IL PASSAGGIO DALLA ROMANITA' AL MEDIOEVO
(Raccordo storico tra le conoscenze storiche del biennio e l'inizio del triennio in una scuola superiore italiana).
L'Impero romano svolge il suo cammino storico attraverso tre momenti:
1) il Principato, da Augusto fino a Domiziano: il potere politico è affidato all'imperatore ed al Senato, di cui egli è il membro più autorevole. Le vecchie istituzioni politiche repubblicane, militari e religiose sono formalmente esistenti, ma il potere è concentrato nelle mani dell'imperatore.
2) il Dominato, da Domiziano fino a Diocleziano: il potere politico è saldamente nelle mani dell'imperatore, capo e padrone dell'impero, sostenuto dall'esercito, mentre le altre cariche spettano sempre e solo a funzionari scelti e dipendenti dell'imperatore.
3)la Divisione dell'impero in due parti( da Costantino alla caduta dell'impero romano d'occidente, 476 d.C.). Si è in presenza di due stati diversi, caratterizzati dalla componente cristiana, dalla crisi demografica e politica e dalla differenziazione linguistica tra il latino ad ovest e il greco ad est.
La fine dell'Impero Romano d'Occidente è fissata nel 476 d.C., allorquando Romolo Augustolo venne deposto da Odoacre, capo degli Eruli e degli Sciri. Il capo barbaro non si preoccupò della sua successione, ma inviò le insegne imperiali a Costantinopoli e assunse per sè il titolo di Patrizio. Egli cioè si sentiva un delegato dall'impero per il governo dell'Italia, che considerava terra dell'impero romano ancora superstite: quello d'Oriente. Con il governo di Odoacre non iniziava per l'Italia il principio del governo barbarico, come avveniva in quegli anni nella Gallia e nella penisola iberica dove Visigoti, Franchi e Burgundi, dopo averle occupate in qualità di alleati e federati dell'impero, rompevano i rapporti di dipendenza con l'impero, fondando dei regni barbarici indipendenti. Dopo Odoacre la stessa cosa fu fatta da Teodorico, re degli Ostrogoti, che venne in Italia su delega del governo bizantino e, sebbene comandasse per 33 anni come un sovrano indipendente, non disconobbe mai l'autorità imperiale sui sudditi romani mantenendo l'autorità regia solo sui Goti. Teodorico, pur continuando a far vivere il suo popolo secondo le consuetudini barbariche cercò di romanizzarlo, facendo scrivere le norme giuridiche e dando veste romana alle tradizioni consuetudinarie.
E' la conquista longobarda del 568 d.C. che fonda anche in Italia un regno barbarico basato sulla sola conquista, senza alcuna dipendenza neppure di nome da Bisanzio (Costantinopoli). Il regno longobardo è del tutto analogo ai regni fondati in Francia e nella penisola iberica, da Franchi, Visigoti e Burgundi.E' un organismo territoriale soggetto alla piena potestà del re germanico, a cui tutti gli abitanti del regno sono soggetti con lo stesso rapporto di sudditanza; dunque i Romani dipendono dal capo barbarico non perché questi, come Teodorico si presenta come rappresentante dell' Impero bizantino, ma perché egli per diritto di conquista, assume la pienezza dei poteri su tutti gli abitanti del " regnum Langobardorum ".
I LONGOBARDI.
Col 568 inizia anche per l'Italia il medioevo vero e proprio. Lo svolgimento delle istituzioni pubbliche nei due secoli della dominazione longobarda in Italia può essere distinto in due fasi, il cui punto di trapasso è il 680 (pace con Bisanzio e passaggio dei Longobardi al cattolicesimo). L'influenza romana bizantina, scarsa nella prima fase, diventa assai notevole nella seconda grazie alla fortissima influenza della Chiesa cattolica, che era impossibile finché i Longobardi erano stati ariani.
Nell'ordinamento longobardo primitivo il re non è altro che un capo militare, ogni potere risiede invece nell'assemblea popolare che è la vera titolare dei poteri sovrani. L'assemblea longobarda raccoglie tutti i liberi, quelli che fanno parte dell'esercito. Spettano all'assemblea presieduta dal re il potere giudiziario e il potere di deliberare su paci, guerre, alleanze. Il diritto non è scritto, quindi non si può parlare di potere legislativo, ma spetta ad essa accertare e dichiarare il diritto consuetudinario.
Il re ha al suo seguito, attraverso un vincolo di dipendenza quasi privatistico, numerosi giovani guerrieri che hanno voluto diventare suoi compagni. Il re è ereditario, ma ha bisogno del riconoscimento dell'assemblea.Non appena i Longobardi scendono in Italia questo sistema viene rapidamente abbandonato. L'assemblea di tutti i guerrieri non può riunirsi per ogni evenienza in uno stato che si estende su di un territorio vastissimo e viene mano a mano esautorata dal rapido incremento dell'autorità regia. Il re da capo militare diventa capo del regno Longobardo; ha diviso il territorio tra i duchi, i capi delle singole millene (reparti militari di mille uomini) e diventa il tutore della pace pubblica e a lui sono sottoposti i romani. Nel corso del secolo VII le sue attribuzioni appaiono sempre più vaste, addirittura con il Re Rotari viene promulgata una legge secondo cui chi uccide per ordine del re non è colpevole. Nel secolo VIII con il re Liutprando il potere regio compie un ulteriore progresso: Le leggi sono sempre più di iniziativa regia e il consenso dell'assemblea diventa solo una formalità e quando l'assemblea non approva le decisioni del re questi procede nella sua volontà con il potere di ordinanza. L'assemblea inoltre risulta profondamente modificata nella sua composizione. Ora è formata da due gruppi: i maggiorenti, duchi e funzionari di corte chiamati " iudices" e i rimanenti il "felicissimus exercitus". Ai primi spetta la reale collaborazione col re nell'opera legislativa, ai secondi l'approvazione formale delle leggi proposte.
Quando erano ancora nomadi i Longobardi non avevano una vera e propria capitale, la fondano quando scendono in Italia, a Pavia, dove il re stabilisce la sua sede e la organizza in capitale, mano a mano che nasce nel resto d'Italia un ordinamento provinciale. Il territorio è diviso tra i duchi, che dentro la propria circoscrizione hanno poteri militari e civili di organizzazione e di tutela della pace.
I FRANCHI
La conquista dell'Italia ad opera dei Franchi nel 774 non pose fine al regno longobardo, ma Carlo Magno fino allora re dei Franchi divenne anche re dei Longobardi, mentre i due regni si mantennero divisi con le proprie capitali, la proprie leggi, i propri istituti. E' con l'incoronazione di Carlo Magno a Imperatore del Sacro Romano Impero che nasce la nuova realtà europea, importantissima per tutto il Medioevo. Tornava l'autorità centrale dell'impero ad opera di un re barbaro che a Roma e alla sua autorità si rifaceva per dominare tutto il mondo dell'epoca. L'impero di Carlo Magno si basava sull'incoronazione e unzione sacrale per opera del papa, che per l'assenteismo e l'incapacità degli imperatori bizantini aveva trasferito la dignità imperiale al re franco tra le acclamazioni del popolo romano. La corona del regno d'Italia era unita a quella imperiale ed era ereditaria nella dinastia carolingia. Pavia rimase capitale del regno italico e sede dell'assemblea del regno. Essa non rappresentò più tutti i liberi del regno ma solo i maggiorenti: grandi laici (conti, duchi, marchesi) e grandi ecclesiastici (vescovi e abati). L'assemblea mantenne poteri legislativi, inferiori però perché Carlo Magno da solo poteva emanare leggi e non più ordinanze ed esistevano poi leggi generali per tutto l'impero, dette Capitolari. Nell'ordinamento centrale non cambiarono grandi cose, mentre notevolissimi sono i cambiamenti nell'ordinamento territoriale. Tutte le province ottengono un trattamento uniforme e ad esse è preposto un "comes"(conte), cioè un funzionario del potere regio con pieni poteri militari, amministrativi, giurisdizionali su tutti gli abitanti della provincia. Egli deriva i poteri dalla delega regia, può essere deposto o trasferito secondo la volontà del sovrano. Solo le province di confine dovettero per ragioni militari essere affidate a funzionari con poteri più ampi: sono le "marche" sottoposte a un markgraf (marchese).
Per controllare la correttezza del comportamento di conti e marchesi Carlo Magno previde la costituzione dei "missi dominici", due inviati del sovrano, di solito un laico ed un ecclesiastico, che avevano il compito di verificare la correttezza del comportamento dell'autorità. Questo ordinamento ebbe però una durata relativa, anzi alla morte di Carlo Magno tutto l'edificio da lui costruito entrò in una crisi paurosa. Nel 843 l'impero si disgregò in tre regni, governati dai tre rami della famiglia: regno di Francia, Regno di Germania e Regno d'Italia. La dignità imperiale restò al primogenito a cui toccò il regno d'Italia.Da questo momento si parla per tutta l'Europa carolingia di nascita dello stato feudale.
La natura comitale dell'organizzazione statuale germanica e franca trova la sua natura nel "feudo", l'unità politico-amministrativa su cui è incentrata la vita dell'alto medioevo. Il re barbaro entrava in battaglia circondato dai "gasindi", i giovani comites che lo attorniavano nel combattimento e con i quali era solito trascorrere la vita nella caccia e in guerra. A costoro affida, in cambio del servizio militare prestato, la gestione del territorio conquistato, dividendolo tra di essi. Il rapporto che lega i conti al sovrano è un rapporto di natura privata, di amicizia e di collaborazione, così è in modo amichevole e sincero che deve essere intesa l'amministrazione del feudo assegnato. Il territorio del regno è diviso tra tanti conti "vassalli", legati da un giuramento di fedeltà, di obbedienza e di prestazione al sovrano ("vassallaggio"), in cambio della fruizione dei beni prodotti dal territorio ("beneficio") e con il diritto di essere autonomi nella gestione di tale territorio ("immunità).
L'intero regno appare organizzato in circoscrizioni sempre più piccole con a capo dei nobili guerrieri che le amministrano, ne ricavano i proventi e si impegnano a fornire al sovrano soldati, ricchezze, servizio, secondo quanto disposto dal patto di vassallaggio. La colpa più grave per un conte era la fellonia(il tradimento o il mancato rispetto della promessa di fedeltà).
L'ECONOMIA E LA SOCIETA'.
Penuria di beni e scarsa disponibilità dei mezzi elementari di sussistenza sono la caratteristica dell'Europa di questo periodo, causate da influssi meteorologici e dalle invasioni barbariche e che avranno come conseguenza:
Forma tipica della società alto-medievale è la grande proprietà fondiaria, (il feudo), gestita secondo i criteri dell'economia curtense: non esiste un diritto di proprietà, ma un contratto di concessione che il sovrano fa al feudatario; la terra è affittata con contratti livellari di lunga durata, con pagamento dei censi in natura o con prestazioni sulla terra del signore. Si produce per l'autoconsumo e pochi sono i contatti con gli estranei, limitati alle poche fiere e mercati tenuti nei castelli o in occasione delle feste religiose.