LE BASI CULTURALI DEL ROMANTICISMO

La cultura filosofica e scientifica

Le piu interessanti sistemazioni filosofiche che caratterizzano la cultura della prima metà dell'800 sono quelle di Hegel, Schopenaeur, e di Marx-Engels.

L'illuminismo aveva definito la storia utilizzando le categorie di progresso, di emancipazione umana e di trionfo dei lumi della ragione, proprio quel modo che le nuove idee romantiche rifiutano. I romantici infatti:

  1. ritengono ogni momento storico individuale, irripetibile e concreto. L'interesse per esso nasce soprattutto da un coinvolgimento "sentimentale", che riguardano soprattutto i caratteri della cultura popolare, della poesia, del liguaggio, delle tradizioni e del costume religioso.
  2. vedono nella storia la manifestazioe di un piano divino educativo dell'umanità.
  3. la natura stessa viene percepita come rivelazione del divino, al di là dei fenomeni e delle apparenze. Essa nonè materia inerte, ma \'e8 un organismo vivente e animato, un processo creativo di forme sempre più perfette e di cui l'uomo èal culmine.

Queste istanze romantiche vengono riprese dalla filosofia idealistica e tradotte in sistemi concettuali di grande complessità. Fichte, Schelling ed Hegel:

* HEGEL:

Per comprendere la filosofia di Hegel dobbiamo metterla in relazione a:

  1. le vicende storiche del suo tempo , soprattutto la rivoluzione francese, che aveva sconvolto ogni tradizionale principio etico-politico, ogni gerarchia statale e sociale, caratterizzandosi per le stragi e le conquiste militari, tanto da far dubitare del progresso della civiltà umana.
  2. il pensiero di Kant , che incarnava la più profonda e coerente interpretazione dell'illuminismo.

Kant aveva teorizzato l'idea che:

Kant inoltre:

Hegel invece considera la realtà come un tutto,come un'unica sostanza assoluta che è il fondamento di ogni distinzione successiva. Compito del pensiero è proprio quella spiegare chiaramente tale realtà profonda, così da comprendere come essa si articoli in aspetti o realtà particolari (es. una cosa nei suoi aspetti sensibili, la natura nei vari organismi, lo Stato nei suoi istituti e nelle classi sociali, ecc.).

Nella Fenomenologia dello spirito Hegel spiega come il sapere umano si sollevi via via dalla sensazione alla ragione per culminare infine nello spirito ( Geist ). Con questo termine Hegel non intende qualcosa di "spirituale" in quanto opposto alla materia e simili. Esso è la manifestazione della ragione nascosta, ciò che è sottostante a ogni conoscenza e a ogni realtà particolare. La ragione, a sua volta, non è un concetto intellettuale astratto: essa è, dice Hegel, "l'operare di tutti e di ciascuno", cioè quell'agire concreto di soggetti umani che nell'operare cooperano, si oppongono e si contrastano, si negano e insieme si riconoscono, dando vita infine a strutture oggettive, sopraindividuali quali la famiglia, la società civile, lo Stato. Sono queste realtà oggettive che Hegel chiama appunto "spirito", in un senso affine a quello di Montesquieu quando parla di "spirito delle leggi" o di "spirito dei popoli".

Nella Enciclopedia Hegel mostra poi che l'intera realtà è spirituale. La natura non è qualcosa di "esterno" e di contrapposto alla ragione umana. L'uomo comincia dalla natura (così come il sapere comincia dalla sensazione), ma già la natura mostra un'interna razionalità, ordinandosi in genere, specie, individui. Ma questa concettualità è ancora qualcosa di inconscio. L'"ordine della natura", il suo evolvere in forme ed organismi sempre più alti e complessi, è affidato ad un gioco di forze cieche e inconsapevoli che conserva e realizza la conservazione della specie solo attraverso la morte dei vari individui. Tale accidentalità accompagna anche le prime fasi della storia umana, in cui gli individui sono completamente assoggettati ai bisogni economico-naturali e alle necessità delle organizzazione sociale, e di conseguenza alla forza dispotica dello Stato e del sovrano. Ma come il cammino della natura ha il compito di fornire la base materiale per il cammino della storia, così la storia, attraverso una vicenda millenaria, ha il fine di sollevare l'uomo alla comprensione del carattere spirituale della realtà, rendendolo finalmente libero, vale a dire affrancato dall'accidentalità naturale e capace di autodeterminarsi consapevolmente.

Le Lezioni sulla filosofia della storia concludono il sistema hegeliano. Nella storia i popoli sono come le specie naturali che, evolvendo verso l'uomo, mostrano che la natura è sorretta da un nascosto piano razionale. Ogni popolo incarna pertanto una tappa di quel processo che manifesterà soltanto alla fine il suo senso spirituale. Così i popoli si affermano e via via scompaiono sulla scena della storia del mondo, dando l'impressione di una vicenda irrazionale e senza scopo.Ma questo è un punto di vista astrattamente soggettivo. In realtà, attraverso la storia e le sue catastrofi l'uomo prende coscienza del senso profondo, della "razionalità" che governa il tutto. Tale senso si deposita e si esprime nelle grandi forme e creazioni spirituali dell'arte, della religione e infine, della filosofia. In esse infatti lo spirito celebra la propria eterna verità e libertà. Passano i popoli, muoiono gli individui, ancora affetti del'accidentalità naturale; ma su questa base materiale fioriscono e si affermano i "valori", attraverso i quli l'uomo, divenuto cosciente di sé, si contempla nella sua oggettiva libertà (per Hegel la libertà è dello spirito, non degli individui, come invece voleva il liberalismo borghese del 700): Sicché i greci possono bensì essere scomparsi da millenni come realtà "naturale" e "storico-sociale", ma la loro arte, la loro religione, la loro filosofia restano eternamente e idealmente come una tappa imprescindibile attraverso la quale lo spirito comprende e celebra se stesso.

SCHOPENAUER

La filosofia di Schopenauer è considerata una filosofia del pessimismo, secondo cui il dolore costituisce la condizione dell'esistenza. La sua opera più importante è Il mondo come volontà e rappresentazione.

In essa afferma:

  1. che la conoscenza che abbiamo è frutto della rappresentazione individuale con cui definiamo ciò che esiste;
  2. che l'incessante divenire di tutte le cose, di tutti i fenomeni e di tutti gli esseri della natura, è solo l'espressione di una forza nascosta, inconscia e oscura, che egli chiama " la volontà universale ".

Tale volontà:

Conseguenza sarà che:

  1. Ognuno di essi ha in sé la stessa forza vitale o volontà universale, cioè la stessa volontà di affermazione;
  2. Ma per realizzarsi deve fare i conti con tutti quanti gli altri esseri che vogliono allo stesso modo affermarsi.

Di qui la lotta perenne che travaglia la natura in ogni suo ordine, nonché il dolore cieco, assurdo, senza scopo che perseguita gli individui fino alla morte. La volontà, nel realizzarsi, mostra l'ultima contraddizione del suo essere, l'impossibilità del suo progetto. In altri termini, la vita rivela nel dolore dei suoi membri la propria essenziale irrazionalità e assenza di scopo.(La realtà non è affatto "razionale" come voleva Hegel, ma non ha alcun senso).

Le cose non cambiano con l'uomo, anzi peggiorano. Già l'animale per sopravvivere deve affidarsi ai sensi e all'istinto, che non hanno la stessa necessità delle leggi fisiche e chimiche. Ciò significa che l'animale avverte intensamente la sofferenza del vivere e incorre in errori.

Questi errori divengono ancora più grandi e dolorosi nell'uomo, che con lo strumento della ragione

La via della liberazione è indicata da Schopenauer nella soppressione stessa della volontà di vivere:

Ciò si attinge:

a) nella contemplazione disinteressata dell'arte;

b) nel sentimento della pietà;

c)ma il culmine è raggiunto solo con un consapevole ascetismo che rifiuta ogni passione e analogamente a quanto dice il buddismo, interrompe il ciclo delle nascite e delle generazioni.

MARX e ENGELS

Nella loro opera L'ideologia tedesca,\ in polemica con l'eleborazione filosofica di Hegel, ribaltano le conclusioni del grande filosofo e fondano quella concezione che sarà chiamata " materialismo storico". Le premesse della loro riflessione sono che, per non correre il rischio di errori, bisogna partire dall' esame della realtà concreta, constatabile empiricamente, e dai bisogni umani essenziali, per vedere:

  1. che i bisogni sono riconducibili alla produzione della vita e alla riproduzione della stessa.
  2. che l'uomo, a differenza degli animali, produce i propri mezzi di sussistenza.

Per produrre in modo sicuro la propria sussistenza e per riprodursi, l'uomo non può agire da solo, deve necessariamente entrare in rapporto con gli altri, i bisogni umani diventano perciò stesso rapporti sociali e dalla loro soddisfazione che origina la società. Insomma, nella produzione sociale della loro esistenza, gli uomini entrano in rapporti determinati, necessari, indipendenti dalla loro volontà, in rapporti di produzione che corrispondono ad un determinato grado di sviluppo delle loro forze produttive materiali.

L'insieme di quei rapporti di produzione costituisce la "struttura" economica della società, ossia la base reale sulla quale si eleva la" sovrastruttura", giuridica e politica e alla quale corrispondono forme determinate della coscienza sociale. Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è al contrario, il loro essere sociale che determina la loro coscienza.

Siccome la divisione del lavoro, favorisce una ineguale appropriazione di produzione, è la sovrastruttura (politica, religiosa, culturale) che la giustifica e la difende; per questo in ogni epoca e in ogni società la classe dominante è quella che produce la "cultura dominante", con il compito di creare la "coscienza" degli individui appartenenti alla società.

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