. LA RIFLESSIONE SULLA
LETTERATURA
La definizione della letteratura fra morale e retorica.
Abbiamo visto come il rapporto con i classici e le loro opere
sia il carattere fondamentale dell' Umanesimo,
cioè come:
- - sia fondamentale il legame che unisce antichi e moderni
nella conoscenza e nell'arte;
- - sia totale il bisogno di rifarsi ai classici, intesi
come maestri e modelli.
Nel privilegiare autori e contenuti, grandi ma sempre pagani e
lontani dal cristianesimo, gli umanisti devono difendersi dagli
attacchi dei rigoristi che riaffermano in ogni caso la priorità
delle verità dottrinali e di fede. Per gli umanisti, invece, la
letteratura fatta sul modello classico è legittima e ricca di
valore, sia riguardo alla:
1) morale: La letteratura è moralmente degna perché:
- - pur non mediando la Rivelazione, nasce da
un'ispirazione divina che spinge a comporre;
- - con i suoi temi e il suo rigore si rivela formatrice e
informatrice della vita morale dell'uomo, ponendo modelli
e limiti alla natura e al comportamento umani;
- - il rigore degli studi e della formazione culturale sono
preparazione e guida alle verità religiose.
2) retorica: La letteratura è culturalmente degna
perché è strettamente legata ai contenuti filosofici, morali e
artistici che tratta e al rigore filologico che utilizza.
L'attenzione dei letterati non appare però rivolta solo ai
contenuti ma anche, in modo rigoroso, alla forma. Appaiono sempre
presenti tre preoccupazioni:
- a) per la "convenienza",
cioè per la scelta del "registro stilistico"
in relazione all'argomento trattato;
- b) per la "concinnitas",
cioè per l'eleganza formale nella costruzione delle
frasi e del discorso;
- c) per modelli stilistici, diversi;
per la prosa: Cicerone, per la
poesia:Virgilio , ma soprattutto Orazio,
che ha insegnato a mescolare l'utile al piacevole; la
letteratura perciò deve insegnare dilettando, ovvero
dilettare trattando argomenti utili moralmente e
socialmente.
Conseguenze di tale impostazione saranno:
- - l'attenzione estrema ai fatti del linguaggio;
- - Il confronto sistematico con i classici;
- - la loro assunzione come modelli al fine di pervenire
all'elaborazione di un interesse teorico autonomo e
originale.
Il dibattito sul principio di imitazione.
Alla cultura moderna sono giunti e sistemati in modo chiaro e
completo due atteggiamenti diversi nel confronto del passato:
1) il principio di autorità (medievale): La
verità è unica e anteriore allo studio; è stata affermata una
volta per tutte. ( E' nella Bibbia, nella teologia di S.Tommaso,
nella filosofia di Aristotele, nella medicina di Galeno, ecc.),
di conseguenza:
- - non esistono paradigmi culturali alternativi;
- - le cose vere si spiegano senza aggiungere nulla;
- - tra le idee dei moderni e quelle degli antichi c'è
solo un rapporto di sudditanza e di derivazione.
2)il principio di imitazione (umanistico):
Riconosciuto il valore grandissimo degli antichi, non si può
dimenticare il valore della libertà interiore di ogni uomo, per
cui ogni vero scrittore:
- - rinnova con il suo ingegno quello che ha appreso;
- - esprime in modo originale quello che prova.
La letteratura umanistica elabora e mette a punto il principio
di imitazione-emulazione dei modelli classici e cerca di
definirlo attraverso due teorie:
a) dell' ottimo modello(unicità), che nella
prosa fa riferimento a Cicerone e che così si giustifica:
- - l'uomo naturalmente aspira alla perfezione, cioè a
Dio. Questa sua natura lo porta, se non traviato, a voler
raggiungere l'eccellenza in tutte le sue cose;
- - dimostrata l'eccellenza di Cicerone come autore, è
naturale che venga preso come modello unico.
b) dell'ideale eclettico
(molteplicità),così articolato:
- - premesso che lo stile è manifestazione della propria
personalità, esso può manifestarsi solo quando si sono
appresi e sistemati criticamente i modelli;
- - tali modelli sono diversi e diversamente eccellenti.
LA TRATTATISTICA.
Il trattato come genere.
Il trattato è un'opera in prosa composta e indirizzata ad uno
scopo preciso. Si caratterizza per i due aspetti:
- -del contenuto( l'etica, la scienza, la politica ,ecc.);
- -della forma che assume la presentazione della tesi
(dialogo , contrapposizione delle idee, racconto, ecc.).
Nel periodo umanistico-rinascimentale il trattato ebbe
particolare successo per alcuni motivi ben precisi:
- -era una forma letteraria di chiara derivazione classica;
- -permetteva l'esame razionale ed equilibrato dei
problemi;
- -assicurava lo sviluppo dei forme particolari, quali
l'epistola, il discorso pubblico,l'invettiva.
Il dibattito sulla dignità dell'uomo.
Un tema importante, molto discusso nella trattatistica, è il
problema dell'uomo, del suo ruolo, dei limiti alla sua azione. Il
primo argomento che richiedeva una sistemazione critica era il
problema della fisicità e della mondanità dell'uomo, rispetto
alle pretese spiritualistiche ed ultraterrene del pensiero
medievale. Tra gli autori che ne discussero meritano una
particolare attenzione:
1) Giannozzo Manenti, che:
- - afferma la positività del corpo, del vivere e
dell'operare umano sulla terra;
- - concepisce la dignità umana come capacità di
intervenire nella vita reale e per la possibilità di
provare e cercare il piacere.
2) Lorenzo Valla, che:
- - si sofferma analiticamente sui singoli sensi e le loro
funzioni;
- - concepisce la dignità umana nella bellezza e
funzionalità dell'intero corpo umano.
La valorizzazione della realtà terrena e mondana appare così
totale, tanto che le conseguenze saranno:
- a)l'attenzione della pedagogia umanistica per
l'educazione del corpo e per la pratica degli esercizi
fisici;
- b) lo spazio crescente che nelle arti figurative è dato
alla rappresentazione del corpo umano, alla celebrazione
della bellezza fisica.
Rivalutato fisicamente l'uomo si interroga sul proprio ruolo
nella realtà del mondo. Egli:
- -deve agire, fare, produrre beni e valori fruibili nella
vita terrena, sia da singoli che in forma associata;
- -la sua realizzazione non può avvenire nella
spiritualità o nella fuga dal mondo, ma in questa
mondanità, nell'agire concreto di questo mondo.
Un ruolo particolare allora avrà il rapporto che si viene a
creare tra la virtù e la fortuna , per cui:
- a)la virtù è intesa come la capacità di previsione, la
costanza nell'impegno, la decisione a voler raggiungere
un obbiettivo;
- b)la fortuna, invece, viene vista come l'influsso del
contingente, del caso fortuito, dell'improvviso che
interviene nell'operare umano.
Ebbene, la virtù intesa correttamente non può che prevalere
sulla fortuna dominandola o limitandone gli effetti negativi nel
caso avverso.
Legati alla soluzione di tale questioni si riscontrano tre
tipi di riflessione:
- si propone una soluzione, alternativa rispetto al
passato, della scelta tra vita contemplativa e vita
attiva. Quest'ultima viene intesa soprattutto come
partecipazione politica e sociale alla vita repubblicana,
che è creduta come la più alta forma della vita
associata;
- oppure si prospetta l'evasione neoplatonica verso mondi
perfetti e sovraccitadini o sovranazionali. Questo è
più evidente nelle realtà principesche o tiranniche e
l'uomo cittadino del mondo è la base per un'aspirazione
verso un governo ideale non contiguo con le realizzazioni
concrete della storia.Entrambi le posizioni si inquadrano
nel problema politico della dignità dell'uomo (egli deve
conoscere, deve essere artefice nella conoscenza e nella
comprensione del cosmo).
- infine si ha la definizione del comportamento ideale
nella vita familiare, economica e sociale.
L.B.Alberti è l'autore che più chiaramente
ci fa capire l'importanza assunta dalla cura per:
- -la persona;
- -la famiglia;
- -il patrimonio.
Tutte realtà in grado di porsi come misura della dignità
dell'uomo. Ne deriva una visione della vita:
- -come dura ma doverosa lotta per l'esistenza;
- -mentre la dignità umana viene intesa come capacità di
determinare il proprio destino.
.Il dibattito sulla formazione culturale e umana.
Il dibattito sulla dignità dell'uomo dà luogo alla
riflessione sulle materie , il cui studio possa meglio prepararlo
alla vita e alla definizione di comportamenti ideali.Le
riflessioni che ne scaturiscono presentano alcuni aspetti comuni,
quali:
- a) Un posto privilegiato viene assicurato agli studia
humanitatis, cioè ai contenuti delle discipline
classiche, intese come ricerca e sistemazione di valori
eterni, sempre validi, al di là di ogni contingenza
storica.
- b) E' continua l'applicazione di tali ideali di
completezza e di perfezione non solo lla mente ma anche
al corpo. (esercizio fisico).
- c) Vengono elencate e definite le virtù e le qualità
ritenute positive e perciò da perseguire. (la
temperanza, la giustizia, la sobrietà, la pudicizia...).
Dall'insieme di queste opere emergono due modelli di
comportamento che vengono proposti e suggeriti agli studiosi:
- il cortigiano, assunto come il
depositario dei caratteri, dei comportamenti, della
"professionalità" di chi vive a corte e deve
saper consigliare il principe nei suoi affari. E' un
ideale di perfezione che può essere inserito in una
situazione concreta, ma capace di andare al di là della
contingenza.
- l'amore platonico, che nasce dalla
visione neoplatonica della separazione tra anima e corpo,
che l'uomo vive e sperimenta continuamente. L'eros,
l'istinto, l'amore si purificano e si perfezionano
perdendo gradualmente la loro corporeità e diventando
valori sommi nell'astrazione, capace così di unire al di
là e al di sopra delle contingenze.
Pertanto:
- -la bellezza della persona amata è soltanto un'epifania
(manifestazione) della bellezza assoluta di Dio, che
unica può appagare totalmente, ma è anche via che
conduce ad essa;
- -l'amore, depurato dalle scorie terrene, diventa
contemplazione attraverso la bellezza terrena, della
Bellezza eterna ed ideale.
IL CODICE LINGUA.
L'Umanesimo e il Rinascimento ebbero in gran considerazione il
latino, inteso come lingua della cultura per eccellenza. Nell'uso
del latino però troviamo due fasi:
1) per tutto il '400 è prevalente il dominio del latino sul
volgare e la stragrande maggioranza delle opere degli umanistiè
scritta in latino;
2) nel '500 si fa sempre più decisa la tendenza che riconosce
dignità al volgare che arriva a sostituire il latino nella
lingua della cultura.
Tale processo che porterà il fiorentino a
diventare la lingua italiana, sarà lungo e contorto,
caratterizzato da almeno tre limiti:
- a) l'esperienza linguistica, sia latina sia volgare,
riguarda solo una ristretta élite culturale;
- b) la frammentazione politica e i conflitti tra gli stati
impediscono l'avvio del processo di omogeneizzazione
linguistica, a differenza di quanto avviene nel resto
d'Europa con gli stati nazionali;
- c) la realtà linguistica italiana rimane caratterizzata
dalla presenza di una miriade di dialetti, tutti
socialmente e politicamente legittimati a livello locale.
Conseguenza di tale stato di cose sarà il fatto che
l'Italiano nascerà e si svilupperà come lingua letteraria
artificiale, usata solamente per la letteratura. Pur con tali
limiti ci sarà un vasto dibattito sui caratteri della lingua
letteraria, le cui posizioni principali sono:
a)la lingua cortigiana (Baldassare
Castiglione); bisogna aspirare al superamento della tradizione
toscana ed utilizzare come lingua letteraria quella usata nelle
corti principesche e soprattutto in quella papale, dove
convergono ambasciatori e dotti da tutta l'Italia. Perciò la
lingua va fondata:
b) il fiorentino vivo (Niccolò Machiavelli);
la lingua letteraria che viene usata dagli scrittori italiani ha
strutture e forme che sono tipiche del fiorentino; se le opere di
Dante, Petrarca e Boccaccio si sono imposte su tutte le altre
dipende anche dal fatto che sono state scritte in una lingua
capace di arrivare a tutti, che ha caratteri superiori e
originali rispetto a tutte le altre lingue regionali. Perciò la
scelta linguistica deve essere fondata :
- sul carattere naturale della lingua;
- sull'uso continuo che di essa si fa ( fiorentino
vivo e contemporaneo).
c)la tesi arcaicizzante (Pietro Bembo);la
lingua di cui si discute deve essere utilizzata dalla letteratura
e sola da essa può ricavare forme, strutture e gli stessi
modelli, che sono quelli elaborati dai grandi autori trecentisti
italiani, solo per caso fiorentini. Perciò va scelto il
fiorentino, ma non il dialetto di Firenze, ma il fiorentino usato
dai "classici" ( italiano letterario
).