IL NEOCLASSICISMO.
La nozione di neoclassicismo è legata al gusto per l'arte greca, sorto in seguito ai ritrovamenti avvenuti nel corso degli scavi archeologici a Pompei ed Ercolano nel '700 e codificato poi dalle riflessioni e dalle teorie artistiche di J.J.Winckelmann che, idealizzando quell'arte, arrivò a definire il concetto di bellezza ideale come espressione del dominio delle passioni .
I caratteri del bello cioè sono:
Tali caratteri e tali aspetti, secondo Winckelmann, sono propri dell'arte greca e solo ad essi bisogna ispirarsi se si vuole fare qualcosa di bello.
Conseguenze pratiche di questa impostazione sono:
Tali aspetti però non appaiono generali né uniformi, ma, a seconda del momento storico e della sensibilità dell'autore, vedremo prevalere gli uni o gli altri. L'elemento che però in letteratura appare sempre presente è quello mitologico, introdotto:
Sotto tale mimetizzazione mitologica e arcaicizzate grande è la varietà dei temi, quali:
L'età napoleonica:tra neoclassicismo e romanticismo.
Con la Rivoluzione francese e l'espansione napoleonica le idee repubblicane prima e imperiali poi, espresse nelle forme e nei modi propri della civiltà classica, ebbero nuovo impulso e divennero le forme ideali più adatte ad essere utilizzate dai nuovi regimi politici e a costituire i modelli interpretativi della realtà sociale e culturale. Il neoclassicismo cioè diventa la forma estetica e il modello culturale dell'Europa di questo periodo.
Del neoclassicismo letterario però incontriamo due varianti:
Questa dimensione mitica del neoclassicismo la troviamo rappresentata in altri autori europei, come Holderlin o John Keats. L'umanesimo, il rinascimento e il barocco guardarono sempre alla classicità come ad un mondo di idee, forme e valori al quale fare riferimento per ricavare elementi di conoscenza e di definizione della realtà culturale oltre che di ispirazione. Spesso però tale mondo veniva visto nella sua pretesa unit\à senza differenzazioni storiche di epoca, di luoghi e di momenti, addirittura non si distingueva tra civiltà greca e civiltà latina.
Il '700 inuaugura un nuovo atteggiamento, contrassegnato specificamente dal recupero dei caratteri propri della civiltà greca, che viene separata e spesso contrapposta a quella latina. L'arte greca, in particolare, diventa il paradigma della bellezza ideale, dell'autenticità, della serenità, della linea, rappresentando l'antitesi a tutto ciò che fino ad allora aveva dominato il gusto artistico. Si riconosce così nella civiltà greca la presenza di un'esclusiva disposizione all'indagine e alla conoscenza, e si scorge in essa, sull'onda delle suggestioni razionalistiche dell'Illuminismo, il segno di un rigoroso progetto di lucidità e proprietà concettuale. In un'ottica più ampia la Grecia diviene il simbolo della libertà, rappresenta il mito della collettività che si fa artefice e responsabile dei prorio destini, mentre Roma e il suo dominio sembrano rivestire i caratteri dell'odiato assolutismo, tanto che nei paesi riformati e ovunque nasca un'ideologia laica, l'impero romano viene interpretato come il precursore del temporalismo papale. La libertà dell'Ellade non assume solo connotazioni politiche, ma proclama anche l'emancipazione dalle regole opprimenti delle convenzioni, morali, artistiche o di altra specie. Queste, si ritiene, sono l'esito di una storia che ha allontanato sempre più l'uomo dalla sua naturalità: la Grecia antica è così vagheggiata come il Paradiso perduto, in cui era ancora possibile l'unità tra natura e storia. E' a questo movimento culturale che viene dato il nome di Neoclassicismo, ma ad esso bisogna riconoscere caratteri particolari, diversi a seconda dei paesi in cui si manifestano:
Le cause di tale incapacità sono da attribuirsi:
Non si può negare tuttavia che almeno a livello di un'emozione soggettiva e di una poetica personale, la nuova idea della classicità abbia esercitato un influsso significativo su alcuni protagonisti della letteratura italiana fra 700 e 800. Non solo Parini, Pindemonte e Monti, ma soprattutti Ugo Foscolo e Leopardi.