5 ° BOZZA
CONFERENZA NAZIONALE SULLO SPORT
SPORT E FORMAZIONE
PREMESSA
Nel corso delle riunioni del Gruppo di lavoro è emersa la necessità di verificare preliminarmente se esistevano alcuni presupposti comuni e condivisi o addirittura una cultura comune che agevolasse i lavori ed in particolare il reperimento dèi materiali e dei dati necessari per la futura discussione politica.
Il dato più rilevante scaturito dalla discussione è quello che in tutti i componenti del gruppo è stato riscontro un comune sentire a partire da alcuni presupposti. : già concordati tra i rappresentanti del Ministero della P.I. ed i rappresentanti del C.O.N.I. (da togliere e tolto)
1. l'attività motoria fisica e sportiva è una importantissima componente della crescita umana, culturale e sociale di giovani ed adulti per tuffo l'arco della loro vita;
2. la formazione, e con tale termine si vuole escludere il mero addestramento tecnico, elemento trasversale di tutta l'attività sportiva.
Con questo si vuole intendere che per la società l’elemento educativo - formativo non si presenta come caratterizzante del solo sport scolastico o dello sport per tutti, ma di tutto lo sport, ivi compreso quello agonistico e, perfino, quello spettacolare.
Lo spettacolo sportivo sin dai primordi ed ancora più ai giorni nostri costituisce un vero e proprio evento culturale, peraltro, di enorme diffusione.
Si configura come contenitore, come momento di espressione e come strumento di promozione dei valori fondanti e connettivi della società, indipendentemente dalla sua connotazione professionistica o dilettantistica.
Costituisce, pertanto, una parte importante del complesso processo dell'educazione permanente: è dunque da proteggere da possibili degenerazioni, tenendo in considerazione i cambiamenti che con il tempo intervengono.
Alcuni pericoli vengono alle attività motorie fisiche e sportive non solo dai vecchi pregiudizi, ma dalle nuove manifestazioni dello sport intimamente contaminate da patologie, quali una eccessiva spettacolarizzazione, una banalizzazione del fatto sportivo (dovuta all'affievolirsi del legame con i valori originari) dalla quale possono derivare comportamenti violenti, una commercializzazione selvaggia (nella quale spesso trovano origine fenomeni quali il doping, lo sfruttamento del lavoro minorile, con le nefaste conseguenze che conosciamo al di là dello sport).
Il movimento quando è organizzato, finalizzato, auto ed eteroregolamentato è certamente e sempre cultura. e non a caso molti storici fanno risalire la nascita della cultura occidentale alle origini delle prime forme di manifestazione olimpica, prima ancora che in Grecia fiorisse Talete.
In questa ottica la scuola, pur mantenendo la sua centralità, non è più oggi l'unico ambito di realizzazione di obiettivi educativi - formativi nell'attività motoria, fisica e sportiva e quando ci si riferisce al tema del Gruppo di lavoro ci si rivolge ad una dimensione dello sport a tutto campo.
Posto questo rilevante punto di partenza, si riconosce l'importanza fondamentale della componente ludica nelle attività fisiche e sportive, troppo spesso sottovalutata in quanto oggetto degli stessi pregiudizi che gravano sulla valenza culturale del movimento. Su questa riflessione molte sono state le cause di ritardo.
Tra queste vanno annoverate, in particolare:
·
l'attribuzione al corpo di una dimensione non razionale, dunque non nobile e per questo non interessante la sfera dell'educazione;·
la ideologia di mortificazione del corpo alimentata da molte confessioni religiose;·
la svalutazione del corpo indotta dalla divisione sociale del lavoro e all'interno di questa l'introduzione di tecniche di ottimizzazione della produttività incuranti della persona.Tutto ciò, oltre ad attuare una sistematica rimozione della corporeità attraverso la negazione del suo insopprimibile ruolo di strumento primo dello stare al mondo, con i pesanti costi da ciò indotti sul piano individuale e sociale, è probabilmente anche effetto della scissione tra la cultura umanistica e quella tecnico - scientifica.
Si ritiene che il primo obiettivo della Conferenza Nazionale sullo Sport debba essere la formale contestazione di quanto rimane di tutti questi pregiudizi che sono tali da costituire ostacoli e punto di contraddizione.
La riflessione critica in atto da tempo all'interno e all'esterno delle Istituzioni che si interessano della formazione sportiva dei giovani e degli adulti ha portato ad individuare una serie di principi pedagogici di riferimento e di problemi da risolvere. I più urgenti sono:
- l'elaborazione di attività di educazione motoria e fisica congrue con un campo d'azione che riguarda la crescita, lo sviluppo e il mantenimento delle funzioni motorie in un rapporto interattivo con lo sviluppo delle capacità cognitive ed emotive, il gioco, la relazione con le altre discipline fondamentali del curricolo.
- la valorizzazione dello sport per tutti.
- l'organizzazione di uno sport educativo che può essere agonistico, ma non deve vedere la prestazione sportiva come uno scopo a sé, non cedere alle estremizzazioni dettate dal profitto e dal commercio, ma offrire una opportunità educ4iva perché ognuno impari ad esercitare la propria efficacia sull'ambiente attraverso la padronanza della propria motricità e una sempre migliore conoscenza di sé.
- la costruzione di uno sport che sia spettacolo, ma non ceda al peggio della commercializzazione o spettacolarizzazione e riassuma la funzione educativa insita in ogni evento culturale, tra i quali lo spettacolo sportivo deve essere annoverato.
L'esasperazione e le patologie dello sport vanificano alcuni dei suoi elementi costitutivi fondamentali e valorizzano l'anomia, la cultura di una sorta di legge della jungla, proponendo l'esempio della sopraffazione, della prepotenza e della strumentalizzazione, (se non dell'inganno), dove la sconfitta è colpa intollerabile e la vittoria imperativo assoluto, da conseguire veramente a tutti i costi; dove il corpo può diventare mero strumento.
Questa tipologia di pratica sportiva cessa di essere una esperienza di libertà e creatività e diventa un'ossessione, con la quale tutti gli organismi, senza cedimenti, devono fare i Conti, opponendosi con fermezza alle richieste provenienti dall'esterno di un allenamento sportivo e dell'avviamento allo sport precoci o anticipatori.
L'attività sportiva è idonea ad affermare valori e principi universali, che non attengono cioè esclusivamente al mondo sportivo, e può rappresentare uno strumento capace di restituire allo sport la funzione pedagogica che la società gli riconosce da sempre. E' necessario per questo che ritrovino piena espressione i valori racchiusi nell'olimpismo.
Le proposte che seguono mirano all'uguaglianza delle opportunità, alla possibilità di integrazione e all'attuazione della solidarietà, a contribuire con maggiore efficacia, da parte del nostro sistema educativo, nella lotta contro la dispersione ed alla riduzione delle diseguaglianze sociali e culturali, poiché nei vari livelli della pratica sportiva ognuno, oltre a partecipare ad un momento di cultura sportiva di qualità, può elaborare un proprio progetto personale, che gli consenta di vivere in armonia con se stesso e con gli altri.
E' impossibile affrontare in termini culturali il problema della qualità della formazione senza cogliere le connessioni tra i tanti aspetti che ne connotano il "campo".
Occorre, infatti, affrontare il tema dell'educazione al movimento ed allo sport sia in ambito scolastico che extrascolastico, in quello che si va definendo come "sistema formativo integrato", in cui la scuola, l'università, la formazione professionale, la formazione continua e l'educazione permanente concorrono attraverso una pluralità di agenzie pubbliche e private alla formazione delle persone lungo tutto l'arco della loro vita.
E' innanzi tutto necessario assumere un punto d'osservazione "sovradisciplinare" e "plurisistemico" che, spiazzando schemi d'azione sclerotizzati, consenta di esplorare percorsi formativi originali, di cogliere e di comprendere le relazioni, ad esempio, non solo tra qualità della formazione e qualità dell'educazione allo sport, ma anche tra qualità dei processi formativi degli operatori sportivi e qualità dei servizi sportivi offerti dal territorio e
tra questi due aspetti quelli relativi alla qualità dell'istruzione e del tempo libero ed associativo dei nostri giovani.
Occorre cioè rendersi conto che un problema che si presenta in forma definita e circoscritta, ha quasi sempre bisogno di percorsi molto complessi ed indiretti pèr giungere ad una qualche soluzione. In tal senso si richiamano i fenomeni del drop-out, del disagio e delle devianze giovanili.
L'integrazione dell’agire tra scuola ed extrascuola tende a realizzare processi di continuità e di congruenza centrati su forti principi educativi che devono essere condivisi; e ciò vale per i due piani della formazione, vale a dire quella degli utenti e quella degli operatori addetti.
Parlare di qualità della formazione vuol dire quasi sempre pensare a ciò che è stata, anche rispetto ai suoi esiti e a ciò che vorremmo fosse, magari rincorrendo la realtà in rapida trasformazione. Spesso chi fa formazione ha consapevolezza del fatto che c'è bisogno di qualcosa che va costruito, che implica impegno a trasformare il presente e ad immaginare il futuro.
Qualcosa che ha bisogno di "idee guida" e si fondi su valori culturali, etici, sociali, perché sono rari i casi in cui ciò che manca nella formazione può essere risolto con l'acquisto di "pacchetti didattici usa e getta" o di "confezioni di saperi vuoto a rendere".
Costruire ciò che manca nell'ambito della formazione degli operatori sportivi ha bisogno soprattutto di prospettive, per dar ad essa un senso, per far si che ciò che s'intende realizzare sia effettivamente utile ed efficace per migliorare la qualità delle risposte alla domanda di pratica sportiva.
Il ruolo che giocano le prospettive non dipende dalla proiezione lontana verso nuovi improbabili modelli di sport, ma da un percorso scandito secondo un "progetto" che inizia qui ed ora con la Conferenza. I successivi passi vanno programmati fin da oggi perché lo sport sia più accessibile a tutti, giovani e adulti, agonisti e amatori, nel tempo libero e nel tempo scuola, nel volontariato come nella professione.
Allora i due piani della formazione (studenti/allievi e insegnanti/operatori) prendono corpo secondo percorsi propri avendo però come riferimento una sorta di funzionalità reciproca, laddove il percorso degli allievi tende all'apprendimento di abilità ed il percorso degli operatori al conseguimento di competenze, appunto funzionali a far apprendere. (processo metacognitivo).
Ma questa è anche l'idea guida dei modelli di pratica sportiva sostenibili e compatibili, per i quali il movimento sportivo dovrebbe impegnarsi nel Paese, in una società capace di garantire ai cittadini che intendono praticare sport accessi e passaggi da un modello ad un altro, secondo una logica sistemica, piuttosto che l'attuale configurazione "a vicolo cieco", a "strada senza uscita".
Se preliminarmente si pone come elemento di base dell'analisi, che lo sport è una delle espressioni artistico-culturali umane, del tutto simile alla comunicazione, alla relazione, al sentimento, al pensiero ecc., più specificatamente un'attività di movimento
corporeo, allora si può comprendere più agevolmente la sua più intrinseca natura.
Si comprende che le sue espressioni sono del tutto simili alle altre e le attività di riflessione e ricerca su di esso costituiscono un sapere del tutto simile agli altri saperi umani e sociali raccolti nel paniere della conoscenza occidentale.
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Si ritiene di non poter più limitarsi a trattare di qualità dell'educazione al movimento ed allo sport senza parlare di qualità della formazione degli operatori e di qualità dell'insegnamento. Ne consegue la necessità di progetti, programmi e processi di adeguata qualità, anche in considerazione della nuova realtà dei corsi di laurea in Scienze Motorie.
La qualità della formazione passa oggi attraverso processi guidati di "contaminazione" reciproca e di riunificazione tra saperi, educazioni, discipline e progetti trasversali.
Non si tratta perciò di rincorrere, come si tenta di fare oggi, i continui cambiamenti, di adeguare la formazione alla contemporaneità, magari aggiungendo nuovi segmenti di saperi o discipline che rispondano alle emergenze sociali e giovanili o alle tendenze annuali che si susseguono (la violenza negli stadi, il drop-out, il disagio e la devianza giovanile, l'uso di droghe, la new age, la corporeità onnicomprensiva della fenomenologia, lo sport del terzo millennio, eccetera).
Occorre invece individuare il luogo, il campo in cui sia possibile ripensare e rigenerare la dimensione della formazione degli operatori e dei relativi curricoli, utilizzando anche la valenza innovativa dei progetti trasversali.
Questo processo di integrazione tra saperi, discipline e progetti trasversali richiede una collaborazione tra una più ampia gamma di agenzie formative pubbliche, private, e dell'associazionismo.
Ciò apre, altresì, il controverso aspetto delle agenzie formative, del loro accreditamento, della loro certificazione a fare formazione, aggiornamento e quant'altro, attesa la tendenza alla deregulation, al libero mercato, alla certificazione selvaggia.
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Si è cercato di delineare l'insieme dei punti a partire dai quali il progetto si può
sviluppare; in sintesi:
·
Ricercare, riconoscere e applicare le relazioni nella formazione per darle un senso·
Progettare la formazione attraverso l'idea di trasformazione del presente, sia individuale che collettivo·
Imparare a lavorare per progetti·
Ricostruire un sistema comunicativo, formativo ed operativo tra sport, territorio, agenzie e istituzioni.Esiste attorno al "campo semantico" della formazione di qualità, una sorta di mappa
concettuale complessa che si muove attorno ai concetti di:
·
efficacia - la formazione è efficace se le azioni connesse hanno precisi destinatari
·
sistema - la formazione è un sistema che - ha ragione di essere solo m una logica sistemica·
consapevolezza - nell'agire di chi insegna nella formazione e delle istituzioni che fanno formazione·
distinzione - della formazione da altre pratiche sociali (animazione culturale, sociale, ideologica, ecc.)·
compatibilità - il sistema della formazione deve essere compatibile con i -modelli di sviluppo e le risorse·
dinamica - tra formazione in senso pedagogico e formazione in senso tecnico senza opzioni aprioristiche·
cambiamento - la formazione è agire finalizzato alla trasformazione delle. persone in operatoriCiò implica l'idea di agire progetti di formazione segnati da percorsi che continuamente "escono" dallo specifico tecnico dello sport, per accogliere stimoli formativi rintracciabili in ambiti e contesti formativi altrettanto efficaci ed accreditati anche se diversi.
Attraverso tali percorsi, piace pensare che emerga l'idea forte della formazione degli operatori sportivi come sistema aperto a flussi continui di energie culturali, di risorse umane e materiali, tra sport, territorio, agenzie, istituzioni.
Un sistema complesso insomma, ma funzionale e capace di rendersi visibile e apprezzabile per le azioni di trasformazione del contesto sportivo che esso stesso sarà capace di produrre e realizzare.
Tra le condizioni essenziali perché ciò possa verificarsi, si pone con forza la necessità di validazione e certificazione dei "curricoli" di allievi ed operatori; né in questa ottica si potranno giustificare certificazioni di "esiti formativi" a scatola chiusa o per "consuetudine consolidata".
Uno dei punti qualificanti di un curricolo è costituito dalla sua assonanza con i principi educativi che devono sottendere qualsiasi processo, vuoi che sia finalizzato all'apprendimento di abilità (educazione allo sport degli allievi), vuoi che sia finalizzato all'acquisizione di competenze educative (per chi insegna a...).
2. LA FORMAZIONE GIOVANILE ATTRAVERSO LO SPORT
Da un'ampia condivisione del ruolo - primario della pratica sportiva che, oltre a rispondere ad una necessità biologica, è occasione per soddisfare esigenze di comunicazione, di promozione sociale e culturale, di socializzazione, è sorta in Italia una nuova ed insistente, oltre che necessaria, richiesta sociale di sport per contribuire a rispondere efficacemente, attraverso situazioni accattivanti di carattere ludico - espressivo e sportivo, ad una esigenza di formazione dei giovani e dei meno giovani, di una formazione continua orientata a rinsaldare comportamenti sani già acquisiti e farne scaturire dei nuovi adeguati e finalizzati al rispetto della propria salute e di quella degli altri, delle regole e, in definitiva, del buon vivere sociale.
Diverse sono le agenzie coinvolte nell'educazione; ma le più importanti rimangono sicuramente la scuola e l'università che, impegnando gli allievi per un lungo arco di tempo, hanno un ruolo centrale sulla formazione giovanile, ma non costituiscono però il luogo esclusivo in cui lo sport assolve la sua funzione formativa.
E' fondamentale, quindi, promuovere la collaborazione e il partenariato tra soggetti pubblici e privati, presenti nel territorio, enti di formazione professionale, FSN, EPS, Associazioni sportive culturali e del volontariato, Associazioni locali, Unione delle Pro loco, Organizzazioni non Governative (ONG) che operano in ambiti tematici alni e nel mondo scolastico, per consentire anche alle scuole dell'autonomia di interagire con il proprio contesto territoriale sotto l'aspetto ambientale, culturale e sociale. il cambiamento in atto, infatti, richiede necessariamente la promozione di una offerta integrata tra il sistema scolastico e il sistema di formazione professionale e tra questi e il mondo del lavoro. La creazione di un sistema di interessi politici ed economici attorno alla pratica sportiva ha cambiato profondamente lo sport. In una dialettica che vede contrapposti valori e motivazioni, che tendono ad autoescludersi possiamo evidenziare differenti idee per lo sport. Lo sport spettacolo, diversamente dallo sport inteso prevalentemente come benessere psicofisico, strumento di interazione sociale e di crescita di consapevolezza di sè e dell'altro; lo sport di prestazione, con regole ed atteggiamenti che lo rendono sempre più orientato all'ottimizzazione dell'organismo umano, che si oppone allo sport concepito come prevenzione e salute, lo sport strumento di educazione e sviluppo delle conoscenze umane e dei modi di sentire il corpo, che contrasta uno sport usato per specializzare precocemente in modo da selezionare i futuri campioni, lo sport come integrazione e superamento dell’ handicap, alternativa allo sport come appannaggio solo dei più "belli e dei più forti".
La nuova organizzazione dello sport scolastico, in via di definizione attraverso le innovazioni del progetto Perseus, potrebbe svolgere una funzione importante e rispondere alla necessità di offrire ai ragazzi di oggi , che saranno gli adulti di domani, un benessere psico-fisico, affettivo e sociale che li proietti nel futuro con responsabilità e sicurezza, contrastando efficacemente eventuali fenomeni di disagio giovanile. La finalità della formazione dello studente e/o atleta, attraverso l'esperienza motoria e l'attività sportiva, è l'acquisizione di competenze che consentono al soggetto di prendere parte attiva, in modo consapevole, al suo personale progetto formativo in ambito sportivo, già nel periodo dell'adolescenza per proseguire nella vita adulta e anziana, in tutta autonomia.
Purtroppo è certo che per il futuro immediato (anno scolastico 2000/2001) il Progetto Perseus non godrà dei previsti finanziamenti : invece di aumentare, come previsto dal piano triennale, sono stai ridotti ad 1/3 i finanziamenti del primo anno. (da aggiungere e aggiunto)
La funzione educativa è basata essenzialmente su un nuovo impianto strategico aggiornato alle più recenti conoscenze psico-pedagogico-didattiche, caratterizzato da snodi interdisciplinari orientabili verso una integrazione di tutte le educazioni specifiche che richiedono una capacità di operare in èquipe e in collegamento con le valenze culturali
espresse dal territorio. E' parte di un progetto educativo che mira a coinvolgere la totalità degli alunni perché considera la pratica motoria e sportiva, non solo nel suo aspetto agonistico (canalizzazione dell'aggressività in termini positivi: come superamento di se stessi, dei propri limiti) ma anche ludico - espressivo. Esclude, quindi l'avviamento precoce alle varie discipline sportive e prevede invece la realizzazione di programmi adeguati alle esigenze dei giovani. L'attività motoria e sportiva deve avere, comunque, caratteristiche di continuità nei confronti della maturità psico-fisica dell'allievo e di trasversalità, in quanto deve prevedere un'impostazione di lavoro in grado di fare acquisire agli allievi la cultura dell'educazione alla vita in cui si identificano e si integrano tutte le educazioni (ed. alla salute, alla legalità, all'ambiente, alla pace, interculturale, sessuale ecc.). Anche l'associazionismo studentesco, previsto dai DPR 567/96, e 156/99 e dall'art. 6 del collegato alla finanziaria in materia di istruzione, ricerca. e trasferimento tecnologico e formazione (in via di definitiva approvazione), dovrà rappresentare un utile strumento contro le diverse forme di disagio che stanno caratterizzando la maggioranza dei giovani, contro le diverse modalità di passività sociale ed estremità culturale che si esternano in un disimpegno dei giovani nell'organizzazione e gestione delle iniziative nella scuola. L'associazionismo sportivo studentesco è parte integrante dell'associazionismo culturale studentesco e si configura come risposta effettiva e concreta ai bisogni delle esigenze degli studenti.
Su tale tematica si è sempre manifestata una particolare attenzione a livello internazionale, ricordando, in particolare, che il Consiglio dell'Unione Europea ed i Ministri della Gioventù, con la Risoluzione del 17 dicembre 1999, hanno invitato la Commissione delle Comunità europee "a concepire, in cooperazione con gli Stati membri, un approccio coerente inteso a sfruttare il potenziale di educazione informale delle attività sportive nel contesto della politica di cooperazione europea nel settore della gioventù".
In tal senso si richiama, altresì, la Dichiarazione approvata in occasione dell’ VIII Congresso mondiale sullo Sport per Tutti, svoltosi in Canada dal 17 al 21 maggio 2000.
E' inconcepibile che nel nostro paese una disciplina come l'educazione motoria, fisica e
sportiva, dalle molteplici potenzialità educative, venga di fatto ridotta ad una condizione di marginalità rispetto alle altre discipline quando, invece, costituisce un elemento essenziale dell'educazione permanente nel sistema globale dell'educazione.
Questa situazione è tanto più contraddittoria ove si consideri l'enorme sviluppo dello sport e delle varie attività ad esso collegate, anche sotto il profilo economico - finanziario, nella società italiana, come in tutti i paesi moderni.
Ancor più macroscopica è la sottovalutazione della potenzialità dell'educazione, fisica e sportiva quando si rifletta come sia condizione comune la necessità di stimolare le varie categorie della popolazione a svolgere attività di movimento per prevenire patologie,
fisiche e psichiche, causate dalla sedentarietà tipica della società tecnologica in cui viviamo. Tali abiti fisici e mentali, oggi, non possono essere costruiti che a partire dalla scuola.
A questo proposito, l'International Council of Sport and Physical Education dell'UNESCO, nelle sue dichiarazioni sullo sport, fin dagli anni sessanta, afferma: "E' la scuola, con i genitori, che deve giocare un molo decisivo guidando le persone all'attività fisica" e raccomanda "... un individuo ha bisogno di accrescere negli anni, nella debita forma, l'intelletto, il fisico, la morale. Un adeguato curriculum educativo deve prevedere che da 1/3 ad 1/6 del tempo totale sia dedicato all’attività fisica". (J.G. Albison -G.M.Andrei, Child in Sport and Physical Activity, Un. Park Presse, pag. 87).
I principi di flessibilità introdotti dalla riforma sull'autonomia scolastica consentono di incentivare percorsi trasversali e modulari in considerazione anche della riforma dei cicli, una migliore articolazione, nell'ambito del piano dell'offerta formativa, delle attività di pratica sportiva a livello extracurriculare che non sono però sufficienti per una reale valorizzazione della cultura motoria che deve essere fondamentalmente caratterizzata:
- da una presenza obbligatoria nelle scuole di ogni ordine e grado, perché le conoscenze e competenze motorie hanno importanza culturale e rilevanza sociale quanto meno eguale a quella degli altri saperi fondamentali;
- da un suo svolgimento in orario curriculare, indispensabile per partecipare m modo attivo, continuativo e coerente al dialogo educativo e formativo in necessaria connessione con le altre discipline;
- da un congruo numero di ore settimanali per classe non inferiore al minino europeo e comunque non inferiore alle tre ore nei vari ordini e gradi di scuola, per garantire un minimo di efficacia alle attività concrete proposte e per permettere un corretto equilibrio (ovviamente differente nei vari ordini e gradi di scuola) tra gli aspetti teorici e pratici da sviluppare.
4. LE DIVERSE FACCE DELLO SPORT
Il concetto di salute, spesso identificato con una condizione di assenza di malattia, oggi non solo è stato superato, ma ha assunto un significato così ampio da investire l'individuo in tutta la sua globalità, fisica, ma anche psicologica e relazionale.
Il valore dell'educazione motoria, fisica e sportiva in rapporto alla difesa della salute deve diventare imprescindibile; la realizzazione di questo obiettivo deve essere supportata da èquipe territoriali che possano offrire, nell'ambito delle progettualità extracurricolari rivolte agli alunni, un apporto qualificato e strettamente correlato con l'intervento dell'insegnante, il quale deve però poter disporre di un numero di ore sufficienti a realizzare un'azione opportunamente articolata.
L'attività dell'educazione alla salute delle singole scuole deve necessariamente coinvolgere il docente di educazione fisica, il quale dovrà avere, in questo settore, un ruolo specifico e legittimato.
L'attività sportiva giovanile talvolta ha subito delle interferenze in ambito organizzativo e didattico che hanno creato dei problemi e difficoltà di gestione: presenza di sponsor, avviamento sportivo precoce e abbandono sportivo precoce, addestramento piuttosto di educazione, consigli sbagliati per ottenere risultati elevati a discapito della salute.
Come è noto lo sport si manifesta attraverso una enorme quantità di forme (educativa, dilettantistica, professionistica, ricreativa ecc.) che non devono essere confuse tra di loro perché si potrebbe correre il rischio, come spesso accade, di danneggiare la salute propria e quella degli altri, specialmente quando le attività vengono organizzate o praticate sotto la spinta motivazionale del denaro, o per business, o per dare forza alla propria immagine. Per uscire da questa empasse è necessario quindi che l'attività sportiva, sia essa praticata a livello amatoriale o professionistico o lavorativo, cerchi di sublimare la carica di violenza ( in crescita nelle più spettacolari manifestazioni sportive) e l'aggressività, insite nella natura umana, e proiettare i valori del corpo nella sfera estetica secondo codici comportamentali traducendoli, infine, in messaggio educativo.
Ciò è reso urgente anche dai risultati di recenti studi; l'uso e l'abuso di sostanze dopanti non è riconducibile alla sola prestazione sportiva, ma costituisce un modo di essere delle giovani generazioni che utilizzano gli stupefacenti solo per identificarsi con modelli estetici diffusi non solo dai campioni dello sport, ma anche dai popolari attori cinematografici, per i quali discipline come il body building sono funzionali al raggiungimento dello scopo. Ed è proprio nelle palestre, luoghi di consumo sportivo di massa, che il doping è arrivato ed ha sostituito l'educatore con l'istruttore commerciante.
Si sottolinea che lo sport va verso una concezione integrata dei servivi, quelli sociali, culturali e ambientali e contemporaneamente costituisce un servizio fondamentale per tutti. Ne consegue che anche gli Enti Locali devono assumere un molo nuovo per lo sviluppo dello sport ed in particolare per le persone in situazione di handicap. Ma praticare sport dipende anche dalla possibilità del disabile di raggiungere i centri sportivi, di poter accedere agli impianti in terni di fruibilità degli spazi comuni e dei servizi. Occorre che i comuni vengano investiti del problema al momento della predisposizione dei piani socio - assistenziali.
L'attività sportiva del disabile inizia in ritardo, mediamente all'età corrispondente al crepuscolo della carriera per gli atleti normodotati. In quest'ottica la scuola deve
giocare un molo fondamentale per rispondere all'aspettativa, al bisogno di chi entra nel mondo particolare dell' attività fisica adattata. Il superamento della tradizionale prassi assistenziale che si preoccupa di organizzare, gestire e controllare, in spazi relativamente separati ed emarginati, tutti gli interventi riabilitativi che vengono programmati per le persone in situazione di handicap, e la conseguente proposta di inserimento in contesti comuni, rendono evidente la necessità di predisporre nella scuola nuovi strumenti di
osservazione ed analisi di quei comportamenti che possono essere attivati con l'attività motoria. Lo stesso Coordinamento attività degli studenti dell'Ispettorato Educazione Fisica e Sportiva, nel proporre il Perseus, risponde ad una serie di necessità impellenti: 1) il conseguimento dell'eguaglianza delle opportunità; 2) la possibilità di attuare l'integrazione e la solidarietà; 3) la riduzione delle disuguaglianze sociali e culturali; 4) la possibilità di vivere in armonia con se stesso e gli altri. Attualmente la scuola si trova a rincorrere una prospettiva di difficile soluzione, soprattutto in considerazione della sperimentazione e dell'autonomia nella logica dell'apertura della stessa al territorio e alla società. Con questo si sottolinea che la cultura dello sport deve essere condivisa con altre agenzie formative per costruire progetti innovativi e creativi mirati. In tale contesto risulta determinante la sinergia delle diverse strutture educative e sportive impegnate nello sport per la diffusione della pratica sportiva per le persone in situazione di handicap. Occorre favorire una politica di rete dei servizi sportivi sul territorio di pertinenza degli enti locali, degli enti pubblici, delle associazioni e dei privati, sviluppando un rapporto con l'associazionismo sportivo, senza finalità di lucro, in modo da assicurare le necessarie capacità di aggregazione, ma possono essere attivati anche tavoli di consultazione e di lavoro per l'argomento specifico con il diretto coinvolgimento delle parti interessate alla tematica. Al fine di consentire la condivisione degli obiettivi e l'articolazione programmata delle azioni sollecitate dalla Legge quadro sull' handicap n. 104 del 1992 occorre costituire centri risorse per favorire il coordinamento organico di tutte le opportunità di attività motorie esistenti nel territorio, anche con stanziamenti e contributi. Per le scuole i centri risorse possono rappresentare opportunità di riferimento, da usare in modo mirato dove esiste il bisogno allo scopo di avviare gruppi di lavoro di attività fisica adattata per 1) l'analisi atta all'individuazione di specifici ritardi e/o carenza di caratteristiche e potenzialità individuali; 2) la programmazione individualizzata degli interventi volta al recupero, allo sviluppo, ed all'orientamento motorio del singolo alunno; 3) il controllo della validità dei risultati e dei processi di insegnamento e di apprendimento. il tutto da organizzare mediante accordi di programma tesi all'utilizzazione di: 1) strumenti ed attrezzature mono e polifunzionali; 2) strutture adatte alle attività motorie (anche in ambiente naturale); 3) competenze di settore.
Un razionale collegamento con Enti ed Istituzioni pubbliche e private, o comunque specializzati su aspetti specifici, favoriscono sicuramente il radicamento di un autentico laboratorio motorio. Va quindi fissato un tavolo di concertazione con l'Ispettorato Educazione Fisica del M.P.I. per le tante comuni questioni relative all'attività fisica adattata, tra cui l'organizzazione di corsi di alta qualificazione e l'utilizzo degli insegnanti di educazione fisica su posti di sostegno con competenze specifiche, da impiegare nel territorio laddove esiste l'effettivo bisogno, al di là delle graduatorie in uso, con il ricorso ad eventuali forme di remunerazione dell'eventuale disagio.
5. LA FORMAZIONE COMUNE
La pratica motoria e sportiva costituisce una attività complessa che coinvolge i praticanti in maniera integrata.
Ne consegue, pertanto, che la formazione degli operatori sportivi non può che essere di tipo integrato a carattere multidisciplinare.
Occorre passare da un modello esclusivo (per insegnare la pallavolo ai giovani basta sapere di pallavolo) ad un modello inclusivo (per insegnare la pallavolo ai giovani prima bisogna saper insegnare). Dove il saper insegnare costituisce il punto di partenza, il "campo" di conoscenze e di esperienze imprescindibile per chiunque venga chiamato ad insegnare qualcosa a qualcuno.
Occorre individuare gli strumenti per il superamento di tale dicotomia, proponendo, tra l'altro, iniziative di formazione comune per la crescita nel campo di una cultura condivisa tra insegnanti e tecnici sportivi.
Nessun operatore dovrà entrare a contatto con i giovani senza possedere una competenza adeguata.
In tal senso si richiama, sotto il profilo normativo, il D.Lgs. 8 maggio 1998, n. 178, il quale, come è noto, ha disciplinato la trasformazione degli ISEF e l'istituzione delle facoltà e dei corsi di laurea e di diploma in scienze motorie, collocando, cosi, tali studi in ambito universitario, allo scopo di alimentare soprattutto la ricerca scientifica e favorire un continuo fenomeno di osmosi tra ricerca e didattica.
Nell'affrontare le problematiche emerse nel corso dei lavori in ordine alla mancanza di una norma che prevede l'equipollenza del diploma ISEF al diploma di laurea in scienze motorie, di cui al decreto in parola, sono state avanzate da alcuni componenti del Gruppo le seguenti proposte:
- attivare le opportune intese e collaborazioni con le istituzioni e le agenzie nell’ambito delle quali i laureati dovranno operare al fine di rendere i curricoli più adeguati alle richieste di professionalità.
- costruire un curricolo che tenga conto dello statuto epistemologico della disciplina specifica e della peculiarità di questo sapere senza polarizzarla verso le scienze mediche o verso le scienze pedagogiche, come indicato dall’allegato B) del D. Lgs. 178/98. (aggiungere – accolta l’aggiunta)
- disciplinare le modalità di passaggio dal precedente al nuovo ordinamento in modo da trovare una soluzione omogenea sul tutto il territorio nazionale anche sotto l'aspetto relativo al riconoscimento di un più ampio sistema di crediti, tale da garantire un reale e indiscutibile riconoscimento della propria professionalità;
- valorizzare al meglio le competenze dei diplomati ISEF che hanno rappresentato in tutti questi anni la professionalità dell'ambito motorio nel mondo della scuola e dell’exstrascuola (*) alla pari dei docenti laureati nelle altre discipline; (accolta aggiunta)
- trovare il sistema per eliminare possibili scorciatoie, o sconti, da parte di qualcuno e di ricercare, invece, un modo adeguato e condiviso per stimolare e mettere i diplomati ISEF nelle condizioni di approfondire la propria preparazione nella prospettiva di conseguire ulteriori titoli culturali e di migliorare la loro funzione docente;
- lasciare maggiore spazio ai settori delle scienze delle attività motorie centrate sulla comunicazione efficace, sulle nuove metodologie e sulla didattica ad indirizzo educativo, che costituiscono la parte irrinunciabile di un percorso formativo idoneo a far acquisire ai laureati una formazione valida, limitando, di contro, altri ambiti e settori meno specifici.
Il Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica, nel precisare che gli effetti giuridici dei titoli di studio conseguiti ai sensi del precedente ordinamento sono fatti salvi dall’art. 8, comma 3 del D.Lgs. n. 178/98, auspica che le norme emanate in sede di prima applicazione con il D.M. 15 gennaio 1999, le quali prevedono l’attivazione di corsi integrativi finalizzati al conseguimento della laurea da parte dei diplomati ISEF, siano al più presto abrogate e che nuove disposizioni possano autorizzare l’attivazione del terzo anno riservato ai diplomati ISEF, tenuto conto che il D.M. 4 agosto 2000, relativo alla determinazione delle classi delle lauree universitarie, disciplina anche la laurea in scienze motorie. (non siamo d’accorso con questo auspicio dei rappresentanti del MURST, ma l’assenza della Dott.sa Laprica non ha permesso la sua cancellazione : sarà uno dei punti da discutere prima della stesura finale. Sono invece inserite come ultima parte di questo capitolo le richieste CAPDI che trovate in ultima pagina.
SI RICHIEDE CHE SIANO AGGIUNTE LE RICHIESTE CAPDI AL RIGUARDO
5.1 DEFINIZIONE DEI SAPERI ESSENZIALI PER LA FORMAZIONE DEGLI OPERATORI
Si ritiene utile prendere le mosse da due principi generali ormai condivisi ampiamente nell'ambito del dibattito sulla formazione di base tout-court e che possono essere assunti anche nell'ambito specifico degli "operatori sportivi" e della loro formazione di base.
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Il primo è che nella definizione dei "saperi fondamentali" occorre muovere non da un "apriori ideologico", vale a dire da modelli teorici di insegnanti e operatori sportivi (tecnici o dirigenti che siano), ma dall'esigenza di definire "saperi e valori" che possono risultare comuni a tutti gli addetti, a posteriori.·
Il secondo è che occorre innanzitutto ragionare non tanto di "materie e di programmi", quanto delle attese delle componenti della società civile rispetto ai ruoli ed ai compiti degli insegnanti e degli operatori sportivi.Questa seconda notazione suggerisce la necessità del superamento della centralità dell'offerta di movimento e di sport e delle loro attuali prerogative ed il riconoscimento della centralità della domanda di movimento e di sport e delle loro variabili prerogative.
Tale spostamento del "focus" si dovrà realizzare nei due diversi scenari:
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orientare la domanda di movimento e di sport della società civile·
indirizzare la domanda, strettamente connessa, di formazione degli insegnanti e deglioperatori sportivi.
Occorrerà in buona sostanza evitare che, a fronte di una domanda di sport fortemente diversificata, sussista ancora un'offerta di formazione rivolta agli operatori, sostanzialmente cristallizzata in procedure e contenuti obsoleti e, come si suole dire, buona per tutte le stagioni.
Allora si possono ipotizzare due cornici di riferimento delle quali, più avanti, sarà utile esaminarne ed apprezzarne la connessione.
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La prima è la cornice di riferimento comune dentro la quale esercitare nuove modalità di articolazione dei curricoli. Ciò consente di approdare alla fissazione di standard formativi che abbiano validità in tutto il Paese e che allo stesso tempo costituiscano un passaporto per la libera circolazione europea delle competenze e delle conoscenze acquisite (common know-how).·
La seconda cornice è costituita da saperi di base che tutti gli operatori sportivi devono solidamente possedere al termine della formazione e sui quali poggiare successivamente quelle capacità di adattamento e di cambiamento che saranno sempre più richieste dalle trasformazioni in corso anche nell'ambito dello sport (basic know-how).Sotto tale profilo, si auspica che tutte le professioni sanitarie che operano nel settore sportivo, quali i medici, il personale infermieristico, i fisiocinesiterapisti, i terapisti occupazionali ed i massaggiatori, approfondiscano la conoscenza delle problematiche inerenti il mondo dello sport. A tal fine è opportuno prevedere nel loro percorso formativo di base l’inserimento di alcune tematiche fondamentali e, soprattutto, affidare alla preparazione post-base una adeguata formazione su tale materia. (* ???da togliere)
(*) perché questa aggiunta ? cosa significa ? Anche in questo caso, mancando la rappresentante del Ministero della Sanità non si è potuto cancellare questa ultima parte ma si è convenuto di chiedere chiarimenti in sede di lavoro di gruppo.
Ovvia, pertanto, la connessione fra le due cornici, la cui immediata conseguenza è che la costruzione dei curricoli, i loro contenuti, e la loro organizzazione presuppongono sempre il problema della loro giustificazione affinché abbiano un senso.
Occorre cioè che ciò che si sceglie d'insegnare valga la pena d'essere insegnato tenuto conto che, da una parte si dovranno operare scelte tra i saperi, interpretando le esigenze del contesto operativo cui ci si riferisce e che, dall' altra, le scelte che vèrranno fatte attribuiranno valore a sapori non sempre condivisi (per consuetudine, quadri disciplinari consolidati, o più semplicemente per ignoranza).
Per questo si parla da tempo di "sapori di base". Ma è da tempo che sorge il sospetto che su tale concetto si possa barare. Esso viene spesso applicato in maniera riduttiva, tanto riduttiva che, anche in ambito sportivo, si assiste ad una sorta di fast-food formativo.
Mentre cioè , ad esempio, la cultura della formazione aziendale e del terzo settore (cui lo sport appartiene) viaggia ormai da tempo su concetti quali quelli di qualità dell'azione, efficacia dei processi e certificazione delle competenze, m questo ambito sopravvivono e si coltivano posizioni autoreferenziali, autistiche e iterative sulla formazione degli operatori, ferme all'antistorico "leggere, scrivere e far di conto" che costituiscono, di fatto, i saperi di base minimalisti di gentiliana memoria.
E’ necessario perciò pensare ed agire in ragione di qualità, efficacia e certificazione della formazione come punto di partenza e non di arrivo. Tale nuovo atteggiamento condizionerà scelte ed azioni conseguenti.
In tal senso si avverte l’esigenza di formare una commissione che si occupi dei seguenti argomenti :
- definizione delle modalità di integrazione tra i livelli formativi
Tale commissione dovrebbe essere costituita da rappresentanti di tutti gli enti interessati alla formazione degli operatori ed al loro impiego (M.P.I., Università, CONI, Federazioni, Regioni ed altri enti territoriali, ecc.). Particolarmente rilevante dovrebbe essere il collegamento con il sistema di istruzione e formazione tecnica superiore.
Il compito di aggiornamento, orientamento e qualificazione professionale può avvenire, quindi, solo attraverso l’azione congiunta dell’università, della scuola primaria e secondaria, delle categorie professionali e, per specifiche competenze, di enti pubblici e privati. E’ necessario favorire la nascita di una cultura comune attraverso un’adeguata e continua attività di aggiornamento, riqualificazione e formazione per tutte le categorie degli operatori e tenere conto del quadro europeo nel quale oggi il nostro paese si colloca con convinzione.
6. PROFESSIONI DELLO SPORT : ORGANIZZAZIONE, RICONOSCIMENTO E FORMAZIONE
L'apertura delle frontiere e dei mercati, la libera circolazione dei lavoratori in seno all’unione europea sollecita un'azione tendente ad adeguare i percorsi formativi ed i percorsi valutativi.
Per dimostrare l'importanza dell' armonizzazione dei percorsi formativi si può citare, ad esempio, il lavoro compiuto per la professione di maestro di sci.
La Commissione Europea, data l'importanza dell'argomento per i suoi riflessi economici, ha promosso una serie di incontri tra i Paesi interessati a tale professione.
I risultati ottenuti sono molto importanti, in quanto sono emerse le differenze esistenti e, soprattutto, sono stati delineati i contenuti principali della formazione. Sono state poste in tal modo le premesse per applicare regole comuni nella formazione che permetteranno nel futuro di semplificare ulteriormente la circolazione di questi professionisti in Europa.
Lo sport ha dunque importantissime valenze sul piano educativo e culturale ma anche sociale ed economico in considerazione altresì della possibilità che esso offre sul piano occupazionale.
L'organizzazione di servizi per lo sport soprattutto nella sua accezione no profit si connota come impresa a basso investimento economico, ma a forte impegno di risorse umane.
E' opportuno prevedere per questo di dare un posto privilegiato allo sviluppo del management sportivo: tecnici e docenti si configurano sul piano occupazionale quali lavoratori dipendenti e dunque sono soggetti alle capacità di assorbimento da parte del mercato.
Diversamente il manager sportivo si configura come un creatore di occupazione essendo egli la risorsa primaria per la promozione di nuove strutture ed opportunità.
Questa annotazione suggerisce un'articolazione della proposta in un intervento formativo volto alla creazione di nuove professionalità ed un intervento di aggiornamento per la riqualificazione degli operatori già inseriti nel servizio.
Inoltre, con il reale problema della disoccupazione degli insegnanti di educazione fisica, si sente la necessità di creare nuove figure professionali sia per ovviare tale carenza e sia per soddisfare le numerose richieste di esperti che, oltre a saper gestire con professionalità i vari impianti sportivi pubblici e privati, ormai sempre più numerosi, sappiano organizzare opportunamente azioni future di gestione programmata senza lasciare spazio alla improvvisazione. Il problema della formazione degli operatori sportivi riguarda anche i responsabili delle palestre e degli impianti o complessi sportivi, sia in ordine al mantenimento delle condizioni di sicurezza (si ricorda il D.M. 18 marzo 1996), sia la controllo delle attività svolte all’interno degli stessi centri, necessario anche per la lotta ai comportamenti scorretti da un punto di vista sportivo, quali ad esempio il doping.
Occorre pertanto : a) definire il tipo di formazione necessaria a garantire la adeguata preparazione dei titolari di palestre o degli impianti; b) stabilire quali siano le varie figure professionali che devono essere presenti in una palestra od impianto sportivo e quale il loro curriculum formativo. ( aggiunta OK suggerita dalla CAPDI)
In tal senso si vuole, quindi, garantire un’alta professionalità ed una sintonia con gli organi di governo che, attraverso la realizzazione delle strutture a livello circoscrizionale comunale, provinciale e regionale, hanno voluto dare un servizio alla società per la soddisfazione dei bisogni motori e risolvere in parte i problemi di ordine educativo, igienico-sanitario, di medicina scolastica e del lavoro, nonché esistenziali per tutta la collettività.
Per costruire percorsi e curricula formativi adeguati per queste nuove figure professionali si potrebbe utilizzare il nuovo canale dell'IFTS (Istruzione Formazione Tecnico-Superiore) o FIS (Formazione Integrata Superiore).
In questo senso la cornice di riferimento non può che essere quella disegnata dalla conferenza Stato-Regioni: "la qualificazione professionale è l'esito di un processo di formazione che non può essere esaurito in nessuna struttura formativa, ne può realizzarsi esclusivamente nell'esercizio di una professione. Si configura, in modo differenziato da persona a persona, come una risorsa individuale di conoscenze e di competenze idonee a far fronte a circostanze operative diverse nel corso del tempo. Il percorso di qualificazione della maggior parte delle persone non è, in sostanza, il risultato di un ordine sequenziale di tragitti formativi programmati, organizzati, monitorati e valutati. E', viceversa, un percorso accidentato in cui esperienze diverse di istruzione formale e di pratica lavorativa si alternano fra loro, in cui risorse cognitive di natura molto varia sono progressivamente legate ai fini di una qualificazione".
7. LO SPORT PER UN'EDUCAZIONE PERMANENTE
E' anche in atto un cambiamento nel costume sportivo italiano: molti sport elitari stanno diventando un fenomeno sociale di massa, da pura evasione si stanno trasformando in attività formativa di grande rilievo sociale. In aumento e fortemente motivati risultano essere le famiglie, gli adulti, gli anziani.
La pratica sportiva intesa come diritto di tutti i cittadini, chiama in causa necessariamente, stante l'interesse di tutta la collettività, i vari momenti dell'organizzazione dello stato; dalle scuole, per dare ai giovani un'adeguata educazione sportiva, ai posti di lavoro, per il migliore utilizzo o gestione dèl tempo libero di ogni singolo lavoratore. Praticare lo sport per tutti, in uno stato moderno, significa adeguata disponibilità di impianti sportivi di base equamente distribuiti su tutto il territorio nazionale.
In questa direzione si impone sempre di più una scelta politica di programmazione concentrata fra il governo, le istituzioni, le regioni, gli enti locali a sostegno di chi organizza la gestione dello sport a qualsiasi livello.
I soggetti istituzionali (stato, regioni ed enti locali) e le parti sociali debbono assumere un impegno comune per far accrescere l'importanza su un piano di concretezza reale del ruolo che l'educazione degli adulti può rivestire per la crescita democratica, civile, sociale ed economica del Paese.
L'educazione degli adulti che deve essere costituita da opportunità educative formali (istruzione e formazione professionale certificate) e non formali (culturale, educazione sanitaria, sociale, educazione fisica e motoria, ecc.) rientra nell'ambito dell'educazione permanente, in cui possono essere inclusi anche contenitori formativi relativi al tempo libero, sia durante l'età di lavoro che dopo il pensionamento.
Tali attività, vitali per lo sviluppo della democrazia e della soddisfazione personale, sono fortemente diffuse o incoraggiate, soprattutto a livello locale, come avviene in molti paesi del Nord Europa e del mondo anglosassone. L'educazione permanente vuoI dire quindi formazione e sviluppo di conoscenze e competenza lungo tutto l'arco della vita, e si pone come obiettivo il miglioramento della qualità della vita di ognuno, in cui le attività sportive e corporee sono fondamentali per il raggiungimento di un equilibrato stato di benessere.
CONCLUSIONI
Il gruppo di lavoro impegna la Conferenza Nazionale sullo sport ad assumere la formale contestazione di quanto rimane di pregiudizi che hanno attuato una sistematica svalutazione della corporeità gravando sulla valenza culturale del movimento.
Secondo il gruppo di lavoro dei quattro indirizzi che nel corso della storia dell'educazione fisica si sono fronteggiati (medico, militare, sportivo ed educativo) deve essere riconosciuta la prevalenza della dimensione educativa, prerogativa fondamentale di
tutto lo sport che costituisce non un obiettivo, ma un'attività complessa e formativa capace di coinvolgere i praticanti in maniera integrata.
Risultano essere essenziali, pertanto, le iniziative di formazione comune per la crescita nel campo di una cultura condivisa tra insegnanti e tecnici sportivi.
E' necessario, per questo, affrontare le questioni legate alla formazione con un ottica ampia e non tradizionale. Solo in questo modo è possibile disegnare un quadro operativo nel quale sia garantita la continuità nell'operare in rapporto ai contenuti e siano disegnati ambiti e ruoli che esaltino lo specifico apporto di ciascuna delle agenzie formative. A ciò si aggiunge l'esigenza di offrire opportunità adeguate di pratica lungo tutto l'arco della vita dei cittadini. I giovani mantengono una indiscutibile centralità e, in riferimento ad essi, gli obiettivi della formazione debbono essere identificati; tuttavia costituiscono oggi una parte del problema in quanto l'assetto demografico del nostro Paese è profondamente cambiato tanto che, a fronte di una crescita zero, più della metà degli italiani ha più di quarant’ anni.
Da questa considerazione ed alla luce dell'attuale configurazione della domanda di sport emerge la necessità di pensare un sistema formativo fondato sull'azione di una molteplicità di agenzie e sulla definizione di percorsi formativi e di crediti valutativi che garantiscono l'acquisizione delle competenze ed il rispetto degli standards formativi.
Il gruppo di lavoro contesta, inoltre, il predominio della medicina nei curricoli universitari a favore di una ragionata riconduzione all'unitarietà della congenie dei curricoli accademici diversi, costruiti su logiche che non tengono conto delle esigenze della scuola e del mondo sportivo. La dimensione educativa comporta la lotta contro l'esasperazione e la patologia dello sport che vanificano alcuni dei suoi elementi costitutivi fondamentali e annullano quella grande efficacia che lo sport, correttamente inteso, rivela sempre nei confronti del disagio giovanile ed individuale. E' fondamentale, quindi, dare una nuova centralità ai valori che hanno fatto individuare nello sport un vero e proprio modello educativo e restituire loro originari significati cogliendone l'estrema attualità.
Il gruppo di lavoro ritiene, in definitiva, che la parte formativa dello sport non debba essere limitata agli ambiti scolastici ma che alla scuola debba essere riconosciuta finalmente un ruolo fondamentale nello sviluppo e nel governo dello sport sia quello per tutti che agonistico. Ne deriva da ciò la necessità di ampliamento degli spazi che l'educazione fisica e lo sport devono avere nei curricoli scolastici e la necessità di previsione di risorse finanziarie, umane e strutturali specifiche. Tutto ciò si deve realizzare solo in una prospettiva policentrica che veda i vari organismi (Enti Locali, Regioni, Associazioni, CONI, Federazioni, Enti di promozione sportiva) come comprimari nello sforzo che ha radice nella scuola al fine di rendere lo sport integralmente educativo.
RICHIESTE CAPDI (da aggiungere alla fine del capitolo 5. La Formazione comune)
Si ritiene urgente chiedere :