L’OMS definisce il fumo
“la prima causa di morte facilmente evitabile”.
Il fumo provoca in
Italia da 81.000 a 85.000
morti ogni anno: circa la metà di tutti coloro che ogni anno muoiono a
causa di tumori.
Dal
fumo dipende il 90% dei decessi per tumore polmonare
(30mila l'anno) e l'esposizione al fumo fa sì che le persone che
convivono abitualmente con almeno un fumatore in famiglia presentino un maggior
rischio di malattie delle vie respiratorie, tumori e infarti. Secondo l'Istat, nel nostro paese i fumatori passivi sono oltre 15 milioni, dei
quali uno su quattro ha meno di 14 anni. Autorevoli studi
internazionali indicano nell'esposizione al fumo passivo dei genitori il
fattore di rischio ambientale più importante, soprattutto per i bambini affetti da patologie allergiche e respiratorie.
Il concetto che il tabacco sia nocivo alla salute è entrato nel bagaglio
della conoscenza acquisita dall'opinione pubblica. Ma non viene comunemente
apprezzata la dimensione quantitativa dei danni causati dal fumo di sigarette
sulla salute.
Secondo i dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ammontano
a 3 milioni l'anno le vittime connesse con il fumo di tabacco. Ma la situazione
peggiora: i decessi dovuti al fumo sono aumentati in modo preoccupante negli
ultimi 30 anni. Nel 1965 l'OMS valutava le vittime del tabagismo a circa
800.000 l'anno, di cui 700.000 nei paesi industrializzati. Ora in questi ultimi
i decessi dovuti al fumo sono 1,5 milioni all'anno per gli uomini e 500.000 per
le donne.
Nei gruppi di popolazione dove l'uso della sigaretta è diffuso da decine
d'anni, il 90-95% dei casi di cancro polmonare, l'80-85% di quelli di bronchite
cronica e d'enfisema polmonare ed il 20-25% dei decessi per cardiopatia ed
incidenti cerebrovascolari sono dovuti al fumo.
I fumatori sono più numerosi delle fumatrici: nei paesi occidentali fuma
il 40% della popolazione maschile, e nei paesi in via di sviluppo il 40-60%;
per le donne le percentuali sono del 20-40% e del 2-10%.
In Italia fuma il 31,5% degli uomini e il 26,6% delle donne (fig. 6.6).
Questa inversione di tendenza tra uomo e donna giustifica il trend d'incidenza
delle malattie fumo-correlate, specie quelle dell'apparato respiratorio; 1
italiano su 3 dopo i 15 anni è fumatore di oltre 5 sigarette al giorno; la massima
prevalenza si ha fra i 30 e i 49 anni con una media di 15 sigarette al giorno.
Fra le donne, le emiliane sarebbero al 1° posto con il 35%, nel Lazio il 31%,
le sarde il 12%. Sembra che solo il 3% delle fumatrici decida di abbandonare la
sigaretta, mentre la disponibilità dei maschi pentiti sarebbe del 15%. Negli
USA il tumore del polmone nella popolazione fumatrice ha quasi raggiunto il
tumore della mammella come incidenza, tanto che ora è diventato la causa
principale di mortalità per cancro nelle donne. All'inizio degli anni '50, il
tumore della mammella era 7-8 volte più frequente rispetto al tumore del
polmone nelle donne. A partire dalla metà degli anni '70 la mortalità per
tumori del polmone è aumentata del 50% per le donne contro il 3% per gli uomini.
In Italia il tabagismo provoca più di 90.000 morti all'anno.
L'associazione causale tra fumo in gravidanza e danni alla salute del
feto fino agli anni '30 non fu oggetto di particolari attenzioni. Fu notato
allora che la frequenza cardiaca fetale cominciava ad aumentare appena la madre
si metteva a fumare e si pensò che ciò fosse dovuto al passaggio di nicotina
attraverso la placenta (Sontag e Wallace, 1935). Si rilevò anche che il fumo
comprometteva l'allattamento e la salute della donna (Campbell, 1935, 1936). Il
primo studio su larga scala su fumatrici gravide fu eseguito da Simpson (1957);
in seguito centinaia di lavori scientifici hanno dimostrato i vari rischi
legati al fumo di tabacco in corso di gravidanza.
La storia del tabagismo femminile nei paesi industrializzati ha inizio
negli anni '50 e coincide con l'occupazione femminile al di fuori dell'impresa
famigliare e dell'ambito casalingo. Ma anche il bombardamento pubblicitario ha
associato il tabagismo a simbolizzazioni di emancipazione. Il risultato è che è
mutata l'epidemiologia delle malattie connesse al fumo di sigaretta. L'azione
dannosa del tabacco presenta "l'onda lunga". Se le giovani cominciano
a fumare durante l'adolescenza, subiranno le conseguenze in modo graduale molti
anni più tardi: il tabacco ha effetti cumulativi nell'organismo.
L'aumento del tabagismo tra le donne porta ad un incremento della
patologia tumorale del polmone.
Sembra che il tabagismo diminuisca la fecondità: un vasto studio ha
dimostrato che, mentre solo il 5% delle non fumatrici non ha concepito nei 5
anni seguenti l'interruzione della contraccezione, la percentuale arriva
all'11% nelle forti fumatrici. Le fumatrici presentano un rischio due volte più
grande di gravidanze extrauterine; sono maggiormente esposte alla dismenorrea,
al cancro del collo dell'utero ed entrano in menopausa due anni prima;
l'osteoporosi è più precoce. Anche il feto è esposto ad una serie di rischi
importanti e l'aborto spontaneo è più frequente. Il monossido di carbonio e la
nicotina provocano un aumento della frequenza cardiaca, dei parti prematuri,
delle nascite di bambini ipotrofici con un peso ridotto di circa 200 gr. ed un
incremento dei decessi perinatali. Le fumatrici che allattano fanno assumere
nicotina ai figli. Per i bambini di genitori fumatori, attraverso il fumo
passivo, il rischio di ammalare di bronchite o broncopolmonite ed otite nel
corso del 1° anno di vita è doppio. E così pure l'incidenza di crisi asmatiche,
la cui gravità è sicuramente aumentata. Tra le fumatrici che assumono
contraccettivi orali, il rischio di crisi cardiache, ictus, flebotrombosi ed
embolie è più elevato, particolarmente dopo i 40 anni. A carico della cute si
osservano segni di precoce invecchiamento, per distrofia, perdita di elasticità
e discromia. All'azione della nicotina si aggiunge l'azione della potente
carica di radicali ossidanti che vengono inalati tra le oltre 4.000 sostanze
chimiche prodotte dalla combustione della sigaretta.