LA CIVILTA' UMANISTICO-RINASCIMENTALE.

Il regime signorile.

Nel periodo 1400-1550 la realtà italiana è dominata dalle forme politiche della Signoria e del Principato , nelle quali il potere politico e di governo sono nelle mani di una famiglia che li esercita in forma monarchica. Dalla realtà comunale, aristocratica, oligarchica e borghese si è passati ad una realtà diversa: il principato. La critica, nel corso della storia, ha variamente giudicato la classe dirigente del Rinascimento. Tre sono le posizioni più famose:

  1. quella degli studiosi illuministi (fine del '700): Signori = tiranni, perché oppressori delle libertà comunali;
  2. quella di Francesco De Sanctis (risorgimentale): essi rappresentano la decadenza e sono la causa principale della caduta dell'Italia sotto il dominio straniero;
  3. quella odierna (storicista): Signoria e Principato vanno visti come normale completamento della storia comunale.

Ma la politica signorile, non solo sostituisce quella comunale, ma si caratterizza anche per quegli aspetti incentrati sulla figura del signore . Egli:

a) crea nuove strutture di governo e un nuovo modo di organizzare la società;

b) favorisce il ritorno dei capitali mercantili all'investimento terriero-agricolo, con il conseguente cristallizzarsi delle gerarchie sociali;

c) riscopre il mecenatismo , cioè la protezione delle arti e delle lettere, che sono volte a magnificare la virtù e la potenza del signore.

Capisaldi della nuova era.

Nella definizione dei valori dominanti e comuni a tale società, distinguiamo 2 momenti:

  1. l'Umanesimo (da "humanae litterae"), che va dalla fine del '300 a tutto il '400, e che è caratterizzato essenzialmente dalla ricerca e dalla studio dei "classici" e dalla definizione di un modello ideale di uomo ;
  2. il Rinascimento, che va dalla fine del '400 fino alla metà del '500, e che è caratterizzato dalle realizzazioni concrete artistiche, tecniche e letterarie come conseguenza ed applicazione degli studi degli umanisti.

L'originalità di questo periodo consiste nel mutato rapporto con i "classici", nello studio dei quali emergono due novità:

Si hanno così due conseguenze molto importanti:

  1. nasce la filologia , disciplina che attraverso il metodo critico riporta un testo alla forma e al significato originari;
  2. si manifesta la consapevolezza del divenire storico, cioè che le opere sono il prodotto di una determinata età storica, che ha i suoi valori e le sue idee, che variano con il mutare dei tempi, decadendo o rinascendo (nasce così l'idea del medioevo barbaro e buio ).

Conseguenza sarà l'elaborazione di una visione della vita, basata sulla centralità dell'uomo e delle sue opere (antropocentrismo). Da esso deriva:

Sulla base di tali premesse, avremo che:

  1. lo studio dei classici suggerisce posizioni ideali e atteggiamenti più rispondenti alla realtà che si vive, rispetto a quelli elaborati dai mistici e dai religiosi del medioevo;
  2. la natura, il mondo nel quale si agisce, non sono più il regno dello "strano" o del "meraviglioso", ma il terreno dell'indagine, della conoscenza, dell'esperimento.

Nasce così' il principio di imitazione, la convinzione che gli autori classici abbiano realizzato il massimo della perfezione, tanto che se si vuole eccellere bisogna rifarsi ad essi, prenderli come modelli. L'imitazione avverrà in due modi:

  1. come imitazione passiva, e sarà acquisizione delle sole capacità tecniche e formali;
  2. come imitazione dinamica, e allora avremo l'utilizzazione dei canoni e delle forme fissati dai classici per esprimere attraverso di essi il mondo artistico personale.

Conseguenza sarà: la concezione secondo cui l'opera d'arte è il risultato di un duro e continuo lavoro di studio e di verifica formali.

La cultura filosofica e scientifica.

La nuova cultura umanistica produce anche una nuova filosofia, che pone al centro della sua indagine non più Dio, ma l'uomo e la Natura, liberandoli dagli schemi interpretativi della teologia e della filosofia scolastiche. Alcuni autori e alcuni schemi nuovi appaiono particolarmente interessanti, come:

A) LORENZO VALLA, che nel De voluptate:

  1. 1)rifiuta il distacco dal mondo, predicato dal Cristianesimo medievale, e la convinzione che il dolore possa essere inteso come il momento "forte" della vita;
  2. 2)esalta i beni e i piaceri terreni, la bellezza della natura e del corpo umano;
  3. 3) ritiene che l'amore e le passioni siano il vero motore delle azioni umane.

B) NICOLA CHIUSANO, che afferma l'impossibilità per la mente umana di conoscere Dio, perché:

- la mente umana, nel conoscere, procede per associazioni e confronti tra quello che possiede (il noto ) e quello che ignora (l'ignoto);

- tale processo però è possibile solo se "il noto" e "l'ignoto" sono omogenei. Questo è senz'altro valido per l'uomo e la natura, che sono materiali e quindi omogenei, ma è impossibile per Dio che non può essere paragonato a nulla e perciò è inconoscibile.

Tale affermazione, suffragata da prove logiche e dalla correttezza del metodo, è gravissima di conseguenze. Infatti:

  1. Se la perfezione è solo di Dio, sono errate le basi della cosmologia di Aristotele, che faceva i cieli perfetti;
  2. Non si può sostenere che i corpi celesti siano più perfetti della terra, ma solo che sono simili ad essa, per cui potrebbero esistere altri mondi ed essere perfino abitati;
  3. E' assurdo ritenere che la terra sia al centro dell'universo, che sia ferma è immobile, anzi è possibile ipotizzare il suo movimento.

C) MARSILIO FICINO, che nella Theologia Platonica, afferma:

  1. la concezione dell'uomo, che è spirito e materia, come microcosmo, cioè modello dell'esistenza, perché unisce in sé finito e infinito, cielo e terra, natura e Dio;
  2. l'eros platonico, come concezione amorosa che si stacca sempre più dalla materia e si slancia verso Dio, al quale può arrivare attraverso la contemplazione della bellezza del creato.

Ficino ritiene conciliabili e non antagonisti il platonismo e il cristianesimo perché entrambi, di contro al materialismo di Aristotele, incarnano il disegno spirituale della salvezza del mondo.

D) PICO DELLA MIRANDOLA elabora una sintesi filosofica che vuole abbracciare religione, filosofia, magia, materialismo, etc..Egli:

E) PIETRO POMPONAZZI, dichiara invece che:

  1. l'anima è totalmente corporea e quindi mortale, mentre l'affermazione della sua immortalità è rivelazione di fede e perciò indimostrabile e non deve pertanto riguardare la scienza;
  2. in natura non esistono esseri e cause soprannaturali, ma solo eventi materiali che possono essere capiti e conosciuti con lo studio (principio dell'uniformità degli eventi).
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