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SALOME':

personaggio del Nuovo Testamento, simbolo della lussuria e della cattiveria.es.Francesco Rustici(1592-1626), Salomè, musei ungheresi. La Salomè è dipinta a grandezza naturale e con il metodo diffuso tra i pittori caravaggeschi di far risaltare alcuni particolari delle figure alla luce artificiale di una fiaccola, lasciando in ombra la maggior parte della scena. I panneggi sono drappeggiati con giocosa decoratività. La scena è occupata da due figure femminili, una che tiene in mano in un bacile una testa e l'altra che tiene nella mano sinistra una torcia accesa. a conferma che la testa nel bacile e di Giovanni Battista è la croce di canna posata per terra su uno sgabello.

SANSONE: personaggio biblico. es.Fabrizio Santafede(1550-1634?), Sansone e Dalila, musei ungheresi. Seguendo la storia biblica, Santafede colloca le figure sullo sfondo scuro come su di un fregio. Mentre Dalila è ancora concepita secondo i canoni del tardo Rinascimento, Sansone, dal torso nudo visto di spalle e con la pianta del piede rivolta verso gli spettatori, ed il milite con il turbante in atto di tagliargli i capelli, sono figure tipicamente caravaggesche. La figura del milite a destra con l'elmo, in atto di trarre la spada, è tuttora di impianto manieristico, come pure il gruppo di militi a mezza figura sullo sfondo, ma il soldato all'estrema sinistra con elmo e gorgiera sembra già una comparsa della "manfrediana methodus". Le rilevate incoerenze culturali sono però in qualunque modo superate dal ruolo unificante della luce già caravaggesca.

SARDANAPALO: Mitico re assiro, esempio di sfrenatezza e di licenziosità.es. Eugene Delacroix, La morte di Sardanapalo (1827): -le forme e i colori non sono precisati, ma disposti secondo un andamento tumultuoso e vibrante, adatto a spiegare il soggetto; -Il re Sardanapalo, nella tradizione classica, è il rappresentante del vizio e della lussuria. Nella raffigurazione di Delacroix invece, viene raffigurato nel momento della sua fine, allorquando l'assedio alla reggia da parte dei ribelli è riuscito e il monarca, prima della morte, si chiude nella cripta e, circondato dalle concubine, dai cavalli e dai cani prediletti, in mezzo ai piaceri, aspetta la morte; -E' questa una situazione romantica per eccellenza (la morte nel piacere), enfatizzata ancor di più dallo stile pittorico (prevalenza del colore e del movimento sulla linea); dalla concitazione delle posizioni e dal languore e dall'abbandono rappresentati e suggeriti; dalla volontà del pittore di rendere partecipe lo spettatore di uno stato d'animo frenetico ed esasperato.

SATANA: L'antica arte cristiana raffigurò Satana riferendosi al racconto della Genesi, si trova pertanto sotto forma di serpente, attorcigliato all'albero del bene e del male,altri animali, similmente tratti dalle scritture, servirono a descriverlo: l'aspide, il basilisco,, il leone e il dragone.. il medioevo invece elaborò una serie pressoché infinita di figure mostruose a metà del belluino e dell'umano. due momenti diedero soprattutto occasione a rappresentare Satana: la tentazione in genere e il castigo del peccato, cioè l'inferno. Nella Tentazione di Cristo nella Discesa al Limbo l'arte bizantina, seguita dall'occidente fino al sec,XIII, rappresentarono il diavolo, di color livido o nero, con tratti sempre mostruosi. L'arte occidentale, elaborando dal sec.XI al sec.XIII, andò elaborando una terribile iconografia delle potenze infernali, traducendo in pittura sulle pergamene e sugli intonaci, quindi in pietra sui capitelli e sui timpani delle chiese monastiche ora il Giudizio finale, ora strane leggende, sogni e visioni fantastiche. Nell'arte italiana del '300 nei Giudizi finali ripeté figure enormi e mostruose di Satana, con accenti grotteschi in aspetti orribili ed in espressioni paurose, maligne, beffarde, che poi, nell'arte del Rinascimento, ottennero la massima potenza.

SATIRI E SILENI: figure mitologiche dei boschi e della natura dell'antica Grecia. L'arte greca arcaica non conosce che un tipo iconografico satiresco. Figure lungochiomate e barbate, itifalliche, dai tratti fisiognomici caricaturali, dal torso nudo, eretto su zampe equine, e provviste di ampia coda, pure equina. L'aspetto originario bimembre, metà uomo e metà cavallo deriva forse da una certa affinità loro con i centauri. Ma già nel VI secolo, in opere di scultura e sui vasi dipinti a figure nere, i tipi satireschi si umanizzano pur mantenendo il loro carattere orgiastico, perdendo le forme equine, all'infuori delle orecchie appuntite e della lunga coda. Il loro carattere fisiognomico mostruoso viene meno nei vasi a figure rosse. Nel ciclo di Eufronio le figure satiresche barbate, spesso distinte da accentuata calvizie, portano la nebride come indumento sugli omeri. Calvi e coronati di edera sono i satiri, sileni. figure di satiri e di baccanti, o menadi, si alternano ancora in danze lascive nelle pitture vascolari di questo periodo. Sul declinare del sec.V le figure satiresche appaiono sempre più ingentilite. Una cinquantina di anni più tardi Prassitele rinnova profondamente il tipo iconografico dei seguaci di Dioniso, che egli concreta in figure adolescenti, più che giovanili(satiro versante e satiro in riposo).I divini adolescenti non serbano delle loro origini semiferine altro che le orecchie appuntite e la capigliatura a folte e ispide masse. L'arte ellenistica abbonda di motivi plastici relativi al ciclo dionisiaco, alcuni rimasti famosi.. tipi statuari di satiri giovani, assai espressivi e individuali, come il Satiro o fauno dormiente di monaco o il satiro sorridente degli Uffizi. Spesso si trova il termine fauno come sinonimo di satiro, con l'unica giustificazione che il "fauno" classico, divinità boschereccia dei Latini, poté corrispondere dal lato iconografico ai satiri dell'arte greca; in periodo avanzato si aggiunge talora l'attributo delle brevi corna caprine sopra la fronte. es.Pieter Paul Rubens, Sileno ebbro(1618), Monaco, Alte Pinakotheke:Nel di pinto si può ancora riscontrare la sopravvivenza di accentuate simmetrie e dello schema classico a "croce di Sant'Andrea"; ma l'orchestrazione compositiva è divenuta incandescente. Il corteo grottesco si impenna sulla figura squassata del Sileno trascinata e serrata dall\rquote incalzare, ora vivamente illuminato ora improvvisamente ombrato, delle bacanti, dei satiri, di una viva umanità campestre; e sotto i pampini stracciati, serrata dal balzo degli animali e dei putti, una satiressa allatta i suoi mostricciattoli, nascendo, in un ripido primo piano, dalla terra matura, e placando la sua oscenità in una ondata di bianchi azzurrati e rosati, innervati di battiti madreperlacei. La sensualità del ricco borghese fiammingo è stimolo inesauribile di fantasia ma improvvisamente, niente cedendo della propria felicità, si compone qui in alta sintesi formale.

SATURNO: il padre degli Dei (il Crono dei Greci). es. Francisco Goya , Saturno che divora i suoi figli , il richiamo è al mito greco, dove il dio crudele, per evitare di essere spodestato, come gli era stato profetizzato, divorava i figli appena nati. L'opera, nella sua immediatezza, a causa dei colori opachi e scuri, della luce livida che illumina la scena, del corpo mastodontico e sgraziato di Saturno rispetto a quello del piccolo che tiene tra le mani, è un'evocazione dell' angoscia esistenziale dell'uomo di fronte alla brutalità del destino.Come Saturno divora i suoi figli, innocenti ed inermi, così il destino distrugge gli esseri umani, allo stesso modo fragili e impotenti di fronte ad esso; L'opera d'arte, non solo non dà la serenità, ma trasmette un senso di disperazione, di dolore, di angoscia.

SEBASTIANO(San): martire cristiano, soldato, martirizzato con frecce. Le frecce, fin dall'antichità furono simbolo della peste, perciò S. Sebastiano fu assunto come protettore contro questa epidemia. Con il sec.XIV si definisce il tipo iconografico: giovane di bell'aspetto è raffigurato nudo, legato ad una colonna o anche a un tronco, il corpo crivellato di frecce. In Germania e a Venezia è raffigurato come un giovane vestito da guerriero o da paggio, con frecce in mano: altri suoi attributi sono la spada, la palma e la corona del martirio.

Antonello da Messina, Il martirio di S.Sebastiano

es.Hans Holbein il vecchio, Martirio di S. Sebastiano (1515), Monaco Alte Pinakothek :tavola centrale di un trittico(le ali raffigurano le sante Barbara ed Elisabetta), preveniente dalla cappella di S. Sebastiano nella chiesa di S. Salvatore ad Augusta. Più che le doti di composizione, nell'assetto alquanto convenzionale e nell'insufficienza di chiarezza spaziale, sono da apprezzare in questo dipinto la forza della linea e la pienezza formale volte alla definizione individualizzata dei personaggi: ciò che in qualche modo prepara di lontano la grande ritrattistica di Holbein il Giovane. es. Andrea Vaccaro, Irene e la sua serva trovano S. Sebastiano, (1640) Musei ungheresi).Il milite romano, S. Sebastiano, che soffrendo il martirio sotto l'imperatore Massimiano (286-305), venne ucciso, legato ad un albero, a colpi di frecce, appartiene alla schiera dei santi più popolari. Riverito come santo soccorritore nei tempi di pestilenza e di altre epidemie, popolarissimo quindi anche in una Napoli colpita spesso dai contagi. s. Sebastiano venne spesso raffigurato, ed il suo culto di patrono era vivo nelle confraternite e nelle Arti degli artigiani.La collocazione centrale della figura principale con le mani legate in alto e la testa inclinata indietro proviene sicuramente da Ribieira. La figura che tiene in mano il balsamo rivela l'influsso del Caravaggio, come anche i colori del dipinto caratterizzati da forti contrasti, con l'azzurro, il giallo ed il rosso dominanti nei vestiti. Benché l'utilizzazione della luce sia caravaggesca, lo sfondo si lascia ancora intravedere.

SFINGE: mostro mitico con il corpo di leonessa e la testa di donna è da sempre ritenuto il simbolo del mistero, del segreto. Dall'antico Egitto al mito di Edipo ha sempre significato per l'uomo un interrogativo , un invito ed un pericolo. Es. Franz von Stuck, Il bacio della Sfinge 1895

SILVANO: divinità agricola romana, sinonimo di fauno. Il dio è rappresentato in statue e rilievo sotto i tratti di un vecchio vigoroso. E' barbato e chiomato, incoronato di pino; veste solo una pelle caprina legata al collo che sul petto, sostenuta dall'avambraccio sinistro forma una borsa ove sono raccolte frutta svariate; ha alti calzari da contadino. Nella destra ha un falcetto, nelle sinistra un ramo d'albero, per lo più di pino. Vicino a lui è un cane che alza il muso come in attesa di un cenno.

SIMBOLISMO: è la tradizione classica delle emozioni, dei sogni, dei simboli, dei miti letterari.

SIRENE

Frederick Lord Leighton, Il pescatore e la sirena

Sirene di Charles Edward Boutibonne

STAGIONI: Assai prima del IV sec. fanno la loro comparsa nell'arte greca le Horai, che si identificano in età ellenistica e romana nelle stagioni. Nelle raffigurazioni dell'età arcaica appaiono in numero di due. Successivamente figurano in numero di tre. Quando portano come attributi fiori o frutti si riescono a distinguere, altrimenti si confondono con le Grazie o le tre Parche. Allorché, alla fine del sec. IV si ha la distinzione dell'anno in quattro stagioni e le Horai divengono delle personificazioni, gli artisti cercano di fissare per ognuna di esse speciali attributi, partendo però sempre dal presupposto che caratteristica essenziale di esse \'e8 quella di farsi dispensatrici agli uomini di doni benefici. Attributi consueti della Primavera, divengono il corno dell'abbondanza con fiori, o i fiori sparsi nella capigliatura, o raccolti in un lembo del vestito, il vincastro pastorale, il secchio per mungere, il paniere coi formaggi, le fiscelle di ricotta, i capretti, ecc.; l'Estate è caratterizzata dai fasci di spighe, dalla falce, ecc.: l'Autunno dai grappoli d'uva, dai cesti di frutta, da rami d'olivo, ecc.; l'Inverno dalla selvaggina, e specie dagli uccelli acquatici, spesso avvolta in vestiti di stoffa pesante, o ha la testa velata. Nelle allegorie, gli artisti raffigurarono le stagioni non solo nell'aspetto di giovani donne, ma anche sotto l'aspetto di geni alati, anche maschili. L'arte cristiana primitiva si servì delle stagioni per esprimere la sua simbolica religiosa, rimanendo fedele alla tradizione classica. Nel medioevo elementi ereditati dalla cultura classica si , misti a nuove dottrine astrologiche venute dall'oriente, generano rappresentazioni più complesse, mentre nel Rinascimento si perde l'aspetto simbolico e tutto diventa pura espressione artistica.

STREGHE: Figura femminile che ad opera del diavolo è dotata di poteri magici. Dal rinascimento all'Illuminismo sotto accusa di stregoneria e di commerci con Satana, migliaia di donne furono perseguitate da uomini che esercitavano anche il ruolo di giudici. Al centro delle accuse, la figura del sabba conferisce forma e forza giuridica al peggiore dei misfatti, perché liberando le forze oscure del desiderio appagato, consente lo scatenamento delle potenze di distruzione e di morte di cui la strega è investita dal demonio, suo nuovo ed unico padrone. A coronamento della piramide dei delitti e delle pene, il crimine di "lesa maestà umana e divina", condusse alla tortura e poi al rogo le povere sventurate.

SUSANNA: personaggio biblico, esempio di virtù femminile. Susanna era molto bella. Sposata a Gioacchino, venne un giorno sorpresa al bagno nel suo giardino da due vegliardi. La donna rifiuta le loro profferte, grida e fa accorrere i servi. i vecchi si recano dal marito e, posta la mano sul capo della donna, giurano d'averla vista congiungersi con un uomo. condannata alla lapidazione, viene condotta alla lapidazione, quando interviene il profeta Daniele che interroga separatamente i due vecchi che si contraddicono. Sono essi così ad essere lapidati. La vicende è stata molto rappresentata perché il soggetto si rivelava adatto alla rappresentazione di una scena molto interessante. La Chiesa incoraggiò il culto di Santa Susanna, al fine di impedire che secondo una prassi diffusa, i romani e i germani ripudiassero le loro spose sotto il pretesto dell'adulterio. L'uguaglianza nel matrimonio e l'indissolubilità dello stesso era simboleggiata dalla punizione dei due accusatori, dal giardino chiuso, inviolabile, della sposa, come pure il suo caritatevole silenzio, durante il processo, analogo a quello di Cristo dinanzi a Pilato. Salvata da Dio, Susanna è quindi una vittima ma anche uno strumento di salvezza.

Jacopo Rusticucci detto il Tintoretto, Susanna e i Vecchioni,(1560) Vienna

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Mentre tutti quadri che nel Rinascimento tratteranno il soggetto, giocano la carta moderata del voyerismo, qui il pittore ci fa sospettare o ci sta preparando un vero e proprio ratto: e lo lasciano supporre da un lato l'atteggiamento dei due anziani, che si muovono con un'azione a tenaglia verso l'innocente giovane che sta davanti allo specchio; sia il contrasto tra gli indumenti rosso fiamma e l'ombra verdeggiante del pergolato. es. Pietro della Vecchia (1603-1678), Susanna e i Vecchioni, Musei ungheresi. Il pittore obbedendo alla sua inclinazione per le forme bizzarre non si occupa della bellezza del corpo femminile, ma accentua la brutalità dell'avvenimento. La scena è pensata come se il pittore fosse fortemente suggestionato dal ricordo di un soggetto estremamente drammatico come quello di Tarquinia e Lucrezia (di Palma il giovane- Kassl. Gemaldgalerie). Susanna si difende avvolgendosi e quasi nascondendosi tra le ricche pieghe di un panneggio mirabilmente drappeggiato, dal quale, semicelata, volge ai suoi aggressori lo sguardo terrorizzato. Costoro appaiono bestiale nella loro libidine testimoniata dagli sguardi fissi, dal ghigno e dai movimenti fissi e rigidi dei due vecchioni.

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