E

ECATE:

divinità dell'oltretomba ma spesso confusa con Artemide. Nell'antica pittura vascolare la vediamo rappresentata in figura e aspetto somigliantissimi ad Artemide. Presto però prevalse nell'arte la figura triforme o tricipite detta ecateo, corrispondente all'immagine che gli antichi si erano fatti della dea, derivandola dalle tre fasi della luna o dalla triplice sfera di attività della dea (celeste, terrena, ctonia). Attributi delle tre figure sono lunghe fiaccole poggianti al suolo, patere da libagione, la mela, il cane. Sono vestite da un doppio chitone e con l'alto calato in testa stanno ritte intorno al pilastro triangolare o a un fusto rotondo, che sovrasta le tre teste. A volte si incontra il gruppo di E. in forma di erma semplice.

EDIPO: eroe greco al centro di complessi miti. Laio, figlio del re di Tebe, era perseguitato dalla collera di Era, a causa della maledizione lanciatagli contro da Pelope, per aver egli fatto violenza al figlio Crisippo. Sposatosi Laio con Giocasta e non avendone per molto tempo avuto figli interrogò l'oracolo di Delfo che gli rispose di guardarsi bene dal generare un figlio, perché9 questi sarebbe stato il suo uccisore. Ma Laio un giorno ubriacatosi dimenticò l'avvertimento ed ebbe dalla moglie Giocasta un figlio. Per stornare ciò che aveva detto l'oracolo il re di Tebe fece esporre il neonato sul Citerone, dopo avergli trafitto i piedi, affinché a nessuno venisse voglia di raccogliere un fanciullo così rovinato. Invece alcuni pastori lo raccolsero e lo consegnarono al re di Corinto Polibo, che non avendo figli dalla moglie l'adottò come suo e per indicare la mutilazione lo chiamò Edipo ( "dai piedi gonfi"). Educato Edipo a Corinto e divenuto grande, in seguito ad alcune parole pronunciate da un ubriaco in un banchetto, cominciò ad avere sospetti sulla sua nascita. Perciò consultò l'oracolo di Delfo; ma questi si limitò a dire che avrebbe ucciso il padre e sposata la madre. Atterrito, Edipo si allontanò da Corinto. Arrivato nella Focide incontrò ad un bivio Laio e l'uccise, continuando il suo cammino verso Tebe. Vi giunge quando la città è sotto l'incubo della Sfinge, una donna dal corpo di leone che proponeva alle sue vittime un enigma, promettendo loro la salvezza e di uccidersi se riuscivano a risolverlo. Nel frattempo a Tebe viene conosciuta la morte di Laio e allora Creonte, suo cognato promette il trono della città e la mano della vedova Giocasta a chiunque avrebbe liberato la città dal mostro. Edipo scioglie l'enigma e la Sfinge si uccide. Egli entra a Tebe ,sposa Giocasta e ne ha quattro figli Eteocle, Polinice, Antigone e Ismene. A Tebe però scoppia una grande pestilenza e l'oracolo rivela che era a causa della presenza in città dell'uccisore di Laio. Edipo scopre durante le ricerche che l'uomo che aveva ucciso era proprio Laio e che egli era un parricida e lo sposo di sua madre. Alla notizia Giocasta si uccide, mentre Edipo si cava gli occhi, mentre i figli e il cognato Creonte lo cacciano da Tebe. Il misero cieco accompagnato solo dalla figlia Antigone erra di città in città fino a quando giunto a Colono, scompare improvvisamente nel bosco sacro delle Eumenidi dagli occhi di Antigone e del re di Atene Teseo. L'iconografia della saga di Edipo non è molto abbondante, si trova nella pittura vascolare e sulle urne funerarie. La raffigurazione più comune è quella del suo incontro con la Sfinge. es. Edipo cieco abbraccia le figlie prima dell'esilio . Edipo è raffigurato nel momento terminale del suo dramma, accecato per aver infranto le leggi fondamentali della vita (essersi giaciuto e aver ucciso la madre), odiato, temuto e compianto da tutti, relitto umano a cui nulla è stato risparmiato si separa dalle figlie che si disperano per la sua sorte. La scena è fosca, drammatica; gli edifici classici, il monte sullo sfondo, l'assenza di vita nella realtà, tranne le ancelle che piangono sulla destra rendono più grande il distacco e più lacerante la visione della vita.

ELISABETTA (Santa)D?UNGHERIA: Santa Regina.es. L'elemosina di S. Elisabetta d'Ungheria: La santa, accompagnata da una figura allegorica, la Carità, dolce e composta nella sua figura, drappeggiata come una matrona romana, elargisce una moneta ad una famiglia bisognosa.Le figure dei poveri appaiono ferme e sicure, non hanno nulla della miseria né tanto meno dell'abbrutimento. Tutta la scena sembra bloccata, non trasmette partecipazione emotiva, solo contemplazione serena.

EPIFANIA: l'Adorazione dei Magi è soggetto molto diffuso fin dalla primitiva età cristiana. Nelle pitture cimiteriali i tre Magi, vestiti all'orientale con berretto frigio, accorrono con i doni verso il Bambino che è in grembo alla Vergine seduta. Nell'iconografia bizantina un angelo accompagna i Magi offerenti. Nei mosaici dei sec. XI-XIII la Vergine, non più velata ma incoronata, siede col Bambino in braccio su di un ricco trono; i tre Magi, col costume di re occidentali, sono distinti per età e posizione. Inoltre l'episodio dell'Adorazione è spesso unito all'episodio del viaggio dei Magi, al loro sogno, al ritorno dei re in patria sfuggendo ad Erode. Nei secoli seguenti la scena si svolge secondo l'autonomia creatrice dell'artista.

ERA: divinità greca moglie di Zeus e madre degli dei. Il tipo iconografico di E. nella scultura arcaica ed in quella posteriore, appare senza particolari caratteristiche di forma o di attributi, tanto che risulta difficile identificarla.

ERCOLE: l'eroe greco per eccellenza. All'inizio del mito non ha nulla che lo distingua da un usuale guerriero; ma ben presto la clava diventa la sua caratteristica. Attributo consueto è altresì la pelle di leone recata sul braccio, o indosso sopra il chitone, o in testa. A volte reca la cornucopia in quanto portatore di benessere; altre volte ha in mano i pomi delle Esperidi. L'arte ci dà di lui una duplice raffigurazione, come due sono le virtù che lo caratterizzano, la forza fisica e la saggezza: onde l'eroe, sempre forte e vigoroso nelle forme del corpo, ha talvolta il volto giovanilmente fresco e imberbe, tal'altra invece barbato e i lineamenti di uomo adulto e maturo. Mentre la pittura vascolare crea una maggiore varietà di motivi, la statuaria si tiene a pochi tipi, che ripete con non profonde varianti. Uno fra i più antichi è quello dell'eroe combattente: l'eroe nudo, stante con le gambe strette alla maniera "xoanica", ha la clava alzata nella mano destra e impugna con la sinistra la lancia. L'Ercole gradiente è colto nell'atto di slanciarsi, con clava e arco contro l'avversario. Questo tipo passa nel sec.V dall'arte arcaica a quella classica, quando la pelle leonina entra a far parte degli attributi dell'eroe. Accanto alla figura in movimento comparve quella dell'E. a riposo: egli è fermo, insiste con la persona su una gamba e ripiega leggermente l'altra; appoggia sulla spalla la clava che sorregge con una mano e lascia cadere dall'altro braccio la pelle leonina. In età ellenistica si creò poi l'E. ebbro, quello banchettante, quello che suona la cetra. Insieme con le raffigurazioni eroiche e mitiche presenti fin dal periodo arcaico in epoca ellenistica e romana prevalsero le raffigurazioni di carattere erotico, idillico o bacchico.

ERINNI: divinità vendicatrici della mitologia greca (Aletto, Tisifone, Megera). Nell'arte appaiono nell'abbigliamento tipico delle divinità cacciatrici, talora sono alate, munite di serpenti e madide di sudore. Spesso sono raffigurate dormienti, quando Oreste si è rifugiato nel tempio, ad indicare che in quel luogo esse debbono desistere dalla persecuzione.

ERMA: pilastro rettangolare sormontato da una testa umana, barbata, con corte appendici laterali a richiamare le braccia umane e con gli organi genitali maschili ben visibili, ed il pene in erezione.

ERMAFRODITO: figlio di Ermete e di Afrodite. Nell'arte non è raffigurato in simulacri di culto ma solo in rilievi, statue ed affreschi, di contenuto esclusivamente artistico, spesso non privi di un'aggiunta erotica più o meno spinta. Talvolta è raffigurato sorpreso da un satiro.

ERMETE: una delle figure più complesse delle divinità greche. Le più antiche rappresentazioni che abbiamo sono simboliche: il fallo in erezione ai quadrivi, ai confini è simbolo di questa divinità protettrice dei viandanti. Da questo prototipo si passò all'erma. Le figure più complesse dell'età arcaica lo rappresentano barbato, con capelli lunghi ricadenti a boccoli sulla nuca e sul petto, il capo coperto da un cappello, a volte a larga tesa, vestito di un chitone su cui è gettato l'himation o una clamide affibbiata sulla spalla e alti calzari. Spesso il petaso o i calzari sono forniti di due alette. Ma l'attributo suo per eccellenza è il caduceo. Alla metà del V sec. è da datare la celebre statua della collezione Ludovisi. E. giovane, nudo, con la clamide gettata sul braccio sinistro e il destro levato in segno oratorio.

ERODIADE: moglie di Erode Antipa. E. è stata tra le figure bibliche una di quelle che più eccitarono la fantasia degli artisti. Compare anche in talune elaborazione della caccia selvaggia (v.) . Durante il Rinascimento e il '600 ne trassero ispirazione soprattutto i pittori - da Tiziano a Palma il vecchio, a Luini a Dolci, ecc. -come motivo a un tempo di drammatica e fastosa rappresentazione. Ma è soprattutto nei moderni (Delacroix) che E. come immagine di una morbosa voluttà e lussuria ricompare più frequentemente, spesso accanto alla figlia Salomè. Ma se nell'arte rinascimentale sembra attrarre più di Salomè, nell'arte moderna invece, soprattutto tra i decadenti, è per lo più la figura di Salomè quella che predomina.

EROS: il dio dell'amore. La rappresentazione simbolica è una pietra a forma fallica o piramidale. Il tipo iconografico di E. è quello di un giovinetto o di un fanciullo, nudo ed alato, con gli attributi di armi, bende, fiori. Se nell'epoca classica E. è un giovanetto, nell'età ellenistica diventa un fanciullino, inconsapevole di quello che causa.

ESCULAPIO: divinità di carattere ctonio (sotterraneo), patrono della medicina. L'arte antica lo rappresenta giovane e imberbe, ma nel sec.V il tipo più diffuso, che doveva diventare classico, fu quello che raffigurò E. di età matura e barbato. Mirone lo aveva raffigurato con una lunga barba, col volto incorniciato da semplici riccioli, soffuso di una mitezza e di una benevolenza amichevole che è l'espressione, se non dell'attenzione per gli uomini malati, della cura che prodigava all'animale sacro, il serpe, a cui dà il cibo. In molte rappresentazioni E. si confonderebbe con Zeus se i tratti del volto del dio della medicina non fossero più dolci ed egli non avesse emblemi propri. E' nel IV sec. che viene raffigurato con lo speciale pathos, pieno di compassione e di pietà per gli uomini che cercano il suo aiuto.

ESTER: eroina, personaggio biblico. es. Giovanni Andrea Sirani(1610-1670), Ester davanti ad Assuero, Musei ungheresi.Le figure acquistano in lui una carica melodrammatica, mentre insiste con evidente piacere sulle vesti sfarzose dei personaggi dell'Antico Testamento senza tralasciare alcun dettaglio, tutto intento a mettere in evidenza le possibilità decorative delle belle stoffe, dei gioielli, dei ricami.

ETEOCLE e POLINICE: figli incestuosi di Edipo e di Giocasta, famosi per l'odio e le vicende tragiche di Tebe.GIOVANNI LANDI, Eteocle e Polinice. La scena rappresenta in tutta la sua drammaticità il momento cruciale dello scontro tra i due fratelli, il cui odio si manifesta nei gesti e negli sguardi. Il fumo sullo sfondo, le masse di popolo spaventate e in fuga, il fuoco degli incendi e della pira accesa dicono che ormai la guerra è giunta al termine, manca solo lo scontro tra i due, invano impedito dalla madre e dalla sorella Antigone, mentre al centro, in atto pensoso, il tiranno Creonte, zio dei due, appare pensieroso e forse spaventato dal possibile fratricidio. Sono neoclassici il fermo delle immagini di violenza e di movimento, lo sfondo con le colonne doriche simbolo di grandi momenti, i muscoli tesi.

ETTORE: figlio di Priamo l'eroe troiano per eccellenza. es. GIOVANNI LANDI, L'incontro di Ettore e Andromaca. Il quadro raffigura il famoso episodio delle Porte Scee, quando Ercole dopo la battaglia ritorna in Troia e la moglie Andromaca col figlioletto Astianatte gli si porta incontro. La scena raffigura il momento successivo all'abbraccio con Andromaca, quando Ettore si rivolge alla nutrice che porta in braccio Astianatte per afferrarlo e alzarlo in cielo. Sono i due momenti della gioia privata, famigliare, e della dimensione pubblica dell'eroe. Nessuna emozione promana dai volti dei personaggi, solo un incontro di sguardi tra il padre ed il figlio, mentre Andromaca appoggiata al marito si perde nel sogno. Il destino drammatico dei personaggi lo si adombra solo nel ghigno del demone alato che fa da cimiero all'elmo di Ettore. es. GIOVANNI LANDI, Ettore rimprovera Paride. L'azione drammatica dell'episodio narrato è solo nello sguardo e nel gesto di Ettore che rimprovera Paride di oziare tra le donne, insieme ad Elena, mentre i veri uomini combattono in una guerra scoppiata per colpa sua. Paride, seminudo, snervato ascolta con indifferenza e con relativa comprensione, come del resto fa Elena, quello che Ettore dice. il cappello frigio contrapposto all'elmo richiama il momento della libertà dell'individuo rispetto agli obblighi della collettività simboleggiati dall'elmo. Le armi dei due sono profondamente diverse: Ettore impugna la lancia arma nobile, primo momento dello scontro individuale, poi seguito dall'uso della spada, Paride invece impugna l'arco, arma snobbata dai guerrieri perché ritenuta vile, capace di colpire da lontano senza arrivare allo scontro.

EUROPA

Mitica fanciulla originaria di Tiro o di Sidone, di rara bellezza, al punto che Zeus se ne invaghisce e decide di rapirla. Perciò si trasforma in toro e si avvicina a lei, che gioca sulla spiaggia insieme alle sue amiche, accucciandosi ai suoi piedi. La fanciulla gli monta in groppa e si toro si slancia subito nel mare con essa aggrappata al suo dorso, fino a portarla a Creta, dove Zeus si unirà a lei. La vicenda del ratto di Europa è da sempre tema caro alle artifigurative.

Il ratto di Europa, di François Boucher, 1732, Londra

EVA: prima donna, moglie di Adamo, secondo la tradizione ebraica e cristiana. L'archetipo della seduttrice nell'arte cristiana è Eva, con tutti i caratteri di paura e di intrigo che tale aspetto avrà. Il corpo di Eva non seppe resistere al serpente, ma riuscì ad essere irresistibile al compagno.

EVANGELISTI: La primitiva arte cristiana simboleggiò gli evangelisti nei quattro fiumi del Paradiso, ma assai presto furono raffigurati nei quattro animali apocalittici visti da Ezechiele e da Giovanni. Queste figure che corrispondono agli avvenimenti principali della vita di Cristo (nascita, morte, resurrezione, ascensione), simboleggiarono gli evangelisti, a secondo che ciascuno trattò maggiormente uno di questi avvenimenti. Matteo è l'uomo, Luca il vitello, Marco il leone, Giovanni l'aquila. Hanno due o sei ali, spesso fornite d'occhi e recano in mano il Vangelo. Come scrittori ispirati da Dio si trovano rappresentati in forme umane idealizzate, anche accompagnati dal loro simbolo. S. Matteo non ha attributi speciali; viene rappresentato per lo più con un libro, talora con una lancia o un'alabarda, in riferimento alla versione occidentale della sua morte o, più raramente, con in mano una borsa a ricordo della sua professione di esattore. Assai più ricca è l'iconografia di S. Giovanni; anche il Rinascimento italiano qualche volte lo ritrasse vecchio, ma per lo più in aspetto giovanile. Profeta, è in luogo solitario, spesso in un'isola, a indicare Patmo. Come apostolo ha il calice e il serpente nella sinistra, a ricordo del miracolo del veleno e benedice con la destra. Viene sempre distinto per l'aquila e per il libro.S. Marco, come evangelista, è invariabilmente accompagnato dal leone, per lo più alato, e reca in mano o affidato al leone, il libro. Più variata è l'iconografia di S. Luca. La rappresentazione più tipica è quella di pittore della Madonna. E' il patrono dei pittori. Un'altra tradizione lo dice medico e perciò viene talvolta raffigurato con una borsa di strumenti chirurgici. Ha in mano il Vangelo e vicino il bue.

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