FEDERICO G: NIETSCHE
Carattere tipico della cultura del Novecento è la convinzione che il sapere non può essere considerato assoluto, ma piuttosto relativo, dipendendo esso dal punto di vista dell'osservatore, dal contesto in cui si opera, dai valori nei quali si crede, dai fini per cui si agisce, dalla consapevolezza che si ha di quello che esiste,ecc.Allo stesso modo i "valori" appaiono prodotti storici, realizzati ed imposti per tutelare interessi particolari, in ogni caso sono storicamente definibili e definiti, privi di quei caratteri di universalità che si pretende spesso essi abbiano.
I postulati della teoria filosofica, le conquiste delle scienze, l'affermazione nietschiana del "Dio è morto" sono tutti esempi della complessità della condizione del sapere, del conflitto esistente tra i "saperi", della relatività dei termini e dei metodi culturali, etici, scientifici. Carattere distintivo di tali atteggiamenti è il c.d."irrazionalismo", quella tendenza a considerare i metodi e le facoltà della ragione più come limiti che come possibilità di conoscenza.
L'autore più interessante dell'intero irrazionalismo è Federico G.Nietsche. Tutta l'opera di Nietsche è una violenta polemica contro i due miti del secondo '800:
Anche se l'estrema frammentarietà della sua opera rende non sempre agevole la comprensione del suo sistema di pensiero, bisogna dire che l'importanza di Nietsche è assoluta per comprendere i limiti e le contraddizione del pensiero contemporaneo. La sua prima intuizione, legata allo studio dei tragici greci, è l'inidividuazione dei due momenti simbolici della realtà umana e sociale:
Al caos dionisiaco arcaico l'umanità greca ha sostituito l'armonia delle forme classiche, al punto che la classicità, dominata dal modello apollineo, non è altro che decadenza, costrizione, snervamento. Tale processo negativo continua con il cristianesimo, con la "malattia storicistica dell'800". L'arte sola permette di penetrare al di sotto delle apparenze fenomeniche e di cogliere nell'esistenza la dualità tra gli impulsi vitali(elemento dionisiaco) e le costruzioni formali, equilibrate, razionali (l'elemento apollineo).
Tutte le affermazioni della cultura, dell'arte, della religione che appaiono derivate dal momento apollineo non sono altro che:
Dopo la condanna dell'idealismo storicistico, Nietsche continua nel suo attacco alla "cultura" e alla "civiltà":
a)attaccando le costruzioni morali, religiose, estetiche che nascondono il lato materialistico della vita (il mondo vitale degli istinti e delle pulsioni) nel quale hanno la loro origine;
b)rivalutando la gaia scienza del razionalismo illuministico, che rompeva le tenebre dell'ignoranza e del dogmatismo;
c)elaborando la genealogia della morale, intesa come frutto dell'autorepressione del passato animalesco da cui la civiltà è violenta e precaria separazione;
d)affermando un ideale di esistenza che vada al di là del bene e del male, che sono solamente tardive e fragili distinzioni delle forze negative ed ostili alla vita. L'essere umano però che riesce a liberarsi da tali condizionamenti non è più prigioniero di questi schemi, riesce ad andare "oltre l'uomo": è il superuomo, chi cioè realizza la sua "volontà di potenza", riportando il momento dionisiaco a respingere i limiti e i freni del momento apollineo. Lo sbocco però della sua critica paradossale è un individualismo aristocratico, ostile alla "massa", che vede i principali nemici nel cristianesimo, nella democrazia, nel socialismo, accomunati come "risentimento dei deboli" ed espressi da una "morale da schiavi". E' questo il Nietsche più confuso e frainteso che sarà considerato un precursore dai nazisti, mentre ben diverso è il messaggio del suo pensiero, se correttemente inteso. Aspetto qualificante della sua concezione è il "nichilismo",termine derivato dal programma dei rivoluzionari russi dell'800,che rifiutava l'autorità, la religione, il progresso scientifico e tecnologico e manifestava con il terrorismo la voglia di rottura violenta col regime zarista. Il nichilismo è ripreso da Nietsche per indicare il rifiuto alla teorizzazione scientifica dominante,che è basata su un'idea di unità, di ordine, di razionalità del mondo, fallaci e ingannevoli. tale "stato psicologico", che è il punto di arrivo del rifiuto della scienza, si perviene attraverso tre momenti: