. LA RIFLESSIONE SULLA LETTERATURA

La definizione della letteratura fra morale e retorica.

Abbiamo visto come il rapporto con i classici e le loro opere sia il carattere fondamentale dell' Umanesimo, cioè come:

Nel privilegiare autori e contenuti, grandi ma sempre pagani e lontani dal cristianesimo, gli umanisti devono difendersi dagli attacchi dei rigoristi che riaffermano in ogni caso la priorità delle verità dottrinali e di fede. Per gli umanisti, invece, la letteratura fatta sul modello classico è legittima e ricca di valore, sia riguardo alla:

1) morale: La letteratura è moralmente degna perché:

2) retorica: La letteratura è culturalmente degna perché è strettamente legata ai contenuti filosofici, morali e artistici che tratta e al rigore filologico che utilizza.

L'attenzione dei letterati non appare però rivolta solo ai contenuti ma anche, in modo rigoroso, alla forma. Appaiono sempre presenti tre preoccupazioni:

Conseguenze di tale impostazione saranno:

Il dibattito sul principio di imitazione.

Alla cultura moderna sono giunti e sistemati in modo chiaro e completo due atteggiamenti diversi nel confronto del passato:

1) il principio di autorità (medievale): La verità è unica e anteriore allo studio; è stata affermata una volta per tutte. ( E' nella Bibbia, nella teologia di S.Tommaso, nella filosofia di Aristotele, nella medicina di Galeno, ecc.), di conseguenza:

2)il principio di imitazione (umanistico): Riconosciuto il valore grandissimo degli antichi, non si può dimenticare il valore della libertà interiore di ogni uomo, per cui ogni vero scrittore:

La letteratura umanistica elabora e mette a punto il principio di imitazione-emulazione dei modelli classici e cerca di definirlo attraverso due teorie:

a) dell' ottimo modello(unicità), che nella prosa fa riferimento a Cicerone e che così si giustifica:

b) dell'ideale eclettico (molteplicità),così articolato:

LA TRATTATISTICA.

Il trattato come genere.

Il trattato è un'opera in prosa composta e indirizzata ad uno scopo preciso. Si caratterizza per i due aspetti:

Nel periodo umanistico-rinascimentale il trattato ebbe particolare successo per alcuni motivi ben precisi:

Il dibattito sulla dignità dell'uomo.

Un tema importante, molto discusso nella trattatistica, è il problema dell'uomo, del suo ruolo, dei limiti alla sua azione. Il primo argomento che richiedeva una sistemazione critica era il problema della fisicità e della mondanità dell'uomo, rispetto alle pretese spiritualistiche ed ultraterrene del pensiero medievale. Tra gli autori che ne discussero meritano una particolare attenzione:

1) Giannozzo Manenti, che:

2) Lorenzo Valla, che:

La valorizzazione della realtà terrena e mondana appare così totale, tanto che le conseguenze saranno:

Rivalutato fisicamente l'uomo si interroga sul proprio ruolo nella realtà del mondo. Egli:

Un ruolo particolare allora avrà il rapporto che si viene a creare tra la virtù e la fortuna , per cui:

Ebbene, la virtù intesa correttamente non può che prevalere sulla fortuna dominandola o limitandone gli effetti negativi nel caso avverso.

Legati alla soluzione di tale questioni si riscontrano tre tipi di riflessione:

  1. si propone una soluzione, alternativa rispetto al passato, della scelta tra vita contemplativa e vita attiva. Quest'ultima viene intesa soprattutto come partecipazione politica e sociale alla vita repubblicana, che è creduta come la più alta forma della vita associata;
  2. oppure si prospetta l'evasione neoplatonica verso mondi perfetti e sovraccitadini o sovranazionali. Questo è più evidente nelle realtà principesche o tiranniche e l'uomo cittadino del mondo è la base per un'aspirazione verso un governo ideale non contiguo con le realizzazioni concrete della storia.Entrambi le posizioni si inquadrano nel problema politico della dignità dell'uomo (egli deve conoscere, deve essere artefice nella conoscenza e nella comprensione del cosmo).
  3. infine si ha la definizione del comportamento ideale nella vita familiare, economica e sociale.

 

L.B.Alberti è l'autore che più chiaramente ci fa capire l'importanza assunta dalla cura per:

Tutte realtà in grado di porsi come misura della dignità dell'uomo. Ne deriva una visione della vita:

.Il dibattito sulla formazione culturale e umana.

Il dibattito sulla dignità dell'uomo dà luogo alla riflessione sulle materie , il cui studio possa meglio prepararlo alla vita e alla definizione di comportamenti ideali.Le riflessioni che ne scaturiscono presentano alcuni aspetti comuni, quali:

Dall'insieme di queste opere emergono due modelli di comportamento che vengono proposti e suggeriti agli studiosi:

  1. il cortigiano, assunto come il depositario dei caratteri, dei comportamenti, della "professionalità" di chi vive a corte e deve saper consigliare il principe nei suoi affari. E' un ideale di perfezione che può essere inserito in una situazione concreta, ma capace di andare al di là della contingenza.
  2. l'amore platonico, che nasce dalla visione neoplatonica della separazione tra anima e corpo, che l'uomo vive e sperimenta continuamente. L'eros, l'istinto, l'amore si purificano e si perfezionano perdendo gradualmente la loro corporeità e diventando valori sommi nell'astrazione, capace così di unire al di là e al di sopra delle contingenze.

Pertanto:

IL CODICE LINGUA.

L'Umanesimo e il Rinascimento ebbero in gran considerazione il latino, inteso come lingua della cultura per eccellenza. Nell'uso del latino però troviamo due fasi:

1) per tutto il '400 è prevalente il dominio del latino sul volgare e la stragrande maggioranza delle opere degli umanistiè scritta in latino;

2) nel '500 si fa sempre più decisa la tendenza che riconosce dignità al volgare che arriva a sostituire il latino nella lingua della cultura.

Tale processo che porterà il fiorentino a diventare la lingua italiana, sarà lungo e contorto, caratterizzato da almeno tre limiti:

Conseguenza di tale stato di cose sarà il fatto che l'Italiano nascerà e si svilupperà come lingua letteraria artificiale, usata solamente per la letteratura. Pur con tali limiti ci sarà un vasto dibattito sui caratteri della lingua letteraria, le cui posizioni principali sono:

a)la lingua cortigiana (Baldassare Castiglione); bisogna aspirare al superamento della tradizione toscana ed utilizzare come lingua letteraria quella usata nelle corti principesche e soprattutto in quella papale, dove convergono ambasciatori e dotti da tutta l'Italia. Perciò la lingua va fondata:

b) il fiorentino vivo (Niccolò Machiavelli); la lingua letteraria che viene usata dagli scrittori italiani ha strutture e forme che sono tipiche del fiorentino; se le opere di Dante, Petrarca e Boccaccio si sono imposte su tutte le altre dipende anche dal fatto che sono state scritte in una lingua capace di arrivare a tutti, che ha caratteri superiori e originali rispetto a tutte le altre lingue regionali. Perciò la scelta linguistica deve essere fondata :

c)la tesi arcaicizzante (Pietro Bembo);la lingua di cui si discute deve essere utilizzata dalla letteratura e sola da essa può ricavare forme, strutture e gli stessi modelli, che sono quelli elaborati dai grandi autori trecentisti italiani, solo per caso fiorentini. Perciò va scelto il fiorentino, ma non il dialetto di Firenze, ma il fiorentino usato dai "classici" ( italiano letterario ).

 

 

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