di scelte organizzative e di gestione del personale.
Tra la struttura centrale ministeriale (due dipartimenti e tre servizi autonomi) e le scuole autonome è istituito in ciascun capoluogo di regione l’Ufficio Scolastico Regionale, (Direzione Generale) che assorbe le funzioni di competenza delle Sovraintendenze e in parte di quelle dei Provveditorati.
Tra le funzioni dell’ UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE ricordiamo la pianificazione, programmazione e controllo delle politiche formative, le attività di supporto delle Istituzioni Scolastiche, la gestione e l’amministrazione delle risorse umane e finanziarie e il coordinamento con la Regione e gli Enti Locali.
L’ufficio scolastico, poi, si articola nel territorio, a livello provinciale per servizi di consulenza e supporto alle istituzioni scolastiche (CIS = Centri Intermedi di Servizi) ; una struttura di irrobustimento delle neofite autonomie funzionali scolastiche che permetta alle scuole di procedere in forma integrata
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con le altre scuole, con l’amministrazione scolastica, con l’ente locale e il territorio.
Dicevamo che con il REGOLAMENTO dell’AUTONOMIA organizzativa e didattica (DPR 275/99) si definiscono le condizioni di esercizio effettivo dell’autonomia riconosciute dalla L.59/97 quali la possibilità da parte delle scuole, nella definizione del POF, di adottare tutte le forme di flessibilità che si ritengono opportune.
Cosi se l’Educazione Fisica e Sportiva è normata nel suo curricolo nazionale obbligatorio, dal Regolamento sull’autonomia (art 8), è nella parte disponibile alle scuole, di scegliere e integrare le materie e le attività, che la disciplina può ulteriormente esprimere le sue potenzialità.
E’ ancor di più questo sarà possibile con il trasferimento (1°settembre 2002) dallo Stato alle Regioni ed Enti locali (DPR n. 112/98) delle funzioni amministrative esercitate, anche d’intesa, con le Istituzioni Scolastiche, relative all’Educazione degli adulti, orientamento scolastico, pari opportunità di Istruzione, sostegno alla continuità, prevenzione e dispersione scolastica ed educazione alla salute.
In questo quadro rinnovato, quali sono le aspettative dei Docenti di Educazione Fisica ?
Esse, sono state esposte nel "MANIFESTO DEGLI INSEGNANTI DI EDUCAZIONE FISICA" formulato dalla CAPDI - Confederazione Nazionale delle Associazioni provinciali dei Diplomati ISEF - nell’aprile di quest’anno.
Ad una situazione iniziale che vede un profilo motorio, psicofisico e sociale degradato degli studenti/alunni delle scuole medie e superiori, con la presenza frequente di situazioni di :
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articolare anche in caso di sforzi di modesta entità,
corpo,
muscolare
costante impegno,
si chiede a tutte le forze politiche nazionali (e quindi al Parlamento e Governo) di riconoscere all’Educazione fisica e sportiva e ai docenti che la insegnano (Diplomati ISEF e laureati in Scienze Motorie) quel ruolo di importanza primaria nella formazione globale dell’alunno.
Tra l’altro anche il "PIANO SANITARIO NAZIONALE 1998/2000" attribuisce all’attività fisica un ruolo fondamentale per promuovere l’adozione di comportamenti e stili di vita in grado di favorire la salute.
E deve essere la scuola "per le sue enormi ed attuali potenzialità democratiche, che le consentono di agire tra tutti senza trascurare le peculiari esigenze individuali, a creare le condizioni per affrontare in modo concreto ed efficace i problemi sopra menzionati".
Se con il manifesto si è evidenziata la "NECESSITA’" della disciplina, per tutti i cittadini in età scolare dai 3 ai 18 anni, obbligata da parte dello stato per almeno 2 - 3 ore la settimana, quale orario minimo "vitale" a tutela della salute dello studente, - tale esigenza è confermata, seppure in maniera non sempre chiara, anche nell’ iter normativo della RIFORMA DEI CICLI SCOLASTICI
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(Legge 30/2000 e Programma quinquennale di progressiva attuazione del
riordino, Regolamento attuativo del Marzo 2001) - , è evidente che un’ulteriore attività aggiuntiva potrà e dovrà essere organizzata dalle scuole in autonomia e in collaborazione con le altre agenzie territoriali.
E l’ambito sportivo - motorio è sicuramente un terreno disponibile, se non privilegiato, per pensare e sperimentare un modello organizzativo territoriale di tipo sistemico, alternativo a quello piramidale che cercando di assicurare a tutti gli alunni pari opportunità personali e sociali in ambito motorio, sviluppi la ricerca e il raggiungimento di quel successo formativo finale.
Dicevamo, ambito privilegiato, proprio perché se da una parte, la crescita in Italia di una pratica sportiva associativa, esterna alla scuola, da parte di milioni di cittadini, anche in età scolare, ha creato una potenziale domanda di attività motoria e sportiva, dall’altra la struttura organizzativa, societaria e federale, è risultata spesso inadeguata a rispondere a tale necessità.
Non è interesse di questa dissertazione entrare nelle ragioni di queste carenze, ma è certo che la "precocità", la "monosportività" e la "selettività" sono gli elementi qualitativi più importanti, dei limiti della politica sportiva in ambito giovanile.
E tali negatività, che negli anni passati, alcune Società Sportive e le Federazioni, hanno cercato di introdurre nella scuola, supportate anche da "miopie" ministeriali, attraverso Protocolli d’Intesa MPI-CONI e collaborazioni esterne, si sono scontrate con le finalità della scuola e dello sport scolastico, che è "educativo" perché istituzionalmente orientato alla formazione di tutti gli alunni.
La recente CONFERENZA NAZIONALE DELLO SPORT(dicembre 2000) ha valorizzato l’Educazione Fisica e lo Sport Scolastico, quali elementi essenziali dell’Educazione permanente del cittadino. E’ stato ripreso anche, il documento dell’International Council of Sport and Physical Education dell’UNESCO, che 4
pone l’accento sulla "quantità" di attività fisica necessaria per un adeguato curriculo educativo (almeno 1/6 del tempo totale).
Ed è con queste finalità e motivazioni, che la CAPDI chiede la rivalutazione dei principi ispiratori del Progetto PERSEUS e degli originali finanziamenti. Con tale progetto, inoltre, si riconosce la forte valenza educativa della motricità anche nella scuola materna ed elementare.
Così, se da una parte, nel "Manifesto" si auspica che il Ministero della P.I. " si impegni in tempi strettissimi ad elaborare e promuovere un sistema sportivo scolastico organizzato e gestito in prima persona, pur auspicando collaborazioni esterne qualificate e verificate, che possa contare sulle necessarie strutture, per allinearci alle migliori esperienze europee, come quelle francesi, spagnole e tedesche" ; non è più pensabile che tale struttura impegni una cospicua quantità di risorse, organizzative e finanziarie, per pochi studenti/atleti selezionati ( fasi nazionali dei campionati studenteschi e Campus) specialmente in un momento di taglio dei finanziamenti ai progetti di "Sport Scolastico" e attività sportiva scolastica di base.
Ed è in tale logica "territoriale" che debbono porsi le strutture organizzative nate dal decentramento della P.I., anche quelle relative alle competenze nell’ambito dell’Ed. Fisica e sportiva, per supportare le iniziative delle scuole in autonomia, delle loro reti, i laboratori territoriali, favorendo lo sviluppo dell’associazionismo sportivo studentesco, per il raggiungimento di quel successo formativo, anche in campo motorio - sportivo quale diritto di tutti gli alunni/studenti.
Superando la "tentazione" di creare tanti piccoli ministeri (regionali), con la nascita di sovrastrutture intermedie di potere, anzichè di servizio, per la creazione, invece, di vere "agenzie" che favoriscano l’autonomia degli Istituti scolastici e per un progressivo passaggio ad un "sistema scolastico allargato".
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Anche nel personale dovrà affermarsi una "nuova cultura amministrativa" che non lo veda più abituato ad essere il terminale delle scelte ministeriali, con un passaggio dalla cultura della "circolare" a quella del "servizio" alla scuola dell’autonomia
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