LUIGI PIRANDELLO
L'esistenza di Pirandello è un'esistenza borghese, le cui componenti esistenziali fondamentali sono:
Per orientarci nella produzione pirandelliana disponiammo di una buona chiave interpretativa messa a punto da lui stesso nel saggio L'umorismo (1908). Vediamone i capisaldi:
1)Pirandello rifiuta l'interpretazione estetica di Benedetto Croce, fondata sulla distinzione delle categorie dello spirito e dei vari momenti della conoscenza, e valorizza invece il ruolo essenziale che nella creazione artistica gioca la riflessione. Ed è proprio questa che si contrappone al sentimento e ne diventa giudice, lo analizza, ne scompone l'immmagine: diventa cioè "il sentimento del contrario". Anzi è proprio su di esso che si costituiscono le due categorie del comico e dell'umorismo, il primo è avvertimento del contrario, il secondo è sentimento del contrario.
2)l'intervento della riflessione, mettendo in luce la molteplicità del reale e andando oltre l'apparenza fenomenica, si risolve:
Pirandello cioè introduce una visione non più statica ma dialettica del reale, rappresenta una realtà interpretabile in modi opposti e per questo priva di una sua oggettiva consistenza. Da queste premesse derivano:
Questo:
Ma quest'opera di demistificazione avanza originando nell'autore un senso di perplessità, perché ogni situazione può essere rovesciata, ogni pensiero può dare origine al suo opposto, contrario; si è consapevoli della rovesciabilità di ogni aspetto del reale, per cui l'umorista può volere e non volere, comprendere e compatire. Siamo così di fronte ai due aspetti fondamentali dell'arte pirandelliana: il grottesco e la pietà, per cui la prospettiva pirandelliana traduce la condizione umana in insensatezza e alienità, segna e sconcia le figure umane, tanto che le sue opere sono gremite di figure e di sembianze umane deformate dall'angustia e dall'"afa della vita". Ma per un altro verso è proprio la poetica dell'umorismo che apre la via al ribaltamento di prospettive, ed ecco allora che l'accanimento grottesco trascolora nella pietà, nella dolente comprensione per le grigie e dolenti esistenze stritolate da questi meccanismi, per la pena di vivere così. Pirandello cioè dalla constatazione dell'assurdo di vivere trae motivo di dolente fraternità con l'uomo, vittima di tale assurdo.
LA SICILIANITA'.
Altra caratteristica dominante nella sua produzione è il riferimento alla Sicilia. A differenza della tradizione veristica che mirava a mettere in luce i meccanismi sociali la fisionomia e la dinamica delle classi, Pirandello mira ad altro: attraverso l'uomo della provincia siciliana, oppresso da un società angusta, costretto a muoversi tra pregiudizi arcaici, sofista per istinto e necessità tra i tabù della collettività locale, insicuro e scettico per esperienza fallimentare di secoli, egli rappresenta la condizione dell'uomo moderno. La sicilianità diventa paradigma della contemporaneità
FORME LETTERARIE. La concezione che Pirandello ha della realtà, il relativismo gnoseologico, la perenne coscienza della polivalenza e della contraddittorietà degli avvenimenti comportano forme narrative diverse da quelle del romanzo ottocentesco.Questo, fino all'esperienza veristico-naturalista, si era fondato sul presupposto di una realtà oggettiva e certa, sul rapporto di causalità, su un narratore demiurgo che dominava e giudicava uomini e vicende alla luce di solide premesse, religiose, scientifiche, morali,ecc.. Le posizioni pirandelliane, testimonianza e nel contempo coscienza di una crisi, comportano una destrutturazione delle forme narrative tradizionali e la conseguente adozione di modalità atte a rendere sul piano artistico la perplessità dell'autore e la contraddittorietà, la molteplicità e, in ultima analisi, l'indecifrabilità del reale.. Nel teatro pirandelliano troviamo gli stessi temi che costituiscono la specificità della sua ispirazione:
Come nella narrativa anche nel teatro Pirandello utilizza e nel contempo trasforma impianti e materiali della produzione a lui precedente.
4 Dalla sua visione deriva però un teatro che rispetto alla produzione del tempo, legata ai moduli veristici o al privilegiamento della parola (D'Annunzio), si distingue perché:
a)introduce una visione non più statica, ma dialettica del reale, cioè una realtà interpretabile e per questo priva di oggettiva consistenza ("Per me, io sono colei che si crede" di ce la protagonista di Così è (se vi pare);
b)perché i suoi personaggi, impegnati nello scontro dei loro divergenti punti di vista sulla realtà, hanno tutti carattere raziocinante (il cerebralismo pirandelliano): la commedia non può allora che assumere l'aspetto del dialogo filosofico, e siamo così a quel "teatro di idee" iniziato da Ibsen.
c)Il ragionare e il cavillare dei personaggi pirandelliani nasce dal disperato e vano tentativo di rompere il carcere della solitudine, di far combaciare le opposte visioni della realtà, di stabilire un colloqio. Ma per il fallimento di queste aspirazioni, non resta che accettare la propria solitudine, il carcere, cioè quella maschera che nasconde e imprigiona la vita autentica.
d ) un'altra novità è la dissoluzione della finzione scenica, cioè il cosiddetto "teatro nel teatro".
Mediante l'eliminazione di quella sorta di "quarta parete" che convenzionalmente separa gli attori recitanti dagli spettatori, Pirandello realizzava effetti di straniamento che gli permettevano, nel vivo di una rappresentazione di una pièce, di rifletterci sopra e di discuterla, riusciva a fare metateatro, cioè ad usare un testo teatrale per discutere del teatro.
Pirandello\ Opere:
L'esclusa:
Una donna, Marta Ajala, per un casuale avvenimento viene cacciata di casa perché adultera, mentre è innocente. Sarà riammessa in seno alla famiglia quando l'adulterio lo avrà effettivamente compiuto. Appare già il contrasto tra "apparenza" e "realtà", caro a Pirandello.
Così è (se vi pare) :
A Valdana, arriva il signor Ponza con la moglie e la suocera, signora Frola. Mentre i coniugi vanno ad abitare in periferia, la suocera si stabilisce nel centro; questo dà luogo a pettegolezzi. Interrogata sul mistero, la signora Frola rivela che il genero ama di un affetto così esclusivo la moglie da non volere che neppure la madre la veda. Ponza afferma invece che la suocera è pazza; sua figlia è morta, ed egli, per lenirle il dolore, cerca di tenerla nell'illusione con la storia dell'affetto esclusivo. Naturalmente la signora Frola ribatte che il pazzo è il genero, che crede di avere una seconda moglie, mentre si tratta sempre della stessa donna, di sua figlia, ritornata dopo un periodo trascorso in una casa di cura. Dopo alterne vicende interviene il prefetto che convoca la signora Ponza. Ella giunge col volto coperto da un velo, e afferma di essere sia la figlia della signora Frola sia la seconda moglie del signor Ponza, ma disperatamente si domanda chi è per se stessa, angosciata e turbata dalla confusione dei punti di vista e dei modi in cui gli altri la vedono.\
Enrico IV:
1°ATTO: Molti anni prima dell'inizio della tragedia, un gruppo di dame e di cavalieri organizza una cavalcata in costume durante la quale il gentiluomo travestito da Enrico IV di Germania, avendogli un suo rivale in amore aizzato il cavallo, cade di sella battendo la nuca. Il colpo, che alle prime non era sembrato grave, ha invece conseguenze estreme: la pazzia. L'Enrico IV travestito si crede veramente l'imperatore nemico di Papa Gregorio VII, e comincia ad agire di conseguenza. Allora i parenti gli rendono, in un certo senso, logica la follia, facendolo vivere in un falso castello medievale tra gente travestita che finge che finge di essere la sua corte. Passano molti anni, e un giorno arriva al castello la donna un tempo amata la quale, alla famosa cavalcata in costume, aveva figurato come Marchesa Matilde di Toscana. E' accompagnata da Tito Belcredi, il rivale che ha provocato la fatale caduta da cavallo e che durante la pazzia è stato l'amante della bella. Con loro ci sono anche uno psichiatra e altri personaggi minori. Queste persone, convenientemente travestite e dopo essere state ricevute e istruite dai "consiglieri segreti" che vivono costantemente a fianco del povero pazzo, vengono a contatto con Enrico IV che sembra vivere nella sua follia con una coerente logica. Agisce come imperatore e intanto, con il suo sguardo esasperato e disperato, osserva acutamente la realtà che gli si presenta.
2°ATTO: Infatti, la situazione vera è la seguente: egli è stato pazzo per un certo tempo, ma poi, risanato, aveva tenuto nascosto a tutti il ritorno delle sue facoltà allo stato normale. Perché farlo? Troppi anni erano passati, e gi altri avevano consumato la porzione di vita che gli era stata destinata. La sua realtà ormai era diventata la parte di Enrico IV, definitiva, precisa, piena, che ora continua ad essere la sua sola possibilità. Ma, intanto, egli si trova dinanzi ad un brusco richiamo della vita: la visita dell'antico amore e del suo amante; e da ciò nascono dibattiti interiori violenti.
3° ATTO: I visitatori, che non conoscono la verità su Enrico IV confidata solo ai fedeli consiglieri, pensano, su proposta del medico specialista, di procurargli una scossa violenta che dovrebbe riportarlo alla realtà. Stabiliscono un nuovo travestimento e una sorpresa che dovrebbe riportare il presunto pazzo all'epoca della fatale cavalcata. Per poco questa trappola psichica non fa veramente impazzire il povero recluso e la situazione arriva a un tale parossismo e a una tale tensione che Enrico IV trafigge con un colpo di spada l'antico rivale. Terribilmente dunque egli esce dalla finzione per ritornare alla vita che lo riprende. Ma nella finzione si rifugia subito ancora, il delitto ormai lo costringe ad assumere per sempre la parte di Enrico IV.
Uno nessuno e centomila : Il protagonista, Vitangelo Moscarda, è un tranquillo e benestante signore di provincia. Un giorno, mentre allo specchio si guarda il naso, la moglie Dida gli fa rilevare che ha il naso che gli pende verso destra. Di questo Vitangelo non si era mai accorto e di qui inizia il suo dramma: dunque gli altri lo vedevano in modo diverso da come si era sempre visto lui! Assillato da questo interrogativo il poveretto giunge sull'orlo della follia, cade in miseria e viene abbandonato dalla moglie. Finirà i suoi giorni in un ospizio, che lui stesso aveva fatto costruire con i soldi dell'usura, sperduto fra i poveri disgraziati.