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NARCISO:

figlio di Cefiso e di Liriope, giovane di straordinaria bellezza ma dall'infelice destino: sarebbe morto appena conosciuto chi era. Il tipo iconografico non è ben definito ed è facile confondere la sua figura, di giovane rappresentato stante o con aspetto stanco, con quella di Pan, di Dioniso, del Genio del sonno o della morte. Più facile diventa la sua identificazione nelle pitture pompeiane, dove è raffigurato seduto sulla sponda di un laghetto o di una sorgente, solo o insieme ad Eros o con figure femminili.

NATALE: Solo nel sec.IV la scena della natività di Gesù Cristo viene rappresentata in un affresco delle catacombe e su alcuni sarcofagi, dove compare assai spesso con l'Adorazione dei Magi, con l'Adorazione dei pastori e con l'Annuncio ai pastori. La scena si ispira ai Vangeli canonici (Luca e Matteo); nella semplicità dello schema e nel tipo delle figure risente ancora vivamente delle influenze classiche. E' rappresentata in più versioni: secondo una formula più usata in occidente, si svolge al riparo di una capanna sotto la quale giace il Bambino deposto in una cesta di vimini. Da presso lo adorano i due animali che, pur non ricordati nei vangeli canonici appaiono quali simboliche interpretazioni di profezie di abacuc e d'Isaia. Al di fuori della capanna, siedono da un lato la Vergine e dall'altro S. Giuseppe, d'aspetto giovanile e vestito con l'exomis. Questo schema in occidente fu trasformato nel sec. VI da influenze orientali e dalle narrazioni dei Vangeli apocrifi (Protovangelo di Giacomo, PseudoMatteo). La Vergine, che sembra quasi estranea a quanto le si svolge intorno, non è più seduta, ma secondo il tipo iconografico siriaco, adagiata sul letto. Anche S. Giuseppe sembra poco partecipe alla scena e se ne sta in disparte, triste e pensoso vegliardo. Compaiono inoltre le figure di Zelemi e Salome, le due donne che, secondo la narrazione degli apocrifi, avrebbero prestato cure alla Vergine. In primo piano è figurata la scena del bagno che sembra doversi collegare alle scene di bagni rappresentate nell'arte classica sui sarcofagi con le storie di Bacco. In epoca non ben determinata si cominciò a immaginare la scena svolgentesi entro una grotta, aperta nei fianchi della montagna, dall' alto della quale gli angeli danno l'annuncio ai pastori. Questo schema, dal VI secolo in poi rimase quasi immutato nell'arte bizantina, mente in occidente si protrae fino agli inizi del sec. XIV, pur con qualche variante apportatavi dall'arte gotica che, specialmente in Francia, crea opere informate ad astratto simbolismo. Notevoli e numerose sono le varianti nell'arte fin oltre il sec.XVI. Il Bimbo giace in terra e la Vergine, non più stanca e sofferente sul suo letto, lo adora in ginocchio con S. Giuseppe: ovvero la scena, che spesso appare sullo sfondo di verdi campagne o di fantastiche rovine, presenta Maria sola o circondata da personaggi in atto di adorare il Bambino. Durante tutto questo periodo l'Adorazione dei pastori è concepita e rappresentata come una scena distinta dalla natività di Gesù. es. Tintoretto - Natività (più corretto sarebbe Natale) 1570, Museum of Fine arts, Boston. La rappresentazione canonica viene integrata in quanto appaiono a pendant della Vergine e S. Giuseppe le figure di Anna e Gioacchino, genitori di Maria. Inoltre ai lati, in secondo piano, si vede l'arrivo dei magi, a destra l'Annunzio ai pastori; infine in basso, in primo piano alcuni animali, come il gallo, il cane il coniglio, probabilmente di significato allegorico, in quanto il primo raffigura il tradimento di S. Pietro, gli altri rispettivamente sono simbolo della fedeltà e della mansuetudine. La composizione del quadro risulta organizzata secondo un diedro che si chiude al centro sull'asse del bambino, si dilata nel fascio dei tronchi d'albero e si allarga negli episodi laterali in lontananza.

NATIVITA': la nascita di Maria Vergine. La più antica rappresentazione della Natività della Vergine è del sec.VI sec. La scena è derivata dai Vangeli apocrifi ed è molto simile al tipo iconografico bizantino della natività di Cristo. S. Anna è adagiata su un letto, ancelle apportano cibo, mentre una, in primo piano, è intenta a lavare la bimba. La medesima formula iconografica si ritrova in opere dei sec.XI-XII: in esse la scena è ideata con maggior ricchezza di particolari e si presenta più affollata. Alla fine del sec. XIII gli schemi bizantini sono sostanzialmente rinnovati da Giotto.

NAUSICA: giovane figlia del re dei Feaci che nell'Odissea si innnamora di Ulisse. L'idea della fanciulla che si apre all'amore, piena di timore e di speranza è resa bene da questo personaggio, divenuto per gli artisti un modello di tale bellezza femminile.

Nausica di lord Frederich Leighton

NICOLA DI BARI (San): Nell'arte greca e latina S. Nicola è sempre rappresentato con gli attributi specifici. Sue caratteristiche sono: tre palle d'oro o tre borse o tre fanciulli, questi talvolta in una vasca, l'ancora o la nave. Le più comuni figurazioni della sua leggenda derivano dalla versione di Iacopo da Varazze: il santo getta furtivamente la borsa di denaro nella camere delle tre sorelle; il viaggio per mare in Terrasanta e la tempesta; protezione miracolosa dei marinai in pericolo di naufragio; i tre bambini resuscitati; il salvamento di tre condannati a morte.

NINFE: divinità minori dei Greci; geni femminili abitanti fiumi, laghi, boschi, ecc., Si immaginarono le Ninfe come fanciulle di fiorente bellezza, rese ancora più belle dai loro ornamenti di fiori e di foglie; si rappresentarono negli atteggiamenti a loro più soliti, della danza, del canto, del bagno, con nudi i piedi e le braccia, disciolte le chiome, succinte le vesti, lo sguardo lieto e sereno. Le Naiadi più spesso ad attingere acqua o a raccoglierla in brocche, le Oreadi sedute o ritte sulle rupi degli alti monti. Di rado vengono rappresentate sole, spesso in compagnia di Ermete o più spesso di Pan e dei Satiri.

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