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DAFNE:
ninfa mitologica che per sfuggire ad Apollo ottiene di trasformarsi in alloro. Molto rappresentata questa fase derivata dalle Metamorfosi di Ovidio. es. Giambattista Tiepolo, Apollo e Dafne,(1766) Washington, National Gallery: La scena risulta strutturata secondo una linea obliqua di spartizione degli elementi compositivi, inversa e simmetrica. Parte dall'estremità della massa scura del pino, scende lungo la rosea nudità di Dafne, continua nel terreno illuminato della costa, che contrasta con la massa boscosa; al di qua fanno gruppo serrato con Dafne riversa la figura del padre, il Fiume che è appena giunto in tempo per soccorrere la figlia, e un Cupido che si nasconde, il motore di tutta la storia. Nelle dimensioni, relativamente piccole della tela, nella tecnica ad olio, più elaborata in confronto all'affresco, il Tiepolo può impreziosire la sua interpretazione dello splendido nodo di Dafne riverso, lievitante di luce, nella calda atmosfera pomeridiana. Fa cornice ala ninfa un paesaggio di bellezza edenica, un cielo spazioso, ove si svolge con perfetta illusione l'episodio del mito solare.
DANAE: mitica fanciulla amata da Zeus sotto forma di pioggia d'oro.es.Mabuse, Danae,(1527), Monaco Alte Pinakotheke: Lo stile di Jan Gossaert, pittore fiammingo detto Mabuse, è di importanza fondamentale per comprendere la diffusione della maniera italiana nelle Fiandre. Questa Danae è opera particolarmente indicativa, non solo per la sua altezza qualitativa (si noti la scansione spaziale del colonnato a esedra, nei rapporti con le complesse prospettive del fondo), ma anche perché ci presenta una iconografia "tipica" dell'artista; l'intensità del contrasto tra la ferma architettura a colonne e la vitalità quasi ferina del corpo seminudo investito dal raggio della luce d'oro, potenzia lo scarto tra tensione poetica e solido impianto centralizzato.
CORREGGIO, Danae, Galleria Borghese, Roma.
Il dipinto mostra una Danae bionda, molto giovanile che, seduta sul letto disfatto, cerca debolmente di resistere all'amorino che le toglie il lenzuolo scoprendola, mentre dall'alto una nuvola greve d'oro fa cadere nel suo grembo una pioggia d'oro sottilissima. E' Giove che così può amarla. Il letto sfatto, le cortine aperte, gli amorini che giocano ai piedi del letto mentre Eros rende possibile l'unione di Giove, sono tutti elementi che sottolineano insieme al candore del corpo di Danae, alla nudità fanciullesca di quello di Eros, una situazione innocente eppur morbosa. Una vis grata puellae è quello che il dipinto vuole trasmettere.Guystav Klimt, Danae,1908,Collezione privata Graz.
Dal punto di vista formale, Danae, ripiegata su se stessa a ricevere la pioggia d'oro simboleggiante Zeus, è una composizione originalissima: mai prima il tema era stato trattato in maniera tanto sintetica e realistica. Gli elementi geometrici sono pressoché inesistenti in quest'opera dove dominano le forme arrotondate, persino nei motivi decorativi del leggero velo viola. L'oro, impiegato largamente, è tipico di questo periodo klimtiano. Il voyeurismo di questa opera dalla sessualità latente cogli il personaggio femminile immerso in un sogno erotico. l'impudicizia e l'indiscrezione qui raggiungono il culmine e la Danae dimostra fino a che punto Klimt fosse sedotto dalla plasticità del corpo muliebre.
DANIELE: profeta ebreo vissuto all'epoca di Ciro. Nell'arte cristiana ha un posto importante. Nelle catacombe si contano 39 affreschi che fissano il tipo iconografico: Daniele è tra due leoni, con le braccia aperte a modo di orante, per lo più nudo, assunto pertanto ad un complesso significato simbolico, cioè della resurrezione, dell'assistenza di Dio ai suoi martiri e dello steso Redentore crocifisso, di cui rappresenta la prima figurazione. Altra figurazione è quella di Abacuc, trasportato per aria dalla Palestina che reca il cibo a Daniele nella fossa: in esso si raffigurò l'Eucarestia (spesso Abacuc ha in mano il pane e i pesci). Meno riprodotta è la scena in cui Daniele con una offa strozza l'idolo di Bel, a simbolo del Salvatore che distrusse gli idoli delle false religioni. Entrano nelle scene anche Susanna(v.) e i tre fanciulli della fornace.
DANTE ALIGHIERI: il maggior poeta italiano, autore della Divina Commedia. Il suo viaggio immaginario nell'aldilà ha costituito da sempre materia artistica e soggetto di opere.
es. Dante e Virgilio all'inferno, di DelacroixDANZA MACABRA: raffigurazione nei luoghi sacri o nei cimiteri: la morte, effigiata come uno scheletro o come un cadavere scarnito, si presentava successivamente al papa, all'imperatore e via via a tutti gli altri "stati del mondo", fino al borghese, al mercante, al contadino per invitarli al suo ballo; se avvertiamo che la scena si apriva di solito con un'immagine della creazione dell'uomo e si chiudeva con il Giudizio universale, è facile scorgervi la rappresentazione simbolica della fine di tutto il genere umano. Il tema della danza si diffuse in tutta l'Europa centrale: una serie di dipinti di Holbein(1538) contribuì all'interpretazione satirica di quelle scene ammonitrici, in cui ogni uomo vede interrotte le sue opere e i suoi piaceri dall'improvviso ed inevitabile intervento della Morte, che lo coglie nelle sue vane illusioni. In Italia prevalse il tema del Trionfo della Morte e la danza macabra appare in alcuni affreschi delle regioni settentrionali, il più notevole dei quali è quello di Clusone, in provincia di Bergamo(1485).
DAVIDE: re d'Israele, personaggio biblico. es.Guido Reni, Davide e Abigail(1623?), Musei ungheresi,
DEDALO: mitico architetto graco costruttore con il figlio Icaro del Labirinto voluto da Minosse a Creta e poi rinchiusovi dentro insieme a lui. Da quella prigione riescono a fuggire servendosi di ali fabbricate da loro, ma Icaro, inesperto, si avvicina troppo al sole e la cera delle ali si scioglie e lui precipita.
Dedalo ed Icaro di Lord Frederich Leighton
DEMETRA: divinità terrestre della Grecia antica, poi confusa con Cerere, strettamente unita nel culto e nel mito alla figlia Kore o Persefone. Gli artisti elaborano di lei un duplice tipo ideale a seconda che volessero far prevalere la concezione della dea dell'abbondanza o quella della madre della regina degli inferi, ma mantenendo sempre come immagine fondamentale della dea la figura matronale, dalle forme piene del viso e delle membra, figura che si avvicina a quella di Era, da cui si distingue per altro perché le manca la corona. Esistono due tipi, uno più antico che rappresenta la grande dea di Eleusi, benevola e materna, promotrice e protettrice dell'agricoltura e del bene sociale, l'altro raffigurante la dea abbandonata, anche se non rassegnata, per la perdita della figlia.
DEPOSIZIONE: nei martirologi e nella liturgia cristiana designa il giorno in cui ricorre l'anniversario della sepoltura di un martire, ma l'arte cristiana ha rappresentato con questo nome anche la scena della deposizione dalla croce di Gesù Cristo, cioè il momento nel quale il corpo viene staccato dalla croce per essere avvolto nella sindone e collocato nel sepolcro a cura di Giuseppe d'Arimatea, dalle pie donne e da Nicodemo. Albrecht Altdorfer Deposizione nel sepolcro (1518),Vienna, Kusthistorisches Museum : Il sepolcro di forma rettangolare è posto al centro di una grotta che è vista dall'interno, così sullo sfondo appare il classico fondale di boschi e verdi campagne con una bianca montagna alpina in lontananza. Al centro il Cristo viene calato nel sepolcro, circondato dai personaggi soliti, mentre in avanti a sinistra la Vergine si dispera invano consolata. es.Rembrandt Harmenszoom Van Rijn, Deposizione (1653), Washington National Gallery:Nella tela Rembrandt riassume l'iconografia di un'opera simile dipinta venti anni prima, con effetti quasi cinematografici; ne inquadra in primo piano una sola parte, cioè la zona sinistra comprendente i due principali fulcri drammatici della rappresentazione: il corpo di Cristo e lo svenimento, fissato in un modo istantaneo, di Maria. Anche in questa tela il decentramento del racconto elimina qualsiasi dilatazione degli spazi; il saldo aggancio della croce in alto e della balaustra di figure in piedi tagliate al ginocchio permettono l'episodio lancinante dell'abbandono folgorato del corpo di Cristo accolto e quasi sorretto dal volto tragico di Nicodemo. E per un accordo interiore tra dramma e lume, dello stesso bagliore sbianca a destra il volto disfatto della "Mater dolorosa". Gli altri personaggi sono poche presenze affioranti, visi ed atteggiamenti tesi e contenuti. es.Caravaggio, Deposizione di Cristo,(1602), Roma, Musei Vaticani: questa è l'unica Deposizione di Caravaggio, di un tema cioè che doveva riuscire congeniale alle inclinazioni formali dell'artista, sia per i rapporti di forza che intercorrono tra le figure impegnate ad accogliere e deporre il corpo inanimato, sia per la possibilità di contrapposizioni materiche e cromatiche tra i personaggi, tradizionalmente vestiti - Nicodemo, S. Giovanni Evangelista, la Vergine, le Marie - e il Cristo, nudo o avvolto nel sudario; e si sa quale potere di organizzazione dell'immagine il Caravaggio affidasse alle stesure dei bianchi. La Deposizione, infatti, è una delle opere più complete dell'età matura, e se fra gli eruditi contemporanei raccolse qualche dissenso - per una pretesa mancanza di decoro, argomento ripreso nell'Ottocento - è stata invece studiata e apprezzata, quale testo pittorico fondamentale, dagli artisti di ogni tempo, che ne hanno tratto innumerevoli copie e derivazioni; Rubens, fra gli altri, e Cezanne. Base del gruppo articolato a sbalzi e scalini,è la lastra che con uno spigolo punta aggressivamente verso di noi: su di essa cadono la mano di Gesù e un lembo del lenzuolo, che conducono al torso livido e alle teste accostate di S. Giovanni e Nicodemo, che serrano il Cristo in una morsa; è questo il punto di massima tensione dell'immagine, che assume viva evidenza plastica nella figura atticciata del vecchio, mentre si fa violento il contrasto coloristico fra il rosso, il bruno acceso da un lato, l'avorio e il bianco dall'altro. L'ombra si addensa poi sui volti reclini della Vergine e della Maddalena, ma al culmine il largo gesto di Maria Salomè libera verso l'alto i moti bloccati con tanto rigore nei passaggi precedenti. es. Daniele Crespi, Deposizione di Cristo(1626), musei ungheresi. Il quadro si svolge con accentuate interesse naturalistico. Il colorato con l'illuminazione drammatica e i guizzanti colori giallo e azzurri è dominato da una calda tonalità bruna; al di sopra del sarcofago posto diagonalmente il pittore ha concentrato la maggior parte della luce sul corpo delicatamente arcuato del Cristo, mentre le teste delle figure emergono dalle tenebre come satelliti agitati. A sinistra la Vergine dolorosa - tanto con l'impressione del viso pallido e teso, quanto con la curva del corpo riecheggiante il motivo del corpo di Cristo - richiama la Deposizione di Raffaello nella Galleria Borghese. La composizione del disegno è sviluppata orizzontalmente in modo semicircolare avente come centro il corpo del Cristo.
DIANA: l'arte figurativa adattò a Diana tipi e motivi creati per Artemide. Nei monumenti etruschi D. porta in genere lunghe vesti ed è ornata di arco e faretra; talvolta regge o ha accanto una bestiola: è cacciatrice e protettrice degli animali. Più caratteristica \'e8 l'immagine d alcune antefisse, dove la dea di aspetto giovanile appare nuda o appena velata da vesti sottili e aderenti, seduta a bisdosso su un cavallo galoppante sotto il quale è un'oca; porta a tracolla il balteo cui è sospesa la faretra, tiene nella sinistra l'arco e con la destra regge le briglie della cavalcatura. Palma il Vecchio, Diana e Callisto (1525), Vienna, Kunsthistorisches Museum: Il dipinto rappresenta il momento in cui Diana al bagno, circondata dalle ninfe, scopre le colpa di una di esse, Callisto, che è rimasta incinta venendo meno al giuramento di verginità fatta alla dea. La figura di Diana distesa e appoggiata sul braccio richiama quella della Venere di Dresda, mentre le pose di alcune ninfe ricordano movenze della statuaria classica. Lo spazio aperto, luminoso, quasi idillico del paesaggio indica lo sviluppo in senso più naturalistico del giorgionismo.es. Tiziano Vecellio, Diana e Callisto (1568), Vienna, Kunsthistoriches Museum. La scena è situata in un giardino, come si evince dalla fontana, dal drappo che indica la copertura di un padiglione. Callisto con il ventre gonfio, è tenuta ferma dalle ninfe che la denudano per mostrarne la colpa. Diana al centro, nuda, indica con la mano la colpevole. L'incarnato della dea e delle ninfe è dorato, i capelli richiamano il rosso veneziano o il biondo oro, l'alternarsi di personaggi nudi e vestiti dà movimento e corpo al dipinto.
DIO: per l'arte cristiana raffigurare in forma sensibile la cosa assolutamente più aliena dal senso, la natura divina, è il tema più arduo che in essa si possa proporre. Per questo e per il condizionamento delle tradizioni ebraiche che ne vietavano la raffigurazione si ricorse al simbolo (una mano o un braccio in un fascio di luce che dal cielo impediscono un danno o porgono aiuto). La difficoltà a trovare un'immagine di Dio non era tanto tecnica quanto dottrinale. Si trattava di esprimere qualcosa di indistinto da tutto il creato e poi, riferendosi alla Trinità, quale persona raffigurare? e come? La soluzione approvata dalla Chiesa e utilizzata nell'iconografia fu quella di ritrarre Dio nelle forme della sua Manifestazione agli uomini. Pertanto, Dio Padre, descritto da Daniele è in aspetto di vecchio venerando, canuto, con lunga barba e capelli e in Occidente comincia a manifestarsi nel sec.XIII. Il Figlio ebbe l'iconografia del Cristo(v.)e lo Spirito Santo fu simboleggiato nello stesso racconto evangelico nella colomba.
DIONISO: una delle più importanti divinità terrestri (ctonie) della Grecia antica. Nelle raffigurazioni più antiche D. è rappresentato in aspetto virile, severo e solenne, con lunga barba, ed è vestito di un ampio chitone sul quale è il mantello; i capelli sono stretti da una benda o coronati d'edera. In mano reca talvolta uno scettro e solo più tardi sostituito dal tirso. Negli ultimi tempi del periodo antico compare la pardalis , pelle di pantera che il dio porta sul petto come vestito. Nei vasi con figure rosse D. continua ad avere grande parte nelle rappresentazioni, in attitudine sia di calma, sia danzante, sia barcollante per l'ebbrezza in compagnia del suo tirso; ma è sempre una figura solenne, barbata, dal lungo vestito. Nel nuovo tipo dal 450, invece i tratti sono ingentiliti, la ghirlanda è sostituita da una fascia con edera e l'aspetto è quello di Zeus nelle opere di Fidia. Poi la sua figura sarà sempre più quella di un giovane fiorente, imberbe e verrà rappresentato nudo. In età ellenistica il nume è ritratto in atteggiamento di giovinetto fragile e grazioso e, generalmente, rappresentato nudo. (v. Bacco e Baccanale) es. Gustav Klimt, L'altare di Dioniso, lunetta del soffitto della scalinata del Burgtheater, Vienna. Dioniso dio del vino e dell'ispirazione era celebrato con tumultuose processioni da cui trassero origine il teatro, la commedia, la tragedia e le rappresentazioni satiriche. La scena descrive con il rigore formale accademico i corpi delle due menadi stese sulla pelle di pantera o inginocchiate vicino all'altare del dio, brandendo il tirso, nel momento finale della cerimonia, mentre bocconi sulla pelle di pantera più staccato un giovane nudo batte su di un cembalo. Il contrasto del colore delle carni dei soggetti, la presenza sorniona dell'amorino che guarda la scena voltato di spalle e seduto in lontananza, tutto richiama una raffigurazione onirica e serena. Se si pensa che questa lunetta faceva da pendant all'altra che raffigurava l'altare di Apollo, l'altro ispiratore dell\rquote arte, appare chiaro il tentativo di raffigurare l'elemento apollineo e quello dionisiaco come matrici della vita e dell'arte.
DIVINITA': già in epoca preistorica si ebbero rappresentazioni figurate di esseri divini (idoletti femminili nelle tombe neolitiche). La civiltà egea e cretese conobbe la rappresentazione figurata della divinità accanto a quella aniconica o simbolica (la doppia scure, il pilastro, ecc.). Caratteristica dell'antico Egitto è la rappresentazione degli dei in forma di animali, oppure in forma umana ma con testa di animale o, in una fase di ulteriore attenuazione del teriomorfismo, con testa umana ma conservante qualche residuo di animalismo (es. la faccia della dea Hathor con corna e occhi bovini). Spesso l'arte incolta per rappresentare il soprannaturale ricorse al superumano, cioè al mostruoso (es. i "feticci" africani, le divinit\'e0 indiane con molte teste e braccia, ecc.). La rappresentazione delle divinità raggiunse il massimo dell'antropomorfismo presso i Greci e i Romani.
DOMENICO(S.) di Guzman: l'arte della seconda metà del Duecento ha dato le prime immagini del santo in figura isolata, con libro e giglio come attributi. Nel ricco materiale iconografico della posteriore arte italiana raramente appaiono aspetti singolari. Caratteristica è la composizione della Madonna del Rosario, le cui origini risalgono al sec.XV; spesso è affrontato a santi del suo ordine, a Pietro martire, a Tommaso d'Aquino, a Caterina da Siena; spesso presenzia allo "sposalizio di Caterina".
