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MARAT:

Rivoluzionario francese, giacobino deciso insieme a Danton e a Robespierre.es. DAVID Assassinio di Marat,(1793)), il dramma della morte del capo rivoluzionario è rappresentato con grande rigore formale, senza orpelli, con numerose citazione dell'iconografia cristiana delle tematiche di martirio. -Marat, eroe rivoluzionario, ucciso per le idee di libertà, richiama nella sua posa reclinata la figura di Cristo, morto per l'umanità; -la vasca da bagno, trasformata in scrittoio e coperta da teli bianchi, assomiglia ad un sepolcro e perde perciò ogni dimensione privata e personale; -le ferite, il sangue, il braccio abbandonato che ancora trattiene la penna del pensatore, costituiscono altrettanti segni, volti a dare il senso del sacrificio e del lavoro interrotto.

MARIA MADDALENA: La devozione popolare ha fatto di Maria Maddalena la santa più popolare della storia. Ciò è avvenuto in seguito alla sovrapposizione in una sola figura di tre personaggi storici: Maria di Magdala, esorcizzata da Gesù, la prostituta senza nome che bagnò di lacrime e profumi i piedi di Gesù asciugandoli con i capelli, e Maria di Betania. Vi si sommò la storia di Maria Egiziaca che espiò le proprie colpe nel deserto per 47 anni. Maria Maddalena è quindi il punto di arrivo di una riabilitazione della donna peccatrice, l'anti Agnese. Mentre questa copre il proprio corpo intatto con i capelli, Maddalena mostra il corpo rigenerato sotto il manto della capigliatura. Agnese è la figlia maggiore, la virtù pura, Maddalena, la figlia prodiga, la virtù riconquistata. Contrariamente al nudo pagano il nudo cristiano non ha bisogno di celarsi. Maddalena non teme l'effetto che può produrre o gli sguardi degli uomini. Qualcuno è al suo fianco. Non è forse lei che, prima di riconoscere, Cristo resuscitato, ha chiesto: "E' il guardiano del mio giardino?". Quanto all'iconografia, documentata nel catalogo della mostra fiorentina su La Maddalena tra sacro e profano (Mondadori- La casa Usher) del 1986 si ispira sia al Vangelo sia alla leggenda. Oltre all'immagine della penitente dai lunghi capelli, Maria Maddalena appare ai lati della croce con la Madonna e S. Giovanni evangelista, oppure con il Cristo nella celebre scena "noli me tangere". Spesso è rappresentata da sola con l'attributo del vaso degli unguenti che ricorda la sua funzione di mirrofora, come nella Maestà di Ambrogio Lorenzetti in S. Agostino a Siena o in quella di Simone Martini nel Palazzo Pubblico o nell'affresco di Piero della Francesca nella cattedrale di Arezzo: vaso che al di là dell'episodio evangelico è simbolo della conoscenza. Un altro tema iconografico è quello della vanità ispirata alla vita mondana prima della conversione. Sicché in certi dipinti la M. ingioiellata diventa il simbolo della vanità accanto a Marta severa come una monaca. In altri quadri è sottolineata la rinuncia alla vanità, come nel quadro di Artemisia Gentileschi, dove Maddalena posa i suoi gioielli su un tavolino, o in quello del Maestro del Lume di candela, dove la santa addita un teschio.es. Jan Van Sorel, La Maddalena (1528), Amsterdam, Rijkmuseum:l'autore dimostra di aver appreso e assimilato il principio italiano del disegno "interno". Il ricco abbigliamento della Maddalena è memore della Madonna della seggiola di Raffaello; il partito roccioso invece è esemplato su Patiner. es.Anthonis Van Dyck, Maddalena penitente (1620), Amsterdam, Rijkmuseum:La scena è ricostruita in assimilazione del linguaggio rubensiano; infatti sullo sfondo di una natura verde e lussureggiante, delimitata da una tenda rossa la Santa seminuda è assorta in preghiera. La figura della peccatrice, ancora evidente nei suoi elementi di seduzione, i lunghi capelli biondi, il corpo seminudo e giunonico, appare però distaccata dal mondo nell'aria di tristezza e di malinconia che emana dal suo volto, le mani unite nella preghiera, l'angelo vicino che gioca con una coppa richiama forse gli amorini pagani, ma la scena vuole essere di una sensualità ormai frenata e controllata. Il dipinto evidenzia la sicurezza di impianto struttivo e di resa cromatica eccezionale, nell'articolazione del gran nudo scorciato e nella fiammeggiante intonazione cromatica.es. GUIDO CAGNACCI, Maddalena(1640).

MARIA VERGINE: Madre di Gesù Cristo. La mancanza di ritratti di Maria ha lasciato agli artisti di tutti i tempi la più ampia libertà di interpretazione. Il culto delle immagini di Maria inizia nel III sec. In Oriente le figurazioni mariane si presentano sotto tre aspetti principali:

L'iconografia mariana orientale influenza profondamente le figurazioni devozionali dell'Occidente che però dal sec. XIII in poi le svolge liberamente, mentre il mondo greco-slavo-bizantino conserva nelle sue icone, quasi cristallizzato fino ai tempi nostri, il tipo ieratico di Maria. La predicazione dei cistercensi, di S. Bernardo e lo spirito francescano imprimono un nuovo carattere all'iconografia mariana. Con Guido da Siena, Duccio, Cimabue e seguaci la Vergine non è più vista di faccia ma di tre quarti, inclina il capo verso il Bambino, lo guarda teneramente, lo accosta alla guancia, lo stringe con affetto, scherza con lui.Le litanie della Vergine forniscono poi all'immagine di Maria nomi poetici, traducibili in immagini, i più comuni dei quali sono:

MARTE(v. Ares):dio della guerra. es. Anonimo romano (1620), Marte. musei ungheresi. Il nudo virile seduto davanti ad uno sfondo appena accennato e immerso nell'ombra, viene messo in rilievo nitidamente dalla luce che, arrivando da sinistra, fa scintillare l'elmo e lo scudo lasciando scorgere appena i drappi e le altri armi. Il pittore, concentrato sul contrasto degli effetti di luce, usa con parsimonia i colori, ravvivando le sfumature del marrone e del bianco solo con il bel tono rosaceo del drappo avvolto intorno alla vita con negligenza e ricadente a terra. Si pensa che il quadro sia il ritratto del giovane committente raffigurato in posa e situazione mitologica.

MARTINO di Tours (San): Martire cristiano venerato presso i Franchi. La scena più diffusa della vita di S. Martino è la sua elemosina. Il santo giovanetto, a cavallo, è in atto di dividere il suo mantello con il povero.

MENADI: Le donne che insieme a Satiri e Sileni costituiscono il corteggio di Dioniso. Ricoperte di una pelle di cerbiatto, talora di volpe, coronate d'edera, impugnando il Tirso corrono sulle montagne al suono di cembali, timpani e flauti, trascinando o tenendo al seno un cerbiatto che è l'incorporazione più frequente del dio. Al massimo dell'eccitazione addentano l'animale, lo squartano e ne mangiano le carni crude. Attributi costanti delle Menadi sono il tirso e la pardalide (pelle di pantera) (v. Dioniso). Sulle pitture vascolari sono spesso associate ai Satiri in tutte le gradazioni dell'attrazione erotica. Col passare del tempo si accresce il carattere orgiastico della Menade. Dal IV sec. in poi, per tutta l'età ellenistica e romana, la Menade servì più che altro come pretesto agli artisti per rappresentare un bel corpo femminile e metterne in evidenza la plastica bellezza con gli atteggiamenti più svariati e i movimenti più agitati.

MERCURIO: presso i Romani il dio dei commerci e dei guadagni, presto indentificato col dio greco Ermete. Nell'arte romana fu rappresentato dapprima nelle monete, con il tipo ripreso dall'arte greca: un volto di giovane imberbe, coperto dal petaso a orli stretti, con due alette. Il tipo dell'Ermete greco ringiovanito fu riprodotto dagli artisti etruschi. In arte il tipo romano è in genere la riproduzione del tipo ellenistico del sec.IV; vi si aggiunge talvolta la borsa di danaro(crumena) che tiene nella destra, mentre la sinistra regge il caduceo. E' rappresentato nudo, o ricoperto dalla clamide, talvolta dalla paenula, la sinistra regge il caduceo. A volte, invece del petaso alato, due piccole ali gli escono dalla capigliatura. Animali sacri a lui sono il caprone, l'ariete, il vitello e il maiale. La tartaruga che a volte è ai suoi piedi richiama l'invenzione della lira. I Romani aggiungeranno intorno a lui altri animali come il gallo, la sfinge, lo scorpione.

MOSE'

Michelangelo Buonarroti, Mosè

MESE: unità di misura del tempo annuo. Le figurazioni dei mesi sono introdotte negli edifici religiosi e civili nel Medioevo a rappresentare l'incessante fatica dell'uomo per riscattarsi dal peccato originale. Nell'arte romanica vengono in genere adombrati in scenette vivaci che si riferiscono alla vita comune di tutti i giorni e presentano varianti a seconda del clima e degli usi delle diverse regioni. Nell' arte gotica restano più rari nella scultura monumentale mentre diventano più frequenti nelle miniature e nella pittura murale.

MICHELE(Arcangelo) SAN: l'arte dei primi secoli lo rappresenta come nunzio o guardia del Paradiso, in veste bianca, ali policrome, lancia e globo, poi come capitano delle milizie celesti, d'aspetto severo nella sua giovanile bellezza, in completa armatura come un paladino alato e infine come psicopompo, spesso in atto di pesare le anime sulla bilancia o come domatore degli spiriti inferiori, personificati dal drago o demonio trafitto dalla lancia, sotto i suoi piedi.

MORTE: le prime rappresentazioni sono dell' alto Medioevo: è alata, vecchia oppure una giovane con la carnagione scura. Nel 1075 in una croce d'avorio appare come una donna che sprofonda in una bara con la scritta "Mors", sotto i piedi di una regina in cui è personificata la vita. Nel camposanto di Pisa assume le sembianze di una vecchia strega, mentre in epoca posteriore appare sempre più spesso come uno scheletro. La Morte apocalittica è raffigurata in uno scheletro galoppante con falce o spada che semina strage, congiunta agli altri Cavalieri dell'Apocalisse. Descritta già nella Guida bizantina si diffonde negli affreschi e nelle miniature italiane nel '300. A Clusone la Morte scheletro ha corona, manto e scettro regali. Lo scheletro trionfante sul carro appare invece nel '400 e nel '500 nei Trionfi. Nell'arte funeraria del '600, la morte scheletro viene raffigurata alata, irruente, spesso ornata di clessidra e sorreggente un medaglione con l'immagine del defunto. Nel sec. XIX Canova sostituisce al realismo dello scheletro il Genio funebre, giovane nudo con grandi ali, abbandonato e con la face riversa. Numerose sono nei secoli le figurazioni ideologiche della Morte: i tre scheletri che incontrano i 3 re, la morte che falcia i giovani e i ricchi, invano invocata dagli infelici. ecc. (i Trionfi).

MUSE: figlie di Zeus e di Mnemosine, divinità protettrici delle arti. Sono frequenti nei vasi con figure rosse, variano nel numero e negli attributi, che sono nella generalità strumenti musicali: la lira o la cetra, il trigonon (o cetra triangolare), raramente le tibie, mentre la siringa pastorale è sempre esclusiva di Calliope. Altri attributi sono il rotolo scritto e il diptycon. Qualche figura priva di attributi accenna un passo di danza, come Musa della danza. A partire dal sec.IV sono vestite del chitone e dell'imation, stanti o sedute. Nell'età ellenistica compaiono altri attributi, come il globo che è specifico di Urania, mentre Polinnia si avvolge nel manto. Solo a Roma però si avrà l'identificazione delle singole Muse:

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