Nel medioevo troviamo espresse due concezioni di letteratura:
pedagogico-didattica, con il compito di insegnare o
spiegare qualche verità;
pratica, per scopi i più vari, come divertire,
intrattenere, esprimere i propri sentimenti.La lirica
nasce come espressione di questo secondo modo, in
opposizione alla poesia d'argomento
moralistico-didattico. Essa infatti non si propone di
impartire alcun insegnamento.Pur non avendo una
sistemazione formale precisa, la lirica medievale
presenta diversi elementi, strutturati e definiti in modo
preciso, come:
a) scritta in versi e adotta schemi definiti, quali la
canzone, il sonetto, la ballata;
b) è un monologo-soliloquio, in prima persona, del
soggetto che esprime i moti interiori dell'animo, i
propri sentimenti. E' atemporale (di solito usa il
presente) e non prevede lo svolgimento di un'azione vera
e propria;
c) può avere o no un destinatario;
d) può avere complicazioni narrative, drammatiche,
trattatistiche, ecc.
Il medioevo, pur non codificando i generi letterari,
elabora però una teoria degli stili (alto, medio,
basso), cioè i modi più adatti allo scrivere.
Nell'uso del linguaggio è più facile distinguere:
un linguaggio alto, adatto per le tematiche e i
personaggi "cortesi", per la sublimazione dei
sentimenti. Tale linguaggio è caratterizzato dalla
sceltezza del lessico, dalla compostezza formale,
dall'elaborazione retorica;
un linguaggio basso, riservato alla realtà materiale,
agli aspetti sensibili dell'esperienza, ai personaggi
socialmente "bassi" E' caratterizzato dal
lessico quotidiano, municipale, a volte triviale, sempre
immediato.
In relazione a quanto detto possiamo distinguere così due
tipi di lirica:
la lirica seria, che adotta il linguaggio alto;
la lirica giocosa, che adotta il linguaggio medio-basso.
La lirica provenzale.
Abbiamo visto come nei secoli XI e XII le corti feudali
elaborino una propria cultura, alternativa e laica, rispetto a
quella ecclesiastica e formale. Nascono così:
un nuovo mito umano: il cavaliere, che però non combatte
più per la fede o per il re, ma per dare saggio del suo
valore e per acquistare meriti agli occhi della donna
amata. Il prestigio che lo caratterizza è frutto delle
armi, ma anche degli altri comportamenti che lo
distinguono
nuovi valori: il coraggio, il valore, la liberalità, la
cortesia, ecc. Vedono così la luce nuovi e diversi
modelli di vita, del sentire e dell'agire:
-l'esperienza umana più importante diventa quella
amorosa;
-l'amore non è visto più come peccato, ma come
occasione di elevazione morale, come processo formativo
del carattere e della personalità.
L'esempio più completo di questo sentire è l'opera De
Amore di Andrea Capellano, da cui si ricavano gli
elementi fondamentali di tale esperienza:
a) l'amore non può trovarsi in animi gretti e meschini;
b) è un desiderio da tenere segreto e da non far
conoscere ad estranei:
c)non può che essere extraconiugale, perché libero e
non convenzionale;
d) l'amore è servizio e contemplazione della bellezza
della donna amata, che è la sintesi di tutte le virtù;
e) è sempre gratificante, anche nell'insuccesso e
nell'abbandono.
La lirica provenzale cioè elabora una forma dell'idea
erotica, capace di accogliere in se anche contenuti etici, senza
per questo rinunciare al nesso con l'amore naturale per la donna.
Abbiamo così diverse possibilità e tematiche:
a)adorazione quasi religiosa della donna amata;
b)amore come itinerario di perfezione;
c) occasione d'analisi dei turbamenti e degli stati
d'animo.
- una serie di codificazioni:
a) la lode della donna amata;
b) il passaggio di dati e concetti dal mondo dei rapporti
feudali al linguaggio amoroso;
c)l'accenno agli estranei al rapporto, visti come
invidiosi o che possono attentare alla sicurezza del
rapporto.
Della poesia provenzale va anche ricordata l'elaborazione dei
due modelli di poetare (trobar ):
trobar cluz, poetare chiuso,
per non far capire i soggetti e la natura dell'amore;
trobar leu, poetare chiaro,
comprensibile da ogni lettore.
La scuola siciliana e la letteratura toscana di
transizione.
Con la cosiddetta "scuola siciliana"
siamo di fronte al primo esempio di lirica alta, d'argomento
laico, che viene composta in volgare italiano. E' detta scuola
siciliana perché:
- raggruppa un certo numero di autori che presentano la
stessa visione dell'amore e della poesia e la esprimono
nelle stesse forme codificate;
- vivono tutti alla corte di Federico II di Svevia, dove
svolgono le funzioni più varie, in campo amministrativo
o giudiziario.
Anche questa concezione della poesia fa parte della politica
culturale che Federico II vuole realizzare per il suo regno,
politica basata su una ricerca di valori e di forme, autonoma dal
controllo ecclesiastico e dalla supremazia del modello religioso.
Gli autori perciò:
ricavano i temi e i modelli poetici dalla poesia
provenzale;
li trasferiscono nella loro realtà di cortigiani;
operano tale scelta più per motivi di raffinatezza
stilistica e concettuale che per corrispondenza dei
contesti.
Pertanto, più dei temi trattati, meritano attenzione per le
conseguenze sulla letteratura italiana che sta nascendo, le tre
strutture formali utilizzate:
a) la canzone, che è la forma più alta
di poesia, in grado di trattare il tema dell'amore, con
precisione e completezza. E' divisa in strofe, mentre i
versi sono endecasillabi o settenari;
b) la canzonetta , più breve e meno
importante della canzone; vi sono spesso sviluppi
narrativi o parti a dialogo;
c)il sonetto, che è la forma metrica
inventata dai siciliani (14 endecasillabi, divisi in due
quartine e due terzine), utilizzato sia per la
discussione dottrinale sia per la descrizione.
Dopo la battaglia di Benevento, con la sconfitta degli Svevi,
il centro della poesia in volgare diventa la Toscana. Questa
nuova poesia però:
non appare omogenea per valori e temi;
fiorisce in città diverse.
Va subito detto che la poesia toscana, pur ereditando gli
schemi e i valori della scuola siciliana, si caratterizza
rispetto a questa per alcune originalità sue proprie:
a) si esprime in un contesto politico diverso;
b) gli autori sono borghesi, che partecipano alle lotte e
alla guida del comune;
c) riprendono i temi provenzali, ma con riflessioni
moralisticheggianti;
d) danno largo spazio alle tematiche politiche, ampliando
così gli ambiti del genere lirico.
Lo Stilnovo.
Il gruppo di rimatori toscani, Guido Cavalcanti, Dante
Alighieri, Cino da Pistoia ed altri, sulla via tracciata
dal bolognese Guido Guinizelli, compongono il
cosiddetto Stilnovo, la scuola letteraria
toscana che fiorì tra il 1280 e il 1310. Tutti loro formano una
scuola perché:
a) la loro poesia ha un comune denominatore artistico, di
cui sono consapevoli;
b) si contrappongono tutti alla "rozzezza" dei
poeti toscani precedenti, in nome di un diverso ideale
poetico.