LA POESIA TRA PROTESTA, LANGUORI E RITORNO ALLA CLASSICITA'.

Le poetiche tardo romantiche: la Scapigliatura.

Il romanticismo italiano:

Gli anni attorno alla metà del secolo sono anni di crisi. Si sviluppa una scuola manzoniana, ma è di modesta levatura letteraria, mentre l'isolata lezione leopardiana non trova seguaci nell'immediato. In alcuni degli scrittori esemplari di questi anni, come il Prati e l'Aleardi, è percepibile una sorta di rilassamento e di disimpegno, un progressivo distanziarsi tra letteratura e vita, il prevalere di un sentimentalismo languido e flebile, anche se alcune componenti del romanticismo europeo, prima trascurate, vengono recepite proprio in questi anni.

L'avvenimento storico cruciale degli anni centrali del secolo è l'unificazione italiana con gli entusiasmi, le delusioni e le inadempienze che porta con sé.

Da questo contesto bisogna muovere per comprendere il fenomeno della SCAPIGLIATURA che domina il panorama letterario dei primi anni dell'unità.

La scapigliatura non elabora una poetica originale e si presenta come un fenomeno interessante ma limitato e anche velleitario. E' una propaggine del romanticismo, esasperata dalle delusioni risorgimentali, dalle storie personali, spesso tragiche, dei protagonisti. Alla scapigliatura però va riconosciuta la funzione di recupero dei modelli stranieri poco frequentati dai precedenti romantici e di alcune voci dell'attualità più scandalosa ( i "poeti maledetti").

Con essa l'orizzonte si allarga, i contatti con la cultura europea si infittiscono. Il termine "scapigliatura" è usato per la prima volta nel 1861 da Cletto Arrighi nel romanzo La scapigliatura e il 6 febbraio per designarne i protagonisti. Poi il termine si diffonde nell'ambiente del liberalismo lombardo, assumendo una connotazione politico-rivoluzionaria, quindi viene ad indicare quei giovani anticonformisti, avversi ad ogni forma di vita borghese, ribelli e insofferenti e, per assimilazione ai termini "bohème" e "bohémien", passa ad indicare il gruppo dei letterati milanesi che si riunisce intorno a Cletto Arrighi, Giuseppe Rovani, Arrigo e Camillo Boito, Emilio Praga, Carlo Dossi, Giovanni Camerana ed altri. Già nel termine che designa il gruppo si rivelano alcuni degli aspetti socio-culturali salienti del fenomeno e alcuni dei contenuti programmatici della produzione letteraria. Alle radici del movimento stanno:

  1. la delusione per gli esiti del Risorgimento, un contraddittorio rapporto con l'industrializzazione incipiente, una volontà di opposizione alla vita e alla mentalità borghese, che si concretano nei miti della vita dissoluta e bruciata, negli atteggiamenti umani e letterari del ribellismo e del maledettismo, in un programma di contestazione e di svecchiamento politico-sociale.
  2. In ambito filosofico la scapigliatura fa propria una concezione del mondo irrazionalista e spiritualista, mentre sul piano letterario si caratterizza per il rifiuto dei modelli letterari tardoromantici e per i contatti con zone poco frequentate del romanticismo straniero: Baudelaire e i poeti maledetti francesi, Hoffmann, i narratori umoristici e realistici inglesi, i parnassiani e i simbolisti.

Ma la scapigliatura più che un movimento organico è un momento di trapasso nella storia letteraria ottocentesca. Si può perciò affermare che la maggioranza delle enunciazioni di poetica degli scapigliati costituisce uno sviluppo di quelle del romanticismo, che enfatizza la malattia morale come componente genetica della letteratura del movimento, la volontà di protesta nei confronti della normalità borghese postrisorgimentale e si concreta in atteggiamenti, affermazioni programmatiche, temi e moduli letterari esasperati, eccentrici, quali appunto l'esaltazione delle vite bruciate dal vizio, l'abnorme e il patologico, il patetico e l'orroroso o il macabro, l'onirico e il fantastico, o ancora l'ironia e l'umorismo acre, il paradosso e il sarcasmo. Tuttavia bisogna riconoscere che l'attenzione al caso clinico, l'interesse a tratti morboso o provocatorio per l'abnorme e l'eccezionale, per la malattia psicologica e morale, rivelano più la volontà di turbare e stupire, o addirittura di proporre modelli negativi in cui identificarsi, che non la volontà di un indagine condotta seconda una metodologia che si pretende scientifica. Per questa via:

La Lirica del secondo 800: fra eredità romantiche e contestazioni .

Per comprendere le linee del panorama della lirica italiana composta attorno alla metà del secolo bisogna sottolineare due dati:

  1. Con l'esito fallimentare del '48 il motivo risorgimentale si affievolisce di molto;
  2. la presenza di Manzoni e di Leopardi è meno incombente, svolge sempre meno la funzione di punto di riferimento, di modello con cui confrontarsi.

Questi due dati potrebbero spiegare come mai nel periodo indicato siverifichi nella produzione lirica una sorta di esplosione romantica che con notevole ritardo storico riprende ora quelle tematiche ( il fantastico, l'onirico, il patetico) che la vocazione realistica del Manzoni e l'equilibrio intellettuale e formale di Leopardi avevano esorcizzato.

Il panorama della produzione lirica attorno alla metà del secolo è pertanto assai variegato ma anche privo di personalità originali: ciò che risulta evidente è un' "area comune" che:

- sul piano tematico è costituita dall'enfatizzazione sentimentale, dalla compiaciuta predilezione per le storie lacrimose di amori infelici, per le facili effusioni suggerite dalla natura o dalle meditazioni sulla condizione umana;

- sul piano formale, si concretizza in una versificazione corriva e facile la cui leggibilità e scorrevolezza va a scapito della densità e della forza espressiva.

Giovanni Prati e Aleardo Aleardi vengono indicati come i più rappresentativi esponenti di questa fase della lirica ottocentesca. Giovanni Prati attinse con maggiore regolarità al grande serbatoio del romanticismo tedesco, ma entrambi ebbero il merito di contribuire a sprovincializzare la poesia italiana dalle sue radici leopardiane.

GIOVANI PRATI scrive dagli anni Quaranta agli anni Settanta; dai Canti per il popolo, moderati, con l'invito ad un'ingenua conciliazione delle differenze di classe, alla novella in versi Edmengarda, lacrimosa storia di un amore infelice, ai poemi Rodolfo e Armando, nei quali sono evidenti le suggestioni dei grandi numi del romanticismo straniero, alle ultime raccolte Psiche e Iside, in cui assieme all'abbandono delle più vistose tematiche romantiche si nota una maggiore cura formale.

ALEARDO ALEARDI scrive Il monte Circello, Le antiche città italiane marinare e commerciali, Poesie complete. In lui non mancano quei languori e quei compiacimenti sentimentalistici che caratterizzano il tardoromanticismo, ma nei suoi versi si evidenzia una disciplina formale maggiore che nel Prati e la predilezione per il particolare cesellato con estremo impegno. E' in concomitanza con questi orientamenti si sviluppa nell'area lombarda quella tendenza letteraria che viene definita Scapigliatura Milanese.

Non si può parlare di una scuola ben definibile, per la mancanza di un vera poetica coerente e ciò che accomuna i poeti scapigliati è una risentita volontà di svecchiamento, di irridente opposizione ai valori ufficiali, di scandalo, nella quale l'obiettivo di "épater le bourgeois" ha il sopravvento sulla consapevolezza teorica e sulla analitica definizione dei nuovi canoni poetici. La loro protesta non si limita all'ambito letterario, ma si collega in molteplici modi alla situazione politico-sociale degli anni 60. In questo concreto legame con la contemporaneità e i suoi problemi gli scapigliati si differenziano dalle effusioni del tardoromanticismo e presentano una gamma di spunti e di motivi degni di interessi, che vanno dall'antimilitarismo di Tarchetti a certe convergenze con il vago socialismo del tempo.Sul piano più specificamente letterario il rapporto con la contemporanea poesia tardoromantica è ambiguo:

a) Per un verso è di opposizione, in quanto la volontà di realismo enunciata dagli scapigliati, il rifiuto della retorica sentimentalistica, l'impegno di accogliere nella poesia le contraddizioni e il fango costituiscono una svolta.

b)Per altro verso però l'enfatizzazione di questa direzione e la voluttà di dissacrare il gusto perbenistico approdano a risultati altrettanto artificiali e retorici, sia pure di segno rovesciato: al posto dell'arcadia sentimentale c'è il compiacimento macabro, al posto dei buoni sentimenti e delle delicate malinconie i toni scandalistici e maledetti, mutuati da certa tradizione francese che trova in Baudelaire il suo più suggestivo modello.

Gli autori che meritano attenzione sono:

ARRIGO BOITO che fu musicista e poeta (Re Orso, Il libro dei versi ) e che in ambito letterario si segnala per la volontà di rappresentare il dualismo dell'anima umana lacerata tra bene e male, fra ispirazione ideale e caduta e per lo sperimentalismo metrico e linguistico;

EMILIO PRAGA, che anche a livello biografico incarnò l'archetipo del poeta maledetto e che nei suoi versi ( Tavolozza, Penombre, Trasparenze ) mira quasi programmaticamente a far prevalere, sui toni idilliaci e malinconici quelli "satanici" e maledetti.

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