IL NEOCLASSICISMO.

La nozione di neoclassicismo è legata al gusto per l'arte greca, sorto in seguito ai ritrovamenti avvenuti nel corso degli scavi archeologici a Pompei ed Ercolano nel '700 e codificato poi dalle riflessioni e dalle teorie artistiche di J.J.Winckelmann che, idealizzando quell'arte, arrivò a definire il concetto di bellezza ideale come espressione del dominio delle passioni .

I caratteri del bello cioè sono:

Tali caratteri e tali aspetti, secondo Winckelmann, sono propri dell'arte greca e solo ad essi bisogna ispirarsi se si vuole fare qualcosa di bello.

Conseguenze pratiche di questa impostazione sono:

  1. ai modelli latini si contrappone e si sostituisce l'esaltazione di quelli greci.
  2. nelle arti figurative, al gusto per il colore si sostituisce quello della linea e del disegno.
  3. in letteratura, si diffonde un gusto per le descrizioni nitide e precise, la presenza crescente di elementi della mitologia greca e la continua allusione alla realta` del mondo antico.

Tali aspetti però non appaiono generali né uniformi, ma, a seconda del momento storico e della sensibilità dell'autore, vedremo prevalere gli uni o gli altri. L'elemento che però in letteratura appare sempre presente è quello mitologico, introdotto:

Sotto tale mimetizzazione mitologica e arcaicizzate grande è la varietà dei temi, quali:

L'età napoleonica:tra neoclassicismo e romanticismo.

Con la Rivoluzione francese e l'espansione napoleonica le idee repubblicane prima e imperiali poi, espresse nelle forme e nei modi propri della civiltà classica, ebbero nuovo impulso e divennero le forme ideali più adatte ad essere utilizzate dai nuovi regimi politici e a costituire i modelli interpretativi della realtà sociale e culturale. Il neoclassicismo cioè diventa la forma estetica e il modello culturale dell'Europa di questo periodo.

Del neoclassicismo letterario però incontriamo due varianti:

  1. quella di chi ritene di dare forma arcaica e di ricorrere alla mitologia per trattare qualsiasi argomento dell'attualità(es.Monti, per il quale il neoclassicismo è un abito mentale, un modo di affrontare in termini artistici le problematiche contemporanee, ricavando dalla classicità i modelli e i termini);
  2. quella di chi mitizza il mondo greco, ne fa una sorgente di luce spirituale, di perfezione estetica e morale da contrapporre alla miseria della contemporaneità (es. Foscolo, per il quale la "grecità" non è solo un insieme di temi, immagini, forme, ma è l'infanzia, la patria lontana, la famiglia perduta, che contrasta con un presente personale e storico di esilio, ingiustizia, guerra e morte).

Questa dimensione mitica del neoclassicismo la troviamo rappresentata in altri autori europei, come Holderlin o John Keats. L'umanesimo, il rinascimento e il barocco guardarono sempre alla classicità come ad un mondo di idee, forme e valori al quale fare riferimento per ricavare elementi di conoscenza e di definizione della realtà culturale oltre che di ispirazione. Spesso però tale mondo veniva visto nella sua pretesa unit\à senza differenzazioni storiche di epoca, di luoghi e di momenti, addirittura non si distingueva tra civiltà greca e civiltà latina.

Il '700 inuaugura un nuovo atteggiamento, contrassegnato specificamente dal recupero dei caratteri propri della civiltà greca, che viene separata e spesso contrapposta a quella latina. L'arte greca, in particolare, diventa il paradigma della bellezza ideale, dell'autenticità, della serenità, della linea, rappresentando l'antitesi a tutto ciò che fino ad allora aveva dominato il gusto artistico. Si riconosce così nella civiltà greca la presenza di un'esclusiva disposizione all'indagine e alla conoscenza, e si scorge in essa, sull'onda delle suggestioni razionalistiche dell'Illuminismo, il segno di un rigoroso progetto di lucidità e proprietà concettuale. In un'ottica più ampia la Grecia diviene il simbolo della libertà, rappresenta il mito della collettività che si fa artefice e responsabile dei prorio destini, mentre Roma e il suo dominio sembrano rivestire i caratteri dell'odiato assolutismo, tanto che nei paesi riformati e ovunque nasca un'ideologia laica, l'impero romano viene interpretato come il precursore del temporalismo papale. La libertà dell'Ellade non assume solo connotazioni politiche, ma proclama anche l'emancipazione dalle regole opprimenti delle convenzioni, morali, artistiche o di altra specie. Queste, si ritiene, sono l'esito di una storia che ha allontanato sempre più l'uomo dalla sua naturalità: la Grecia antica è così vagheggiata come il Paradiso perduto, in cui era ancora possibile l'unità tra natura e storia. E' a questo movimento culturale che viene dato il nome di Neoclassicismo, ma ad esso bisogna riconoscere caratteri particolari, diversi a seconda dei paesi in cui si manifestano:

  1. Nella Francia rivoluzionaria l'ideale greco viene recuperato come modello storico per l'utopia di una rifondazione totale, basata sui grandi principi della libertà e della volontà popolare. Ma subito dopo, dalla matrice classica si ricavano suggestioni del tutto opposte, che servono a giustificare e a glorificare il mito napoleonico.
  2. I paesi anglosassoni preferirono vedere nell'antica Grecia l'archetipo della democrazia e dell'indipendenza nazionale: è in questo senso che il mondo classico sarà inteso negli USA, mentre la cultura inglese si distinse più per la derivazione di un canone di bellezza basato sull'armonia, sulla nobiltà, sull'intensità, quale sembravano indicare le opere greche.
  3. In Germania la passione classica in Goethe e in Schiller fu essenzialmente la scoperta di un paesaggio fisico e umano caratterizzato dalla naturalità e dalla misura, come manifestazione più alta della dignità e dell'autonomia dell'uomo. Toccò poi ad Holderlin assumere il mito della grecità a simbolo di un passato vissuto nostalgicamente come una condizione irrecuperabile, con la fiducia che il messaggio fosse in grado di operare ancora tra gli uomimi.
  4. L'Italia in questo processo svolge un ruolo marginale, con la polemica tra classicisti e romantici, dove i primi si chiudono in un formalismo privo di sviluppi, mentre i secondi trascurano proprio quello che il resto d'Europa aveva tratto dalla rinnovata coscienza dell'antico.

Le cause di tale incapacità sono da attribuirsi:

Non si può negare tuttavia che almeno a livello di un'emozione soggettiva e di una poetica personale, la nuova idea della classicità abbia esercitato un influsso significativo su alcuni protagonisti della letteratura italiana fra 700 e 800. Non solo Parini, Pindemonte e Monti, ma soprattutti Ugo Foscolo e Leopardi.

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