IL SECONDO DOPOGUERRA

La cultura filosofica e scientifica.

Il sec. XX è caratterizzato da un movimento di idee che si suole denominare di "reazione al positivismo". La fiducia nel progresso indefinito delle nostre conoscenze e la riduzione della filosofia e della religione ad atteggiamenti mentali "superati", incompatibili con la modernità razionale e scientifica, avevano segnato talune espressioni dello scientismo ottocentesco. I conflitti sociali e l'imperialismo avevano smentito l'ottimismo dei positivisti, convinti che il progresso scientifico bastasse da solo a garantire il progresso umano e sociale. Di qui il ricorso a valori e principi "spirituali" e "metafisici" e una generale rivalutazione delle tendenze religiose o irrazionalistiche.

L'irrazionalismo è una costante della filosofia del '900 e può definirsi come filosofia della crisi (crisi dei valori, crisi delle istituzioni e infine crisi degli individui nella loro esperienza storica e quotidiana). Una prima manifestazione di tale tendenza è la critica della concettualità scientifica. La pretesa dei positivisti di spiegare ogni realtà, compreso l'uomo e la sua anima, in senso deterministico, cioè in base ad una rigida successione di cause ed effetti, si rivela inattuale anche dal punto strettamente scientifico. Infatti c'è nell'individuo qualcosa che sfugge alla logica della ragione scientifica, un fondo imponderabile per la coscienza, che forse solo l'arte, la poesia, la metafisica possono avvicinare e intuire. Dall'insieme di queste critiche si fa strada l'idea che i concetti, le categorie, le leggi scientifiche, più che rivelare l'essenza ultima e vera delle cose siano utili astrazioni concettuali, convenzioni operative che aiutano a prevedere il comportamento di alcuni fenomeni dell'esperienza concreta, ma che non servono a spiegarli. In questo secolo anche la visione della scienza si modifica. Si verifica anche nella scienza una crisi dei fondamenti classici:

Si può dire che la riflessione scientifica contemporanea ha assunto un abito critico assai più marcato rispetto al passato, attraverso una presa di coscienza del carattere profondamente storico di ogni teoria scientifica. Non esistono nemmeno nella scienza verità assolute. L'impresa scientifica è inevitabilmente condizionata dalla mentalità del tempo, dalle filosofie, dalle ideologie sociali, religiose e politiche. Ogni grande sistema scientifico perciò muove da ipotesi e principi differenti e anche il ricorso ultimo all'esperienza non può considerarsi decisivo, poiché il modo di interrogare e valutare l'esperienza e predisporre gli esperimenti dipende in larga misura dalla teoria, ovvero da ciò che nell'esperienza vogliamo cercare o ci aspettiamo di trovare (Karl Popper). Questa riflessione sulla scienza trovò la sua espressione più sistematica nel neopositivismo , movimento sorto a Vienna e Berlino e poi sviluppatosi negli Stati Uniti. I neopositivisti pensano che debbano essere accolte solo le proposizioni "dotate di senso", cioè

Il neopositivismo si fonda sui procedimenti della logica matematica e della fisica ("fisicalismo"), escludendo dal dominio delle proposizioni "sensate", non solo le dottrine filosofiche tradizionali, ma anche le scienze psicologiche, sociologiche o in generale le scienze umane e le scienze storiche, dove l'assoluto rigore matematico e la verifica empirica o sono fuori luogo o sono di fatto impossibili. Lo stesso assunto che vuole ridurre la verità alle sole proposizioni verificabili non è a sua volta un'asserzione verificabile, sicché si può obiettare ai neopositivisti l'infondatezza e l'insufficienza del loro programma in base ai principi stessi sui quali essi volevano fondare il sapere.

Ludwig Wittgenstein si propose di descrivere l'ambito di ciò che è dicibile in modo rigoroso. Ma dove sono in questione "valori" e non fatti (per esempio nell'etica e nell'estetica) niente di "sensato" può essere enunciato. Il bene e il bello possono solo essere oggetto di una silenziosa contemplazione "mistica", che trae motivo dai limiti stessi del linguaggio umano. In una fase successiva Wittgenstein formulò la teoria dei "giochi linguistici". Non esiste un linguaggio logico ideale. Ciò che esiste è una molteplicità di linguaggi empirici legati da affinità. Ogni linguaggio si fonda su convenzioni che trovano giustificazione nell'uso. Wittgenstein avanzava in proposito l'esempio dei vari giochi (gli scacchi, le carte, ecc.) : nessuno di essi si può definire come il gioco ideale, ma tutti trovano giustificazioni nelle loro regole ed uso; analogamente accade con i giochi linguistici: nessuno di essi è più vero di un altro ma tutti sono variamente accordati con le esigenze della vita. Per comprendere dunque quale sia il senso dei discorsi umani (per esempio del discorso politico, di quello etico, di quello estetico, delle proposizioni delle scienze naturali o delle scienze storiche, ecc.) bisogna procedere ad analisi descrittive delle loro regole e dei loro usi. Ogni ambito linguistico rivela in tal modo il carattere relativo della sua legittimità e sensatezza. Illegittimo invece è far valere regole d'uso di un gioco linguistico entro altri giochi linguistici, come accade alla filosofia quando pretende di enunciare proposizioni sulla realtà fisica (ambito delle scienze naturali) o sulla realtà metafisica (ambito della religione).

L' esistenzialismo invece espresse proprio le istanze irrazionalistiche, incarnando quella filosofia della crisi che caratterizza il nostro tempo. All'inizio del secolo era stata l'opera di Friedrich Nietzsche a diffondere la denuncia dell'avvento della crisi. Al centro dell'opera di Nietzsche sta l'annuncio della "morte di Dio", ovvero della fine di quel sistema di valori che caratterizza la civiltà europea ed in particolare la tradizione cristiana. Nietzsche intuì per primo l'imminenza di uno scontro ideologico e materiale che avrebbe contrapposto non solo le grandi potenze europee, ma anche, entro ogni stato, le classi sociali, provocando la distruzione della supremazia spirituale dell'Europa. L'esito ultimo verso il quale precipitava la civiltà europea fu denominato da Nietzsche "nichilismo". L'et\à del nichilismo, nella quale tutti viviamo, si caratterizza per il venir meno di ogni valore capace di orientare la vita. Gli individui sono sempre più dominati da istanze edonistiche e utilitaristiche, nell'illusione che il progresso scientifico, industriale e tecnico possa da solo corrispondere a tutti i bisogni e a tutti le aspirazioni umane. Nel contempo, proprio quel progresso materiale diffonde su tutta la terra un universale conformismo di gusti e di costumi che determina la nascita dell'"uomo decadente" e dell'"uomo massa". Al di là della produzione di beni di consumo, l'esistenza concreta degli individui perde ogni senso e ogni scopo autenticamente vitale. Proprio questa crisi radicale dell'esistenza ispirò l'esistenzialismo e prima ancora la fenomenologia di Edmund Husserl. Anche Husserl denuncia la crisi esistenziale dell'Europa. Egli ne ravvisa la causa nell'"intellettualismo": proprio le scienze, con i loro enormi progressi, hanno determinato un sapere sempre più specialistico e parcellizzato. Viene meno però il senso filosofico complessivo del sapere e con esso ogni risposta ai perché e ai fini ultimi dell'esistenza. Si determina così una generale crisi di civiltà: affidati a loro stessi gli individui oscillano tra molteplici ideologie infondate; si diffonde allora un senso di stanchezza e di scetticismo, oppure di frenetico quanto vacuo attaccamento al contingente e all'effimero. Contro questa degenerazione della cultura europea Husserl auspica un ritorno alla concretezza dell'esperienza soggettiva.

Il progetto fenomenologico confluì nell'esistenzialismo di Martin Heidegger. L'esistenzialismo si sviluppò in due direzioni,

. Nato dalla filosofia, l'esistenzialismo entrò nella storia del costume, determinando un generale clima che ebbe influssi anche sulla letteratura, le arti, le mode e gli atteggiamenti giovanili. Sostanzialmente l'esistenzialismo è caratterizzato da un radicale pessimismo. Gli individui sono il prodotto delle situazioni storiche e la loro coscienza è già compromessa dalle credenze e dagli errori storici che vorrebbe sanare. Carattere fondamentale dell'esistenza umana è infatti la "deiezione", cioè l'"essere gettati" nel mondo ignari della propria provenienza e del proprio destino, cioè ignari del senso ultimo della nostra vita. Affidato alla caducità del tempo e alla inevitabilità della morte, l'uomo assiste allo spettacolo del mondo di cui è parte senza poter conoscere la ragione ultima delle sofferenze e dei mali che affliggono tutte le creature, non ultimi i mali prodotti dalla società storica dell' uomo. Di qui un sentimento di assurdo che invano si tenta di cancellare con il ricorso a credenze metafisiche e religiose e a fantasie ultraterrene, esse stesse storiche e perciò caduche. Essere intelligente capace di scelta, ogni uomo vive le sue possibilità di scelta non come un privilegio, ma come una condanna che genera indecisione e angoscia. Da quest'ultima cerca di fuggire gettandosi nelle banalità e del vivere quotidiano e nella fatale caducità di tutti i suoi progetti. A questa "falsa coscienza" gli esistenzialisti oppongono una coraggiosa accettazione dell'angoscia dell'esistenza e dello "scacco" che inevitabilmente la accompagna. Nella corrente religiosa dell'esistenzialismo proprio questo naufragio di ogni valore storico e mondano è avvertito come la premessa per un ritorno al sentimento irrazionale della fede. Fede non tanto nei dogmi della teologia delle religioni storiche, ma abbandono alla possibilità estrema di salvezza che è il nucleo non dogmatizzato ed essenziale della predicazione di Gesù e del suo avvento nella storia. L'esistenzialismo ateo si avvicinò invece al progetto di trasformazione storica e antropologica del marxismo nella rivoluzione di Lenin. In Italia fu soprattutto Antonio Gramsci a promuovere la rinascita del marxismo . Il progetto di trasformazione radicale della società esige una sorta di "milizia della cultura" al servizio delle istanze rivoluzionarie del proletariato. La filosofia entra nella storia politica attraverso l'intellettuale "impegnato" che incarna la coscienza critica del tempo e costituisce l'avanguardia militante della rivoluzione marxista. Il fallimento del programma rivoluzionario, la crisi del modello comunista hanno prodotto una progressiva diffidenza per la sottomissione della cultura alla politica e un sensibile declino di ogni ideologia storica, determinando quel "riflusso" psicologico e quel ritorno al "privato" e al vissuto individuale che sembra prevalere ai nostri giorni. La filosofia novecentesca, insomma, pur nelle rilevanti differenze delle sue correnti, presenta un comune carattere antimetafisico. I grandi sistemi dogmatici del passato con la loro pretesa di spiegazione globale e definitiva della realtà, vengono definitivamente abbandonati. L'uomo odierno è consapevole dell'estrema complessità del reale e perciò preferisce rivolgersi alla concreta esperienza umana, sempre finita, limitata e problematica. Piuttosto che enunciare verità e valori assoluti, la filosofia contemporanea si sforza di liberare l'uomo dai suoi più radicati pregiudizi per aprirsi al dialogo e alla comunicazione tra differenti mondi culturali. Alle rigide opposizioni ottocentesche (scienza-fede, spirito-natura, individuo-società,ecc.) la filosofia sostituisce la visione elastica, "liberalizzata", tollerante e duttile della verità. La condizione umana è fallibile e mutevole. Ad essa non conviene un concetto rigido e univoco di verità, ma la consapevolezza che la verità è un processo aperto che si nutre dell'errore e della molteplicitàdei punti di vista. Anche le scienze umane svolgono una tale opera di raccordo. E' il caso della Scuola di Francoforte (Max Horkheimer, Theodor W.Adorno ed altri), la quale svolge una radicale critica alla società capitalistica contemporanea, preda di processi di "massificazione" e dei miti dell'informazione, della tecnicizzazione e del consumismo. Questi miti producono il conformismo in una folla anonima in cui le istanze critiche degli individui si trovano assopite e frustrate. Analoghe critiche i francofortesi svolgono nei confronti delle società socialiste, sopraffattrici dei diritti dell'individuo. L'indirizzo più rilevante delle scienze umane è quello che ha preso il nome di " strutturalismo". Essoè nato nell'ambito delle discipline linguistiche ad opera di Ferdinad De Saussure. La lingua è un sistema sociale di comunicazione tramite segni convenzionali e arbitrari. Ciò che la caratterizza è la natura "sistemica" delle sue regole interne, cioè una struttura razionale e coerente che regola suoni, grammatica e sintassi. Tale struttura è del tutto inconscia. Il soggetto parlante la attiva e la vivifica senza rendersene conto. C'è insomma una struttura logica inconscia che governa i fenomeni comunicativi e in generale tutti i segni del comportamento sociale. La coscienza dei singoli è il prodotto e non la causa di queste strutture; essa non domina i fatti del linguaggio (oppure della moda, del costume e simili) a suo talento, ma ne è anzi dominata. Questo nesso strutturale trovò applicazione nella sociologia e nell'economia.

Le strutture economiche-produttive dominano e determinano le sovrastrutture psicologiche e ideologiche.

In generale i fenomeni sociali hanno leggi autonome di formazione e di sviluppo che sfuggono alla coscienza singola,

generando sistemi di valori e di idee dei quali il soggetto ritiene di essere il libero creatore, mentre spesso ne è un effetto di superficie e un sintomo.

Claude Levi-Strauss applicò lo strutturalismo all'antropologia:

le regole matrimoniali, il tabù dell'incesto, le classificazioni totemiche, i contenuti narrativi dei miti primitivi sono fenomeni che nessuna singola coscienza è in grado di istituire e di spiegare.

Il selvaggio ignora il perchédelle regole che governano i matrimoni e i rapporti familiari, così come ignora il significato dei miti che racconta.

Non bisogna interrogare la coscienza per comprendere tali fenomeni, così come non bisogna interrogarla per comprendere le regole della nostra lingua.

Bisogna invece con un'analisi comparativa scoprire la struttura anonima che presiede alla formazione delle istituzioni sociali e della cultura.

E' appunto questa legge strutturale che distingue l'uomo dalla natura. Levi Strauss vede nella struttura inconscia l'universale legge dello spirito umano.

L'autocoscienza èsolo una porzione esigua della psichicità. Sigmund Freud ridisegnò la "topica" dello spirito umano, rovesciando la tradizione millenaria che aveva dato scarso peso ai fenomeni del subconscio, a cominciare dal sogno. Egli scoprì uno strato del soggetto che non perviene alla coscienza ("inconscio"), ma che interferisce in vario modo con la vita cosciente. La vita cosciente è spesso una "razionalizzazione" e un "mascheramento" di motivi profondi. Questi motivi sono riconducibili alle primitive pulsioni della vita infantile, ai suoi bisogni primari sostanzialmente egoistici. Questi bisogni si scontrano con le regole educativo-sociali del mondo adulto e il loro carattere più schiettamente egoistico viene rimosso e trasformato dalla coscienza; ma dal luogo inconscio della sua rimozione il "rimosso" continua ad esercitare un condizionamento inavvertito sul soggetto cosciente. Freud utilizzò lo stesso meccanismo per spiegare che come per l'individuo l'età adultaè il punto di arrivo della crescita così per l'umanit\à la civiltà è il punto di arrivo dalla primordiale barbarie.

Degli allievi di Freud ricordiamo Carl Gustav Jung per il quale più che con le pulsioni egoistiche dell'infanzia, l'inconscio va spiegato ravvisandovi l'ancestrale deposito delle esperienze originarie dell'umanità ("inconscio collettivo").

Il letterato e il pubblico di massa.

L'800 in Europa è l'età della massificazione del pubblico, il pubblico dei lettori è in forte crescita e si estende fino a strati per l'innanzi assolutamente non toccati, Questi nuovi strati sono però anche confinati nell'ambito dei ceti medi, di una piccola e media borghesia, la cui acquisizione stabile alla letturaè forse il dato sociologico più significativo del secolo. I letterati guardano sempre più a questo ceto come al loro pubblico di elezione. Col 900 il divario tra situazione italiana e europee si riduce di molto: l'espressione "pubblico di massa" acquista anche in Italia una maggiore aderenza alla realtà effettiva. Bisogna però tenere presente che i letterati ottocenteschi identificavano il loro pubblico nei ceti medi, in quel Terzo stato che aveva fatto la rivoluzione, mentre il proletariato urbano e rurale, oltre a non venire considerato dagli scrittori, era per lo più escluso perché analfabeta. Alla fine dell'800 e agli inizi del secolo la diffusione di ideologie democratico-socialiste favorisce una diversa attenzione almeno in linea teorica al pubblico dei ceti subalterni, anche se per tempo la realtà rimane lontana da progetti e teorizzazioni. Innanzi tutto l'acquisizione alla lettura postula necessariamente una serie di condizioni e processi concreti, dall\rquote alfabetizzazione ad un miglioramento di un tenore di vita, alla disponibilità di denaro e tempo libero all'acquisizione della coscienza del valore della cultura, all'esistenza di testi accessibili per lettori inesperti, ecc. Ecco allora le critiche nei confronti della letteratura e dell'editoria dei sociologi della comunicazione. Giancarlo Ferretti lamenta il perpetuarsi fino agli anni recenti di una precisa strategia delle due culture.

La separazione fra alta cultura e cultura "popolare", o meglio tra cultura tout court (per pochi) e sottocultura(per molti), si manifesta anche come separazione tra cultura avanzata, progressiva e cultura arretrata, regressiva. Ai ceti subalterni, appena alfabetizzati, viene precluso molto spesso l'accesso anche alla "stessa grande tradizione culturale borghese", e per lo più viene riservata una produzione oltre che di scarsa qualità anche connotata ideologicamente, moraleggiante, edificante, populistica.

Vittorio Spinazzola critica il disinteresse degli addetti ai lavori e le facili illusioni sull'effettivo ampliamento del pubblico. Nel corso degli anni Settanta l'industria editoriale ha compiuto due errori di prospettiva.

In primo luogo ha ritenuto che il forte incremento della scolarità dovesse comportare un esito immediato e vasto a vantaggio della produzione libraria.

Secondo errore. All'eccesso di fiducia nelle possibilit\àeconomiche e di spesa del pubblico cosiddetto emergente ha corrisposto un brusco calo d'attenzione per il pubblico subalterno, il meno letterato.

Il mercato popolareè stato ancora più abbandonato alla stampa periodica, fumettisca o meno. La trascuratezza per il lettore incolto continua. A parte fenomeni di scarsa pertinenza letteraria come le pubblicazioni a scopo edificante ( la Chiesa è per tradizione e capillarità la vera detentrice dell'egemonia sulla comunicazione di massa almeno fino all'avvento della televisione) o quelle, talvolta fortemente ideologizzate, di tipo didascalico o propagandistico, al pubblico dei ceti subalterni veniva indirizzata una produzione "popolare" specializzata, spesso di bassa qualità, di cui il romanzo rosa \è il caso forse più vistoso. Spinazzola nell'evidenziare che c'è stato disinteresse nei confronti di una letteratura di massa che fosse anche di qualità, ha notato come ambigui fenomeni come il progressivo abbandono da parte degli scrittori italiani di generi popolari quali il romanzo rosa non sono avvenuti per lasciar il posto a prodotti capaci di analoga diffusione ma qualitativamente superiori, bensì per lasciare il posto a testi per lo più d'importazione anche peggiori (tipo Harmony). Anche Petronio lamenta che manca uno scrittore di massa che abbia la volontà di fabbricare un prodotto di buona qualità, ma medio, mentre professionisti della scrittura di questo tipo esistono in America, Inghilterra: si vedano i best-seller di importazione e la narrativa poliziesca di largo consumo, che è sempre straniera.

La lirica del secondo dopoguerra.

Anche la seconda guerra mondiale segna una frattura profonda nella storia della lirica italiana. E' una frattura ideologica e linguistica: le ragioni del simbolismo ermetico (poesia come svalutazione dell'esperienza e tramite per l'assoluto) e di molti poeti appaiono superate.\par Con la fine della guerra muta il clima culturale, dominando le ragioni etico-politiche e estetiche del neorealismo. Nel campo poetico quelle ragioni si traducono in un sostanziale ripudio della lirica in generale, in quanto espressione dell'interiorit\'e0, e della lirica "pura" in particolare, in quanto investigazione che dall'intimit\'e0 psicologica passa ad astratte problematiche metafisiche.\par \par \par \par \par \par \par \par - 9 -\par Alla lirica si oppone l'epica, alla poesia come espressione individuale si contrappone una poesia corale (es. Rocco Scotellaro). Il limite ideologico pi\'f9 evidente in tutta questa produzione \'e8 l'immancabile accento populistico, quello formale \'e8 l'incapacit\'e0 ad andare oltre la ripresa dei modi della poesia popolare risorgimentale.\par Un orientamento realistico, ma non neorealistico, si ha nelle opere di Franco Fortini o di Pier Paolo Pasolini. Soprattutto quest'ultimo tenta una sintesi tra lirismo autobiografico e poesia civilmente impegnata, in una forma prevalentemente lirico-narrativa, modellata soprattutto sul Pascoli.\par Tra neorealismo, realismo, impegno civile, antinovecentismo, progressiva emancipazione dalla poesia ermetica, la lirica del 1945-60 si orienta verso una restaurazione di forme pi\'f9 moderate. Sennonch\'e9 la ricerca di una rifondazione del linguaggio lirico novecentesco incontra seri ostacoli per realizzarsi. Fattori di natura diversa, storica, culturale e filosofica inducono a riprendere lo sperimentalismo e il processo di disgregazione delle forme tradizionali, che \'e8 tipico della lirica degli anni Sessanta e seguenti. Il fattore originante \'e8 l'evoluzione socioculturale che caratterizza l'Italia negli anni del boom economico: neocapitalismo, consumismo, tecnologia avanzata, mass-media, pubblicit\'e0, standardizzazione del linguaggio e dei costumi, modificano profondamente la vita e la cultura italiane. I riflessi sulla letteratura e sulla poesia riguardano le poetiche e la concezione dell'arte. Ha ancora senso nella nostra realt\'e0 la poesia? La risposta delle neoavanguardie muove verso un recupero delle forme e degli strumenti tecnici dello sperimentalismo delle avanguardie storiche, associati ad un nuovo orientamento ideologico. La nuova poesia sar\'e0 cos\'ec mimesi della babele di linguaggi e della realt\'e0 del mondo contemporaneo, poesia della non comunicazione, poesia della falsit\'e0 dei rapporti umani, dell'alienazione dell'uomo contemporaneo, della nevrosi personale e dell'esaurimento storico del linguaggio e della cultura del mondo occidentale. Gli autori pi\'f9 importanti sono Balestrini, Sanguineti, Zanzotto.\par \par P.6.3 - Nuovi (o vecchi?) rapporti letterari con la realt\'e0.\par Le vicende del periodo 1940-46 incidono profondamente sull'attivit\'e0 culturale e letteraria italiane. Un problema molto dibattuto \'e8 quello del ruolo dell'intellettuale nella societ\'e0 moderna, del rapporto tra la sua attivit\'e0 culturale e la politica. Esempio di questo dibattito \'e8 il Politecnico sulle cui pagine Vittorini ipotizza una "nuova cultura", un nuovo ruolo dell'intellettuale, salvo poi scontrarsi con Togliatti e con il ruolo di fiancheggiatori che agli intellettuali \'e8 richiesto dal Partito comunista. \par \par \par \par \par \par \par \par \par - 10 -\par Dal riesame della letteratura appartata del ventennio nasce la poetica dell'impegno, si auspica una letteratura che muovendo dalla realt\'e0 sociale cooperi al suo rinnovamento: nasce il neorealismo.\par In questa produzione c'\'e8 innanzitutto la memorialistica che trae sollecitazioni sia dalle esigenze di una letteratura-verit\'e0, di una letteratura-impegno, sia dall'ampiezza della realt\'e0 da testimoniare: l'opposizione antifascista, la guerra, i campi di sterminio, la Resistenza. Da ricordare sono:\par * Carlo Levi, con \plain \fs28\ul\expnd-3 Cristo si \'e8 fermato ad Eboli\plain \fs28\expnd-3 (1945), un'opera che alla vicenda autobiografica dell'autore confinato politico in Lucania unisce la riflessione storico-sociale e la commossa scoperta di una civilt\'e0 arcaica;\par * Primo Levi \plain \fs28\ul\expnd-3 Se questo \'e8 un uomo\plain \fs28\expnd-3 (1947), drammatico e lucido resoconto dell'esperienza dei campi nazisti;\par * Mario Rigoni Stern \plain \fs28\ul\expnd-3 Il sergente nella neve\plain \fs28\expnd-3 (1953), una cronaca della campagna di Russia che trae validit\'e0 estetica dalla dolente e ferma umanit\'e0 che lo pervade;\par * Renata Vigan\'f2 \plain \fs28\ul\expnd-3 L'Agnese va a morire\plain \fs28\expnd-3 (1949), incentrato sulla resistenza;\par * Curzio Malaparte \plain \fs28\ul\expnd-3 La pelle\plain \fs28\expnd-3 (1949), incentrato sul mondo popolare napoletano segnato dalla guerra e dalla miseria, con compiacimenti morbosi e scandalistici.\par La scoperta dell'"umile Italia", della realt\'e0 delle classi subalterne, porta spesso all'esaltazione, ingenua ed emotiva, del popolo come depositario di virt\'f9, di "sanit\'e0", di incontaminata integrit\'e0 morale, come espressione di "natura" contrapposta a "storia" (populismo). Degli autori del neorealismo due meritano una maggior riflessione: Pratolini e Fenoglio.\par Vasco Pratolini \'e8 l'autore di \plain \fs28\ul\expnd-3 Cronache di poveri amanti\plain \fs28\expnd-3 (1947) di \plain \fs28\ul\expnd-3 Metello\plain \fs28\expnd-3 (1955) e di altri romanzi che hanno come centro il quartiere popolare fiorentino dove vivono i protagonisti. Ma questo quartiere diviene per lui "storia", emblema della condizione umana.\par Due sono le tematiche di fondo della produzione di Beppe Fenoglio, quella resistenziale e quella langarola, centrata sul mondo della Langhe, dove Fenoglio \'e8 nato e vissuto. Ma quando Fenoglio esordisce con \plain \fs28\ul\expnd-3 I ventitr\'e9 giorni della citt\'e0 di Alba\plain \fs28\expnd-3 (1952) imbocca una strada insolita: evita la celebrazione, la componente ideologica e sceglie una rappresentazione "vera", senza moralismi o seriosit\'e0. La Resistenza diventa cos\'ec il contesto in cui un tragico e austero senso del vivere trova la sua collocazione; avremo cos\'ec una rappresentazione di vicende resistenziali nella quale non c'\'e8 posto per la componente ideologica e politica, ma piuttosto per una pi\'f9 larga tematica esistenziale: la morte, la scelta, il caso, la violenza, l'amore sentito come struggente disperazione. \plain \fs28\ul\expnd-3 Una questione privata\plain \fs28\expnd-3 () \plain \fs28\ul\expnd-3 Il partigiano Johnny\plain \fs28\expnd-3 . \par \par \par \par \par \par \par \par \par - 11 -\par In queste opere si vede come lo specifico di Fenoglio sia questo sentimento drammatico del destino, dei suoi appuntamenti. Anche la produzione langarola \'e8 riconducibile a questa prospettiva. Fenoglio \'e8 attento a rappresentare aspetti, situazione e personaggi tipici del suo ambiente ed anche l'estrema durezza dei rapporti che regola quel mondo.\par Il neorealismo declina verso la met\'e0 degli anni Cinquanta, ma gi\'e0 negli anni precedenti alcuni autori avevano proseguito nella loro autonoma produzione:\par * Cesare Pavese scrive \plain \fs28\ul\expnd-3 La luna e i fal\'f2\plain \fs28\expnd-3 (1950), ricerca memoriale delle "radici", della mitologia privata;\par * Italo Calvino, \plain \fs28\ul\expnd-3 Il Sentiero dei nidi di ragno\plain \fs28\expnd-3 (1947), \plain \fs28\ul\expnd-3 Il visconte dimezzato\plain \fs28\expnd-3 (1952) mostrava la sua vocazione fantastica e fiabesca; \par * Carlo Emilio Gadda pubblicava nel 1957 \plain \fs28\ul\expnd-3 Quer pasticciaccio brutto di Via Merulana\plain \fs28\expnd-3 , nel quale utilizzava i dialetti perch\'e9 vedeva nella realt\'e0 un caos indecifrabile, difficilmente esorcizzabile con le fiducie progressiste che animavano il neorealismo. \par Lo sbocco della crisi del neorealismo \'e8 duplice. Da un lato si manifesta con opere narrative che all'impegno politico e sociale sostituiscono un'amara consapevolezza dell'inutilit\'e0 dell'agire umano, una sfiducia nelle possibilit\'e0 stesse del cambiamento (G. Tomasi di Lampedusa \plain \fs28\ul\expnd-3 Il gattopardo\plain \fs28\expnd-3 (1958), ora una elegiaca contemplazione del destino di logoramento e di morte cui le cose umane, uomini, generazioni, sentimenti, soggiacciono G. Bassani\plain \fs28\ul\expnd-3 , Il giardino dei Finzi-Contini\plain \fs28\expnd-3 (1962).\par L'altra soluzione nasce da un giudizio negativo sulla societ\'e0 italiana nella quale convergono sia le acquisizioni sociologiche dominanti (l'alienazione e la perdita di umanit\'e0 tipiche delle societ\'e0 neocapitalistiche, la standardizzazione del linguaggio) sia le suggestioni di autori stranieri che hanno sottolineato la dimensione dell'assurdo e di inautentico che permea la societ\'e0 dei consumi. E' la neoavanguardia che rifiuta sia una letteratura impegnata, sia il ripiegamento elegiaco e si impegna a mettere a nudo le carenze e la mancanza di senso della societ\'e0 attuale, il depauperamento dell\rquote uomo che essa opera dietro l'apparente benessere. A questa sfera vanno riportati autori come Leonardo Sciascia \plain \fs28\ul\expnd-3 Il giorno della civetta\plain \fs28\expnd-3 (1961),\plain \fs28\ul\expnd-3 A ciascuno il suo\plain \fs28\expnd-3 (1966); \plain \fs28\ul\expnd-3 Il contesto\plain \fs28\expnd-3 (1971) e soprattutto Pier Paolo Pasolini. Egli gi\'e0 nelle prime poesie aveva scoperto il mondo popolare. La sua \'e8 una scoperta pi\'f9 che di un mondo geograficamente e storicamente determinato, di un modo di essere primitivo e felice che si abbandona, nell'autenticit\'e0 e sanit\'e0 dei suoi rapporti, ai sentimenti primigeni e incontaminati, all'istinto, e diventa testimonianza di una favolosa infanzia, di uno stato di natura del singolo e della comunit\'e0. Il vitalismo, il vagheggiamento di questa "natura" non elimina la consapevolezza del dolore, del male, cio\'e8 della "storia".\par \par \par \par \par \par \par \par - 12 -\par Proprio su questo nodo, avverr\'e0 lo scontro con la politica culturale comunista. La consapevolezza della non eliminabilit\'e0 del male e del dolore si riveler\'e0 sempre pi\'f9 drammatico nel contatto con il mondo della citt\'e0 e dei miseri sobborghi. Non si pu\'f2 accettare un'arte "prospettivistica", un'arte tutta positiva, che fornirebbe una falsa immagine del reale, cos\'ec Pasolini persegue una rappresentazione che faccia posto al negativo, alle sacche di dolore e di miseria della societ\'e0. Nella rappresentazione della triste realt\'e0 proletaria dei suburbi romani in \plain \fs28\ul\expnd-3 Ragazzi di Vita \plain \fs28\expnd-3 (1955) e \plain \fs28\ul\expnd-3 Una vita violenta\plain \fs28\expnd-3 (1959) Pasolini sente il fascino di quanta natura e sanguigna brama di vita e d'avventura c'\'e8 in questa formicolante umanit\'e0; e tale groviglio di vitalismo e di natura popolare oppone al disfacimento del mondo borghese, in base ad atteggiamenti riportabili ad un retroterra decadentistico. Attorno agli anni Sessanta nell'opera di Pasolini intervengono svolte sostanziali. Man mano che la civilt\'e0 dei consumi omologa gusti e comportamenti, e il sottoproletario coinvolto in questo processo " si integra" e perde la sua fisionomia "naturale" a adotta modelli e valori piccolo-borghesi, per Pasolini crolla il punto di riferimento. La natura \'e8 sconfitta da questa storia, vale a dire dalla civilt\'e0 che massifica, spersonalizza e aliena. Ed ecco allora l'apocalittica polemica contro questa civilt\'e0 che presto diviene polemica contro la civilt\'e0, che approda al vagheggiamento di un'autentica e incorrotta civilt\'e0 contadina, non falsa come l'attuale, ma vera.\par \par P.6.4 - Approssimazioni sul presente.\par \par Sul finire degli anni Sessanta il fronte della neoavanguardia si spacca. Si approda allora, all'inizio degli anni Settanta, a una situazione nella quale coesistono due tendenze diverse: una di sperimentazione e ricerca, riconducibile all'eredit\'e0 neoavanguardista, l'altra che mira al recupero dei moduli narrativi tradizionali. Della prima ricordiamo Stefano D'Arrigo, autore di \plain \fs28\ul\expnd-3 Orcynus Orca\plain \fs28\expnd-3 (1975), della seconda i soliti autori sempre fruibili: Cassola, Moravia, Ginsburg, Soldati, ecc.\par La narrativa degli anni Settanta si caratterizza per una produzione dominata da un'esigenza di "ritorno all'ordine", aliena dal tentare strutture narrative nuove o ricerche di linguaggio, con scarse indicazioni di movimento. C'\'e8 un'assenza di tensione, una sorta di opacit\'e0 culturale, una produzione che mira alla consolazione o all'intrattenimento. Non ci sono pi\'f9 letterati disposti a compromettersi di persona come Pasolini ed anche i momenti difficili dell'Italia, le trame, gli attentati e il terrorismo sono pressoch\'e9 rimossi tranne che in Ferdinando Camon \plain \fs28\ul\expnd-3 Occidente\plain \fs28\expnd-3 (1975) e Leonardo Sciascia \plain \fs28\ul\expnd-3 Il contesto\plain \fs28\expnd-3 (1971).\par \par \par \par \par \par \par \par - 13 -\par Secondo Vittorio Spinazzola la produzione di questi ultimi trenta anni pu\'f2 essere classificata in 4 categorie:\par 1) una letteratura avanguardistico-sperimentale, col suo impegno di trasgressivit\'e0 programmatica, il rifiuto dei modelli e dei valori estetici di compiutezza organica, l'interesse per la ricerca e la verifica del linguaggio: Sanguineti, Arbasino, Manganelli e soprattutto Italo Calvino di \plain \fs28\ul\expnd-3 Se una sera d'inverno un viaggiatore\plain \fs28\expnd-3 .\par 2)Una letteratura istituzionale, attenta agli aspetti di originalit\'e0 individuale e incline a porsi su di una linea di continuit\'e0 rispetto alla tradizione: Moravia, Bassani, Sciascia.\par 3)Una letteratura d'intrattenimento con prodotti volti ad uno scopo di piacevolezza ricreativa, di gratificante rilassamento psichico: Piero Chiara col \plain \fs28\ul\expnd-3 Il pretore di Cuvio\plain \fs28\expnd-3 (1973), Mario Soldati con \plain \fs28\ul\expnd-3 I racconti del maresciallo\plain \fs28\expnd-3 (1968), Alberto Bevilacqua con \plain \fs28\ul\expnd-3 La califfa\plain \fs28\expnd-3 (1964) Fruttero e Lucentini con \plain \fs28\ul\expnd-3 La donna della domenica\plain \fs28\expnd-3 (1972).\par 4) una letteratura residuale, concepito per un pubblico di massa pi\'f9 ampio, come Elsa Morante con \plain \fs28\ul\expnd-3 La storia\plain \fs28\expnd-3 (1974) e Umberto Eco con \plain \fs28\ul\expnd-3 Il nome della rosa\plain \fs28\expnd-3 (1980), il solo esempio di best-seller italiano.\par }

Hosted by www.Geocities.ws

1