PROGRAMMA PERSEUS

Quale valorizzazione dell'educazione motoria,

fisica e sportiva, da qui al 2002?

di Silvio Dorigo

 

  1. UN'OTTICA PEDAGOGICA DI RICERCA, GIUSTIFICAZIONE E SPECIFICAZIONE DELLE PECULIARITA' DI TALI EDUCAZIONI

Il 3.8.1999 l'Ispettorato all'Educazione Fisica e Sportiva del Ministero, con nota prot, 40951/ BL, diffonde la nuova versione del Programma Perseus, approvata dal Ministro Berlinguer.

Tale Programma, come probabilmente è ormai noto, si propone di valorizzare nei prossimi tre anni "l'educazione motoria, fisica e sportiva nella scuola dell'autonomia".

Dalla volontà di chiarire motivatamente ed articolatamente le caratteristiche di tale valorizzazione nasce in questa sede un'analisi critica di alcune sue tematiche portanti.

Viste le lacune pedagogiche di cui soffre l'educazione motoria, fisica e sportiva (1), ancora una volta tale analisi riguarderà soprattutto l'ambito dei significati, cioè dei perché, e l'ambito metodologico del come: un come però che si vorrebbe giustificato scientificamente e filosoficamente (2).

Un'ottica pedagogica ampia quindi, che conterrà anche alcuni aspetti tradizionalmente considerati didattici, il più possibile centrata sulla ricerca, giustificazione e specificazione delle peculiarità di tali educazioni.

Ogni ambito disciplinare infatti può contribuire alla progettazione e realizzazione delle volute autonomia scolastica, interdisciplinarità e contratto formativo, di un processo didattico motivato e motivante l'agire di insegnanti e allievi, nella misura in cui sa cosa pertiene alla sua natura.

Altrimenti vive ruoli indefiniti, generici, e sovrapponibili: quindi subalterni, perché poco significanti ed efficaci.

Rimarranno quindi fuori da questo scritto, per ragioni di spazio, molte altre tematiche, pur di notevole ed anche grande interesse, che interpretano molte delle esigenze sorte

come l'autonomia scolastica, le pari opportunità formative, l'individualizzazione, la scuola come comunità formativa, la compartecipazione alla formazione integrale, la lotta alla dispersione scolastica, alle disuguaglianze sociali, la formazione come strumento contro la criminalità organizzata, l'orientamento

come la nuova proposta organizzativa dei giochi sportivi studenteschi, aspetti economici, aspetti legati alla meritoria introduzione del consulente per l'educazione ludico-motorio-sportiva alle scuole materne ed elementari; problematiche relative alla formazione dei consulenti e degli insegnanti, alla ricerca sul ruolo dell'educazione fisica nello sviluppo dello studente, collegate alle problematiche giovanili; accenni agli impianti per l'educazione fisica e sportiva.

 

2. LA Fisionomia dell'EDUCAZIONE MOTORIA, FISICA

E SPORTIVA scolaSTICA

Il Programma parla in alcuni casi delle tre educazioni prese separatamente o in coppia; in altri, più frequenti, di educazione motoria, fisica e sportiva, facendo intravedere una sorta di continuità ed integrazione, mai purtroppo approfondite e chiarite in modo univoco.

In questa situazione dividerne gli ambiti era impossibile: quindi ho preferito produrre un'analisi complessiva specificandone di volta in volta le eventuali peculiarità.

Solo in un caso, nella Premessa introduttiva, tale continuità ed integrazione stranamente si spezza.

2.1. Subalternità dell'educazione sportiva rispetto all'educazione motoria e fisica?

"L'attività sportiva non può sostituire né surrogare l'educazione fisica e motoria ed il portato complessivo delle missioni educative delle attività motorie. Lo sport è una forma di attività motoria, può far acquisire competenze e crediti formativi ma è una parte, non può sostituirsi al tutto".

In questo senso si evidenziano purtroppo degli apriorismi privi di giustificazione e fonti culturali e pedagogiche di riferimento, che chiudono ogni prospettiva di pari dignità formativa tra educazione fisica e sportiva.

Una pari dignità che troverebbe peraltro sicura giustificazione

Altro, e non indifferente, è invece il problema politico/didattico-istituzionale su chi debba gestire l'educazione sportiva nella scuola e quale spazio vi sia riservato all'insegnante di educazione fisica.

In questo senso i passi citati non rispondono direttamente, ma comunque, evidenziando un cambiamento di rotta in favore dell'educazione fisica e motoria, sembrano evidenziare implicitamente una scelta a favore delle uniche figure istituzionali preposte a tali educazioni.

Vale a dire i loro insegnanti, quindi personale formativo interno alla scuola.

Una scelta che si consoliderà nello sviluppo del Programma.

2.2. Può essere il corpo il "primo referente"

dell'educazione motoria, fisica e sportiva?

"Il corpo- insegna Raffaele Laporta- è il tramite della trasformazione e della fruizione del mondo (... ); ciò che nel mondo esiste di umano non può essere spiegato, utilizzato, compreso, goduto al di fuori di un intervento corporeo… Il corpo (…) è il ministro della produzione e della fruizione".

Personalmente sono dell'avviso che, se si accetta una visione dell'uomo di tipo olistico-organicistica (3) che supera ogni dualismo o monismo ermeneutico a favore di una integralità inscindibile, non abbia nemmeno più senso parlare di corpo, ma solamente di uomo.

Un uomo che vive ed opera nel mondo grazie a tutte le facoltà che ha a disposizione e che non possono che trovarsi al suo interno: cioè nel corpo stesso.

In questo senso il referente primo dell'educazione fisico-motoria-sportiva non dovrebbe essere il corpo, che può richiamare dualismi o meccanicismi ormai superati, ma l'uomo nella sua complessità, originalità ed inscindibilità, di cui andrebbero studiate solo prevalenze formative di studio e fruizione, non equivoche specificità o peggio esclusività, quale quella legata appunto al corpo.

2.3. Quale agonismo nello sport scolastico?

Se si accetta il principio che l’agonismo costituisca la base teorica imprescindibile dello sport (4) a livello di regolamenti su base sia interdisciplinare che disciplinare, nonché un altrettanto imprescindibile bisogno di autorealizzazione e progresso umani, andrebbe definitivamente accantonata a proposito ogni riserva aprioristica.

Per approdare viceversa ad un atteggiamento critico, che affronti quindi la dibattuta questione di quale tipo di sport si voglia proporre, tenendo come punti fermi: i regolamenti sopracitati, il progetto formativo complessivo della singola istituzione scolastica, la programmazione del singolo consiglio di classe, nonché le esigenze evolutive degli allievi.

Da parte sua il Programma si mantiene ancora una volta molto generico e fumoso.

Infatti si afferma:

Infine si privilegia dell'agonismo la funzione di canalizzare l'aggressività, dimenticando purtroppo altre funzioni (5).

2.4. Voler chiarezza e riferimenti culturali,

voler capire il perché delle scelte compiute

Al là delle molte parole spese (6) per delineare la fisionomia dell'educazione motoria, fisica e sportiva, spiace dover rilevare che, laddove il testo si addentra implicitamente in problemi pedagogici, cioè nel campo dei perché, significati e valori formativi, regnano sovrane genericità, approssimazione e talvolta superficialità.

Il che purtroppo non consente la costruzione di alcuna interpretazione e proposizione specifiche, di alcun modello pedagogico e didattico realmente innovativo e giustificato culturalmente, con solide, coerenti ed evidenziate radici.

Infatti l'educazione motoria, fisica e sportiva proposta non chiarisce, specifica e differenzia le proprie matrici culturali a livello disciplinare e, nel caso dell'educazione sportiva, pure interdisciplinare, anche in connessione ai bisogni evolutivi.

Quindi nemmeno il proprio contributo alla formazione integrale della persona in relazione alle varie età a livello di significati e valori, ma anche di valenze psicologiche, sociali, emotivo-affettive, fisiologiche.

Ciò si verifica purtroppo non solo per l'educazione motoria, fisica e sportiva considerata nel suo insieme, ma anche, come abbiamo visto, all'interno del rapporto tra l'educazione motoria e fisica e l'educazione sportiva, nonché, come vedremo, nell'ambito della voluta caratterizzazione dello sport scolastico rispetto a quello extrascolastico-federale.

Il che crea di conseguenza un dirompente effetto potenziale su ogni proposta didattica, destinata purtroppo a presentare le stesse lacune evidenziate in ogni momento della programmazione, azione e valutazione.

Se a livello di politica scolastica e sportiva grande eco e rilevanza crea il rinnegare in modo netto e generalizzato valori e pratiche dell'allenamento sportivo anticipato e precoce, con tutti i rischi per la salute psico-socio-biologia della persona che ciò può causare (7) e tutti i nuovi equilibri nella politica sportiva che ciò evidenzia, altra è la situazione a livello culturale e pedagogico, dove poco giova rinnegare e molto viceversa proporre motivatamente.

Nello stesso tempo la critica aperta ad una concezione dell’uomo-strumento in cui l’uomo cessa di essere valore per sé (8) per diventare strumento di interessi economici e di potere nelle esasperazioni dello sport agonistico, nonché ad una aprioristica positività formativa dell'attività sportiva (9), potrebbe e dovrebbe per contrasto stimolare finalmente un'articolata ed approfondita interpretazione e proposta pedagogiche e didattiche sullo sport a scuola, che di fatto, come vedremo, nel Programma timidamente, ma coraggiosamente, inizia.

Una critica ampiamente condivisibile, anche perché senza attenzione esclusiva alla persona da formare non esiste pedagogia filosofica e scientifica (10), né esiste fortunatamente la scuola, nonostante quegli interessi generino anche oggi spinte in senso opposto (11).

A riprova della genericità, approssimazione e talvolta superficialità pedagogica delle proposte, e per stimolare la riflessione del lettore, ora porrò una serie molto nutrita di domande, cui purtroppo il Programma non risponde e che danno la dimensione della quantità e qualità dei problemi ancora da risolvere:

2.5. La difficoltà di caratterizzare l'attività sportiva scolastica

da quella extrascolastica federale

Si era già precedentemente accennato a questa difficoltà, seguita da alcuni passi del paragrafo precedente, in cui si intendeva evidenziare la fragilità pedagogica delle proposte in tema di attività sportive scolastiche.

Una difficoltà vissuta a vari livelli un po’ da tutti gli insegnanti di educazione fisica nella didattica quotidiana, ma anche da coloro che si interessano a livello di studio del problema.

Un problema spinoso quindi, che con lodevoli coraggio e volontà propositiva la Commissione incaricata della redazione del Programma Perseus affronta.

Certo è che, andando poi ad analizzare nello specifico le considerazioni e proposte avanzate, ci si rende conto di quanta strada vada ancora percorsa affinchè lo sport scolastico presenti una sua chiara e peculiare fisionomia.

Infatti gli unici elementi che possono considerarsi distintivi rispetto allo sport agonistico extrascolastico federale, pur nella riconosciuta complementarietà reciproca, sono costituiti:

E' evidente che tali distinzioni appaiono estremamente generiche e prive di direzionalità valoriale e progettualità pedagogica e didattica che le sostenga e motivi.

Né risolve il problema:

Non per nulla si afferma che: "Il mondo dello sport e quello della scuola avvertono da anni la necessità di ricercare ed approfondire il senso dell'educazione motoria, fisica e sportiva, anche nella prospettiva di stabilire una coerente collaborazione attiva con organismi esterni…. I momenti di collaborazione si sono infatti costruiti su basi spesso fragili, senza il supporto effettivo di una critica profonda della situazione reale e sono mancate strategie globali e condivise, capaci di attivare una trasformazione positiva".

Il primo passo in tal senso, cioè la considerazione del problema e la volontà di indicare proposte di soluzione, è stato comunque fatto.

2.6. Il gioco nell'educazione motoria e fisica

Una parte abbastanza ampia è dedicata nel Programma Perseus al gioco.

In questo senso mi premono due osservazioni, al di là delle numerose conferme e giustificazioni prodotte opportunamente sul valore educativo del gioco.

La prima: perché si ritiene "il gioco… la tappa obbligata che deve precedere la proposta di attività di stretta educazione fisica e sportive", come se in tale educazione dopo un certo momento non ci potesse e dovesse essere più spazio per il gioco?

Casomai si tratterebbe di analizzare le forme di gioco alle diverse età e produrre proposte conseguenti.

La seconda osservazione: cosa significa

Si tratta di affermazioni totalmente gratuite, prive di ogni giustificazione culturale: il gioco non è mai un fine, ma un mezzo per conseguire, in piena sintonia con i bisogni evolutivi, alcuni obiettivi, a loro volta derivati dalle finalità prescelte.

 

3. UN PRIMO PASSO

A questo punto è evidente che la valorizzazione dell'educazione motoria, fisica e sportiva configurata dal Programma Perseus, da qui al 2002, e analizzata in quell'ottica pedagogica di ricerca, giustificazione e specificazione delle peculiarità di tali educazioni, risulta fortemente parziale.

Il primo passo però, anche in questa direzione, è stato sicuramente compiuto, se non altro per la coraggiosa volontà di analizzare i problemi e cercarne possibili soluzioni.

Un primo passo connotato peraltro da una ferma, talora dirompente, volontà di innovazione (13), che in alcuni casi raccoglie molte delle sollecitazioni sorte e sviluppate già da anni da ampia parte degli educatori fisici (14).

L'importanza del Progetto a livello di politica formativa e sportiva è fuori discussione, laddove:

In questo senso il Programma va salutato con sincero compiacimento, pur nella provvisorietà della sua forma e sostanza non ancora legislative.

Tuttavia onestà intellettuale vuole che, al fine di progredire nella conoscenza pedagogica e didattica, quindi anche nella nostra funzione professionale, si dica a chiare lettere che il Programma a queste forti volontà abbina una riflessione e proposizione ancora molto deboli, di fatto ancora incapaci di esprimere a livello pedagogico e quindi didattico un nuovo modello di educazione motoria, fisica e sportiva scolastiche.

Non per nulla il tratto maggiormente presente è la genericità, l'approssimazione, talvolta la superficialità, mascherate da affermazioni altisonanti, in altri casi da proposte di stretta didattica-istituzionale, quale quella relativa ad un nuovo modello di giochi sportivi studenteschi.

Il problema fondamentale, ancora una volta, è riuscire a connotare osservazioni e proposte in modo forte, tramite un solido ed articolato studio pedagogico e didattico alle spalle, perché questo pertiene prioritariamente a coloro i quali si occupano di formazione.

Uno studio che alfine sfoci in una considerazione e proposta formative, evolutivamente mirate, del bisogno di apprendere a fruire della propria corporeità, anche in funzione permanente (15): questo a mio avviso pertiene a coloro che si occupano di corporeità.

Un compito arduo, ancora agli inizi, specialmente nel segmento medio e superiore, che vivo anch'io in prima persona.

Un compito, che, laddove si ravvisi l'importanza dell'approccio sportivo, comprenda anche un ambito poco approfondito, e cioè l'analisi dei regolamenti sportivi sia a livello disciplinare che inter e pluridisciplinare (16).

Ciò affinchè dello sport, in generale ed in particolare, sia fatta scelta ponderata, motivata e coerente con il progetto formativo complessivo.

Giacchè tali regolamenti, oltre a rappresentare un fondamentale strumento normativo concreto, delineano di fatto sempre una filosofia di comportamento e di vita; quindi valori; quindi prospettive educative.

4. NOTE E BIBLIOGRAFIA

  1. Dorigo S., "La corporeità nella scuola", Pianeta Isef a.2 n.4, I.S.R. Milano, 1999
  2. Minichiello G., "Struttura e sovrastruttura del discorso pedagogico"Name=Rimani; HotwordStyle=BookDefault; numPagina=_251; , "Studium educationis" 2/99, Cedam, Pd; Orefice P., "Il processo formativo"Name=Rimani; HotwordStyle=BookDefault; numPagina=_134; , Studium educationis n°4, Cedam, Padova, 1997; Xodo C., "Il punto di vista della pedagogia sulla realtà umana"Name=Rimani; HotwordStyle=BookDefault; numPagina=_146; , "Studium educationis" 2/99, Cedam Pd
  3. Refrigeri G. "Scienza e pedagogia dell’educazione fisica", Giunti & Lisciani, Teramo, 1989
  4. Antonelli F.- "L’agonismo sportivo come esperienza ottimale per lo sviluppo umano e la socializzazione", in AA. VV. "Sport, sviluppo umano, socializzazione", Atti del convegno internazionale di Psicologia dello sport, Roma, Scuola dello Sport Coni, 4-6 ottobre 1982; Dorigo S., "Dall'individuazione e predizione del talento ad una pedagogia dello sport agonistico aperta a tutti", Didattica del movimento n.112/113, Società stampa sportiva, Roma 1997; Ossicini A.- "Dall’educazione fisica allo sport: caduta di una discriminante", in AA. VV. "Sport, sviluppo umano, socializzazione", Atti del convegno internazionale di Psicologia dello sport, Roma, Scuola dello Sport Coni, 4-6 ottobre 1982;
  5. come il bisogno di successo e di autorealizzazione.
  6. Baldini M., "Il tradimento degli intellettuali",Name=Rimani; HotwordStyle=BookDefault; numPagina=_235; "Nuova secondaria" 8-98/99, La Scuola, Bs, 99
  7. Sotgiu P. "Quelli che lo sport… educa"Name=Rimani; HotwordStyle=BookDefault; numPagina=_138; - Didattica del movimento n.99, Società Stampa Sportiva Roma 1995; Caillat M., "La mostruosità sportiva"Name=Rimani; HotwordStyle=BookDefault; numPagina=_122; - D.T.V. anno 6°, numero 3, dic.1997, CONI Varese
  8. Scarpelli L., "Appunti di pedagogia della persona"Name=Rimani; HotwordStyle=BookDefault; numPagina=_277; , "Cultura e educazione" 3-98/99, A.E.I. Perugia, 1999; Serafini G., "Pensare pedagogicamente",Name=Rimani; HotwordStyle=BookDefault; numPagina=_277; "Cultura e educazione" 3-98/99, A.E.I. Perugia, 1999; Caillat M., op.cit.Name=Rimani; HotwordStyle=BookDefault; numPagina=_122; - Mialaret G., "Le funzioni educative dello sport"Name=Rimani; HotwordStyle=BookDefault; numPagina=_198; - DTV anno 6°, n°3, dic.97, CONI Varese.
  9. Sotgiu P., op.cit.
  10. Vedi (2)
  11. Martini C.M., "Scuola, tesoro da salvare", "Nuova secondaria" n°1/99, La Scuola, Brescia, an.1999; Xodo C., "Guida ai concorsi 2. Le avvertenze generali"Name=Rimani; HotwordStyle=BookDefault; numPagina=_146; , "Nuova secondaria" 6/98-99, La Scuola, Bs, an.99
  12. Dorigo, op.cit.
  13. Agazzi E., "Il senso autentico del nuovo"Name=Rimani; HotwordStyle=BookDefault; numPagina=_265; - "Nuova secondaria" 8/99, La Scuola, Brescia, 1999
  14. Mantovani B. & gruppo 1°maggio 97- "Cartello dell'educazione fisica"- "Motricità e ricerca" n° 1/ 97, Capdi MantovaName=Rimani; HotwordStyle=BookDefault; numPagina=_132; Name=Rimani; HotwordStyle=BookDefault; numPagina=_138;
  15. Refrigeri G., op.cit; Dorigo S., "Una proposta pedagogica specifica per il domani", Pianeta Isef a.2 n.5, I.S.R. Milano, 1999
  16. Dorigo S., "Dall'individuazione e predizione del talento ad una pedagogia dello sport agonistico aperta a tutti", Didattica del movimento n.112/113, Società stampa sportiva, Roma 1997

 

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