Due
obiezioni al testo di Francesco
Germinaro, Razza del Sangue e razza dello Spirito
Il
titolo dell’opera induce a pensare che l’autore dedichi la stessa ad un analisi
della dottrina della razza di Julius Evola nel suo confronto con la dottrina
nacional socialista, che lo ebbe a Rosenberg como il suo principale exponente.
Invece, leggendo piú atentamente il sottotitolo si nota che il principale
obiettivo è quello di analizzare il suo antisemitismo, che per l’autore
risulterebbe la stessa cosa che l’antigiudaismo, per cui il problema della
razza risulterebbe ridotto a una questione particolare.
Infatti
la tesi principale del libro appare citata in pg. 19 dove si dice:
“Per
quanto spiritualizzato, il razzismo evoliano previene ai medesimi risultati cui
era pervenuto il razzismo biológico (nazista), tanto criticato da Evola
per il suo determinismo: essendo l’ebraismo una qualità attinente la cultura,
l’anima, lo spirito dell’ebreo, piuttosto che il sangue, esso pu’o pure essere
abbandonato in quanto pratica religiosa, ma questo abbandono non scalfisce
l’ebraicità... In un caso o nell’altro l’ebraicità risulta immodificabile,
condannando all’ebreo... all’assoluta imposibilita di sottrarsi al suo destino”.
È quì dove bisogna formulare due obiezioni che ci suscita la opera di Germinaro.
1) Circa l’identificazione che effetua rispetto delle categorie antisemita ed antigiudaico diciamo il seguente. Evola discrepa colla classificazione fatta dal nazismo tra ario ed ebreo como due razze antagoniche, con caratteri antitetici. Egli invece sostituisce tale dicotomia per un’altra, a prima vista simile o uguale per Germinaro, ma nonostante con grandi differenze che subitamente segnaleremo, tra ario e semita. Intendendo per ciò non a due razze fisiche o corporee e neanche psichiche, ma principalmente spirituali e nella sua manifestazione storica e geografica. Ario e Semita sarebbero le due maniere come si manifestarono le due civilizazioni antitetiche, la solare e la lunare, la virile e la materna. E ciò perche tale fenómeno fu assunto prioritariamente da tali popoli e razze, presso due diversi spazi geografici. Per cui semita é una categoría piú vasta che ebreo ed include anche gli Assiri, i Caldei, ecc. Si potrebbe obiettare a tale classificazione che è eccesivamente schematica ed equivoca giacchè anche nei popoli semitici si manifestarono forme di religiosità solare, como lo stesso Evola riconoscerà in altra parte. Ma qua bisogna ubicarsi nella circostanza storica in cui Evola scriveva i testi analizzati da Germinaro. Il nostro autore intentava influire positivamente sull’ambiente culturale europeo schierato dalla parte delle forze dell’Asse, per cui cercava di manifestare le sue idee utilizando categorie care a tali ambienti. È indubitabile che le stesse non saranno piú utilizzate da Evola una volta sparita tale circostanza storica, ma le si soppianterá, como giá lo aveva fatto con opere di maggior volo come Rivolta, per la più precisa dicotomia di civiltà tradizionale verso civiltà moderna.
2) Rispetto al secondo problema che sarebbe la principale obiezione per cui si sostiene che, nonostante il fatalismo criticato alla modernità, Evola incorrerebbe in esso al considerare all’ebreo irreversibilmente determinato ad essere ciò che è per razza dello spirito, formuleremo le seguenti obiezioni.
L’unico punto dove l’autore tratta questo problema è nell’articolo apparso in La vita italina e intitolato Circa la genesi del giudaismo como forza distruttiva. Qui Evola risalta la sua tesi che il giudaismo sovversivo nella civiltà occidentale è giustamente quello che ha rotto i vincoli colla sua religione. Al non essersi compiute per lui le promesse circa l’arrivo di un Messia ed aver sofferto per secoli la diaspora, l’ebreo secolarizzato è colui che ingressa alle diverse culture e nazioni in cui si ospita seminando in esse uno spirito di risentimento circa ció che gli è accaduto ed intenta far patire agli altri moltiplicatamente tutte le sue frustrazioni. E quando si formula la possibilità di risolvere il problema ebraico, egli sostiene che ciò non accadrebbe facendo ritornare l’ebreo alla sua tradizione, giacché in essa sono presenti le stesse radici del male che si vuole combattere. E ricorda specificamente Evola i testi del Talmud dove si sostengono dottrine e posizioni deleteree circa le altre culture, dove si predica una doppia morale ed una doppia antropologia. Per cui il nostro autore non sostiene per nulla un ritorno dell’ebreo alla sua tradizione giacchè vede in ambe, sia il giudaismo secolarizzato, como in quello religioso una forma sovversiva con differenti gradi di intensità.
Se le riflessioni di Evola concludessero nell’articolo qui menzionato avrebbe ragione Germinaro circa il paradossale fatalismo di Evola nel trattare il problema ebraico. Ma accade che tale questione non è analizzata solamente in questi articoli, ma anche in altri testi dove la soluzione che si potrebbe estrarre sarebbe ben diversa.
Per esempio in Rivolta contro il mondo moderno, al trattare la questione ebraica, sostiene la presenza dentro di tale tradizione di una religiositá solare attuante nel periodo dei re, la quale sarà anche qui sostituita, como accadrà in altre civilizzazioni, dalla rivolta dei sacerdoti. Ed incluso ci ricorda come una figura esemplare di tale tipo di religiosità superiore, diversa dalla pasiva e femminea imposta dalla posteriore forma, giustamente a Giacobbe nella sua azione di violenza contro la Divinità per ottenere la benedizione dall’angelo. Per cui appare anche in tale tradizione la figura eroica dell’immortalitá concepita come una conquista e non come un dono.
Sebbene Evola non lo dica esplicitamente in nessuno dei suoi testi, da quest’ultima posizione assunta si potrebbe trovare una analogía con ció che sostiene circa il cattolicesimo. Risulta indubitabile per lui che, dopo l’ultimo Concilio, tale religione è entrata pienamente nel mondo della modernitá, e, di fronte a ció quale sarebbe la soluzione per un cattolico? Tornare indietro a ciò che esisteva prima del Concilio Vaticano II, ossia a Trento, al Vaticano I, alla dottrina della fede ottusa nel Papa? Sicuramente no in nessuna maniera, giacché in tali manifestazioni guelfe giá era presente larvatamente la deviazione che sarebbe accaduta dopo. Piuttosto un cattolico dovrebbe cercare di tornare ancora piú indietro, a quello spirito tradizionale che esistette nella sua religione nel Medioevo ghibellino, allo spirito delle ordini della cavalleria e delle Crociate. E ció, sebbene oggi sarebbe quasi un impossibile da formulare a una chiesa che si é assolutamente allontanata da tale tradizione, lo si potrebbe invece suggerire individualmente a una persona che, in funzione del character indelebilis del rito del battesimo, volesse continuare ad essere cattolico nonostante tutto.
Credo che una stessa cosa si potrebbe desumere dalle affermazioni di Evola analizzate nell’insieme dei suoi scritti e non nella lettura celere di un testo o di un insieme di testi scritti in una determinata circostanza storica. Anche nell’ebraismo, como in qualsiasi tradizione, esiste un periodo áureo. L’ebreo, se volesse uscire dal determinismo sovversivo in cui si trova incluso, ben segnalato da Evola nei suoi scritti, non dovrebbe abbandonare la sua tradizione, farsi cattolico, nella stessa maniera in cui inversamente un cattolico non dovrebbe fuggire dalla sua decadenza facendosi budista o mussulmano, ma invece anche lui ricercare ed adheriré allo spirito solare presente nella sua manifestazione tradizionale. Giacché la religione é il linguaggio metafisico assunto dai popoli, che é plurale d’accordo alle differenze che essi ci presentano, ma nel fondo è una nella sua trascendenza.
Riassumendo: a) in Evola non vi è un esclusivismo sovversivo per cui si concentra nell’ebreo la causa escludente di tale fenómeno e che giustamente la assunzione del termine semita è un intento di universalizarlo presso una totalitá piú vasta riferita a un tipo di religiositá lunare manifestata nei popoli dell’oriente principalmente.
b) Evola non incorre nel fatalismo di condannare all’ebreo ad essere sempre un elemento sovversivo, giacché dai suoi testi si desume una possibilità di adesione a uno spirito aureo presente negli origini della sua religione.