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FAVOLA:

tipo di racconto fantastico-didascalico, rispondente al bisogno umano di racchiudere in una cornice narrativa, dove essere reali e fantastici si muovono su di un medesimo piano, una verità morale o un consiglio di saggezza pratica. E' logico dunque che ne venisse creata anche una rappresentazione allegorica: es. Gustav Klimt, La Favola,(1883) Historiches Museum der Stadt, Vienna. La favola, raffigurata come una donna nuda in un sottobosco popolato di animali, è l'espressione di un'arte della citazione, soprattutto di pittori nordici del XVII secolo; il nudo accademico della fanciulla non lascia minimamente presagire il Klimt del "periodo dorato"; raffigura infatti il tipo di bellezza femminile nordica, dall'incarnato chiaro e luminoso, dai capelli biondi, raccolti a treccia, secondo lo stereotipo della donna morigerata, le forme opime o leggermente carnose, simbolo di opulenza e di serenità, un seno contenuto, il pube implume. Gli animali raccolti ai suoi piedi o che la circondano richiamano i protagonisti delle favole più tipiche.

FIUME: l' immaginazione degli antichi fu colpita soprattutto dalla violenza e dal fragore delle acque del fiume in piena, simile all'impeto incontenibile e al muggito del toro. A questo animale si assimilò il fiume e la forma taurina divenne la rappresentazione più comune delle divinità fluviali. Di tale figurazione simbolica si impadronì il mito di Acheloo(v.). Nelle arti figurative la difficoltà di distinguere in molti casi il toro fluviale dal toro comune, indusse assai per tempo gli artisti ad adottare, a lato della figura del toro ordinario, quella del toro a testa umana (o androprosopo), che usato per Acheloo rimase il solo usato per indicare le divinità fluviali. Piano piano tale figurazione andò scomparendo tanto che nel sec. V non si conservò nell'arte altro ricordo della 'antica raffigurazione taurina che le corna. Nel sec.IV la divinità fluviale viene generalmente raffigurata come un giovane nudo, più di rado un uomo barbato e spesso mancano le corna taurine. Divinità fluviali si trovano rappresentate sporadicamente anche in figura di aquila, di drago, di cane, di cinghiale, ma prevalentemente la raffigurazione è quella di un uomo nudo, armonico nella sua bellezza e nella sua possanza: l'esempio più bello e famoso è la statua del fiume Nilo, ora nel museo del Vaticano.

FLORA: divinità romana della natura, rispecchiante il fiorire fecondo della primavera, perciò l'epiteto di mater . E' rappresentata come una donna in aspetto matronale, vestita di tunica con seno, fianchi e cosce ben evidenziati, con la testa e le mani piene di fiori.

TIZIANO, Flora (1515), Firenze, Uffizi:

Questa tela è un'opera della fase in cui l'artista veneto, rimeditando il classicismo di Giorgione, creava le sue favole sulla vita dell'uomo, sull'amore, e componeva le splendide variazioni sul tema della bellezza femminile; la più famosa di esse è appunto la cosiddetta Flora, sorella della nuda sul sarcofago nell'Amor sacro e profano della Galleria borghese. La composizione è estremamente semplice: il corpo si presenta di prospetto, il capo è leggermente piegato e volto di tre quarti; mentre con la mano sinistra la giovane donna trattiene la camicia che le è scivolata dalla spalla, il braccio destro è piegato e la mano colma di fiori si protende verso di noi, suggerendo una certa profondità spaziale, dato che il fondo è ancora uno schermo. Un susseguirsi di linee dolcemente ricurve racchiude le zone cromatiche estremamente terse, in cui un chiaroscuro sottile, di puro valore pittorico, contende alla luce la rivelazione delle forme.

FRANCESCO (S.)d'Assisi: fu oggetto di un gran numero di pitture e di sculture, in rappresentazioni di ogni specie. L'arte bizantineggiante del sec. XIII sembra non aver guardato allo spirito nuovo del santo, riducendone la figura entro i soliti schemi di idealizzazione dell'ascetismo. Giotto, rinnovando a fondo l'arte, liberò dai vieti canoni la rappresentazione del santo improntandola al carattere proprio, e rendendola umanamente vigorosa ma pronta a ogni profondo moto dell'animo. Dopo di lui gli artisti maggiori cercarono di esprimere nella figura del santo qualcuna almeno delle sue qualità più intime, senza attenersi ai caratteri iconografici tradizionali: l'austerità e la dolcezza, l'abbandono in Dio, l'estasi devota, riuscendovi in vario modo secondo il loro diverso temperamento. Esteriormente però la figura di S. Francesco fu distinta oltre che per il saio, la tonsura monacale, per le stimmate.

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