U.D.III - DAL LATINO AL VOLGARE

La matrice latina.

I primi testi in italiano che si segnalano per le loro qualità letterarie risalgono al secolo XIII: è da allora che possiamo parlare dell'italiano come di una lingua letteraria.Esso però fu prima lingua parlata e solo dopo lingua scritta, considerata anzi in senso spregiativo come lingua del popolo (volgo), perciò definita "volgare" e solo dopo adottata con intenzioni d'arte.

L'italiano è, al pari delle altre lingue romanze, una lingua derivata dal latino, la lingua parlata nei territori occupati dall'impero romano.Anche per il latino però bisogna distinguere tra il latino scritto, utilizzato a livello letterario, giuridico, politico e quello parlato comunemente dal popolo, molto più immediato e diversificato: c'era infatti un latino parlato dai soldati, dai contadini, dai provinciali, ecc. Mentre il latino scritto, codificato dalle norme della retorica si mantenne fisso ed uniforme per secoli secondo i modelli degli autori classici, quello parlato si trasformò sempre più, aprendosi alle novità e cambiando nel corso degli eventi. Al punto che i "volgari", cioè le lingue parlate nei vari luoghi dell'impero, non erano altro che il latino parlato che veniva trasformandosi.

Anche il latino scritto però subiva una grande trasformazione ad opera del cristianesimo, che fece di esso la lingua della Chiesa, caratterizzandolo dei propri significati.

Per tutto il medioevo si viene a creare un situazione linguistica originale:

Fisionomia del volgare

I volgari italiani nel loro processo di trasformazione subirono altri importanti influssi, quali:

Il processo di trasformazione del latino nel volgare dura secoli e i principali aspetti sono:

 

Negli anni "bui" dell'Alto medioevo non esisteva quasi la consapevolezza della distinzione tra latino e volgare, consapevolezza che si manifestò intorno al IX secolo. Ci sono due episodi storici che ne danno conferma:

  1. Il Concilio di Tours (813) in una disposizione stabilì che ogni vescovo tenesse omelie nel linguaggio comprensibile ai fedeli e che le stesse fossero tradotte nella lingua romana rustica.
  2. Nel giuramento di Strasburgo dell'842 i successori di Carlo Magno, Carlo il Calvo e Ludovico il Germanico in una cerimonia davanti ai loro soldati giurarono, ognuno nella propria lingua, per farsi capire dai propri soldati e subito dopo ripeterono il giuramento nella lingua delle truppe dell'altro.

In Italia questo riconoscimento della diversità ormai acquisita tra latino e volgare è più tardo, si manifesta nel 960 con la "carta capuana". Si tratta di una formula che un testimone pronuncia in una causa per documentare quanto sa. E' importante perché nel documento redatto in latino il giudice ha dovuto inserire questa testimonianza in un altra lingua che si riconosce autonoma e legittima.

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