Operazione

OSTROGOSHSK- ROSSOCH

Dopo lo sfondamento del fronte tenuto dall'8^ Armata Italiana, il 17 dicembre 1942, la 1^ e la 6^Armata russe avanzarono profondamente nelle retrovie dell'Asse, occupando l'importante aeroporto di Tazinskaja e minacciando quello di Morozowskaja, che dovette essere evacuato per un certo tempo.

Ai primi di gennaio, però, la situazione del fronte meridionale russo sembrava essersi stabilizzata, dopo che l'offensiva delle truppe sovietiche era stata controllata, grazie ad una serie di provvedimenti che si erano dimostrati adeguati, come il vigoroso contrattacco della 6^Pz-Div, spostata dalla zona della 4^Pz-Armee, che aveva provocato gravi perdite al XXIV Corpo Corazzato del Gen. Badanov e la caparbia resistenza dell'improvvisata linea, creata in prolungamento di quella tenuta dal CdA Alpino, dalle unità raccolte nel XXIV Pz.Korps, di cui facevano parte:

 


L'operazione Ostrogoshsk- Rossoch derivò dall'ordine di Stalin allo STAVKA il 21.12.1942:"Ottenere il controllo della linea ferroviaria Liski - Kanterinowka, distruggendo allo stesso tempo le unità dell'Asse che si trovavano sul fronte di Woronesh. Il possesso della linea ferroviaria avrebbe permesso di alimentare tutta una serie di offensive volte verso Kursk, Charkow ed il bacino del Donbass. Vennero incaricati dell'offensiva contro le truppe del Gruppo di Armate B dell'Asse i soldati dei Fronti di Woronesh e di SudOvest".

 

Ordine di Battaglia-Russi.

Fronte di Woronesh

38^ Armata

non impegnata

60^ Armata

non impegnata

40^Armata

Lt. Gen. Kyrill Semionovic Moskalenko

 116^, 150,, 86^ Brigata corazzata

133 carri in totale

 141^,107^,305^,322^, 340^ Divisione fucilieri

10^ Divisione Fucilieri della Guardia

223^ Brigata Fucilieri

nel settore di sfondamento, previsto su 10 Km, l'armata disponeva di 25 cannoni per km

XVIII Corpo Fucilieri Autonomo

 Magg. Gen. P. M. Zykov

161^,219^ 270^, 309^ Divisione Fucilieri;

Rgt. corazzato autonomo Woroshilow;

10^, 96^ 129^, 192^, 1192^Brigata corazzata;

1288 Rgt. controaereo;

49° e 50° Battaglione Pionieri;

1240° Reggimento anticarro, con 1 Gruppo Mortai da 120 mm.;

785° Rgt Artiglieria;

496° Rgt. motorizzato;

1289° Reggimento antiaereo;

 

3^Armata Corazzata

Magg. Gen. P.S. Ribalko

 XII Corpo corazzato:

30^,97^,106^ Brigata Corazzata;

13^ Brigata motorizzata;

117^ Rgt. Artiglieria antiaerea;

46° Btag anticarro;

319° Rgt. Antiaereo

 

Xv Corpo Corazzato

 Magg. Gen. Koptsov

111^, 180^, 184^ 267^, 350^, 172^, 160^ divisione fucilieri;

48^ divisione fucilieri della Guardia;

37^,87^ Brigata fucilieri;

88^, 97^ 113^,115^, 173^ ,179^, 195^ Brigata corazzata;

52^ Brigata motorizzata;

82°, 221° Reggimento corazzato;

47° Btg. Mitraglieri;

368°Rgt. Anticarro;

71° Rgt. antiaereo

 

VII Corpo di Cavalleria

 Magg. Gen. Sokolov

11^, 12^, 83^ div. Cavalleria;

1 Brigata corazzata,;

3 Brigate Sciatori! Rgt. anticarro;

1 Regginmeto antiaereo,

1 Reggimento motorizzato;

1 Reggimento Katiushe

 Cap. Scheller

L'appoggio aereo era fornito dalla 2^ Armata Aerea.

Nota sulle unità russe impegnate nell'operazione

- Il termine "Fronte" per i Russi corrisponde grosso modo al termine "Gruppo di Armate" dell'Asse;

- il termine "Armata" per i Russi corrisponde al termine Corpo d'Armata per l'Asse;

Inoltre,

1 Divisione russa era formata da:

9619 uomini, strutturati in 3 Reggimenti, con :

24 cannoni da 76 mm.

12 cannoni da 122 mm.

56 mortai da 50 mm.

83 mortai da 82 mm.

21 mortai da 120 mm.

2398 mitra

522 fucili mitragliatori:

1 corpo corazzato russo era articolato su 3 brigate corazzate e disponeva di:

11.900 uomini,

240 tra carri e semoventi di artiglieria,

40 semoventi di artiglieria;

ogni brigata era dotata di 65 carri ( 2/3 T34 o Kv, 1/3 di carri leggeri).

Il corpo di Cavalleria era formato da:

3 divisioni di cavalleria (ognuna con 4645 uomini, 4907 cavalli, 100 automezzi, 42 mortai, 42 cannoni),

2 Reggimenti carri,

1 reggimento semoventi di artiglieria.

 

"La divisione alpina aveva:

18.000 uomini, su due reggimenti di fanteria alpina ed 1 reggimento di artiglieria alpina, con:

78 mortai da 45 mm. e da 81 mm.,

24 cannoni da 75/31,

8 cannoni da 105/11 mm.,

4 batterie anticarro con cannoni da 75/39 mm (ogni batteria con 6 pezzi).

 

"La divisione di fanteria tedesca aveva:

17.734 uomini, su 3 reggimenti di fanteria ed 1 reggimento di artiglieria,

in realtà, durante le azioni gli uomini a disposizione furono sempre molto meno

 


Il Piano russo

Piano russo per l’Operazione Ostrogoshsk- Rossoch (fonte: Stato Maggiore- Esercito)

Schematicamente era molto semplice: un doppio accerchiamento, con 2 spinte laterali c divergenti. Da nord il IV Corpo Corazzato doveva coprire lo svolgimento del piano stesso spingendosi in avanti, mentre la 40^ Armata doveva spingersi dalla testa di ponte di Uryw in due direzioni di accerchiamento:

a) verso Alexejewka ( braccio esterno) dove doveva congiungersi con la 3^ Armata Corazzata proveniente da sud e più precisamente con il XV Corpo Corazzato;

b)verso Ostrogoshsk (braccio interno), dove doveva congiungersi con il XVIII Corpo Corazzato Autonomo. Quest'ultimo, infatti, partendo dalla testa di ponte di Schtschutschje doveva sfondare al centro della grande sacca, creando accerchiamenti interni verso nord (Ostrogoshsk) e verso sud (Karpenkowo) ed incontrando il XII Corpo Corazzato della 3^ Armata Corazzata, che veniva da sud.

Anche da sud lo sfondamento era così previsto: il Braccio sud si sarebbe diviso in due parti.

a) quella interna, che si incontrava con il XVIII Corpo Fucilieri Autonomo;

b) quella esterna, che si doveva incontrare con la 40^ Armata ad Alexejewka.

Il fianco sud era coperto dal VII Corpo di Cavalleria, il cui obbiettivo era Walujki.

Completato l'accerchiamento previsto, la 3^ Armata doveva fare fronte ad ovest e ripulire la sacca così creata.

 


Il Fronte del Gruppo di Armate B

 

Gruppo di Armate B

 

2^ Armata Ungherese

 Col.Gen. Gusztav Jàny

VIII^ Armata Italiana

 Gen. CdA Italo Gariboldi

XXIV Panzer Korps

 Col.Gen. von Paulus

Ordine di Battaglia - Ungheresi

2^Armata Ungherese

Col.Gen. Gusztav Jàny

III Corpo d'Armata

 Magg.Gen. Marcell Stomm

IV Corpo d'Armata

 Ten.Gen. Jòzsef Heszlény

VII Corpo d'Armata

 Magg.Gen. Jànos Legeza

E, più dettagliatamente:

III Corpo D'Armata

Magg. Gen. Marcell Stomm

9^ Divisione Leggera:

17°, 47° Reggimento di Fanteria

 Col. Kornél Oszlàny

6^ Divisione Leggera:

22°, 52° Reggimento di Fanteria

 Magg.Gen. Oszkàr Ginszkey

IV Corpo D'Armata

Ten.Gen. Jòzsef Heszlény

20^ Divisione Leggera:

14°, 23° Reggimento di Fanteria

 Col. Frigyes Vasvàry

429° Reggimento di Fanteria (Tedesco)

 

7^ Divisione Leggera:

4°, 35° Reggimento di Fanteria

 Magg. Gen. Làszlo Szabò

13^ Divisione Leggera:

7°, 31° Reggimento di Fanteria

 Magg.Gen. Làszlo Hollòsy-Kuthy

10^ Divisione Leggera:

6°, 36° Reggimento di Fanteria

 Col. Làszlò Molnàr

VII Corpo D'Armata

Magg.Gen. Jànos Legeza

12^ Divisione Leggera:

18°, 48° Reggimento di Fanteria

 Magg. Gen. Ulaszlò Solymossy

19^ Divisione Leggera:

13°, 43° Reggimento di Fanteria

 Magg. Gen. Aladàr Asztalossy

23^ Divisione Leggera:

21°, 51° Reggimento di Fanteria

 Magg. Gen. Gyula Vargyassi

La composizione tipica di una divisione leggera ungherese era di 2 reggimenti di fanteria su 3 battaglioni ciascuno, ogni battaglione formato da 3 compagnie fucilieri ed una mitraglieri. Dal comando di divisione dipendevano anche: 1 squadrone di cavalleria ed 1 Reggimento di artiglieria su 2 Gruppi, uno leggero con 2 batterie ed uno misto con 4 batterie. I cannoni erano 24 da 80 mm. e da 105 mm. Da ogni comando di reggimento dipendevano 1 cp. pionieri con 2 mitragliatrici, 1 cp. cannoni con 4 pezzi da 75 mm. c.c., 1 cp. mortai ed 1 cp. controcarro con cannoni da 47 mm. e 50 mm PAK 38.

Alle spalle della 2^Armata Ungherese era dislocato il Il Corpo z.b.V Cramer, il cui impiego però era pesantemente condizionato dal fatto che Hitler si era riservata la decisione del suo impiego.

Corpo z.b.V. Cramer

Magg.Gen. Hans Cramer

168^ Divisione di Fanteria (2/3) (tedesca)

 

26^Divisione di Fanteria (ted.): 39°, 77°, 78°, 26° AR Reggimento di Fanteria

 

1^ Divisione Corazzata Ungherese: (circa 70 carri idonei al combattimento)

 Col. Ferenc Horvàth

700^Panzerverband ( circa 50 carri cecoslovacchi tipo 38 ed 1 cp. autoblindo)

 

190^Sturmgeschutz Abteilung (circa 30 semoventi)

 

A questi reparti si aggiunsero poi:

Pz.Jg.Abt 559:

 

242°Sturmgeschutz Abteilung

 

246° Gren. Rgt /88^ ID

 

Al centro dello schieramento che riguarderà l'operazione di cui stiamo discutendo, c'era il Corpo d'Armata Alpino, che risultava così strutturato:

Corpo d'Armata Alpino

Gen. Div. Gabriele Nasci

Divisione alpina "Tridentina":

5°, 6° Rgt. alpini. 2° Rgt. Artiglieria da montagna

Gen. Div. Luigi Reverberi

Divisione di fanteria"Vicenza"

: 39°, 77°, 78°, 26° AR Reggimento di Fanteria

 Gen. Div. Pascolini

Divisione Alpina "Cuneense

Lt.Gen. Battisti 

 

XXIV Panzer-Korps

Lt.Gen. Martin Wandel

Staff Chief:

Col. Heidkamper

385^ Divisione di fanteria:

537°, 538°,539° Rgt. di fanteria. 385° Rgt. di Artiglieria .

(5.072 uomini, 11 semoventi)

Magg.Gen. Karl Eibl

387° Divisione di fanteria:

541°,542°,543°Reggimento di Fanteria. 387° Reggimento di Artiglieria.

(5.398 uomini+463 uomini del 318° Rgt. f. Melke, sopravvissuti)

Magg.Gen. Arno Jahr

27^Panzer Division

(3.800 uomini, 8 carri tipo III e IV, più 5 Panzer tipo III in avaria)

 

Fuhrer Begleit Batallion:

(10 ufficiali, 55 sottufficilali, 347 uomini + 124 del II/14° Regt. Polizia e 6 autoblindo)

 

Brigata di Cavalleria SS Fegelein

(circa 500 uomini, 1 carro armato e tre semoventi)

 

Divisione Alpina "Julia":

8°, 9° Reggimento alpini, 3° Reggimento Artiglieria da Montagna

 Gen. Div. Ricagno

 

Lo sfondamento del fronte ungherese.

Il 12 gennaio 1943, alle ore 10.00, gli uomini del Gen. Moskalenko iniziarono gli attacchi con la solita ricognizione in forze, in corrispondenza della testa di ponte di Utyw, dopo un bombardamento di artiglieria di 1 ora. La solita salva di lanciarazzi katiushe segnò la fine della preparazione. I battaglioni di punta di 4 divisioni di fanteria, appoggiati dai carri, ebbero presto ragione delle posizioni ungheresi poste alla loro ala destra. La penetrazione avvenne nel settore del 4° Rgt. di fanteria della 7^ Divisione leggera, nel settore d'attacco della 107^ Divisione Fucilieri e della 86^ Brigata Corazzata russe. Furono presi circa 1.000 prigionieri, mentre i russi ebbero nel corso dell'attacco 5 morti e 42 feriti.( secondo fonti russe; la ricostruzione ungherese risulta molto diversa….). Visti i progressi del primo giorno, Moskalenko ottenne dal proprio comandante di fronte di dar luogo il giorno successivo al vero e proprio attacco.

Il 13 gennaio la 40^ Armata aprì il fuoco di preparazione, facendo poi passare all'attacco le 4 divisioni di fanteria in prima schiera( 141^ Div. Fucilieri, 25^ Div. Fucilieri Guardia, 340^Div. Fucilieri e 107^ Div. Fucilieri) insieme alle tre brigate corazzate. Il bombardamento di preparazione fu assai efficace ed il tentativo di contrattacco del Reparto Corazzato 700 venne bloccato dalla 150^Brigata Corazzata sovietica. Alla fine della giornata, la penetrazione nel fronte ungherese era di 10 km sia in larghezza che in profondità. Non fu accettata dai superiori comandi l'invio del Corpo Cramer, ma sul far della sera la 168^ ID tedesca venne messa in marcia verso Ostrogoshsk.

Il 14 gennaio i russi, non riuscendo a sloggiare il 149° IR tedesco, fecero intervenire le riserve, cioè la 305^ Divisione Fucilieri e la 253^ Div. Fucilieri e, pare, anche elementi del IV Corpo Corazzato russo. Quando il reggimento tedesco venne accerchiato, i russi si spinsero avanti anche nel settore nord della testa di ponte, conquistando Storoschewoje, mentre al centro la 25^ Div. Fucilieri Guardia conquistava Matjugino. Verso sud venne raggiunto il fiume Potudan, affluente del Don.

Il 14 gennaio alle ore 06.00, anche il XVIII Corpo Autonomo diede inizio alla sua offensiva dalla testa di ponte di Stschutschje, con una preparazione di artiglieria effettuata da 700 cannoni. Quì l'attacco era diretto contro la 12^ Divisione Leggera ungherese. I suoi due reggimenti di fanteria, il 18°Rgt. ed il 48°Rgt. subirono gravi perdite e furono attaccati rispettivamente dalla 129^ Brigata e dalla 304^ Divisione Fucilieri. Verso le 15.30 furono sfondate le posizioni del 18° Rgt. e, quasi contemporaneamente, i russi, travolgendo il settore del 48° Rgt. e delle riserve tattiche tedesche prontamente accorse, distrussero anche il comando della divisione. Alla sera la divisione ungherese aveva perso il 70% degli effettivi ed anche le riserve del VII Corpo d'Armata ungherese erano state impegnate e distrutte, al punto che i russi poterono sfruttare il varco così ottenuto, continuando l'avanzata nel corso della notte. Le operazioni russe però non si svolgevano tranquillamente. Mentre a nord incontravano una forte resistenza da parte dei resti del 18° Rgt. ed al centro la loro progressione era rallentata sensibilmente dal gruppo di combattimento ungherese Muzsay, essi riuscirono invece a raggiungere con le avanguardie corazzate la località di Woltschje, in direzione sudovest. Ma proprio qui, ed anche nella località di Krutez, essi si scontrarono con due battaglioni tedeschi del 77° IR della appena arrivata 26^ID del Corpo Cramer e furono fermati. Per tutta la notte si combatté a Krutez ed i tedeschi riuscirono a fermare i russi grazie anche all'arrivo dell'artiglieria. A Woltschj, la 161^Div. Fucilieri e la 309^ Div. Fucilieri riuscirono a conquistare l'abitato.

Il 15 gennaio l'avanzata russa raggiunse la linea Kolibella - Chrestiki - Koski, ma la resistenza degli elementi ungheresi della 19^ Divisione ed i resti della distrutta 12^Divisione impedirono l'ulteriore proseguimento. Grazie all'arrivo della 26^ Divisione Fanteria tedesca sembrava che la progressione russa verso Kamenka del XVIII Corpo Autonomo russo, il 16 gennaio le cose non andarono altrettanto bene.

Il 16 gennaio la 40^ Armata sovietica realizzò lo sfondamento del fronte ungherese con la 340^ Div. Fucilieri e la 25^ Div. Fucilieri Guardia, che si diressero verso sudovest, con la 150^ Brigata Corazzata che puntava da Odtrogoshsk verso le retrovie. A questo punto le unità ungheresi presero a ritirarsi, in modo non coordinato. Dopo una serie di discussioni tra il Gen. Jàny, comandante dell'armata ungherese, ed il Gen. Cramer, questi aveva deciso di lanciare il contrattacco verso nord, lungo la strada di arroccamento che proveniva da Rossoch, con la speranza di bloccare almeno le puntate corazzate. Tuttavia i contrattacchi della 26^ Divisione Fanteria tedesca da Wolschj e della 1^ Divisione corazzata ungherese da Arki furono bloccati e non poterono proseguire. Anzi, i russi contrattaccarono e la sera stessa il già logorato 77° Rgt. Fanteria della 26^ID cominciò l'evacuazione di Wolschj, aprendo così la strada ai russi per investire il Corpo d'Armata Alpino alle spalle. Per di più il fianco destro della 1^ Divisione Corazzata ungherese, che fino al Don era tenuto dal 13° Rgt. Fanteria ungherese, rimase improvvisamente scoperto a causa dell'improvviso e totale sbandamento di questa unità, che lasciò via libera alla 219^ Div. Fucilieri ed alla 96^ Brigata corazzata russa. Queste unità poterono così seguire il corso del Don e giungere alla spalle del VII Corpo d'Armata ungherese verso le posizioni degli alpini.

Il 17 gennaio la 107^ Div. Fucilieri raggiunse Ostrogoshsk, quando il Corpo d'Armata Alpino fu autorizzato a ritirarsi, congiungendosi con il XVIII Corpo Autonomo che proveniva dall'altra testa di ponte.

Il 18 gennaio il XV Corpo Corazzato russo della 3^ Armata Corazzata, proveniente da sud, che intanto aveva sfondato il fronte del XXIV Panzer Korps, si incontrava poco oltre Alexejewka (compiendo un giro più largo di quello fatto dal XII Corpo Corazzato) con il grosso della 40^ Armata. A questo punto la 40^ Armata cominciò ad organizzare la linea di accerchiamento esterno, impiegando due divisioni ed una brigata di fanteria, continuando lo sbarramento costituito più a sud dal VII corpo di Cavalleria sulla linea Waluiki - Rossoschka - Istobnoje - Karajeschnik - Krestjanski -Chemelejowe.

La situazione nel settore dell'armata ungherese era gravissima, al punto che il comandate Gen. Jàny rivolse al comando del Gruppo Armate B un interrogativo perentorio: entro le ore 20.00 della giornata o gli veniva dato dal comando l'ordine di ripiegamento del VII Corpo d'Armata e della 1^ Divisione Corazzata o egli avrebbe agito di propria iniziativa.

Già la sera del 18 gennaio il Corpo del Gen. Cramer iniziava a ritirarsi in direzione di Kamenka per raggrupparsi e poi attaccare verso Ostrgoshsk, secondo gli ordini impartiti dall'OKH tramite il Gruppo Armate B, per bloccare l'espansione dei russi alle spalle dell'armata, con un attacco laterale. Era chiaro ormai che i russi disponevano di forze di gran lunga superiori alle riserve del Gruppo di Armate e che le posizioni sul Don non erano più difendibili. Si erano svolti davanti alle posizioni tenute dalla Div. Fanteria "Vicenza" e della 23^ Divisione Fanteria ungherese, attacchi di fissaggio da parte dei russi, attacchi che erano però falliti. Ormai il VII Corpo d'Armata ungherese, dopo la distruzione della 12^ Divisione Fanteria, lo svanire del 13° Rgt. Fanteria della 19^ Div. Fanteria, si trovava ormai con la sola 23^ Divisione Fanteria ed un reggimento (il 43°Rgt.Fanteria) della 19^Div. Fanteria. Ma soprattutto la sua sorte era segnata, dato che il Gruppo Cramer si era portato, per ordini superiori, nella zona di Ostrogoshsk per un eventuale impiego verso Rossoch e non era perciò in condizione di poter coprire la ritirata del VII Corpo d'Armata ungherese.

Lo sfondamento del XXIV Panzer Korps.

Ancora il 14 gennaio 1943 iniziò l'attacco contro le linee del XXIV Panzer Korps sul fronte tenuto dal Gruppo Fegelein e della 27^ Panzer Division, in corrispondenza del Fuhrer Begleit Battalion. Con il favore della nebbia, carri e fanteria si infiltrarono nella linea tedesca ed alle 14.30 l'avevano penetrata con circa 20-30 carri, che proseguirono verso nord tenendosi ad ovest della linea ferroviaria. Sebbene fossero stati scoperti, non poterono essere attaccati: non c'erano riserve disponibili. Si pensò perciò solo ad un accorciamento del fronte per guadagnare come riserva la 385^ID e fu ordinato alla 320^ID di approntare un gruppo di intervento da portare su Nowo Markowka. Fu ordinato anche alla 19^ Panzer Div. di attaccare sul fianco il nemico che avanzava, ma la divisione era già troppo premuta dai russi. La proposta fu quindi girata al Gruppo di Armate B, insieme alla proposta di ritirare il XXIV Pz. Korps verso Rossoch. Intanto, nella serata, parte della 387^ ID era stata accerchiata insieme al Fuhrer Begleit Batallion ed alla Brigata Fegelein.

Quella sera, verso le ore 20.00, il Gen. Nasci, Comandante del Corpo d'Armata Alpino, fu informato, ma in termini molto vaghi dal Gen. Schlemmer della penetrazione russa. In serata anche il comando dell'8^ Armata Italiana emanò l'ordine che prevedeva l'attacco della 19^Pz-Div e della 320^ID, sottovalutando però, in modo palese, la forza e le intenzioni del nemico. Ma la gravità dello sfondamento non era chiara nemmeno al comando del XXIV Pz.Korps ed infatti, nella sera stessa carri e fanterie russi piombarono di sorpresa sul posto di comando tattico della XXIV Pz Korps a Shilin. Il Comandante, Lt. Gen. Martin Wandel, si era incamminato incontro ai russi senza saperlo. Dall'attacco improvviso si salvarono solo Il Capo di Stato Maggiore Col. Heidkamper, il Ten. Hans Koch, l'O5, Ten. Melms, l'ufficiale I Maggiore di SM von Platen. Le perdite ammontarono a 10 ufficiali e 68 tra sottufficiali e soldati. Tutti furono fucilati sulla piazza del paese.

Il 15 gennaio, giorno successivo, la situazione diventò grave anche per il Corpo d'Armata Alpino perché alle ore 05.30 entrarono a Rossoch una ventina di carri russi con fanteria montata, realizzando una sorpresa completa. Grazie all'intervento del personale di comando, ma soprattutto del Btg. Monte Cervino e di due semoventi tedeschi e degli Stuka, 12 carri vennero distrutti e gli altri si ritirarono. 40 soldati russi furono presi prigionieri e molti altri uccisi in battaglia. La situazione, a questo punto, apparve grave agli occhi del Gen. Gariboldi che chiese al comando di Gruppo di Armate B di poter arretrare la linea dell'8^ Armata italiana in armonia con la 2^ Armata Ungherese. Intanto, durante la mattina dello stesso giorno i carri russi avevano raggiunto Alexejewka alle prime ore del mattino.

Gariboldi ebbe due colloqui con il Gen Tippelkirch per ottenere il ritiro del XXIV Pz. Korps sulla Kalitwa, ma il Gruppo di Armate B, interpellato, non autorizzò lo spostamento. In serata arrivò però l'accoglimento della richiesta da parte del Comando di Gruppo d'Armate, anche se il Gen. Gariboldi lo aveva già emanato di propria iniziativa. Nasci ed il Corpo d'Armata Alpino furono informati dell'ordine con un radiogramma.

Intanto, al XXIV Pz-Korps, il cui comando era stato assunto dal Gen. Eibl c'era notevole allarme perché si credeva che il Comando del Corpo d'Armata Alpino avesse dato l'ordine di ritirata alle proprie divisioni, ma si trattava in realtà di un ordine non esecutivo emanato in previsione dell'aggravarsi della situazione. In ogni caso, il XXIV Pz.Korps iniziò il movimento autorizzato verso la Kalitwa alle ore 20.00 del 15 gennaio. Nelle stesse ore il Corpo del Gen. Cramer, a nord del Corpo d'Armata Alpino, predispose un contrattacco contro i russi, contrattacco però che fallirà.

Il giorno 16 gennaio proseguì il ritiro del XXIV PZ.Korps, ma le notizie di sfondamenti a sud e a nord continuavano ad arrivare. Nel corso di questa giornata i russi lanciarono il loro XII Corpo Corazzato contro Rossoch, che la sera cadde in mano russa, con gravi perdite per il Btg. Monte Cervino, il Btg. Complementi del 1° Rgt. alpini, il XXX Btg Guastatori Alpini, nonché un battaglione della Divisione Vicenza. Alle 20.00 il Gen. Nasci incontrò il Generale Eibl, comandante del XXIV Pz.Korps, che gli confermò la gravità della situazione anche perché le truppe tedesche, erano ridottissime di numero e prive di munizioni. Le ridotte truppe non erano certo in grado di eseguire l'ordine dato dal Generale tedesco presso l'8^ Armata: "Gruppo Eibl si sganci dal nemico in stretto accordo con il CAA e sfondi verso W o SW nei pressi di Rossoch".

Il giorno 17 gennaio. tuttavia, il XXIV Pzkorps tentò effettivamente di prendere Rossoch, senza riuscirci ed è per questo che nel corso della ritirata le sue colonne si frammischieranno a quelle del CAA in ritirata, creando spesso problemi di coordinamento e qualche frizione fra i reparti.

Ora anche se Rossoch era stato occupata dai russi della Brigata Corazzata Sovietica, questa appariva molto logorata, ma in compenso il XV Corpo corse a spron battuto nel tentativo di realizzare l'accerchiamento esterno, passando per Olichowatka e arrivando verso sera a Kudeschowka - Marjewka.

Alle 17.30 il Comando dell'8^ Armata inviò al CAA l'ordine che imponeva la resistenza sul Don, attribuendo al Gen. Nasci la responsabilità del suo rispetto. A quest'ordine, palesemente impossibile da essere eseguito, e per di più emesso quando l'ala a nord, costituita dall'Armata Ungherese, era in dissolvimento, è stata attribuita la responsabilità del disastro e del dissolvimento in cui incorse il CAA nella sacca. Va però detto che già il 16 gennaio sera al Gen. Jàny era arrivato un ordine simile da parte del Maresciallo Von Weichs, di resistere sul Don per permettere l'afflusso di rinforzi tedeschi, che sarebbero arrivati. Era questo un ordine identico a quello che il comando dell'8^ Armata aveva dato al CAA. E' chiaro che è la testarda decisione di Hitler a non voler manovrare o indietreggiare, che sarà la causa di tutto il disastro. L'ordine infatti voleva tenere sul posto una linea di difesa ad est, quando i carri russi di ben due corpi corazzati scorazzavano ormai in profondità alle spalle delle divisioni schierate sul Don, che erano, in pratica, accerchiate. Forse Il comando tedesco appariva convinto che la forza del XXIV Panzer Korps fosse ben diversa da quella reale, oppure era stato sottostimato l'intervento russo.

Il VII Corpo di Cavalleria del Gen. Sokolov poté dirigersi tranquillamente sulla città di Waluiki, dove entrerà il giorno 19 gennaio, attaccando subito la città stessa.

Sul fronte alpino i russi attaccarono in forze i giorni 15, 16, 17 i battaglioni Vestone ed Edolo della Tridentina; il solo Vestone avrà 800 morti davanti alle linee, il solo giorno 15, quando viene attaccato per ben sei volte.

Il 17 gennaio, mentre il Corpo Cramer stava ritornando sulle posizioni di partenza ed i russi bloccavano ormai le direttrici di ritirata del CAA, il Gen. Jàhr ordinò alla 385^ID e alla 387^ID di attaccare Rossoch, senza però riuscire a riguadagnare la città. Alle deboli forze tedesche però riuscì di riconquistare la parte est della linea ferroviaria ( fu il famoso 318° Gren.Reg. del Col. Mielke). Ma i magazzini di Rossoch, in particolare quelli dei carburanti, caddero in mano ai sovietici, che riuscirono anche a contrattaccare con i carri armati, grazie alla presenza della 48^ Div. Fucilieri Guardia e della 180^ Div. Fucilieri.

 

Il fianco ungherese del Corpo d'Armato Alpino.

Il 17 gennaio alle ore 03.00, appena iniziato il movimento di ritirata ungherese, il Gen. Nasci apprese dall'ufficiale di collegamento tedesco presso la Div. Tridentina che il VII Corpo d'Armata ungherese aveva avuto l'ordine di ritirarsi. Restò in attesa che al suo corpo d'armata giungesse l'ordine di ritirata ed invece, alle ore 09.00, ricevette l'ordine di restare a presidio sul Don con l'intero Corpo d'Armata Alpino. Finalmente, dopo due ore, per radio ricevette dal comando dell'8^ Armata italiana l'autorizzazione a ritirare le sue truppe.

Durante la notte iniziò dunque il ritiro dei tre reggimenti ungheresi superstiti del VII Corpo Ungherese, cioè il 43° (19^Div.), 21° e 51°(23^Div). Il 21° si scontrò con forti aliquote di partigiani (circa 400) e dovette aprirsi la strada deviando verso sud e finendo con incontrare le truppe delle Div. Tridentina. A causa del precipitoso ritiro da Kamenka del 77° IR tedesco, l'altro reggimento della 23^ Divisione fu distrutto dai carri russi del XVIII Corpo che attaccavano da nord sulla strada che portava a Rossoch.

Era chiaro che ormai la situazione del fianco settentrionale dell'armata italiana stava precipitando ed era quello che destava maggiori preoccupazioni. Infatti solo il Corpo Cramer, che era piuttosto lontano dal Don, si stava ritirando con un certo ordine.

Per quanto riguarda le divisioni del Corpo d'Armata Alpino vi erano stati movimenti preparatori fin dal giorno 15 ,che riguardarono però le salmerie, le artiglierie e i servizi, ma l'ordine di sganciamento porta chiaramente la data d'invio del 17 gennaio, alle ore 6,30.

Va detto che gli Ungheresi avvisarono la Tridentina della propria ritirata, in accordo con il Corpo d'Armata Alpino, anche se gli ufficiali inviati dal Gen. Nasci raggiunsero il corpo ungherese solo alle ore 15 del 17 gennaio a Karpenkowo e da lì avvisarono il Gen Reverberi dell'avvenuto ripiegamento ungherese. Il colloquio che ebbero con il Gen. Legeza comandante del VII Corpo d'Armata ungherese, senza per altro organizzare nulla di positivo, avvenne il mattino successivo a Budiennj, circa 100 km ad ovest del Don, all'altezza di Nikitowka.

La ritirata.

 

La ritirata del Corpo d'Armata Alpino avvenne su ordine inviato dal Gen. Gariboldi, ordine che di lì a poco ore il comando del Gruppo di Armate B avrebbe smentito in un suo "ordine di Gruppo d'Armate". Certo è che il ritardo nell'emanazione dell'ordine di ritirata al Corpo d'Armata Alpino, anche se dovuto alle intenzioni di Hitler e forse al Comando del Gruppo d'Armate B, allo scopo di guadagnare tempo e per far arrivare al fronte orientale le riserve provenienti dalla lontana Francia, era stato originato anche dalle pressioni del XXIV Pz.Korps sul Comando del Corpo d'Armata Alpino, nel timore di essere lasciato da solo a ritirarsi. D'altra parte, del corpo tedesco faceva parte anche la Div. alpina Julia, che proprio per proteggere la ritirata del corpo tedesco arrivò a varcare la Kalitwa solo al mattino del 17 (ordine di ritirata delle ore 12 del 16 gennaio), cioè appena in tempo per accodarsi alla ritirata, mentre il Btg. Tolmezzo rimase sull'altra sponda come retroguardia, resistendo per un giorno intero e perdendo alla fine metà degli effettivi di due compagnie ( 12 e 72^), mentre la 6^ dovette aprirsi la strada combattendo con le baionette.

La scarsa organizzazione che aveva caratterizzato il ripiegamento delle truppe italiane nel dicembre sembrava poter essere evitato dal comando del Corpo d'Armata Alpino, con la predisposizione fin dal 15 gennaio di un preavviso d'ordine che allarmò il XXIV Pz.Korps, ma fece prendere le prime misure per l'arretramento.

L'ordine esecutivo di ritirata venne emanato dal Gen. Nasci per telefono tra le ore 11 e le 11,30 del 17 gennaio, ordine rivolto alle divisioni dipendenti e confermato con fonogramma alle ore 12,30. La comunicazione trasmessa dal Gen. Martinat fu ricevuta dal comandante della Tridentina, dal Capo di SM della Vicenza e dal Comandante della Cuneense. Nell'ordine venivano indicate sia le successive posizioni di resistenza, sia i settori di movimento per le varie unità, in modo da evitare frammischiamenti dannosi. Il limite dell'ordine però consisteva nel fatto che il movimento ebbe inizio quando i russi si erano già insediati nella maggiore base logistica del corpo e lungo la cosiddetta Armeestrasse, cioè la strada di arroccamento dell'armata. Non solo, ma alle tre divisioni del corpo si aggiunsero presto i resti delle divisioni tedesche e della Julia.

Per fortuna degli italo-tedeschi anche la situazione dei russi non appariva così rosea nella realtà come sembravano confermare i rapporti delle truppe con cui si stavano scontrando, sia per la mancanza di carburante, che però trovarono a Rossoch, sia per il logoramento subito dal XII Corpo. Infatti, la 106^ Brigata Corazzata sovietica per un po' di tempo non fu in grado di attaccare verso Postojalli. Questo fu dovuto, in parte all'accanita resistenza offerta dal XXIV Pz.Korps a sud della Kalitwa, ma anche all'errore di attaccare l'abitato di Rossoch con i carri, che causò ai russi un logoramento delle forze ed un ritardo nella tabella di marcia. Comunque, le divisioni del XXIV Pz.korps e la Julia in ritirata poterono aggirare Rossoch verso nord, per piegare poi a sinistra verso ovest. Il resto del XII corpo Corazzato sovietico, intanto, con il grosso puntava su Ostrogshsk, mentre il XV corpo Corazzato si trovava già a Sheljiakino e si stava spingendo verso nord, con obiettivo Alexejewka.

A nordest di Rossoch avvenne il grosso inconveniente della confluenza nelle colonne della Cuneense in ripiegamento della Julia e delle unità tedesche. Il movimento, a dir la verità, era stato concordato tra il Gen. Eibl ed il Gen Battisti, con il risultato però che solo la Div. Tridentina riuscì a districarsi bene, mentre per gli altri la situazione diventò sempre più caotica. Il problema era che le ipotesi formulate da Nasci prima del ripiegamento e comunicate ai comandanti delle divisioni sottoposte non erano più valide per la presenza in forze del nemico, mentre gli itinerari seguiti dal corpo tedesco si intersecavano ora con quelli delle divisioni italiane, aggravando i problemi di marcia.

Alle ore 23,15, mentre gli alpini si stavano avviando verso ovest, arrivò per corriere al comando dell'8^ Armata italiana l'ordine del Gruppo d'Armate B che prevedeva che il Corpo d'Armata Alpino dovesse restare sul Don per coprire l'azione su Rowenki del XXIV Pz.Korps. L'ordine venne ignorato perché chiaramente ineseguibile, come del resto avvenne presso l'armata ungherese. All'origine di quest'ordine c'era sicuramente l'OKH (cioè Hitler), ma il comando del Gruppo Armate B, non se la sentì di ignorarlo e perciò lo trasmise. Nella notte del 18 la temperatura discese ulteriormente, arrivando ai 45° sotto zero.

Durante la notte il XXIV Pz.Korps marciò su due colonne verso nord, di cui una, che i Tedeschi chiamarono Gruppe Jahr, si unì alla Julia ed alla Cuneense, L'altra, quella del Gen. Eibl, fece un largo giro verso nord per portarsi a Postojalyi. Una trentina di km più a nord i carri russi che erano passati attraverso questa località portandosi verso nord, attesero sulla strada la 23^ Div. Fanteria tedesca in ritirata e man mano che questa transitò la fecero a pezzi.

Il 18 gennaio le divisioni marciarono per passare la valle dove correva la Rollbahn che da Rossoch per Podgonoje portava a Kamenka. Alle 10 il Gen. Nasci emise l'ordine di operazioni n. 2, che era l'evidente frutto di accordi con il Geb. Eibl. L'ordine prevedeva che le unità proseguissero la marcia verso ovest con una solida protezione rivolta verso Rossoch, dove si trovavano ancora tutte le fanterie russe e parte del XII Corpo Corazzato russo.

La marcia delle 4 divisioni italiane e di tutto il corpo tedesco sulle poche strade disponibili, già controllate dai russi, e che all'inizio erano destinate a tre divisioni, costrinse alla decisione di abbandonare tutti i veicoli che non fossero capaci di muovere fuoristrada e di sfruttare così le doti di mobilità alpine per portarsi verso ovest, cercando di salvare gli elementi essenziali per proseguire, cioè i cannoni anticarro.

Intanto la Tridentina era più avanti, perché più libera di spostarsi ed il giorno 19 cominciò a combattere per aprirsi la via. In questa fase il 6° Rgt. Alpini( Btg. Vestone, Verona, Val Chiese) coprivano il fianco destro del Corpo d'Armata Alpino in ripiegamento, incontrando una dura e crescente resistenza nel proseguimento, davanti ad entrambi le colonne di marcia. L'area da superare era una delle direttrici di marcia dei russi e quindi la resistenza apparve subito maggiormente organizzata. Le provenienze da Rossoch erano difese dalla Julia, dalla Cuneense e dalla 387^ Div. Fanteria tedesca del Gen. Jahr. Tutti questi reparti furono attaccati in continuazione dai russi provenienti da Rossoch e già qui riportarono perdite molto gravi.

Il 20 gennaio, alle 7 del mattino, i comandi dei due corpi d'armata, l'Alpino ed il XXIV Pz.korps vengono attaccati ad Opyt, perdendo tutti i mezzi di comando e tutte le radio disponibili, meno una appartenente alla 385^ Divisione Fanteria.

L'importanza del combattimento di Opyt non è tanto nelle perdite, pur rilevanti e nel ritardo causato al movimento di ripiegamento, ma nella conseguenza che tutte le radio del comando del corpo d'armata alpino furono distrutte, per cui da quel momento non fu più possibile comunicare con le altre divisioni e tanto meno comunicare fuori dalla sacca. Per fortuna si salvò la radio della 385^ID, ma che rendeva il numeroso corpo italiano ancora più dipendente dai pochi mezzi tedeschi presenti.

Va aggiunto che nessuna posizione di sicurezza del Corpo d'Armata Alpino, salvo quella di retroguardia che aveva un paio di cannoni c.c. da 75 mm, era in grado di fermare un attacco di carri. Lo sbarramento costituito dalla direzione di marcia del XII Corpo Corazzato sovietico venne passato relativamente bene dalla Tridentina, mentre la Vicenza arrivò a Samoilenkoff, senza grossi problemi, dato che era in posizione centrale in quella specie di collo di bottiglia che era costituito dalla strettoia Popowka- Podgornoje. Chi invece subì tutta la potenza del grosso delle forze russe concentrate nella zona di Rossoch, furono le divisioni Cuneense e Julia, oltre la gruppo Jahr. Ricevuta dal comando dell'8^ Armata italiana una comunicazione che li autorizzava a procedere verso nordovest anziché verso sudovest, i comandanti si prepararono a forzare lo sbarramento costituito dal lungo sperone trasversale al loro cammino, contrassegnato dagli abitati di Kopanki e Nowo Postojalowka. La Julia mosse per prima verso ovest con l'8° Rgt., mentre il 9°Rgt. alpini restava di retroguardia. A Nowo Postojalowka, l'8° Rgt. tentò per tutto il giorno con i suoi ridotti battaglioni Gemona, Tolmezzo e Cividale, di aprirsi la strada verso ovest, ma invano. La Cuneense, che si era mossa successivamente verso le 17, arrivò in zona verso sera e partecipò al mattino successivo agli attacchi con i btg. Ceva e Mondovì. Ormai nella zona si stavano accalcando anche il comando della Julia ed il 3° Btg guastatori. Questo combattimento sanguinoso e ripetuto segnò la fine della Julia e della Cuneense come unità combattenti. Pochi carri armati russi riuscirono non solo a difendere Nowo Postojalowka, ma anche a contrattaccare e a fare strage impunenemente tra le file degli alpini. I proiettili EP (effetto pronto) degli obici da 75 dell'artiglieria provarono la loro inefficacia complessiva. Alla sera, l'unica soluzione che si rivelò praticabile fu quella di evitare l'ostacolo, di sganciarsi dal nemico procedendo verso nord, con il 2° Btg. Dronero del 2° alpini come unico reparto efficiente. I generosi e reiterati attacchi degli alpini ed i contrattacchi corazzati russi valsero infatti alla sostanziale distruzione delle due divisioni, perché anche il 9°Rgt. alpini della Julia, rimasto come retroguardia nella zona di Popowka subì diversi attacchi russi che gli causarono forti perdite, impedendo però ai russi che provenivano da Rossoch di piombare alle spalle dei reparti impegnati a Nowo Postojalowka. La sera anche il 9°Rgt. alpini si avvicinò allo sbarramento poco a sud di Nowo Postojalowka, a Kopankim con i suoi 3 btg. L'Aquila, Val Cismon, e Vicenza. Con l'appoggio dei Gruppi di Artiglieria Udine e Val Piave si ripeté il copione di Nowo Postojalowka. Solo a sera un ultimo disperato attacco del Vicenza piegò la resistenza dei russi, ma l'abitato conquistato ad un prezzo così caro non poté essere mantenuto. Anche i resti del 9° Rgt. si avviarono così verso nord. Il gruppo Jahr intanto, aveva superato lo sbarramento nella notte del 20, all'altezza di Sowchose Lessitchanskijm, cioè a nord del duro ostacolo che stava annientando gli italiani. Il gruppo comprendeva i resti del Fuhrer Begleit Battalion e della Fegelein, oltre ad elementi della 387^ID, ebbe una triste fine a Nowo Postojalowka. I russi erano riusciti ad individuare la colonna tedesca prima di Nowaja Postojalowka. L'attaccarono duramente, riuscendo a distruggere quasi completamente le truppe tedesche. Il gen. Jahr si lanciò con qualche centinaio di uomini in direzione di Sowchose Lenissnitschansckij, ma finì contro uno sbarramento di carri russi. Prima di essere catturato si sparò.

Da quel momento le vie di ritirata delle divisioni si unirono a quella della Tridentina e dei semoventi tedeschi. I reggimenti della Div. Julia però vennero accerchiati a Lessnitschanskij il 9°Rgt., ma il comando di divisione riuscì a passare lo sbarramento e a Nowo Georgiewskij l'8° Rgt., venendo di fatto distrutti come unità combattenti insieme ai gruppi del 3° Rgt. artiglieria alpina. I resti di questa divisione passarono anch'essi per Nowo Charkovka, ma la Tridentina aveva già aperto il passaggio, combattendo, e di lì passarono tutte le divisioni. La Vicenza proseguì sulla strada della Tridentina, con in testa il Btg. Pieve di Teco della Cuneense e due semoventi tedeschi. Lo stesso avvenne per i resti della Cuneense, circa 7.000 uomini che sostenevano i combattimenti di retroguardia. La Tridentina poté contare sull'appoggio di quattro semoventi tedeschi e dei collegamenti radio del XXIV Pz.Korps e quindi anche della ricognizione aerea tedesca.

La colonna principale, costituita dai comandi mutilati del XXIV Pz.korps e del corpo d'Armata alpino, dalla Tridentina e dalle armi pesanti tedesche, oltre che dai carreggi e slitte delle divisioni tedesche e da una innumerevole coda di sbandati, si portò celermente dopo la presa di Postojalli fino a Nowo Charkowka. Questa fu raggiunta nel tardo pomeriggio del 20 e presa la sera stessa, contro la resistenza di circa 2 battaglioni russi dal Val Chiese e dal Vestone, appoggiati dai Gruppi di artiglieria Bergamo e Vicenza e dai semoventi tedeschi, con un'azione tanto brillante che nessun russo riuscì a sfuggire.

Mentre si combatteva a Nowo Chrkowka, il Gen. Eibl, che si trovava in fondo alla colonna con le retroguardie, cercò di risalire la colonna a bordo di un semicingolato, seduto su un parafango. Voleva far avanzare più celermente la colonna che ristagnava e gridava "avanti!": Alle 4,30 il gen. rimase ferito dallo scoppio di una bomba. Sulla sua morte ci sono state varie versioni. Secondo qualcuno si trattò di una mina calpestata a ferire Eibl, secondo altri non si resce a capire la causa. La versione del Gen. Nasci parla di una bomba inesplosa, mentre il Col. Heidkamper riferì che fu una bomba a mano italiana a ferirlo. Qualcuno è arrivato ad affermare che nessuno si fece avanti per soccorrerlo, mentre il sottotenente medico Adelfo Crosta della 5^ sezione di sanità intervenne immediatamente insieme al collega Aldeghi della compagnia comando 5° alpini, ma non poterono fare granché, essndo sprovvisti financo di morfina. Stando alla versione dei medici la ferita fu prodotta da una grossa scheggia, cosa che esclude la bomba a mano. Anzi, il Col. Adami, comandante del 5° Rgt. Alpini parlò nell'occasione, di diverse perdite dovute a tiri occasionali di artiglieria e di mortaio che provenivano sulla colonna dai dossi circondanti la via di marcia. I Tedeschi però rimasero convinti della responsabilità italiana, al punto che il Gen. Schmundt, aiutante per la Wehrmacht presso Hitler effettuò un'inchiesta sui particolari della morte del Gen. Eibl. Il col Heidkamper, nel frattempo diventato capo di SM della 3^ PzArmee, concluse il suo rapporto dicendo che, a suo parere, lo scoppio non poteva non imputarsi che ad una bomba a a mano italiana. In ogni modo, al Gen Eibl dovette essere amputata la gamba ed alle 18,45 del 21 gennaio, dopo essersi confessato, morì. Si trattò comunque di un ottimo ufficiale che aveva realizzato una fattiva collaborazione con la Julia nel combattimenti che questa sostenne insieme alla 385^ID nella piana di Kalitwa.

Il 21 gennaio all'1 la colonna riprese la marcia ed arrivò a Krazowka che doveva essere espugnata, in modo da poter proseguire su Lymoriwka. Quella sera giunge l'importante comunicazione via radio al XXIV PZ.Korps che la via di sbocco non era più Waluiki, ma Nikitovka, più a nord. Il Gen. Nasci allora decise di non seguire più la via per Warwarowka e ordinò di puntare su Scheljiakino, che venne raggiunta il 22 e forzata dal 6° alpini con il concorso dei cannoni d'assalto tedeschi e delle loro armi pesanti, ributtando anche un contrattacco russo. Venne così forzato anche lo sbarramento della via di penetrazione del XV Corpo Corazzato Sovietico, che per la via Olchowatka- Warwarowka aveva raggiunro Alexejewka. Poiché le comunicazioni erano interrotte, sarebbe astato necessario avvisare anche le altre divisioni del cambio di itinerario, ma questo non venne fatto né dal Corpo d'Armata Alpino, né dall'8^ Armata. Il Gen Nasci incontrò a Ladomirowka il Col. Moro che gli comunicò la presenza in zona Scheljiakino del Gen. Battisti, per cui egli credette che la Cuneense seguisse la via della Tridentina.

A questo punto Nasci decise un'ampia conversione a sud prima di portarsi sul suo obiettivo finale, che era la zona di Nikitowka, Nel risalire verso NW l'avanguardia dovette forzare, dopo il breve combattimento di Nikolajewka, anche il villaggio di Malakejewka, il giorno 24, in mezzo ad una bufera di neve, dove due cannoni semoventi vennero danneggiati. Il combattimento anche qui fu un successo dei battaglioni della Tridentina, Val Chiese e Vestone. Quest'ultimo aggirò i russi per impedire che sfuggissero. Il 25 venne raggiunta Nikitowka che venne occupata senza grande resistenza. Nel corso della giornata il Gruppo d'Armate B inviò uno Storch che recava notizie. Vennero lanciati anche rifornimenti di viveri. Le avanguardie della colonna (il 6°Rgt. alpini) si spinsero avanti e pernottarono ad Arnautowo e a Tereschow,

Il Gruppo di armate B si dissolve.

Frattanto il Comandante del Gruppo Armate B von Weichs faceva rapporto ad Hitler sulla situazione del suo tratto di fronte, che con le perdite di uomini e di materiali non poteva più essere difeso. Il problema era quello di coprire il fianco nord del gruppo armate Don per evitare che l'obiettivo strategico dei russi di avvolgere l'intero fronte meridionale si realizzasse. In caso di ritirata, quindi, bisognava ripiegare verso SW con l'ala destra del fronte. tutto quello che era disponibile eraormai il Corpo Cramer, cioè una fora di circa una divisione di fanteria, più la Grossdeutschland, che è in fase di scarico dai treno ed forse in qualche giorno una divisione mista italo-tedesca. Inoltre, la situazione della 2^ Armata tedesca, schierata a nord di quella ungherese, destava gravi preoccupazioni perché era presso che accerchiata e von Weichts non sapeva se - qualora ne venisse il ripiegamento - l'armata potesse uscirne senza gravi perdite.

Il Gruppo Armate A si era ormai ritirato dal Caucaso e la 6^ Armata, accerchiata da 2 mesi insieme ad alcune divisioni della 4^ Pz.Armee, stava vivendo l'ultimo atto della tragedia di Stalin, mentre il Gruppo d'Armate Don cercava di proteggere il riflusso dal Caucaso attraverso la stretta di Rostow senza farsi distruggere nella terza offensiva sovietica di quell'inverno. I russi non solo avevano completato la manovra Ostrogoshsk-Rossoch, ma stavano per dare inizio all'operazione che ne era l'immediata continuazione, chiamata Woronesh-Kastornoje. Essi al 12 gennaio considerano l'accerchiamento compiuto ed hanno già fatto 52.000 prigionieri, in massima parte ungheresi. Dal 19 al 24 gennaio passavano alla fase di annientamento, facendo avanzare a sud della 3^ Armata di Rybalko, che ha accerchiato gli alpini ed il XXIV Pz.korps anche la 6^ armata che preme sulla 27^ e sulla 19^Pz.Div.

Per il comando russo, in sostanza, l'operazione Ostrogoshsk-Rossoch poteva dirsi conclusa con un completo successo, salvo un piccolo imprevisto, e cioè che le colonne italiane, tedesche ed ungheresi all'interno della sacca stavano ancora marciando imperterrite per uscire dall'accerchiamento. I russi potranno conservare l'iniziativa anche dopo la sconfitta delle armate ungherese ed italiana, fin verso il 20 febbraio, grazie al fatto che l'intero fronte meridionale dell'Asse non disponeva di nessuna riserva.

Verso la fine di gennaio cominciarono ad arrivare le prime unità del II Pz.Korps SS.

Per quanto riguarda il ripiegamento, la Vicenza, la Divisione del Gen. Pascolini, la notte del 23 prese la strada per Warwarovka, lungo lo sbarramento creato dal XV Corpo Corazzato, con parte del Btg. Morbegno della Tridentina. La divisione fu costretta dalla violenta resistenza russa a tornare indietro. Restando il suo obiettivo Waluik, i resti della divisione si presentarono verso le 13 del 26 gennaio davanti al VII Corpo di Cavalleria russo, che li stava aspettando da ben una settimana schierato lungo la linea ferroviaria. Questo dopo aver incrociato, per ironia della sorte, il percorso fatto dalla Div. Tridentina, a Malakejewka.

Anche il grosso della Cuneense arrivò a Waluiki nella convinzione che questa fosse l'uscita dalla sacca. Qualche gruppo separato, tra i quali una colonna mista italo-tedesca, che ebbe la fortuna di ricevere una comunicazione da un aereo di collegamento si diresse quindi su Nikolajewka, poté sfuggire all'amara sorte di questa divisione. Gli itinerari molto spesso percorsi da queste divisioni erano sempre più fuori strada per evitare gli sbarramenti corazzati russi. Ma i russi seguivano la marcia di queste unità con la ricognizione aerea ed erano quindi in grado di intervenire spostando le loro forze sulle strade che controllavano al momento e al luogo opportuni.

Nikolajewka e Waluiki.

Tra il 26 ed il 28 gennaio le divisioni italiane in ripiegamento si presentarono davanti agli sbarramenti che il VII Corpo di Cavalleria russo, diventato il VI della Guardia per i successi conseguiti e la 40^ Armata di Moskalenko avevano steso alle spalle delle armate italiana ed ungherese. Dopo aver marciato per 250 km dal 17 sera, per lo più nella neve alta, con temperature estremamente basse anche per la stagione, senza alimentazione regolare, Cuneense e Vicenza, oltre ai resti della Julia, si trovarono ad dover superare uno sbarramento di cui non immaginavano l'esistenza. A Wailuki il loro armamento pesante mancava quasi del tutto perché era stato forzatamente lasciato per strada, slavo ancora qualche mortaio o cannone da 47/32 mm. Le munizioni scarseggiavano. In qualsiasi Kriegspeel non sarebbe nemmeno potuto accadere che queste unità fossero ancora attive. Come del resto non sarebbe potuto accadere che la Tridentina mantenesse tanti residui di efficienza.

La conclusione fu inevitabile, dato che all'arrivo a Waluiki si credeva di poter superare lo sbarramento messo in atto dai russi. L'ultima carica del Btg. Pieve di Teco il 26 gennaio, che costituiva ancora l'avanguardia della Vicenza, fu persino epica, ma non poté cambiare i rapporti di forze. I resti della Div. Vicenza vennero catturati con il loro comandante. Nei due giorni successivi furono invece fatti prigionieri il comando della Julia e della Cuneense ed una parte di quest'ultima divisione, in pratica quello che rimaneva del 2° Rgt. Alpini e di parte del 4° Rgt. Art. da montagna. La colonna del 1° alpini con i resti dei Btg. Mondovì e Val Po, che aveva sempre marciato a parte e si era staccata dal resto dell'unità, finì più a sud dove i suoi componenti furono catturati o uccisi in combattimento. anche le tenaci resistenze arditamente tentate contro la cavalleria cosacca, nonostante che la presenza di uno sbarramento tanto forte ed imprevisto avesse fatto crollare il morale degli uomini, non poterono durare per la scarsità delle munizioni.

Lo sfondamento della sacca sarebbe stato in ogni caso impossibile, dato che nella zona di Urasowo-Waluiki questa si appoggiava ad una serie di abitati fronteggiati da una piana scoperta. Solo con l'appoggio di fuoco e di mezzi corazzati vi sarebbero state possibilità di uscita, ma lì non c'era nulla.

Per la colonna più a nord, quella della Tridentina le cose andarono meglio, perché guidata dalla ricognizione aerea, essa sbucò tra le posizioni del VII Corpo di Cavalleria e della 40^ Armata, cioè dove l'anello russo era più debole. Ma già a mezzanotte l'avanguardia alloggiata ad Arnatowo, costituita dalla 253^ compagnia del Btg. ValChiese e dalla 33^ Btr del Gruppo Bergamo era stata attaccata dai russi che volevano separare, attaccando da nord (il fianco esposto, dato che da sud erano ancora lontani) la colonna della Tridentina dalla sua avanguardia. I russi poterono essere respinti solo dopo aver combattuto tutta la notte, per l'intervento del 5° alpini e dei gruppi di artiglieria, oltre che di 1 cannone del II/71°.

L'attacco a Nikolajewka viene quindi iniziato alle 10 del mattino con una sola parte del 6° Rgt. alpini, mentre i battaglioni del non erano ancora sul posto e le artiglieria non ancora arrivate, perciò si arenò. Di questo combattimento pare che si sappia ormai tutto: i battaglioni, pur penetrando nell'abitato, dovettero lottare per non essere sopraffatti. L'appoggio di fuoco era troppo scarso, essendo limitato a pochi pezzi da 47/32; i due semoventi tedeschi rimasti, dopo il danneggiamento degli altri due a Malkejewka, non avanzarono più quando si trovarono davanti ad uno sbarramento controcarro ed uno dei due venne danneggiato. All'arrivo del comando della Tridentina e del Gen. Nasci, nonché degli sparuti resti del 5° alpini si provvide a far schierare il Gruppo di Artiglieria Vicenza ed il resto del II/71°AR e più tardi il Gruppo Val Camonica, nonché a rinforzare l'attacco, che comunque non poté proseguire per la debolezza, numerica e fisica, dei reparti. Infatti anche i battaglioni inviati di rinforzo erano mal ridotti: il Tirano aveva 150 uomini, l’Edolo, l'ultimo sopraggiunto a causa del crescente intasamento degli sbandati era l'ultima speranza che si rivelò vana. Il fatto che l'attacco sia stato frontale e spezzettato portò nel tardo pomeriggio ad una crisi che venne risolta solo dall'enorme massa che si era ormai raccolta alle spalle della testa d'attacco della colonna.

Fu comunque proprio questa massa che alla sera salvò in extremis una situazione che sembrava senza via d'uscita, con il personale esempio dei Gen. Martinat e Reverberi e utilizzando tutti i mezzi per farla muovere. La scena ha molto di napoleonico piuttosto che di una battaglia della seconda guerra mondiale, come del resto appare il lungo serpentone nero nella steppa che avanza per una profondità decine di Km. Fu la salvezza, perché la Tridentina era rimasta con qualche centinaio di uomini provvisti di munuizioni.

Il proseguimento della marcia avvenne il mattino seguente. Il debole ostacolo che ancora i russi opponevano venne eliminato con un'abile azione di aggiramento e la colonna proseguì, ma non poté essere considerata in salvo se non all'arrivo a Bolche-Troizkoje il giono 29, dopo marce forzate che seminarono ancora di morti il cammino della Tridentina. Allo sgombero provvidero 70 automezzi ottenuti dall'Intendenza dell’8^ armata.

I consuntivi sono, purtroppo, tristemente noti:

Su una forza iniziale di 55.000 uomini, più la Div. Vicenza e reparti minori come l'artiglieria a cavallo, che devono essere conteggiati nell'ambito di queste operazioni, cioè circa 70.000 uomini, solo 27.500 sarebbero usciti dalla sacca, cioè neanche il 40%. Dal conto mancano circa 40.000 uomini. I russi hanno dichiarato che l'operazione Ostrogoshsk-Rossoch portò alla cattura di 86.000 prigionieri complessivamente. Di questi ne ha dichiarato 71.000 il Gen. Moskalenko, per cui sarebbe logico pensare che gli alpini, gli artiglieri ed i fanti della Vicenza catturati siano stati 15-20.000 ( a Waluiki 11.000 secondo Kazakov, Capo di SM del Fronte di Voronesh), tra cui si suppone un'alta percentuale di feriti, ma probabilmente sono stati di meno e maggiore in proporzione il numero dei morti, non fosse altro anche per il carattere primitivo dell'assistenza sanitaria russa. I caduti si ebbero, di conseguenza, soprattutto per i lunghi combattimenti per Nowo Postojalowka e Kopanki, la successiva distruzione dei resti della Julia ed infine per il progressivo sfinimento causato dalle condizioni di marcia.

Per gli ungheresi, quanti siano stati intrappolati con gli italo-tedeschi nella sacca, non si sa con certezza. L'armata ungherese ebbe 147.971 perdite tra morti, feriti e dispersi, dei quali 105.085 nel corso dell'Operazione Ostrogoshsk-Rossoch, ma non ci sono dati sugli ungheresi che si salvarono insieme ad italiani e tedeschi. il Gen. Nasci parlò di 6-7000. Questi soldati però non erano tutti sbandati, anche se compaiono poco nelle descrizioni degli scontri durante la ritirata, anzi a diversi scontri parteciparono ai combattimenti con buona voglia, come a Warwarowka.

Riguardo ai tedeschi, se viene confermato che all'atto della partenza il XXIV Pz.Korps aveva circa 10.000 uomini, resta però difficile stabilire quanti se ne siano salvati. Il Gen. Nasci stimò cira 8-9.000, ma al 13 febbraio risultano come forza presente solo 3.239 uomini. di questi 713 arrivavano dalla madrepatria, per cui restano solo 2.526 uomini, ai quali però vanno aggiunti i feriti sgomberati e i resti delle truppe di corpo. Per i primi sappiamo che circa 3-4000 furono salvati, mentre dei secondi non abbiamo nessuna cifra. Dagli scarsi documenti sappiamo anche che i tentativi di ricostituire le due divisioni, o almeno una di esse furono frustrati dallo stato in cui queste versavano. Alla data del 14 marzo, infatti, la 385^ ID veniva sciolta. solo mettendo insieme i resti di 3 divisioni, cioè la 387^, della 385^ e della 298^ ID si riuscì a formare una nuova 387^.

 

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